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Primo colpo del Modena in vista della prossima stagione: chiusa la trattativa per Manquant. I dettagli
Il Modena ha chiuso la trattativa per Joris Manquant. Si tratta del primo colpo della società emiliana in vista della prossima stagione, nonostante un playoff ancora tutto da giocare. L'attaccante classe 2005, che andrà in scadenza di contratto con lo Stade Nyonnais, ha segnato tredici gol e servito tre assist tra Challenge League Svizzera e Coppa di Svizzera.
Prodotto del settore giovanile del Lione, con esperienze anche con Lione e Metz, è attualmente tra i candidati al premio di miglior attaccante della Challenge League ed è stato inserito dal CIES nei migliori U22 al mondo per performance nell’ultima stagione. Sul francese c'erano anche club come Braga, AZ ed Heerenveen, ma giocherà con la maglia del Modena nella prossima stagione.
CHI È MANQUANT - Un altro francese per il Modena. Dopo Massolin, ceduto all'Inter durante l'ultima sessione di mercato (anche se terminerà la stagione con la maglia del Modena), il club emiliano accoglierà Joris Manquant. Il classe 2005 ha una struttura da numero 9, con un'altezza di 190cm, anche se si tratta di una seconda punta tecnica ed elegante.
In stagione, l'ex Lione ha segnato anche una tripletta, contro l'Aarau ad agosto, nella sconfitta del Nyonnais per 4-5. A questa si aggiunge la doppietta segnata contro l'FC Wil 1900, con la squadra di Andrea Binotto che ha chiuso il proprio campionato al nono posto in classifica.
Juventus, frenata Champions: quanti punti mancano per l'aritmetica
La Juventus rallenta nel momento più delicato della stagione e complica la corsa alla Champions League. L’1-1 contro l'Hellas Verona, già retrocesso, pesa come un macigno: la squadra di Luciano Spalletti non approfitta dei passi falsi delle rivali e resta ferma al quarto posto con 65 punti.
Un’occasione enorme sprecata, considerando anche la sconfitta del Milan contro il Sassuolo e il pareggio tra Como e Napoli. Con una vittoria, i bianconeri sarebbero saliti al terzo posto grazie alla differenza reti favorevole. Invece, la classifica resta cortissima: Como a 62, Roma a 61 (con una partita da giocare) e tutto ancora apertissimo.
NIENTE PIÙ JOLLY - La Juventus ha esaurito il margine di errore. Con tre partite ancora da disputare contro Lecce, Fiorentina e Torino, servono 8 punti per avere la certezza aritmetica della qualificazione alla prossima Champions League. Un traguardo ancora raggiungibile, ma che richiederà continuità e soprattutto maggiore lucidità rispetto a quanto visto contro il Verona. Il rischio, ora, è di essere risucchiati nella lotta, soprattutto se la Roma dovesse accorciare ulteriormente le distanze.
CLASSIFICA CORTA - Il pareggio interno ha riaperto completamente i giochi. Milan terzo a 67, Juventus quarta a 65, Como e Roma subito dietro: la corsa al quarto posto è più incerta che mai. La squadra di Spalletti paga l’incapacità di sfruttare un turno favorevole e ora dovrà guardarsi anche dalle inseguitrici, con la pressione che cresce giornata dopo giornata.
SCONTRI DIRETTI DECISIVI - In caso di arrivo a pari punti, a fare la differenza sarà la classifica avulsa. La Juventus è in vantaggio sulla Roma, in svantaggio con il Como e in equilibrio con il Milan, che però resta avanti in classifica mentre i bianconeri hanno una differenza reti migliore. Dettagli che potrebbero risultare decisivi nel finale di stagione, ma che la Juventus proverà a evitare facendo punti nelle ultime tre giornate. Senza più jolly, ogni partita diventa una finale.
Milan, Champions non ancora certa: quanto manca ai rossoneri
Il Milan cade a Reggio Emilia contro il Sassuolo, ma limita i danni nella corsa Champions grazie al passo falso della Juventus, fermata sull’1-1 in casa dal Verona già retrocesso. I rossoneri restano così al terzo posto con 67 punti, mantenendo due lunghezze di vantaggio sulla quarta posizione.
