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Roma-Pisa, le formazioni ufficiali
Punti fondamentali per obiettivi diversi: Roma e Pisa si affrontano allo stadio Olimpico di Roma - fischio d'inizio alle 20:45 - per ritrovare una vittoria che darebbe una scossa in entrambi i casi. I giallorossi, infatti, vengono dalla pesante sconfitta in campionato contro l'Inter, con il 5-2 di San Siro che ha complicato la corsa Champions, anche se il Como ha rallentato in trasferta contro l'Udinese.
Ora il quarto posto dista 4 punti per gli uomini di Gasperini, mentre la Juventus è quinta a +3. In caso di vittoria contro il Pisa, dunque, la Roma aggancerebbe per il momento proprio la squadra di Luciano Spalletti, che affronterà un match delicato contro l'Atalanta a Bergamo. Dall'altra parte, invece, ogni match per il Pisa assume sempre più importanza nell'ottica di una corsa salvezza complicata.
I nerazzurri sono ultimi a pari merito con il Verona a quota 18 punti, e sono ancora alla ricerca del primo successo esterno in questa stagione: le due vittorie, fin qui, sono arrivate in casa contro Cremonese e Cagliari. Di seguito le formazioni ufficiali del match.
LE FORMAZIONI UFFICIALI
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Ghilardi, N'dicka, Hermoso; Çelik, Pisilli, Cristante, Rensch; Soulé, Pellegrini, Malen. Allenatore: Gian Piero Gasperini.
A disposizione: De Marzi, Gollini, Angeliño, El Aynaoui, Tsimikas, Venturino, Ziółkowski, Seck, Mirra, Vaz, El Shaarawy, Zaragoza.
PISA (3-5-2): Šemper; Calabresi, Caracciolo, Canestrelli; Touré, Leris, Aebischer, Højholt, Angori; Tramoni, Moreo. Allenatore: Oscar Hiljemark.
A disposizione: Andrade, Scuffet, Bozhinov, Meister, Cuadrado, Akinsanmiro, Durosinmi, Isak, Stengs, Coppola, Loyola, Piccinini, Albiol, Stojilković.
DOVE VEDERE LA GARA IN TV E IN STREAMING - Come anticipato, Roma e Pisa si affrontano venerdì 10 aprile allo stadio Olimpico di Roma, fischio d'inizio alle 20:45.
La partita sarà visibile in diretta tv su DAZN e Sky Sport, sui canali Sky Sport Calcio, Sky Sport 251 e Sky Sport 4K. Il match sarà anche trasmesso in diretta streaming su Sky Go e NOW.
Italia, Baldini si gioca il ranking: perché le amichevoli con Lussemburgo e Grecia pesano anche sui sorteggi
La nomina di Silvio Baldini per guidare la Nazionale Italiana nelle amichevoli di giugno contro il Lussemburgo e la Grecia non è solo una prova importante, ma ha anche implicazioni dirette sul ranking internazionale.
Il riferimento è alla FIFA, che aggiorna periodicamente il ranking delle nazionali basandosi su risultati, importanza delle partite e forza degli avversari. Anche le amichevoli incidono, seppur con un peso inferiore rispetto alle competizioni ufficiali: vincere contro squadre ben posizionate può garantire punti utili, mentre passi falsi contro avversari sulla carta inferiori rischiano di penalizzare parecchio.
Per l’Italia, mantenere o migliorare la propria posizione è fondamentale in vista dei sorteggi delle qualificazioni sia agli Europei 2028 che ai Mondiali 2030. Il ranking determina infatti le fasce: essere tra le teste di serie consente di evitare avversarie più forti nei gironi, aumentando le probabilità di qualificazione.
Milan, la probabile formazione contro l'Udinese: ballottaggio tra Saelemaekers e Nkunku
Dopo il ko con il Napoli, il Milan cerca il riscatto e il secondo posto in classifica. I rossoneri devono ritrovare fiducia e portare a casa tre importanti punti contro l'Udinese: San Siro accoglierà i bianconeri sabato 11 aprile alle 18:00. Anche i ragazzi di Runjaić cercano una vittoria dopo il pareggio in casa contro il Como. Vietato sbagliare da entrambe le parti.
