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Milan, ecco l'Inzaghi-allenatore: Meticoloso, tattico e offensivo. E quel gesto scaramantico...

| News calcio | Autore: Matteo Moretto

Il gol? Un ossessione. O meglio, ragione di vita. Quella del Pippo Inzaghi attaccante. Che si esaltava negli ultimi 5 metri di campo. E gioiva come un pazzo, quando la palla entrava in rete. Estasi pura. “Oi oi oi, Pippo Inzaghi segna per noi” cantava la Sud rossonera. Delirante, trasportata dal suo entusiasmo. Contagioso. Come quella sera da Giannino. Stesso coro, medesimo protagonista. Vincente, anche da allenatore. Inzaghi conquista il Viareggio e Galliani non ci vede proprio più. La scintilla diventa fuoco di passione. Rossonero. Allegri, Seedorf. Ora arriva finalmente il suo turno. Inzaghi promosso in prima squadra, come allenatore. Non confondiamoci. Forse, la persona giusta al momento giusto. Si, il Pippo in giacca nera e camicia bianca ha lo stesso carisma di quello col "9" sulle spalle. Ama l'adrenalina. Emozionarsi, da bordo campo. Un grande attaccante, che potrà diventare un fenomeno anche in questo suo nuovo ruolo. Che sembra tagliato, su misura per lui. Meticoloso, pignolo (anche troppo!), Inzaghi cura i particolari in maniera viscerale. Un dannato in tutto quello che fa, vive esclusivamente per la cura del dettaglio. Un martello. E con i ragazzi? Li segue dentro e fuori dal campo. Ha creato un gruppo unito e compatto, lavorando in maniera professionale. Ha conquistato stima e rispetto attraverso competenza e preparazione. Maniacale nel quotidiano. E non potrebbe essere altrimenti, considerata la scuola di allenatori importanti da cui è cresciuto l'Inzaghi giocatore: Sacchi, Capello e Ancelotti su tutti. E’ legatissimo alla tattica, fa ripetere gli esercizi mille volte finché i suoi ragazzi non raggiungono la perfezione, o quella che lui ritiene tale. Morboso. E quale modulo predilige? Sicuramente 4-3-3 o 4-3-1-2. Di stampo milanista. Estremamente offensivo, mentalità votata all’attacco. Logico. Senza tralasciare la fase difensiva, elemento chiave per diventare un top, allenatore. Un gesto scaramantico dell’Inzaghi allenatore? Entra in campo sempre per ultimo. Porta fortuna, certo. Ma l’importante è altro. L'entusiasmo, la sua linfa vitale. Da giocatore, come allenatore degli allievi e come tecnico della Primavera. Fa parte del suo DNA, della sua vita. Fatta di calcio. Di gol, prima. E di vittorie. Ora, in panchina.

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