Una sconfitta pesante nel risultato e soprattutto nella prestazione: la squadra di Massimiliano Allegri non è mai riuscita a rendersi pericolosa. Decisivi i gol di Berardi e Laurienté, uno per tempo, in una gara condizionata anche dall’espulsione nel primo tempo di Tomori.
SERVONO SEI PUNTI PER LA CERTEZZA - Nonostante il momento complicato, la qualificazione alla prossima Champions League è ancora nelle mani del Milan. Per blindare aritmeticamente il quarto posto servono sei punti nelle ultime tre partite contro Atalanta, Genoa e Cagliari. Un obiettivo alla portata, ma che richiederà un cambio di passo immediato. I rossoneri arrivano infatti da una serie negativa: una sola vittoria nelle ultime cinque gare e un solo gol segnato nello stesso arco di tempo. Numeri che raccontano una flessione evidente proprio nel momento decisivo della stagione.
PRESTAZIONI IN CALO E CONFRONTO COL PASSATO - Il rendimento recente è inferiore anche rispetto alla scorsa stagione, quando con Sergio Conceicao in panchina il Milan aveva raccolto più punti nel girone di ritorno. Il Milan resta padrone del proprio destino, ma non può più permettersi passi falsi.
GLI SCONTRI DIRETTI - In caso di arrivo a pari punti, a decidere sarà la classifica avulsa. Il Milan è in vantaggio negli scontri diretti contro Como e Roma, mentre è in equilibrio con la Juventus, che però ha una differenza reti migliore. Dettagli che potrebbero pesare nel finale, ma che i rossoneri proveranno a rendere irrilevanti conquistando quei sei punti che garantirebbero la qualificazione senza dover guardare i risultati degli altri.
Inter, con lo Scudetto scatta l'obbligo di riscatto di Akanji: i dettagli
Il futuro dell'Inter ripartirà da Manuel Akanji. Con l'aritmetica conquista dello Scudetto da parte degli uomini di Cristian Chivu, infatti, scatta l'obbligo di riscatto del difensore svizzero, arrivato nell'ultimo giorno dello scorso mercato estivo dal Manchester City.
Il classe '95 è inevitabilmente tra i grandi protagonisti del cammino che ha accompagnato l'Inter fino alla conquista dello Scudetto. Sin dal suo arrivo, infatti, l'ex Borussia Dortmund è diventato elemento cardine della difesa nerazzurra, raccogliendo 33 presenze in campionato e segnando due gol nelle vittorie contro Sassuolo e Lecce a febbraio.
"SCELTA GIUSTA" - Nel corso dell'ultima estate, Akanji era stato a lungo un obiettivo di mercato del Milan, prima dell'approdo all'Inter proprio nelle ultime ore di trattative: "C’era stato un dialogo anche con il Milan, però sentivo che l’Inter fosse la soluzione più giusta per me. Col senno di poi, credo sia stata la scelta corretta", aveva dichiarato lo stesso difensore svizzero a SportMediaset prima della semifinale di ritorno contro il Como.
L'ex Manchester City aveva aggiunto: "Allenatore e squadra mi hanno aiutato molto fin dall’inizio, qui è stato tutto più semplice. Mi trovo bene sia al centro che sul lato destro della difesa e penso di aver fatto una buona stagione". Un'annata coronata con lo Scudetto, in attesa di vivere la finale di Coppa Italia, in programma per il 13 maggio contro la Lazio.
Bayern Monaco-PSG, il VAR sarà l'italiano Marco Di Bello
Dopo un incredibile 5-4 all'andata, Bayern Monaco e Paris Saint-Germain si preparano a scendere nuovamente in campo per altri 90' (salvo supplementari) di fuoco. Al Parc des Princes è stata una gara con continui ribaltamenti di fronte, giocate incredibili e gol mozzafiato. Ora, l'Allianz Arena promette di non essere da meno, a maggior ragione visto che la società bavarese - a partire dal proprio allenatore Vincent Kompany - sta incitando da giorni i tifosi.
Kane contro Dembélé, Olise contro Doué, Kvaratskhelia contro Luis Diaz. Come detto, si ripartirà dal risultato di 5-4, con una sola delle due squadre che volerà poi alla Puskas Arena di Budapest il 30 maggio 2026. Ad aspettare, ci sarà la vincente di Arsenal-Atletico Madrid. Un match molto delicato, dunque, che per l'occasione vedrà anche l'arbitro italiano Marco Di Bello tra gli assoluti protagonisti.
