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Real Madrid, Mourinho: "Spero di rivedere l'Inter più avanti. Sorpreso non abbia vinto la Champions in questi anni"
Real Madrid, Mourinho: "Spero di rivedere l'Inter più avanti. Sorpreso non abbia vinto la Champions in questi anni"
È la prima vigilia di Champions League della stagione: sta per ricominciare la competizione più importante d'Europa. L'Inter avrà subito uno scoglio durissimo da superare: la squadra di Cristian Chivu, infatti, sarà ospite del Real Madrid al Santiago Bernabéu. L'allenatore dei Blancos, José Mourinho, ha parlato a Sky Sport e in conferenza stampa del match. SENSAZIONI - Il Bernabéu è ora lo stadio di casa, ma dentro ci sono ricordi bellissimi: "In questo momento è il mio stadio, però al di là di questo, sarà sempre il mio stadio dal maggio del 2010. Ogni partita è importante per noi, saranno 8 e spero di rivedere l’Inter più avanti. Voglio vincere. Posso dirvi che voglio giocare bene, ma non voglio giocare bene e perdere come successo contro il Betis". Lo Special One è sicuro: "L’Inter è una grandissima squadra, con 6 anni. Da Conte a Inzaghi e a Chivu il modello di gioco è lo stesso. È una squadra che può giocare con gli occhi chiusi. L’unica sorpresa degli ultimi anni è che non ha vinto la Champions". CHIVU E I PROTAGONISTI - " È difficile da dire quando sono giocatori. Ho avuto molti contatti con lui quando allenava la primavera, ho capito la passione” ha detto Mourinho di Cristian Chivu. Sugli interpreti: "Bellingham? È importante che i giocatori giochino nella posizione migliore. Ci saranno i momenti dove i giocatori dovranno fare delle cose diverse rispetto alla loro posizione naturale. Mbappé è Mbappé, Lautaro è Lautaro. Sono giocatori diversi. Anche se abbiamo 3 squalificati sono 11 contro 11. Penso che chi ha fatto l’ordine delle partite era italiano (ride, ndr)”. PERCORSO - La strada sarà lunga: "Ho perso una semifinale ai rigori, ma non ci penso. Penso a essere l'allenatore del Real Madrid e che la partita di Champions League di domani non sia così importante. Credo che ci qualificheremo entrambi e ogni punto è importante: anche l'Inter verrà qui per fare punti". Dubbi di formazione, perché il Real Madrid avrà 3 squalificati: "Alexander-Arnold a centrocampo? In questa partita ce ne sono tre fuori per squalifica (Bernardo, Camavinga e Guler ndr). L'algoritmo ha scelto questa partita da giocare in questa situazione, questa è una domanda che mi aspettavo, ma abbiamo tre-quattro-cinque possibilità per sostituirli. Potrei girarci intorno, ma alla fine non ti dirò nulla". OBIETTIVO - Mou non ha dubbi: "Io nel Real Madrid ho fatto due periodi diversi, ho chiuso nel 2013 ed è un ciclo chiuso. Questo non ha nulla a che vedere con il passato, sono due momenti diversi nella storia del Real Madrid. Nel 2010 non si giocava una semifinale da anni, adesso negli ultimi anni ha vinto 7-8 titoli. Non cambia il mio modo di pensare, se mi chiedi se ho voglia di vincere la Champions ovviamente la risposta è sì".  
Inter, sospiro di sollievo per Dimarco: in gruppo alla vigilia del Real Madrid
Inter, sospiro di sollievo per Dimarco: in gruppo alla vigilia del Real Madrid
Arrivano notizie rassicuranti per l'Inter dall'allenamento di rifinitura in vista dell'attesissimo esordio stagionale in Champions League. Nella seduta mattutina appena iniziata ad Appiano Gentile, Federico Dimarco ha cominciato regolarmente a lavorare in gruppo insieme al resto dei compagni. A riportarlo è Sky Sport. L'INFORTUNIO CONTRO IL NAPOLI - Un segnale fondamentale che fa tirare un sospiro di sollievo a tutto l'ambiente nerazzurro, dopo la preoccupazione delle ultime ore. L'esterno era stato infatti costretto ad abbandonare il campo al 17' della ripresa durante il match di sabato pomeriggio contro il Napoli. Dopo aver giocato un'ora ad altissimi livelli, impreziosita dall'assist per il primo gol di Lautaro Martinez, Dimarco aveva provato a stringere i denti, ripresentandosi in campo nel secondo tempo con una vistosa doppia fasciatura. Il persistere del dolore lo aveva però costretto al cambio: la diagnosi successiva aveva evidenziato una lieve distorsione al ginocchio sinistro. PRONTO PER IL BERNABEU - Il fatto che abbia iniziato la seduta odierna in gruppo testimonia come l'allarme sia rientrato. Un recupero lampo e preziosissimo per affrontare una trasferta monumentale come quella di domani sera al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid. Resta ora da capire come verrà gestito lo sforzo nelle prossime ore e se partirà dal primo minuto.
