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LiveRoma-Lazio, possibile ritiro del ricorso presentato al Tar dalla Lega Serie A
Roma-Lazio, possibile ritiro del ricorso presentato al Tar dalla Lega Serie A
È atteso per oggi, giovedì 14 maggio, l'esito del ricorso d'urgenza presentato dalla Lega Serie A al Tar. La proposta della Lega di anticipare alle 12 di domenica il derby Roma-Lazio non è percorribile per la prefettura. È al momento confermato l'orario della partita per lunedì 18 maggio alle ore 20.45. 11:35 - Restano ancora da definire giorno e orario delle cinque partite di Serie A decisive per la corsa alla Champions League. Nonostante il provvedimento della Prefettura di Roma, non è infatti ancora certo che il derby della Capitale si giochi lunedì alle 20:45: una situazione in continua evoluzione che potrebbe cambiare nuovamente nelle prossime ore. La Lega Serie A ha presentato un ricorso al Tar, ma nelle ultime ore, infatti, ha ripreso quota un’ipotesi alternativa che potrebbe portare a un accordo tra le parti. Sul tavolo c’è la possibilità di anticipare le partite alle ore 12:00, spostando invece la finale degli Internazionali d’Italia alle 17:30, mezz’ora più tardi rispetto all’orario inizialmente previsto. 11:00 - Il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, ha parlato a margine del Social Football Summit Snack Roma. Simonelli è tornato a parlare della possibilità di spostare i match di campionato alle ore 12:00 e la finale degli Internazionali d'Italia alle 17:30, scelta per ora ritenuta impercorribile dalla prefettura della Capitale: "Stiamo dialogando in maniera costruttiva con le istituzioni". 10:45 - Per il secondo anno consecutivo, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sarà presente alla finale degli Internazionali d'Italia, al momento in programma domenica 17 maggio alle 17:00. 
Nuova avventura nel calcio per Massimo Ferrero? Il patron del Grosseto Lamioni: “Ci aiuterà con il nuovo stadio”
Nuova avventura nel calcio per Massimo Ferrero? Il patron del Grosseto Lamioni: “Ci aiuterà con il nuovo stadio”
Dopo aver raggiunto la promozione in Serie C, Gianni Lamioni - patron del Grosseto - ha incontrato alcuni tifosi della società toscana dopo l'incontro contro l'Ostiamare, facendo chiarezza riguardo la posizione di Massimo Ferrero nel club: "È un collaboratore del gruppo Lamioni Holding e della famiglia. Ci darà una mano per il centro sportivo di Roselle e anche per il nuovo stadio, per cui la sua presenza sarà fondamentale". Il dirigente classe '63, come riportato da Grossetosport.it, ha fatto chiarezza anche riguardo al futuro del club: "Come ho già detto faremo un grande squadra e ripartiremo da Indiani e Vetrini che resteranno". Sul tema stipendi e iscrizione al campionato, invece, il patron della società toscana ha voluto rassicurare i tifosi: "Pagheremo stipendi, premio promozione e tutto quanto pattuito. Il 16 saremo in regola con l'iscrizione in Lega Pro". E sembrano tornati sereni anche i rapporti con il Comune, come dichiarato dallo stesso Lamioni: "Abbiamo un ottimo rapporto con l'assessore allo Sport, Fabrizio Rossi". 
