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Lazio, la probabile formazione contro il Napoli: si rivede Gila
Napoli e Lazio scenderanno in campo sabato 18 aprile alle ore 18.00 presso lo stadio "Diego Armando Maradona" di Napoli. La squadra di Maurizio Sarri arriva dalla sconfitta esterna contro la Fiorentina nell'ultimo turno di Serie A dopo un buon periodo: 3 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta nelle ultime 5 giornate.
La prossima partita sarà un ritorno al passato per Maurizio Sarri che ha allenato il Napoli dal 2015 al 2018. Il bottino dell'allenatore toscano contro gli azzurri è di 4 vittorie, 3 pareggi e 7 sconfitte in 17 partite. Di seguito le possibili scelte dell'allenatore su gli 11 titolari che scenderanno in campo.
LA PROBABILE FORMAZIONE DELLA LAZIO - Maurizio Sarri si prepara ad affrontare la sua ex squadra con il suo 4-3-3. In porta ci sarà ancora il giovane Motta; a destra dovrebbe giocare Lazzari dal primo minuto con Nuno Tavares sull'altra corsia, in vantaggio su Pellegrini. I due centrali saranno Romagnoli e uno tra Gila e Provstgaard, con il primo recuperato e verso la titolarità. A centrocampo Cataldi è favorito su Patric per completare il centrocampo insieme a Basic e Taylor; il tridente sarà formato da Isaksen, Dia e Zaccagni.
Lazio (probabile formazione) 4-3-3: Motta; Lazzari, Gila, Romagnoli, Nuno Tavares; Basic, Cataldi, Taylor; Isaksen, Dia, Zaccagni. Allenatore: Maurizio Sarri.
DOVE GUARDARE LA PARTITA IN TV E STREAMING - Napoli e Lazio scenderanno in campo sabato 18 aprile presso lo stadio "Diego Armando Maradona" di Napoli. Sarà possibile guardare la partita sull'app di DAZN.
Inter, Chivu: "Ho sempre sentito la fiducia della società"
"È uno scambio di energia, ed è così che è sempre stato. Nelle ultime partite hanno capito anche l'importanza del finale di stagione, e San Siro è diventato una bolgia. Noi siamo felici di renderli felici con le nostre prestazioni", ha dichiarato l'allenatore nerazzurro a DAZN sul coro dello stadio: "Vinceremo, Vinceremo il tricolor".
Terza vittoria consecutiva per l'Inter di Cristian Chivu. Decisive le reti di Thuram, Barella e Zielinski per il 3-0 sul Cagliari di Fabio Pisacane. I nerazzurri volano ora a +12 sul Napoli in attesa della partita di domani contro la Lazio al "Maradona".
LE PAROLE DI CHIVU - L'allenatore dell'Inter ha poi aggiunto: "La cosa più importante di questa squadra è che ha grandi campioni, ma può migliorare ancora da tutti i punti di vista. Non era facile, ma questi giocatori negli anni hanno dimostrato cosa hanno fatto per questa società. Sono felice di allenare dei ragazzi che ci mettono sempre la faccia".
Chivu ha poi commentato il rientro dopo la sosta, che seguiva un momento difficile della squadra e di alcuni giocatori impegnati in Nazionale: "Sono arrivate critiche per due pareggi, che ci possono anche stare, ma non avevamo fatto così male. Eravamo anche consapevoli che arrivavano le nazionali, e tanti giocatori avevano da fare i playoff, che ti tolgono anche energie. Una volta finito quello, nonostante la delusione, i ragazzi si sono calati subito in questa competizione, cercando di essere la miglior versione di loro stessi, e mi riferisco a Barella, Thuram e anche Lautaro, seppur indisponibile".
"La fiducia della società l'ho sempre sentita, ogni giorno, strada facendo. Abbiamo scoperto chi eravamo e ho cercato di dare il mio meglio a una società che mi ha accolto nel 2007. Sono quasi 20 anni fa. Io poi penso poco, il mio lavoro sono le partite e i miei ragazzi, poi arriverà anche il momento del futuro, ma oggi mi sto concentrando molto per la fine della stagione", ha concluso l'allenatore nerazzurro commentando le parole di Marotta, che lo ha confermato per il futuro. E infine una battuta sulla Champions League, aritmeticamente raggiunta: "Siamo contenti, è un obiettivo importante. Già raggiunta settimane fa? La matematica non diceva così (ride, ndr)".
Inter, Barella: "Dedico questo gol a Gattuso e faccio i complimenti a Martinez"
Niccolò Barella è stato uno dei protagonisti di questo Inter-Cagliari. Il centrocampista italiano, ex della partita, ha messo a segno il suo quarto gol di questo campionato, il secondo nelle ultime tre partite dopo quello alla Roma.