Mourinho-Inter, il passato torna al Bernabéu: una storia che ricomincia da Madrid
Mourinho-Inter, il passato torna al Bernabéu: una storia che ricomincia da Madrid
Ci sono storie che finiscono. E poi ce ne sono altre che, semplicemente, aspettano il momento giusto per ricominciare. Quella tra José Mourinho e l'Inter appartiene alla seconda categoria. Perché domani sera, al Santiago Bernabéu, lo Special One si troverà ancora una volta davanti alla squadra che ha segnato uno dei capitoli più importanti della sua carriera. Non è la prima volta: l'ha già affrontata da avversario durante la sua esperienza sulla panchina della Roma, tra il 2021 e il 2024. Ma questa volta il contesto è completamente diverso. Questa volta, dall'altra parte, c'è il Real Madrid. UNA STORIA CHE NON È MAI FINITA - Per capire cosa significhi davvero questa partita bisogna tornare indietro di sedici anni. Era il 2008 quando Mourinho arrivò a Milano. Due stagioni più tardi avrebbe lasciato l'Inter con qualcosa di storico: Scudetto, Coppa Italia e Champions League nella stessa stagione. Il Triplete. E quella Champions, soprattutto, fu conquistata proprio a Madrid. Il 22 maggio 2010, al Bernabéu, l'Inter batté il Bayern Monaco 2-0 con la doppietta di Diego Milito e salì sul tetto d'Europa. Mourinho aveva portato i nerazzurri fin lì e, pochi giorni dopo, avrebbe preso la strada opposta: quella che conduceva proprio al Real Madrid. DALL'INTER ALLA ROMA - Gli anni passarono, le panchine cambiarono e Mourinho tornò in Italia. Questa volta a Roma. E così il destino gli mise davanti l'Inter già allora, ma con una differenza fondamentale: per la prima volta dopo il Triplete, Mourinho si trovava dall'altra parte contro la sua squadra. Ci furono sfide, gol, vittorie e sconfitte. Ci fu anche il ritorno a San Siro, davanti a quei tifosi che avevano trasformato il portoghese in uno di loro. L'Inter, insomma, Mourinho l'aveva già ritrovata. Ma non era ancora finita. IL CERCHIO SI CHIUDE A MADRID - Perché adesso siamo di nuovo qui. Mourinho è tornato sulla panchina del Real Madrid e il suo primo grande appuntamento europeo del nuovo corso lo mette proprio davanti all'Inter. La stessa Inter che aveva portato sul tetto d'Europa. E anche oggi, sulla panchina nerazzurra, c'è un volto che appartiene a quella storia: Cristian Chivu, uno dei protagonisti dell'Inter del Triplete e di quella squadra guidata proprio dal portoghese. Lo stesso Real Madrid che aveva scelto subito dopo. Lo stesso stadio nel quale aveva alzato quella Champions che aveva cambiato per sempre la storia nerazzurra. Solo che questa volta non sarà lui a guidare l'Inter. Questa volta sarà dall'altra parte.  Il calcio, alla fine, ha una memoria tutta sua. Ti porta lontano dalle persone e dai luoghi che hanno segnato la tua carriera, poi un giorno te li rimette davanti. Non più come ricordi, ma come avversari. José Mourinho ha già affrontato l'Inter dopo averla lasciata. Ma mai in questo modo. Non con il Real Madrid sulla panchina. Non al Bernabéu. Non nella prima notte europea del suo nuovo ritorno in Spagna. E allora, per una sera, il risultato passerà quasi in secondo piano. Perché da una parte ci sarà l'Inter di oggi. Dall'altra, José Mourinho. L'uomo che nel 2010 aveva portato quei colori sul tetto d'Europa e che adesso dovrà cercare di mandarli a casa senza punti. Il passato è tornato a bussare. Solo che questa volta Mourinho dovrà decidere se aprirgli la porta o lasciarlo fuori.