Chivu guida la nuova generazione di allenatori: chi sono i colleghi italiani pronti al grande salto
Chivu guida la nuova generazione di allenatori: chi sono i colleghi italiani pronti al grande salto
L'Inter fa la doppietta e complimenti a Christian Chivu è stato l'allenatore che ha zittito ogni critica e soprattutto ha proposto una squadra sempre vincente, ma diversa un po' nell'abito, nell'atteggiamento, nel modo di giocare. Chivu è un allenatore giovanissimo, ex grande campione, guida una fila di suoi colleghi che hanno più o meno le stesse caratteristiche, perché nell'annata in cui lui vince Scudetto e Coppa Italia, Cesc Fabregas, altro allenatore che ha cominciato da pochissimo come Chivu, conquista un piazzamento in Europa storico per il Como, da ieri sera anche aritmeticamente in Europa League. Fabregas ha anche lui tante idee, diverse rispetto a quelle di Chivu, idee innovative, anche lui figlio chiaramente di una carriera straordinaria da giocatore.  NUOVA GENERAZIONE DI ALLENATORI - In questo campionato di Serie A sono tanti gli esempi di allenatori giovani che si sono distinti per qualcosa di diverso, comunque per un'impostazione che incoraggia anche un po' gli allenatori, che vengono dalle categorie inferiori. Mi riferisco per esempio a Daniele De Rossi, che è subentrato a Genova e ha subito dato un grande impatto, sia dal punto di vista della personalità, del carisma, ma anche del gioco, della lettura della partita. Anche lui ha una grande carriera da giocatore e ha iniziato da poco quella da allenatore. Fabio Grosso ha iniziato sicuramente prima rispetto a Chivu, Fabregas e De Rossi, ma anche Grosso con il Sassuolo ha confermato di essere un allenatore con un'identità forte, che raggiunge i risultati attraverso una buona qualità di gioco, ed è un allenatore che i risultati li raggiunge praticamente sempre, perché aveva vinto il campionato col Sassuolo, aveva vinto il campionato col Frosinone, quindi è un allenatore che sa assolutamente centrare i risultati che vengono chiesti da parte del club. IL LAVORO DI PISACANE - In Serie A poi ci sono anche altri esempi, come Fabio Pisacane che a Cagliari, nella sua prima stagione da allenatore dopo quella con la Primavera, ha fatto bene, chiaramente con delle difficoltà, soprattutto mettendosi in luce per una qualità che è quella di una comunicazione, non solo quella esterna, ma anche quella con i propri giocatori, sicuramente nuova. Ha spesso parlato di come bisogna comunicare con i ragazzi che hanno degli interessi oggi diversi, quindi si vede che è uno studioso non solo di calcio, ma uno studioso anche proprio di risorse umane, di rapporti, di come bisogna gestire uno spogliatoio, perché oggi quella è la caratteristica principale. Continua ad ascoltare su Caffè Di Marzio
Il Liverpool omaggia Diogo Jota e André Silva: svelata la scultura “Forever 20”
Il Liverpool omaggia Diogo Jota e André Silva: svelata la scultura “Forever 20”
Il Liverpool ha presentato le immagini del nuovo memoriale permanente che verrà inaugurato ad Anfield per ricordare Diogo Jota e suo fratello André Silva, scomparsi tragicamente lo scorso luglio in un incidente stradale in Spagna. Un gesto che testimonia quanto il loro ricordo sia ancora vivo nella comunità Reds. Il monumento, intitolato “Forever 20”, celebra sì le loro vite, ma anche il legame profondo con tifosi, compagni e famiglia. Un ricordo che continua a vivere anche sugli spalti: ad ogni partita, al ventesimo minuto, i sostenitori del Liverpool intonano ancora oggi il coro dedicato a Diogo Jota. IL SIGNIFICATO DI “FOREVER 20” - Il cuore dell’opera è una scultura che richiama l’iconica esultanza di Diogo Jota: una forma fluida che, osservata da diverse angolazioni, rivela anche i numeri 20 e 30, quelli indossati dai due fratelli in campo. Un simbolo che unisce identità e memoria in un’unica immagine e il nome scelto, “Forever 20”, racchiude tutto questo: il numero, il ricordo e l’eternità di un legame che va oltre il campo. Sulla scultura sono incise anche le parole del coro che i tifosi dedicavano a Jota, diventato ormai un rituale ad Anfield. Un modo per mantenere vivo il ricordo del giocatore. UN LUOGO DI MEMORIA AD ANFIELD - La scultura sarà collocata in 97 Avenue, lo stesso punto in cui, subito dopo la tragedia, i tifosi avevano creato uno spazio spontaneo di commemorazione con fiori, sciarpe, maglie e messaggi. Il basamento del monumento integrerà proprio quegli oggetti lasciati dai sostenitori, trasformando emozioni e ricordi in una testimonianza permanente. Un luogo che diventerà simbolo di memoria, appartenenza e amore per una figura che resterà per sempre parte della storia del Liverpool.