Allegri quindi è pronto a cambiare modulo. Anche nell'allenamento odierno ha provato il 4-3-3 con due possibili soluzioni ma con la prima che prevale sulla seconda. Il dubbio principale è in attacco: Saelemaekers o Nkunku, con il belga in vantaggio. La decisione finale però verrà presa nelle prossime ore. Ecco, di seguito, la probabile formazione completa.
LA PROBABILE FORMAZIONE - Allegri prova il cambio di mudulo: dal primo minuto si vedrà un 4-3-3. Tra i pali ci sarà Maignan, con Athekame e Bartesaghi esterni in difesa a supporto di De Winter e Pavlovic centrali. A centrocampo pronti Ricci, Modric e Rabiot, mentre il tridente d’attacco dovrebbe essere composto da Pulisic, Leao e Saelemaekers. Il vero dubbio come detto rimane in attacco, ma il belga è in vantaggio nel ballottaggio con Nkunku.
MILAN (4-3-3): Maignan; Athekame, DeWinter, Pavlovic, Bartesaghi; Ricci, Modric, Rabiot; Saelemaekers, Leao, Pulisic.
DOVE VEDERE IN TV E STREAMING - La partita tra Milan e Udinese, in programma sabato 11 aprile alle ore 18 a San Siro, sarà visibile in tv e in streaming attraverso l'app di DAZN.
Juventus, Spalletti: "L'Allianz Stadium come un teatro. Allo specchio dobbiamo scriverci 'combattere'"
Luciano Spalletti si apre ai microfoni del podcast ufficiale della Juventus, "@ Small Talk", a poche ore dall'annuncio del suo rinnovo contrattuale fino al 2028. L'allenatore sceglie di allontanare da sé l'etichetta di protagonista assoluto, preferendo un'equa divisione delle responsabilità con tutte le componenti del club. "Mi sento sempre in difficoltà a fare il protagonista, per cui è meglio dividersi i compiti. Facciamo fifty-fifty", esordisce l'allenatore bianconero. Il primo ricordo dell'intervista è legato all'emozione del debutto all'Allianz Stadium. "Sono stato poche volte a teatro, ma quando sono entrato qui dentro ho avuto quella sensazione lì", racconta Spalletti. "È come sentirsi al centro dell'attenzione. C'è stata molta emozione, perché non riguarda solo entrare in uno stadio, entrare all'Allianz è come entrare in una storia".
IL RINNOVO E LA SCINTILLA CON L'AMBIENTE - Il prolungamento del contratto appare come il naturale compimento di un percorso di profonda conoscenza reciproca iniziato negli scorsi mesi. Una scelta serena, supportata da ogni cellula della società. "È stato un rinnovo a cui tutte le componenti hanno partecipato, perché era fondamentale conoscersi bene", spiega l'allenatore. "Tutto ha indicato che proseguire insieme fosse la soluzione corretta. Ci sarà bisogno di tutti: è una responsabilità importante, ma le persone si misurano proprio in base alle responsabilità che si prendono". La disponibilità al sacrificio è stata decisiva per far scattare la scintilla, ma il vero momento di unione è nato da una delusione. Spalletti ricorda infatti l'amara eliminazione in Champions League contro il Galatasaray: "Vedere tutto lo stadio che ci applaudiva e voleva stringersi a noi, perché ci vedeva così dispiaciuti, è stato il momento più forte. Lì ci siamo sentiti tutti figli della stessa mamma ed è stato bellissimo".