Lazio, la probabile formazione contro l'Udinese: Pinamonti verso il debutto dal 1'
Lazio, la probabile formazione contro l'Udinese: Pinamonti verso il debutto dal 1'
Sarà Udinese-Lazio a chiudere la 3ª giornata di Serie A, con il posticipo del Bluenergy Stadium che andrà in scena questa sera alle ore 20:45. Una gara che vede i bianconeri a quota 4 punti (un pareggio e una vittoria) contro i 6 dei biancocelesti (a punteggio pieno), con gli uomini di Gennaro Gattuso che sperano di poter fare 3 su 3 raggiungendo Inter e Como. L'ex CT della Nazionale, però, dovrà fare i conti con un'emergenza riguardante il centrocampo: Rovella, Cataldi e Dele-Bashiru, infatti, non saranno del match. Assenze che portano verso la titolarità di Belahyane, mentre in attacco è pronto il debutto da titolare per Pinamonti. Di seguito le possibili scelte dell'allenatore biancoceleste per la gara contro l'Udinese. LA PROBABILE FORMAZIONE DELLA LAZIO - Gennaro Gattuso dovrebbe riproporre gran parte degli 11 visti nella vittoria contro il Genoa. Tra i pali pronto il solito Mandas, con la difesa che vede la coppia Doekhi-Provstgaard al centro supportata ai lati da Floriani Mussolini e Nuno Tavares. Centrocampo, come detto precedentemente, che vede Belahyane viaggiare verso una maglia da titolare, affiancato da Frattesi e Taylor. In attacco Pinamonti è pronto al debutto da titolare, mentre ai lati spazio ancora una volta a Cancellieri (insidiato da Isaksen) e Zaccagni. LAZIO (4-3-3): Mandas; Floriani Mussolini, Doekhi, Provstgaard, Tavares; Frattesi, Belahyane, Taylor; Cancellieri, Pinamonti, Zaccagni. Allenatore: Gennaro Gattuso. DOVE VEDERE LA PARTITA - La sfida tra Udinese e Lazio, in programma lunedì 7 settembre al Bluenergy Stadium alle 20:45, sarà visibile in diretta tv su DAZN, Sky e NOW.
Ronald Koeman Jr. fa la storia: doppietta su rigore da portiere e rimonta al 101'
Ronald Koeman Jr. fa la storia: doppietta su rigore da portiere e rimonta al 101'
Una serata destinata a entrare nella storia del calcio olandese. Ronald Koeman Jr., portiere del Telstar e figlio dell'ex difensore e allenatore Ronald Koeman, è stato il grande protagonista della sfida contro il Cambuur, terminata con un incredibile 2-2. La partita sembrava ormai compromessa per il Telstar, sotto di due reti dopo i gol di El Arguioui al 53' e Binder al 60'. A quel punto, però, a prendersi la responsabilità della rimonta è stato proprio il portiere. Al 63' Koeman Jr. si è presentato sul dischetto e ha trasformato il primo calcio di rigore, riaprendo la partita. Quando tutto sembrava ormai finito, all'undicesimo minuto di recupero il Telstar ha avuto una seconda occasione dagli undici metri: ancora una volta è stato il numero uno a incaricarsi della battuta, firmando il definitivo 2-2 al 101'. Una doppietta decisamente fuori dal comune, che rende Koeman Jr. il primo portiere nella storia dell'Eredivisie a segnare due gol nella stessa partita. Per il 31enne, però, il rapporto con i calci di rigore non è una novità: lo scorso maggio aveva già segnato dagli undici metri nella vittoria contro il Volendam, un gol decisivo per la permanenza del Telstar nella massima serie. Nel post-partita, il portiere ha spiegato con semplicità la sua sicurezza dal dischetto: "Mi sento davvero molto felice. Quando vado sul dischetto ho fiducia in me stesso, non ho alcun dubbio". Nato a Barcellona nel 1995, durante gli anni in cui suo padre giocava nel club blaugrana, Ronald Koeman Jr. difende la porta del Telstar dal 2021. Questa volta, però, più che per le parate, il suo nome resterà negli annali per una doppietta che difficilmente il calcio olandese dimenticherà.