Roma, scatta l'obbligo di riscatto per Malen: i dettagli
Roma, scatta l'obbligo di riscatto per Malen: i dettagli
Donyell Malen è un nuovo giocatore giallorosso. La sconfitta della Lazio nella finale di Coppa Italia contro l'Inter ha assicurato un posto in Europa League o in Champions League ai giallorossi. Come anticipato, questa era una delle clausole per sbloccare l'obbligo di riscatto dell'attaccante olandese, arrivato a Roma nel mercato di gennaio dall'Aston Villa. Alla squadra di Birmingham andranno 25 milioni di euro, che si aggiungono ai 2 milioni già spesi il prestito. Inoltre, la squadra di Unai Emery deterrà il 10% sulla futura rivendita del giocatore. I NUMERI DI MALEN IN GIALLOROSSO - 18 presenze, 14 gol e 3 assist. Questi l'impatto dell'attaccante olandese dal suo arrivo nella Capitale sotto la guida di Gian Piero Gasperini. Con lui in campo i gaillorossi hanno totalizzato 8 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte. 
IntervistaNel mondo di Fusco: “Benitez e Zeman unici, Bielsa un giorno allenerà in A. Matuzalem e Kean i miei colpi più belli, D’Amico è da Milan”
Nel mondo di Fusco: “Benitez e Zeman unici, Bielsa un giorno allenerà in A. Matuzalem e Kean i miei colpi più belli, D’Amico è da Milan”
Chiuso il capitolo-Cesena, Filippo Fusco apre per www.gianlucadimarzio.com il suo album dei ricordi, ma soprattutto delle amicizie. E delle soddisfazioni personali. Sono tanti infatti i rapporti umani, unici, coltivati da un direttore sportivo che ha sempre ispirato grande fiducia in personaggi davvero originali nel mondo del calcio. E molti poco inclini alla confidenza e all'apertura di fiducia. Pensi a Fusco e l'equazione finisce subito con un nome ed un cognome, Zdenek Zeman. Dai tempi di Napoli, Fusco è infatti uno dei pochi che può vantare un rapporto speciale con il boemo che proprio ieri ha festeggiato 81 anni: "L'ho chiamato, anche se non mi ha risposto: so comunque che è uscito dall'ospedale e adesso sta un po' meglio". E poi c'è l'ironia che ha sempre contraddistinto ZZ: "Due anni fa ci siamo sentiti a Capodanno per farci gli auguri. E lui, con il suo solito modo di fare, mi ha risposto: 'Speriamo che non sia l'ultimo'. E la sua nefasta profezia è già stata superata - sorride Filippo. Zeman è un personaggio unico nel mondo del calcio". Fusco parla di lui e la voce ogni tanto si spezza per l'emozione. Il feeeling è sempre stato ispirato da una simbiosi naturale, figlia di una stima reciproca inossidabile. Come quella con Rafa Benitez, un amore a prima vista. "È la persona con la quale mi confronto di più (insieme a Fabio Pecchia) e che mi ha dato e mi trasmette davvero tanto. Un maestro di calcio. Sono onorato della sua stima e di quanto mi voglia bene". E non è un caso che a novembre scorso, Franco Baldini fece il nome di Fusco al  Panathinaikos per farli lavorare di nuovo insieme. Ma lasciare il Cesena in quel momento sarebbe stato poco corretto.  E Bielsa? I due sono stati insieme a Torino proprio qualche giorno fa, Fusco lo ha portato anche a Coverciano per una lezione speciale agli allenatori, su quei banchi dove lui invece insegna ai futuri direttori. Ma verrà mai il Loco ad allenare in serie A? BIELSA - "Bielsa ha il desiderio di venire in Italia. Gli manca non aver allenato da noi, me lo dice spesso quando ci sentiamo. Ha ancora minimo quattro anni secondo me di carriera in panchina, ma i Mondiali ti consumano e credo dopo si prenderà un anno sabbatico, poi valuterà le proposte che avrà", confessa l'ex ds del Cesena, che tante volte cita nelle sue analisi il verbo del CT dell'Uruguay. L'allenatore argentino si è infatti sempre contraddistinto per personalità e scelte. Ha sempre messo l'aspetto umano e la costruzione di un gruppo davanti a tutto, anche ai risultati: "Una volta mi ha chiamato e mi ha chiesto in base a cosa io scelga un allenatore. Sono tanti i parametri: l'aspetto