LE DESIGNAZIONI - La direzione di gara per Bayern Monaco-PSG, in programma mercoledì 6 maggio 2026 a partire dalle 21:00 all'Allianz Arena di Monaco di Baviera, sarà affidata al portoghese João Pinheiro. Ad aiutarlo, i due connazionali assisteni arbitrali Bruno Jesus e Luciano Maia. Il VAR, invece, vedrà proprio l'italiano Di Bello in carica, coadiuvato da un altro portoghese, Tiago Martins, in qualità di AVAR. Infine, a chiudere la squadra arbitrale, sarà il quarto uomo Espen Eskås, norvegese.
Arbeloa: “Mbappé in Sardegna? Ognuno gestisce il proprio tempo libero, ma nessuno è più grande del club”
Il Real Madrid vince 2-0 sul campo dell’Espanyol, ma a tenere banco non è solo il risultato. Negli ultimi giorni, infatti, ha fatto discutere la scelta di Kylian Mbappé, attualmente infortunato, di trascorrere alcuni giorni di vacanza in Sardegna mentre la squadra preparava l’impegno di campionato.
Una situazione che non sarebbe stata accolta con entusiasmo all’interno dello spogliatoio, anche se il rientro del francese resta possibile in vista del prossimo Clásico. Nel post partita, l’allenatore Alvaro Arbeloa ha affrontato direttamente la questione in conferenza stampa, allargando però il discorso a temi più profondi legati all’identità del club.
IL CASO - Arbeloa ha chiarito la posizione del club sulla gestione degli infortunati: “Tutta la pianificazione relativa ai giocatori è seguita dallo staff medico, che stabilisce quando devono essere presenti a Valdebebas e quando no. Nel tempo libero, poi, ogni giocatore decide cosa fare”. Una risposta diplomatica, ma che lascia intravedere come la situazione sia comunque sotto osservazione, soprattutto per il momento delicato della stagione.
“NESSUNO È SOPRA IL REAL” - Il passaggio più forte riguarda però il concetto di squadra: “Non esiste un giocatore più grande del Real Madrid. I giocatori devono capire cosa rappresenta questo club”. Parole che suonano come un richiamo generale, più che una critica diretta, ma che ribadiscono un principio chiaro all’interno dello spogliatoio blancos.
ATTEGGIAMENTO E IDENTITÀ - Arbeloa ha poi insistito sull’atteggiamento in campo: “Mi dà fastidio quando vedo che altre squadre corrono più di noi. Il talento da solo non è sufficiente”. E ancora, un’immagine simbolica per spiegare cosa significhi giocare nel Real Madrid: “Questo club non è diventato ciò che è con giocatori in smoking, ma con giocatori che finiscono le partite con la maglia piena di fango, sudore e stanchezza”.
Inter, lo Scudetto e ora il futuro di Bastoni: intanto è già "effetto De Zerbi" sul Tottenham
L'Inter vince lo scudetto, lo vince meritatamente, grazie ad una società che lavora ormai da anni benissimo, si sa reinventare, sia sul mercato che anche nella scelta, in questo caso di un allenatore che ha sostituito Simone Inzaghi, l'uomo che ha portato l'Inter a conquistare due finali di Champions in tre anni. E l'Inter lo ha sostituito con un allenatore quasi debuttante, soltanto un girone di ritorno, anzi meno, con il Parma, dove era stato bravissimo a portare gli emiliani alla salvezza.
Ma la scelta di Chivu era stata giudicata l'estate scorsa anche piuttosto azzardata o comunque coraggiosa e l'Inter l'ha vinta. L'ha vinta anche con un atteggiamento diverso rispetto al passato e questo è stato molto apprezzato dai tifosi nerazzurri, che hanno esaltato le capacità sia tecniche che comunicative di Chivu.
Adesso si parlerà chiaramente di mercato, si cercherà di costruire una squadra che possa competere di nuovo in Europa come è capitato negli anni scorsi, si capirà soprattutto quello che sarà il futuro di Bastoni perché è un po' un ago della bilancia per quanto riguarda il mercato nerazzurro. La pista Barcellona si presenta piuttosto complicata per quelle che sono le richieste alte dell'Inter e per la disponibilità, invece di investimento da parte del Barcellona, che potrebbe dirottare anche le sue attenzioni o comunque cavalcare anche un'altra pista italiana, quella che porta a N’dicka della Roma, che costa sicuramente meno rispetto a Bastoni.