Una parte importante dell'intervista si concentra sull'identità che la squadra deve assumere, proiettando il motto "Fino alla fine" verso un orizzonte ancora più ampio. "Mi piace immaginare che non ci sia mai una fine. Oltre la fine ci sei tu, con quello che hai nei tuoi pensieri", rilancia Spalletti. La Juventus che immagina deve rispecchiare l'amore dei tifosi, fondando il proprio credo sulla lotta. "Quando ti alzi la mattina te lo devi proprio scrivere nello specchio: 'combattere'. La vita ti mette davanti degli ostacoli e tu devi superarli. Voglio una squadra che combatta, che si voglia bene e che sia piacevole da vedere". Il bilancio emotivo di questa avventura, immortalato nel rito della firma su una polaroid finale, si riassume in una frase inequivocabile scritta proprio di suo pugno: "Ne è valsa la pena".
LA 'FUCILATA NELLA NOTTE' E IL VALORE DELLE RELAZIONI - Sul fronte dell'analisi del gioco, Spalletti illustra la sua visione moderna, attribuendo un ruolo nevralgico al centrocampo. "I centrocampisti devono avere un bagaglio più completo, si prendono cura della fase difensiva e di quella offensiva, avendo l'idea di quello che ci vuole in tutte le parti del campo". L'ordine non deve mai soffocare l'imprevedibilità: "Se sei ordinato e fai le stesse cose, l'avversario ti trova le contromisure. I giocatori devono avere la libertà di esplorare zone differenti e creare improvvisazione". È in questo contesto che nasce il concetto di "fucilata nella notte", espressione mutuata dalla vita contadina. "Le finestre che cambiano la partita durano pochi secondi e devi farti trovare pronto. Sono questi colpi a sorpresa che creano lo scompiglio e fanno la differenza".
L'applicazione pratica di questa filosofia impone un'etica del lavoro importante. "Ci vuole umiltà, perché la presunzione non è allenabile nel calcio. Bisogna avere sempre la curiosità di imparare", avverte l'allenatore, elogiando poi l'esecuzione dei suoi giocatori dopo una grande azione corale nata dai piedi di Perin per arrivare a Yildiz nella partita contro il Sassuolo. Ad accompagnare ogni giocata c'è il suono del pallone sull'erba. "Il rumore della palla è come il sottofondo musicale di un film", descrive poeticamente. "La palla non mente mai, racconta sempre chi sei e ti dà la confidenza per trovare creatività e soluzioni".
LE RADICI, IL MORINO E LA MAGIA DELLA NONNA - Il racconto si è spostato anche in una dimensione più intima, esplorando le radici toscane e i ricordi di una giovinezza vissuta in famiglia, guidato dagli insegnamenti del fratello Marcello. Dal passato riaffiora anche il primo soprannome: "Mi chiamavano 'Morino' perché di carnagione ero molto scuro, poi per tutti sono diventato Lucio". Le radici affondano nella terra della sua tenuta, dove ancora oggi ama rifugiarsi per ritrovare i profumi dell'infanzia. "Quando vado nella mia campagna e sento l'odore della tuta sporca di sudore che usava mio padre al rientro dal lavoro, percepisco una cosa bellissima", confessa con emozione. L'amore per la natura è viscerale: "Il rumore delle stagioni io non lo sento, lo vedo proprio. Tutti possiamo essere padroni di un pezzo di terra, ma nessuno potrà mai esserlo della bellezza che c'è sopra". I ricordi continuano quando la mente corre alle serate post-allenamento e alla nonna Pura: "Sono cresciuto a latte e biscotti. Trovare quella zuppetta calda sul tavolo quando rientravo, e andare a letto con quel calduccino nello stomaco, è un momento che mi porto dietro per tutta la vita".
Genoa, blindata la fascia: accordo per il rinnovo di Sabelli fino al 2028
Il matrimonio tra Stefano Sabelli e il Genoa è destinato a proseguire. La dirigenza rossoblù ha infatti blindato l'esterno difensivo, il cui contratto era in scadenza il prossimo giugno, trovando un accordo totale per il prolungamento. Il giocatore ha firmato un nuovo contratto biennale che sposterà la scadenza naturale al 2028. La trattativa, che andava avanti costantemente da diverse settimane, ha vissuto la sua felice fumata bianca e per sancire definitivamente l'operazione manca ormai solamente il consueto comunicato ufficiale da parte del club ligure.