tecnico, la società e gli obiettivi. Ma la cosa più importante è l'unità di valori. Io sono coraggioso e voglio un allenatore coraggioso. Un esempio che posso fare è quello di Ignazio Abate, che avrei voluto al Cesena se Mignani fosse andato a Monza. Era uno dei profili seguiti per l'atteggiamento, e mi colpì soprattutto la scelta di andare via dal Milan dopo la finale di Youth League, perché aveva dimostrato coraggio. Ha confermato alla Juve Stabia le mie sensazioni, bravo davvero!". KEAN E MATUZALEM - Amicizie, ma anche intuizioni, colpi, visioni. "I due giocatori a cui sono più affezionato sono Kean e Matuzalem", ha ammesso Fusco parlando delle operazioni di mercato a cui si è legato di più. "Su Moise, con Pecchia, ci abbiamo creduto prima di tanti: aveva 17 anni, veniva dalla primavera della Juve e gli abbiamo dato la maglia da titolare in A nell'Hellas Verona. Se in quell'anno non si fosse infortunato, secondo me ci saremmo salvati. E Matuzalem lo abbiamo preso dal Brasile a 18 anni: ha fatto molto meno di quanto potesse, ma se Guardiola e Baggio dicono che è uno dei giocatori più forti con cui abbiano mai giocato per me è una grande soddisfazione". TONY D'AMICO - Filippo Fusco è anche talent scout di...dirigenti. Alla Juventus, Paratici gli chiese di far crescere i giovani dirigenti che erano con lui: Claudio Chiellini, Matteo Tognozzi, Marco Ottolini e Giovanni Manna (che aveva lavorato con Zeman a Lugano): "Vederli tutti lavorare ad alti livelli è una soddisfazione incredibile per me.  Anche perché ho sempre cercato di stimolare tutti loro ad assumersi le responsabilità che il nostro ruolo richiede: il coraggio è la prima qualità che deve avere un ds e, soprattutto nelle difficoltà, mantenere lucidità e fermezza". Ma il caso più clamoroso e di attualità riguarda  Tony D'Amico, vincitore dell'Europa League con l'Atalanta, regista di successi importanti in 4 anni a Bergamo e ora in orbita Milan e Roma. A scoprirlo è stato proprio Fusco, che ci racconta come: "È stato mio giocatore al Foggia, poi voleva fare l'allenatore, era il vice di Novelli alla Vigor Lamezia, ma io l'ho convinto a diventare ds. Aveva tutto per farlo: sensibilità, personalità e attenzione". E la svolta per la carriera di D'Amico è arrivata quando Fusco lascia l'Hellas e lui era il suo braccio destro nel club guidato da Setti. "Quando io sono andato via da Verona dissi al presidente che D'Amico avrebbe potuto fare il direttore sportivo, e poi lui è stato bravo e si è guadagnato tutto da sé. La scelta di mandare via Di Francesco e prendere Tudor dopo poche giornate io per esempio non l'avrei mai fatta ma Tony in questo è molto più lucido", svela Fusco. "E poi lui non cerca mai il protagonismo. Secondo me è un profilo giusto anche per le proprietà americane e adesso merita davvero di fare uno step in avanti. Quando si è trattato di passare dal Verona all'Atalanta, ricordo che lo minacciai simpaticamente: 'Se non vai ti do un calcio in c**o'". L'orgoglio per questi rapporti forti e sinceri emerge forte e chiaro, così come la voglia di tornare presto in campo. Con una scrivania davanti, una proprietà che gli affidi un progetto, dove il ds può e deve prendersi le sue responsabilità. "Una delle mie ultime lezioni a Coverciano la intitolo così: è morto il direttore sportivo, viva il direttore sportivo. Il nostro modello italiano è stato infatti replicato ora in tutta Europa, ma adesso a questo ruolo è stata tolta forza. La responsabilità è fondamentale, ma devono darcela. Sempre al servizio del club naturalmente. Loro ci danno la direzione, noi dobbiamo realizzare quella che è la linea della società. E come dice Bielsa: la dicotomia non è giocare bene o giocare male, giocare bene o vincere. È giocare bene, per  vincere". Aspettando il Loco un giorno in Italia e Fusco di nuovo in pista. Magari proprio insieme, in una nuova sfida visionaria della sua carriera.