Al termine della partita, ha ricevuto il premio di MVP e ha parlato della sua stagione, ritornando anche alla Nazionale. Di seguito le sue dichiarazioni.
LE PAROLE DI NICCOLÒ BARELLA - Il centrocampista ha iniziato parlando della sua stagione: "Quest’anno ho avuto un po’ più di alti e bassi, questo mi infastidisce perché vorrei essere sempre al top. Questo mi dà fastidio, ma fa parte di una carriera. Però ora mi sento bene. Posso garantire però che ho sempre dato il 100%, alle volte questo magari era il 60% rispetto al solito. Però ora mi godo questo periodo, speravo arrivasse un po’ prima". Poi su Josep Martinez ha aggiunto: "Voglio fargli i complimenti, dopo tutto quello che ha passato non era facile. Ha meritato di giocare questa partita, è sempre stato disponibile anche nei momenti difficili". Infine, è ritornato sulla Nazionale e ha fatto una dedica speciale: "Dedico questo gol a Gattuso, una delle migliori persone che ho conosciuto nel calcio. Non si meritava questa delusione, come non ce la meritavamo noi. Sono felice di averlo avuto come allenatore nella mia carriera“.
Tris a Marassi, notte in vetta per il Monza
Il Monza lancia un segnale forte al campionato e lo fa con una prova da grande: 3-0 finale al Ferraris contro la Sampdoria nell’anticipo della 35ª giornata, vittoria costruita in avvio di gara con Caso e Cutrone, legittimata nel finale con la qualità di Andrea Petagna. Samp Ko a Marassi e Monza, almeno per una notte, al primo posto in classifica, assieme al Venezia.
A pesare sull’andamento del match la partenza sprint dei biancorossi, a sbloccare la gara al primo vero affondo. Su calcio d’angolo l’azione che porta al vantaggio dopo appena cinque minuti: su assist di Delli Carri il tocco al volo di Patrick Cutrone, con Martinelli che può solo guardare il pallone entrare. Quarto gol in tredici presenze per l’attaccante ex Parma, al rientro dalla squalifica e sempre più decisivo dal suo arrivo a gennaio. Dopo i gol da tre punti con Avellino e Cesena, e quello nel ko di Spezia, altra rete pesante per il numero 10. Uscito sfinito dopo novanta minuti di corsa e qualità. A firmare l’immediato raddoppio prima del quarto d’ora di gioco Giuseppe Caso, che capitalizza al meglio la ripartenza offensiva con Cutrone in questa occasione in versione assist man.
Al rientro dall’intervallo la squadra di Bianco controlla ritmo e spazi, concedendo poco ad una Sampdoria impegnata a rientrare in partita: missione definitivamente fallita per i blucerchiati nel finale di gara, quando una magia di Andrea Petagna fissa il risultato finale sul 3-0. Controllo di petto al limite, girata di sinistro col pallone che prima tocca il palo e poi finisce in rete. Ottavo centro stagionale per l’attaccante, simbolo di una rinascita passata dai fatti e dal tanto lavoro, anche in solitaria, per tornare a fare la differenza. Lavoro sottolineato da Bianco in conferenza a fine gara: “Di Andrea ne parliamo da un po’. A dicembre dissi che sarebbe stato il nostro acquisto di gennaio. Ma Andrea fa tutto da solo. Spesso si giudica senza sapere”.
Parole che trovano conferma sul campo, dove l’attaccante è tornato protagonista. Con il gol a chiudere la 21ª vittoria in 35 partite per il Monza, 15º clean sheet stagionale per la miglior difesa del campionato. Una squadra solida, concreta e sempre più consapevole della propria forza. Per una notte in vetta alla classifica, agganciato il Venezia in attesa delle gare di domani. Testa già alla prossima fermata: nel nuovo anticipo di venerdì in casa contro il Modena. Un altro passo fondamentale verso un obiettivo sempre più concreto, chiamato Serie A.
Dalla super cantera allo stadio affollato dai tifosi...dell'Espanyol: alla scoperta del Cornellà, il club acquistato da Messi
L'Ue Cornellà accoglie Lionel Messi. L'argentino ha cambiato squadra? No, la "Pulga" veste ancora la maglia dell'Inter Miami e, intanto, progetta il proprio futuro lontano dal calcio giocato. Per questo motivo, il campione sudamericano ha deciso di acquistare il Cornellà, squadra dell'omonima città situata a sud ovest di Barcellona. Los verdes giocano nella Tercera Federación, il corrispettivo della quinta divisione del calcio italiano.