LA CAVALCATA ROSSOBLÙ: DALLA SERIE B ALLA CONFERMA IN A - L'avventura di Sabelli con il Genoa ha radici solide, essendo iniziata nell'estate del 2021. Dopo una breve parentesi semestrale in cui è tornato a vestire la maglia del Brescia da gennaio a giugno del 2022, il terzino è rientrato in pianta stabile in rossoblù, ritagliandosi un ruolo di primissimo piano. È stato, infatti, uno dei grandi protagonisti della trionfale risalita in Serie A del Genoa vissuta nella stagione 2022/2023 sotto la guida di Alberto Gilardino, confermandosi poi su alti livelli anche nell'annata successiva, culminata con una tranquilla salvezza e con il prestigioso titolo di miglior neopromossa all'interno dei cinque principali campionati europei.
LA FIDUCIA DI DE ROSSI E L'ELOGIO PUBBLICO - Il peso specifico di Sabelli all'interno del progetto è rimasto intatto anche nel corso di questa stagione. A puntare su di lui è stato inizialmente Patrick Vieira nella scorsa annata, ma il vero salto di qualità dal punto di vista della leadership è arrivato con Daniele De Rossi, subentrato sulla panchina rossoblù dopo le primissime giornate di campionato. Proprio l'attuale allenatore, a margine della recente vittoria ottenuta contro la Roma, ha speso parole importanti per sottolineare la centralità del giocatore nelle dinamiche di spogliatoio.
"È un giocatore importante per noi, nello spogliatoio ha dimostrato che forse lo abbiamo sottovalutato", ha esordito De Rossi analizzando il momento dell'esterno. L'allenatore ha evidenziato la grande reazione caratteriale del ragazzo: "Da gennaio in poi ha iniziato a sentirsi più importante anche se ha giocato poco e lo ha fatto vedere in allenamento. È un ragazzo che ci tiene a questa piazza, secondo me si allena molto meglio rispetto a prima". Un rapporto basato sulla totale schiettezza, come confermato dal mister: "Io con lui parlo molto chiaro, è un ragazzo positivo e che sta tornando il capitano che era. Nella prima parte era dispiaciuto perché non giocava, ma è sempre stato positivo".
IL CANTIERE DEI RINNOVI: LEALI, EKUBAN E MALINOVSKYI - La firma di Sabelli rappresenta solo il primo tassello di una più ampia strategia di consolidamento della rosa portata avanti dalla dirigenza del Grifone. I vertici societari sono infatti estremamente attivi sul fronte dei prolungamenti contrattuali e si preparano ad annunciare a breve altre operazioni importanti. Sono ormai vicini alla firma sia l'attaccante Caleb Ekuban che il portiere Nicola Leali, pronti a legarsi ulteriormente ai colori rossoblù. Parallelamente, la società mantiene aperti i discorsi anche con Ruslan Malinovskyi, con l'obiettivo di definire nel prossimo futuro anche la permanenza del trequartista ucraino.
Eder si racconta: "La Nazionale di Conte era magica. Il Leicester? Avevo quasi firmato, poi chiamò l'Inter"
Ospite negli studi di Sky Calcio Unplugged, Eder Citadin Martins ha ripercorso a cuore aperto le tappe fondamentali della sua lunga e intensa carriera, svelando affascinanti retroscena legati al calciomercato e regalando un'analisi profonda sulle dinamiche vissute all'interno degli spogliatoi. L'ex attaccante italo-brasiliano ha dato assoluta priorità al suo indissolubile legame con l'Italia e, in particolar modo, con la maglia azzurra, soffermandosi sulla cruciale gestione tecnica di Antonio Conte.