Il filo mai spezzato tra Vanoli e Firenze: storia di un ritorno scritto nel destino
Il filo mai spezzato tra Vanoli e Firenze: storia di un ritorno scritto nel destino
Certi percorsi, semplicemente, non sono fatti per restare a metà. Ci sono voluti poco più di cento giorni per rimettere le cose esattamente al loro posto, per riannodare un filo che il 22 maggio scorso, dopo l'ultima gara contro l'Atalanta, sembrava essersi spezzato per sempre. Paolo Vanoli e la Fiorentina tornano a stringersi la mano, ricongiungendo due destini che, in fondo, non si erano mai davvero separati. L'UOMO DEI MIRACOLI - Per capire il senso di questo ritorno bisogna riavvolgere il nastro alla scorsa stagione. Vanoli era arrivato al capezzale di una squadra che sembrava rassegnata all'inevitabile: ultima in classifica, impaurita, con appena quattro punti in tasca. Da quel momento, l'incantesimo. L'allenatore ha lavorato prima sulla testa e poi sulle gambe, trasformando una stagione compromessa in una cavalcata. I numeri di quel capolavoro, d'altronde, li ha ricordati con orgoglio lui stesso di recente: salvezza in cassaforte con due turni d'anticipo e un girone di ritorno chiuso a quota 29 punti. Un ritmo da Europa, lo stesso della Lazio e persino superiore a quello del Milan. UN ADDIO ELEGANTE - Eppure, nonostante l'impresa, a fine maggio le strade si erano divise. L'ultima immagine della sua prima vita in viola resta quella degli applausi scroscianti del Franchi: il ringraziamento sincero di un popolo intero a chi aveva saputo ridare un'anima alla squadra. Una scelta societaria, quella della separazione, che Vanoli aveva incassato, senza mai alzare i toni o fare polemica, seppur covando dentro di sé il rammarico per le tempistiche e la profonda convinzione di aver meritato di continuare il lavoro appena abbozzato. IL CERCHIO CHE SI CHIUDE - Oggi, dopo il fallimento lampo dell'esperienza di Fabio Grosso, quel lavoro lo attende di nuovo. La dirigenza viola si è guardata intorno: la verità è che l'unica bussola in grado di orientare la squadra nella tempesta portava a un solo nome. I contatti nella notte non sono stati una vera e propria trattativa, ma il prologo naturale di un capitolo due. Il cerchio si chiude: Paolo Vanoli torna a sedersi sulla panchina del Franchi. Lì dove, in fondo, aveva lasciato il cuore e un lavoro ancora tutto da finire.
Fiorentina, scelto Vanoli: ultimi dettagli per il ritorno dell’allenatore
Fiorentina, scelto Vanoli: ultimi dettagli per il ritorno dell’allenatore
Paolo Vanoli è pronto per tornare sulla panchina della Fiorentina. La società ha deciso di puntare nuovamente sull'allenatore lombardo e sta lavorando per definire gli ultimi dettagli (LEGGI L'ANTICIPAZIONE). I viola sono convinti che il profilo dell'ex Torino (già a Firenze nella scorsa stagione) possa essere quello giusto per risollevare la squadra in questo momento di difficoltà. La Fiorentina sta attraversando un avvio di stagione complicato. Nelle prime 3 gare, i viola hanno subito 3 sconfitte, con 9 gol subiti e 1 solo segnato. Nonostante l'ottimo mercato - con acquisti del calibro di Dragusin, Mastantuono e Beto - la squadra non è riuscita a ingranare la marcia e ha deluso nelle prime uscite. A Vanoli toccherà il compito di compattare la rosa e l'ambiente per risalire al più presto la classifica. 