Inter, Chivu: "Vincere 2 trofei non è mai scontato. Il merito è della società, del gruppo e dei tifosi"
Inter, Chivu: "Vincere 2 trofei non è mai scontato. Il merito è della società, del gruppo e dei tifosi"
"Vincere due trofei in una stagione non è mai scontato. È merito di una società, di un gruppo e dei tifosi. Sempre a testa alta, hanno lavorato sodo. È una stagione positiva", così Cristian Chivu ha celebrato il secondo titolo della stagione. Dopo il ventunesimo campionato, infatti, è arrivata anche la decima Coppa Italia.  L'allenatore dell'Inter ha poi proseguito: "Sono i giocatori, che a un certo punto della stagione hanno alzato il livello. Hanno vinto 3 campionati in 6 anni, anche i nuovi che sono arrivati. Hanno dato il massimo per raggiungere i nostri sogni". SUL FUTURO - L'allenatore nerrazzurro ha poi parlato del futuro: "Nel calcio si pianifica tutto in poco tempo. Sappiamo che quando le cose vanno bene va tutto bene, se non vanno vene tutto viene messo in discussione. Ora ci godiamo le nostre ambizioni e tutto i lavoro che mettiamo per raggiungerle". SULLA SQUADRA - Chivu si è poi soffermato sui giocatori: "Lavoro per loro, spendo tanto tempo e mi metto a disposizione. Non basta la volontà di un allenatore, le idee devono essere percepite nel modo giusto. Ho a che fare con uomini veri, che hanno capito subito i nostro obiettivi. Abbiamo vinto 2 trofei, potevamo fare meglio in Champions e abbiamo un futuro davanti che ci permette di approcciare la stagione in modo più sereno, ma consapevoli che le ambizioni sono sempre alte". SUL MONDIALE PER CLUB - Infine Chivu ha concluso ricordando quanto sia stato importante il Mondiale per Club: "Fondamentale, perché ho capito la delusione che avevano provato dopo la finale. Le ambizioni erano alte e non ce l'hanno fatta, ma il percorso è stato meraviglioso. Ho trovato una squadra che non stava bene mentalmente, ho cercato di fare del mio meglio. Sono le motivazioni che fanno la differenza e servivano per iniziare una stagione nuova".