Il capitolo più emozionante del racconto di Eder è dedicato alla sua esperienza in Nazionale, divisa idealmente in due fasi tra il 2014 e il 2018. I ricordi più dolci sono legati al biennio sotto la guida dell'attuale allenatore del Napoli: "Quei due anni e mezzo con Conte sono stati bellissimi", ha esordito l'ex attaccante, spiegando poi il segreto del mister salentino. "Conte, come sappiamo, è un allenatore che riesce a entrare dentro alla testa dei calciatori. È un allenatore che cura tanto i dettagli, che cura tanto la parte tattica", ha sottolineato Eder, evidenziando l'incredibile impatto psicologico e preparatorio dell'allenatore.
L'ERA CONTE, IL BLOCCO JUVE E LE MAGIE DEL CENTROCAMPO - Un ruolo fondamentale nella costruzione di quel gruppo granitico lo giocò la solida base difensiva di stampo bianconero. "Avevamo una base molto forte in Nazionale con quei giocatori della Juve: Buffon, Chiellini, Barzagli, Bonucci... riuscivano a trasmettere ai giovani, a quelli che arrivavano in Nazionale, una mentalità diversa", ha spiegato l'italo-brasiliano. A proposito di difensori, Eder ha svelato un particolare su Giorgio Chiellini: era lui il compagno che si trasformava agonisticamente in partita diventando "più cattivo" rispetto agli allenamenti, e per questo lo avrebbe voluto sempre nella sua squadra. Anche la mediana di quegli anni era stellare: l'ex attaccante ha ricordato: "Potevamo contare su campioni del calibro di Pirlo, Verratti e De Rossi. Con un centrocampo del genere, agli attaccanti bastava assecondare i movimenti tattici chiesti da Conte".
Non è mancata, tuttavia, una nota di amarezza per i periodi più bui dell'Italia, a partire dalla gestione Ventura: "C'è stata la prima eliminazione dal mondiale che fu difficile. Poi, quando è successo di nuovo quest'anno è stata dura", ha commentato Eder.
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L'AMORE PER L'ITALIA E LE PORTE GIREVOLI DEL MERCATO - Il legame di Eder con l'Italia va ben oltre il campo. Arrivato da ragazzino a soli 17 anni, ha vissuto in Italia per quasi tredici stagioni: "L'Italia, come dico a tutti qua in Brasile, è stato il mio paese di adozione", ha raccontato con affetto. Il suo cuore calcistico batte forte per i colori blucerchiati: "Alla Sampdoria per quasi quattro anni ho vissuto momenti bellissimi, sono arrivato in Nazionale con la Sampdoria e quindi lì ho veramente lasciato il cuore", ha aggiunto, svelando di ricevere ancora oggi tantissimi messaggi dai tifosi liguri.
Le prestazioni eccellenti a Genova, capaci di fargli sfiorare il titolo di capocannoniere al fianco di Higuain nella stagione 2015-2016, lo portarono al centro di un incredibile intreccio di mercato. L'attaccante ha infatti rivelato di essere stato a un passo dalla Premier League: "Potevo andare al Leicester con Mister Ranieri, era quasi tutto fatto... sono uscito da Genova per andare a Milano per quasi firmare col Leicester". Poi, l'improvviso colpo di scena a tinte nerazzurre: "Poi ho ricevuto la chiamata di Mister Mancini e anche di Ausilio per l'Inter. È stata una scelta anche per il discorso di andare all'Europeo con la Nazionale... avevo un po' di paura di andare in Inghilterra e non giocare". L'approdo a Milano si rivelò però complesso, con la squadra che perse il primato in classifica e l'attaccante che faticò ad ambientarsi subito nella nuova realtà. Nel passato di Eder c'è stato anche un forte abboccamento con il Napoli, risalente all'anno vissuto in Serie B con il Piacenza. "Mi sarebbe piaciuto sì, perché ovviamente per tutti i napoletani giocare a Napoli è un sogno", ha ammesso.