Quindi non facile comunque che Inter e Barcellona possano trovare un accordo e l'Inter tiene comunque calde le sostituzioni eventuali di Bastoni, che sono soprattutto Muharemovic e Solet. L'Inter lavorerà per sostituire soprattutto quelli che sono i giocatori in scadenza di contratto e sono tanti, quindi aspettiamoci un'estate di mercato sicuramente rivoluzionaria o comunque di ricostruzione da parte dei nerazzurri.
Ieri sera ho guardato Inter-Parma, ma ho guardato con attenzione anche la partita tra Aston Villa e Tottenham. Volevo vedere se il Tottenham aveva già acquisito i dettami tattici e la filosofia di gioco di Roberto De Zerbi. Sono rimasto letteralmente impressionato da come il Tottenham abbia dato una lezione di calcio al Villa Park, una squadra che è tuttora in semifinale di Europa League e quinta in campionato, una squadra che ha sempre giocato un ottimo calcio, quella allenata da Emery.
Mentre il Tottenham, prima di De Zerbi, faceva fatica anche a mettere insieme due passaggi di fila. Invece ho visto una squadra letteralmente dominare dal primo al penultimo minuto, perché poi è arrivato il gol del 2-1 al 95º, una squadra che è andata al Villa Park a fare la partita e già si vede la mano dell'allenatore...
Continua nella puntata integrale di "Caffè di Marzio"
Intervista“Mi voleva il Bayern, ora mi diverto al Rijeka. E quel messaggio di Griezmann…”: sogni e rimpianti di Samu Vignato
Samuele Vignato è uno di quei talenti da trattare con cura. Cristallino. Fragile ma raffinatissimo. Non a caso, a sedici anni è stato vicino al Bayern Monaco e lo ha cercato anche il Barcellona. In Italia è mancata la grande occasione - prima per natura tattica, poi per motivi fisici: al Monza, nel suo miglior momento, è stato fermato dalla pubalgia.
Oggi è ripartito dal Rijeka, in Croazia. 23 partite in stagione, due gol, un assist e belle giocate: “Non pensavo mi sarei trovato così bene. Ho qualche fastidio al ginocchio, ma per il resto è un buon momento: l’allenatore, Victor Sanchez, è spagnolo e ci lascia molta libertà: poca tattica, molta fantasia. Per me è ideale: sfrutto le ripartenze, gli spazi e gli uno contro uno. Abbiamo fatto un bel cammino in Conference League: siamo usciti contro lo Strasburgo agli ottavi, ma avremmo meritato di passare”.
TRA BAYERN E BARCELLONA - Fantasia e libertà, le chiavi del calcio di Samuele Vignato. Che a sedici anni – da promessa del Chievo – è stato vicino a firmare per il Bayern Monaco: “Ci invitarono per un colloquio: c’era anche Klose, che allenava l’Under 19, e ci aveva spiegato il loro progetto per me. Ma con l’aiuto dei miei genitori ho scelto di restare al Chievo con la prospettiva di arrivare in prima squadra l’anno successivo. Col senno di poi, il Bayern magari sarebbe stata la scelta migliore, ma emergere sarebbe stato più complicato”.
Su Vignato, però, non c’era solo il Bayern. Una chiamata – anzi, un messaggio - a Samu e a suo fratello Emanuel (ex Bologna, oggi all’Akritas Chlorakas di Cipro) era arrivato anche da Barcellona. “È stato incredibile: quando giocava al Barça, Griezmann aveva scritto a mio fratello invitandoci a visitare il centro sportivo. Non ricordo come andò avanti la cosa, ma eravamo senza parole. Avevo quindici, sedici anni ed ero in estasi. In quel periodo si parlava tanto di me, ma per fortuna non ho mai dato peso alle voci, ho sempre solo pensato a giocare e a divertirmi”.