Inter, Marotta: "Doblete una gioia, dispiace per la Champions. Mercato? A breve un confronto con la società"
Inter, Marotta: "Doblete una gioia, dispiace per la Champions. Mercato? A breve un confronto con la società"
L’Inter alza al cielo la decima Coppa Italia della propria storia e piazza il doblete, piegando la Lazio per 0-2 all’Olimpico al termine di una finale indirizzata già nel primo tempo con i gol di Thuram e Lautaro. La squadra di Chivu completa così una stagione da protagonista, arricchita anche dalla conquista dello scudetto, e alimentando inevitabilmente la sensazione che in casa nerazzurra possa essere appena iniziato un nuovo ciclo vincente. A confermarlo, almeno nelle ambizioni, è stato anche Giuseppe Marotta, apparso raggiante al triplice fischio. Il presidente dell’Inter ha infatti esaltato il percorso della squadra, soffermandosi poi anche sulle prospettive future e sui possibili scenari di mercato. Di seguito le sue dichiarazioni. LE PAROLE DI MAROTTA - Il presidente nerazzurro si è detto molto soddisfatto del percorso della squadra in questa stagione, soffermandosi soprattutto sull'ottimo lavoro svolto da Cristian Chivu: "Siamo contenti, nell'ultimo periodo abbiamo conseguito diversi risultati positivi. La proprietà ci ha dato deleghe molto larghe, credo sia un modello per avvicinarci sempre alla vittoria. Quest'anno nasce dalle ceneri di una sconfitta pesante, bravo Chivu a riportare in carreggiata la squadra. Due trofei importanti, c'è il puntino nero della Champions ma bisogna dare merito anche agli avversari". E proprio sulla possibilità di aprire un ciclo, anche alla luce degli ultimi acquisti arrivati quest'anno alla corte di Chivu: "Abbiamo messo dentro giovani, Sucic a mio avviso oggi è stato il migliore in campo. Continueremo sulla politica di individuare giovani talenti da mettere vicino a giocatori esperti che hanno la cultura della vittoria. Tra poco avremo un confronto con la proprietà, che ci detterà le linee guida". Giuseppe Marotta si sbilancia anche sul mercato, dichiarando come non servano eccessivi cambiamenti in vista della prossima stagione: "Non è il caso di cambiare più di tanto, ci sono degli svincolati ma l'anagrafe crea il destino. Ci sono protagonisti che a un certo punto vengono meno, ma si va avanti e non ci saranno rivoluzioni. Si va avanti con l'inserimento graduale dei giovani".
Lazio, Sarri: "Derby? A mezzogiorno non vengo, ci vengono loro"
Lazio, Sarri: "Derby? A mezzogiorno non vengo, ci vengono loro"
“Noi avevamo preparato la partita cercando di abbassare il livello della pressione nel primo tempo: è difficile tenere la loro aggresività", ha esordito Maurizio Sarri durante l'intervista post partita a Mediaset. L'allenatore biancoceleste è intervenuto dopo la finale di Coppa Italia che ha visto la vittoria dell'Inter, con la Lazio che è uscita sconfitta 2-0 dalla sfida dell'Olimpico: "Abbiamo fatto tutto da soli, gli abbiamo regalato due gol. Abbiamo avuto due occasioni per riaprirla ma non ce l’abbiamo fatta”. IL FUTURO -  Sarri ha risposto alle domande sul suo futuro: “Me ne importa zero. Il problema non è quello: mi dispiace per i ragazzi. Ho visto uno stato d’animo difficile. Abbiamo affrontato un ottimo percorso per arrivare fino qui, abbiamo incontrato una squadra più forte di noi” ROVELLA - L'allenatore toscano ha parlato anche delle condizioni di Rovella: "È stato fermo tutto l’anno, non è in condizione. Io non speravo nei 90 minuti ma nei 120. Patric ha avuto un indurimento del polpaccio e aveva bisogno dlela sostituzione” L'ATTEGGIAMENTO - “La squadra non è stata remissiva. Non li abbiamo presi alti per non farci infilare continuamente. Il secondo tempo è stato più a viso aperto”, così Sarri ha commentato l'attaggiamento della squadra nel corso della partita.  IL DERBY - Per concludere il tema derby, con le polemiche legate all'orario: “Io ho la sensazione che lunedì vengo, domenica a mezzogiorno non vengono, ci vengono loro. Se fossi il Presidente non presenterei nemmeno la squadra. Ci sono una serie di errori clamorosi, ma nessuno ha preso un microfono per chiedere scusa. Ci sono quattro squadre che si giocano una partita da 80-90 milioni. Non è logico giocare alle 12:30". 
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