LA NUOVA VITA DA DIRIGENTE E L'ENTUSIASMO PER ANCELOTTI - Oggi l'ex attaccante ha intrapreso una nuova avventura dirigenziale in Brasile, ricoprendo il ruolo di direttore sportivo nel Criciúma, club che ha recentemente aiutato a riportare nella massima serie. "Mi sta piacendo questo nuovo ruolo e sto anche studiando, facendo dei corsi", ha raccontato entusiasta. E proprio dal Brasile, Eder ha confermato l'enorme attesa per l'arrivo sulla panchina verdeoro di Carlo Ancelotti: "Qua in Brasile siamo tutti entusiasti di Carlo Ancelotti... Stiamo parlando di un allenatore con una storia assurda. Siamo convinti di fare un grande mondiale con Ancelotti", ha concluso.
Nocerino a Sky Calcio Unplugged: "Al Milan c’erano campioni da PlayStation. In Serie A poco coraggio"
"Il giocatore deve essere allenato, quindi deve fare fatica e deve sopperire a una certa intensità, a un certo stress. Io ho costruito una carriera su questo": Antonio Nocerino ricorda così il suo passato da giocatore, ripercorrendo le tappe della sua carriera. Ospite a Sky Calcio Unplugged, il podcast interamente targato Sky condotto da Gianluca Di Marzio, Lisa Offside e Stefano Borghi, l'ex centrocampista del Milan - oggi allenatore - ha raccontato diversi aspetti delle sue esperienze, cominciando proprio dalle sue caratteristiche in campo.
Un modello che ha ispirato Nocerino, come raccontato da lui stesso, è l'approccio del preparatore atletico del Real Madrid Antonio Pintus: "L'altro giorno ho ascoltato un podcast del preparatore del Real Madrid, Pintus. Ho anche assistito ad alcuni allenamenti del Real Madrid: il giocatore deve essere allenato e deve sopperire a un certo stress. Ho costruito una carriera su questo perché non avevo le qualità di giocatori eccelsi, però dovevo fare ciò in cui ero bravo, ovvero l'intensità e andare box-to-box".
E queste caratteristiche, per Nocerino, sono state importanti nelle diverse esperienze in carriera. Una, in particolare: nel 2014 ha vestito per alcuni mesi la maglia del West Ham in Premier League, e ha parlato così dei punti di forza del calcio inglese: "In Inghilterra l'allenamento dura un'ora e un quarto o un'ora e venti, però i giocatori vanno a tremila. La prima settimana mi sembrava di stare in un flipper, non capivo niente. Andavano talmente veloci, talmente intensi... andavano a contrasto e il mister non fischiava un fallo. Qui (negli USA, ndr) è la stessa cosa, l'intensità è molto importante".
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IL MILAN - Nel racconto del viaggio della sua carriera, l'ex centrocampista si è poi concentrato sugli anni al Milan: in rossonero Nocerino ha giocato quasi 100 partite e condiviso lo spogliatoio con giocatori come Ibrahimovic e Seedorf. Proprio su di loro ha condiviso un aneddoto: "Io sono stato furbo e umile perché ho sfruttato le mie qualità. Vedevo che quando avevano la palla Ibra, oppure Cassano o Seedorf, verso di loro non andava un giocatore, ma due: automaticamente si creavano spazi. E io, che sapevo e capivo di avere la capacità aerobica, e di sapere riconoscere spazio e tempo, sapevo che la palla sarebbe arrivata".
Dai singoli al gruppo, l'ex Milan ha commentato così il rapporto con i compagni rossonerip, partendo da una frase di Ibrahimovic: "Lui dice: 'Nocerino l'ho creato io'. Tutti hanno avuto una parte importante, mi allenavo con dei campioni che per me prima erano giocatori da PlayStation. Sono stato bravo anche a farmi accettare, entrare nel gruppo con serietà, professionalità, disciplina".