SCELTE - Il momento di lasciare casa, Verona, è arrivato con il fallimento del Chievo nell’estate 2021. Vignato, richiesto anche da Inter, Milan e Juventus, ha sposato il progetto del Monza di Berlusconi in Serie B: “Le big mi volevano per la Primavera, io mi sentivo pronto per il calcio dei grandi e Monza era l’ambiente ideale. Non ho saputo resistere alla corte di Galliani: sa quello che vuole e arriva subito al punto, è un fuoriclasse. L’adattamento non è stato facile: il modulo di Stroppa era il 3-5-2 e io ho giocato solo cinque partite, fuori ruolo da mezzala. In Serie A, Palladino mi ha dato fiducia: il suo 3-4-2-1 era ideale per me, ma avevo davanti alàtri fantasisti di enorme qualità come Pessina e Colpani”.
Con Palladino il Monza ha vissuto due stagioni d’oro, un 11° e un 12° in A: “Era già un allenatore molto bravo nonostante fosse alla prima esperienza coi grandi. Lo percepivamo come uno di noi, un calciatore che allena. Il suo modulo ci faceva divertire e vincere. E ricordo un’altra grande qualità: si confrontava spesso con noi, teneva molto a sapere la nostra, a ricevere feedback e idee dai giocatori”. Palladino è stata l’ultima intuizione calcistica di Silvio Berlusconi: “Il presidente era il numero uno, ci dava enormi attenzioni nonostante i mille impegni. Vi faccio un esempio: quando ho preso il Covid, mi ha chiamato personalmente per sapere come stessi. Al primo squillo ho letto ‘numero sconosciuto’ e non ho risposto. Ha richiamato, ho risposto e con sorpresa dall’altra parte c’era Berlusconi. Non me l’aspettavo, aveva una cura del dettaglio impressionante”.
L’ultima stagione di Vignato a Monza è stata quella della retrocessione: “Un anno complicato. Eravamo abituati ad arrivare al campo col sorriso, poi non è stato più possibile, nonostante la grande simpatia di Nesta. Venivamo dalla scomparsa del presidente, che ha generato problemi societari. Mi tengo come cosa positiva l’anno in più di esperienza in Serie A, con 17 presenze. Sono migliorato, ma è stato un anno complicato. La Serie A ti mangia: ha un’intensità simile alla B ma con un tasso enorme di qualità. I più forti che ho affrontato? Come difensore Bremer: un muro. A centrocampo mi ha stupito Zielinski per la tecnica immensa”. In estate è arrivato l’addio al Monza, a zero, verso la Croazia: “Sono ancora molto legato al Monza per ciò che mi ha dato e ai miei ex compagni. Tra l’altro faccio ancora il fantacalcio con loro: sono terzo, primo c’è Colpani con una squadra imbarazzante”, scherza.
TRIONFO AZZURRO - Una delle istantanee migliori della carriera di Vignato è la vittoria dell’Europeo U19, da protagonista con due gol e un assist. La formula magica di quell’Italia vincente? “Eravamo un gruppo incredibile, c’era tanta fiducia. Bollini ci lasciava tanta libertà, in campo con il 4-3-3, e anche fuori. E poi eravamo una squadra forte: c’erano Pisilli, Pio Esposito, Ndour, Kayode e tanti altri che oggi giocano a livelli altissimi”.
Quindi in Italia il talento c’è… “Ma ci manca il salto con i grandi, perché nelle nazionali giovanili siamo sempre fortissimi. Non essersi qualificati ancora una volta al Mondiale è una disperazione per la nostra generazione. Per fortuna mia madre è brasiliana: me lo godrò tifando il Brasile di Ancelotti”.
UN FRATELLO PER AMICO - A proposito di famiglia, non c’è Samu… senza Emanuel. I due fratelli – quattro anni di differenza - hanno un rapporto bellissimo: “Ema è più forte di me: merita la Serie A e mi dispiace che sia dovuto andare anche lui all’estero per ripartire. È stato sfortunato per i tanti infortuni. Al Bologna con Mihajlovic era protagonista: andato via Sinisa, ha smesso di giocare. Ma merita di stare in una grande squadra”. E chissà che i due un giorno non possano ritrovarsi da compagni.
Intanto, Samu ripensa al passato e poi guarda al futuro: “Un rimpianto? I sei mesi di stop per la pubalgia nel mio momento migliore con Palladino a Monza. Ma ora al Rijeka mi diverto e continuo a coltivare il mio sogno: giocare in Champions League, almeno una partita. Ci arriverò, un passo alla volta”.
A cura di Luca Bendoni e Alessandro Mammana
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