Fiorentina, per la panchina si va verso il ritorno di Vanoli
Fiorentina, per la panchina si va verso il ritorno di Vanoli
La Fiorentina è al lavoro per individuare il sostituto di Fabio Grosso (LEGGI LA NEWS). Per la panchina si va verso il ritorno di Paolo Vanoli, che ha salutato la squadra a giugno 2026. L'ex Torino era subentrato a novembre 2025 al posto dell'esonerato Pioli, riuscendo a ottenere punti preziosi in ottica salvezza. L'esperienza di Vanoli sulla panchina della Fiorentina è stata positiva. Ha guidato i viola per 38 partite tra campionato, Coppa Italia e Conference League, raccogliendo 14 vittorie, 11 pareggi e 13 sconfitte, con una media di 1.39 punti a gara. L'allenatore non ha mai nascosto il desiderio di rimanere alla Fiorentina, dove aveva instaurato un legame con la squadra e con la piazza. "Sono ambizioso, voglio costruire una Fiorentina importante" aveva dichiarato a maggio, rispondendo a una domanda sul suo futuro a Firenze (QUI LE SUE PAROLE).  UNA FIGURA DI SPESSORE - Da Venezia a Torino, fino a Firenze, Paolo Vanoli si è sempre distinto per la grinta in panchina. Nel 2024 ha guidato la formazione veneta in Serie A, vincendo i Playoff di B. L'avventura al Torino è stata caratterizzata dalla vetta raggiunta in solitaria dai granata a settembre 2024, un risultato che mancava da 47 anni e arrivato dopo un filotto di 6 risultati utili consecutivi in Serie A.  A Firenze ha sempre spronato calciatori e tifosi a non scoraggiarsi nella rincorsa alla salvezza. "La parola 'emergenza' non mi piace, non è nel mio DNA" aveva dichiarato alla vigilia della sfida di Conference League contro il Crystal Palace, un doppio confronto ai quarti di finale perso di misura con gli inglesi. A fine stagione, Vanoli ha salutato la Fiorentina con la salvezza ipotecata e una semifinale europea sfiorata. Vanoli può essere l'uomo giusto per salvare, nuovamente, i viola e costruire la squadra competitiva che sognava al Viola Park.
Juventus, Spalletti: "Sono sul carro di Kolo Muani. A fine stagione vedremo dove ci avrà portato"
Juventus, Spalletti: "Sono sul carro di Kolo Muani. A fine stagione vedremo dove ci avrà portato"
"Resto sul carro Kolo Muani", sono le parole di Luciano Spalletti, intervenuto a Dazn nel post partita di Juventus-Milan. L'allenatore ha commentato la prestazione della squadra, soffermandosi proprio sulla questione attaccante: "Woltemade è uno che di testa è forte, si può usare come soluzione. Sono sul carro Kolo Muani, alla fine vedremo dove ci porterà quel carro. Ci rimarrò fino a fine campionato". Sul match giocato dalla Juventus, l'allenatore ha aggiunto: "Noi la partita l'abbiamo fatta, la Juventus ha provato ad alzare il ritmo della partita. Le intenzioni erano corrette, ma dobbiamo migliorare sotto il punto di vista delle scelte che si fanno". REAZIONE - Spalletti ha commentato anche la reazione della sua squadra dopo il gol di Cissé: "Non meritavamo di andare sotto, quando siamo andati sotto abbiamo avuto la faccia di andare avanti come avevamo iniziato. Il Milan è una grandissima squadra, noi lo possiamo diventare. Complimenti ai ragazzi". LA PARTITA - In conferenza stampa, Spalletti ha parlato dell'atteggiamento della sua squadra. "L'intenzione è sempre quella, affermare chi siamo. Il campo cambia, l'avversario cambia e con lui l'umore. Bisogna trovare quel livello che ci vuole, quello della Juventus. Non va fatto quando ci sono le urla di tutte le persone, va fatta quando sei da solo, a casa. Siamo andati a sfidare la partita fin dall'inizio, ma così come il Milan, che ha fatto una partita seria. Nella pressione, siamo stati bravi a togliere loro qualche intenzione, però non siamo stati bravi ad approfondire il recupero. Sono contento di quella che è stata la ricerca della squadra. Dopo aver subito il gol, abbiamo continuato a crederci”. Sull'episodio del contatto De Winter-Kolo Muani nell'azione che porta al gol di Cissé: “Mariani è uno degli arbitri più forti che abbiamo. Secondo me, la linea che si sta tenendo è quella corretta. Ci si adegua a quello che si trova in giro per il mondo. Questi non sono falli ed è giusto non fischiarli. Poi è chiaro che ci può essere l'episodio dove il fallo non viene dato o il cartellino, ma sono cose che succedono. O c'è un impatto, o non è fallo. Nessuna cosa su cui recriminare". Sulla prestazione dell'attaccante francese, l'allenatore bianconero ha aggiunto: "Secondo me lo spazio c'era per lui. Per me non è un problema, ho tentato di giocarci un po' la prima partita, ma ho visto che la mia dichiarazione è stata usata in maniera sbagliata. Io sono salito sul carro di Kolo Muani, accettando di comprarlo perché lo reputo un grande calciatore. Io dal carro non scendo, né questa né la prossima volta. Al massimo ci scendo al fondo”.
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