LA MENTALITÀ E IL PRESENTE DA ALLENATORE - A livello generale, l'aspetto della mentalità vincente resta uno dei pilastri della carriera di Nocerino, che ha citato anche altre esperienze oltre a quella con il Milan sotto questo punto di vista: "La mentalità è tutto, perché proprio la testa ti fa fare tanto e ti fa fare niente. Io ho avuto un allenatore (Zeman, ndr) che ci aiutava proprio a livello di allenamento a vivere momenti negativi di stress e pressione, magari allenandoti con due giocatori in meno mentre giocavi una partita, oppure facendo tante ripetute da arrivare a uno stato mentale di sofferenza".
E la mentalità torna centrale anche nel presente dell'ex centrocampista, oggi allenatore con alcune esperienze negli Stati Uniti: "Io voglio allenare, però voglio farlo bene. Poi che siano giocatori giovani o grandi, è una conseguenza e bisogna fare vari step per arrivare. Per me la gavetta è importante, non mi spaventa, però posso anche allenare i giovani tutta la vita: l'importante è che poi si possa fare un lavoro buono, fatto seriamente e con degli obiettivi".
IL CALCIO ITALIANO - Nocerino ha poi parlato anche del momento del calcio italiano, partendo da un tema ricorrente negli ultimi mesi, il tempo effettivo di gioco in partita: "Purtroppo in Serie A abbiamo forse il tempo effettivo minore di tutti i campionati europei, e secondo me questo è un dato che fa riflettere. C'è molto tempo di pensiero, ma secondo me c'è poco coraggio. A me hanno sempre insegnato che quando fai una cosa la devi fare a cent'allora".
Si è infine espresso sul tema dei giovani italiani e del loro impiego, anche e soprattutto alla luce della recente eliminazione della Nazionale ai playoff per i Mondiali: "Obbligo di inserire i giovani in prima squadra? Dovrebbe essere considerato a livello di settore giovanile. Il fatto che le squadre giovanili siano piene di giocatori che arrivano dall'estero è un grosso problema. Sulle prime squadre, invece, io non credo tanto ai vincoli e agli obblighi, ma all'arrivare a fare di necessità virtù... ce lo stanno raccontando i colossi del calcio internazionale".
Ultim'oraInter, risentimento al soleo per Lautaro Martinez: stop di almeno 15 giorni
L'Inter deve fare i conti con un altro stop del suo attaccante di riferimento. Nella giornata odierna, infatti, Lautaro Martinez si è sottoposto ai previsti esami clinici e strumentali per fare luce sul problema fisico accusato recentemente. I controlli medici di rito sono andati in scena presso l'Istituto Humanitas di Rozzano. Per Lautaro Martinez è il secondo infortunio in poche settimane, dopo quello rimediato contro il Bodo/Glimt che lo ha tenuto lontano dal campo per un mese.
LA DIAGNOSI E I PROSSIMI PASSI - Gli accertamenti hanno permesso allo staff medico nerazzurro di inquadrare con precisione l'entità dell'infortunio. L'esito degli esami ha evidenziato un lieve risentimento muscolare che ha colpito nello specifico il soleo della gamba sinistra del giocatore. Si tratta di una problematica di entità apparentemente contenuta, ma che richiederà inevitabilmente la massima cautela per non correre il rischio di aggravare la situazione del muscolo. Lo stop dovrebbe essere di almeno 15 giorni: il capitano nerazzurro salterà sicuramente il Como, sia in campionato che in Coppa Italia, che il Cagliari. Si cercherà di recuperarlo per il match contro il Torino.
Per quanto riguarda i tempi di recupero e il ritorno a pieno regime agli ordini di Cristian Chivu, non ci sono ancora scadenze definitive. La nota ufficiale chiarisce infatti che la situazione clinica dell'attaccante argentino verrà accuratamente rivalutata nel corso dei prossimi giorni. Saranno dunque i futuri test e il monitoraggio quotidiano a stabilire quando il capitano nerazzurro potrà mettersi l'infortunio alle spalle e tornare regolarmente a calcare il terreno di gioco.
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