Ma perché Messi ha scelto proprio il Cornellà? Dopo i Leones de Rosario Fc e il Deportivo LSM - il primo fondato con la famiglia nel 2015, il secondo in collaborazione con Suarez - l'argentino ha scelto di investire nella formazione catalana per un motivo preciso: "Questa iniziativa rafforza lo stretto rapporto di Messi con Barcellona, un legame che affonda le sue radici negli anni trascorsi all'FC Barcelona e che da allora non ha mai smesso di rafforzarsi" ha spiegato il Cornellà con una nota sul proprio sito. La Pulga, dunque, ha deciso di tornare "a casa".
RAYA, JORDI ALBA E... - Il Cornellà si è contraddistinto in Spagna per un settore giovanile di alto livello. Tra i prodotti del vivaio catalano ci sono il portiere dell'Arsenal David Raya, l'ex Inter Andre Onana (oggi al Trabzonspor), il difensore del Barcellona Gerard Martín e Jordi Alba, leggenda dei blaugrana ed ex compagno di Messi al Barça e all'Inter Miami.
Nella rosa attuale del Cornellà c'è un altro giocatore che ha condiviso lo spogliatoio con l'otto volte Pallone d'oro, il portiere Rubén Miño. Il 37enne, prodotto della cantera blaugrana come Leo, è stato convocato 9 volte con la prima squadra del Barcellona. I due hanno condiviso il campo in occasione dell'andata della finale di Supercoppa spagnola contro il Siviglia, datata 14 agosto 2010, l'unica partita di Miño con il Barça.
Nel piccolo Cornellà c'è anche un po' di Italia. L'attacco dei verdes, infatti, è guidato da Leo dos Reis. Classe 2003, la punta spagnola ha vestito le maglie di Monza Under 19 e Martina Calcio, club di Serie D. Il ricordo del calcio italiano di dos Reis è dolce amaro. Il 23enne, infatti, ha segnato 20 gol in 49 partite con il Monza U19, mentre con il Martina Calcio non ha raccolto alcuna presenza.
A DUE PASSI DALL'ESPANYOL - Cercando su Google Maps lo stadio del Cornellà, il Nou Municipal, si può notare un dettaglio curioso. Su un marciapiede si trova il cancello d'ingresso della casa dei catalani, mentre sul lato opposto della strada si aprono le porte dell'RCDE Stadium, teatro delle partite casalinghe dell'Espanyol. I due impianti distano appena 15 metri e - come raccontato da Javi Nacher del canale social "A Bote Pronto" - quando le due squadre giocano a poche ore di distanza, i tifosi blanquiazules affollano le tribune del Nou Municipal.
L'arrivo di Messi ha acceso l'entusiasmo del Cornellà, che ha annunciato sui social la novità scrivendo "La notizia del secolo!". Negli ultimi 20 anni il club ha raggiunto i migliori risultati della propria storia. Fondato il 29 aprile 1951, il Cornellà ha vinto una Primera Catalana nel 2008, una Tercera division nella stagione 2014/15 e la Copa Catalunya nel 2018. Ora, i tifosi sognano una scalata di categorie, fino a sfidare i vicini di casa dell'Espanyol in un match riconosciuto dalla Federazione. Nonostante gli appena 15 metri di distanza, infatti, le due squadre non si sono mai affrontate in partite ufficiali. Tra speranze e nuove avventure, Leo Messi si prepara per la sua seconda vita nel calcio europeo, che riparte da dove tutto era iniziato: Barcellona.
Isi Palazón e il gol della storia: il Rayo è in semifinale di Conference
"Parece que cuanto peor se ponen las cosas, este equipo saca la casta y la garra", ha raccontato a Marca Isi Palazón dopo AEK Atene-Rayo Vallecano. Queste parole riassumono alla perfezione il concetto di squadra del Rayo di Pérez e allo stesso tempo la storia del numero 7 dei Franjirojos. La sensazione è che quando le cose si complicano, quando il peggio si sta avvicinando, emerga quel qualcosa in più. Gli spagnoli, nei quarti di finale di ritorno di Conference League, si trovavano con le spalle al muro: 3 gol subiti nei primi 51 minuti e rimonta greca completata (3-3 parziale). Paura e sconforto per i quasi mille tifosi spagnoli arrivati in Grecia. Poi però, ci ha pensato il simbolo della squadra: l'inserimento, lo stop e il mancino potente per scacciare via ogni paura. È il gol di Isi Palazón, è la rete della storia che manda per la prima volta il Rayo in una semifinale europea.
Il Rayo e il suo capitano hanno molto in comune. Hanno sofferto, aspettato a lungo e sanno cosa vuol dire lottare. Conoscono queste sensazioni i Franjirojos, che hanno atteso più di 20 anni una notte come questa: la Coppa UEFA 2000/01 era stato il punto più alto mai toccato con i quarti di finale raggiunti. L'eliminazione contro il Bordeaux aveva fatto male, ma l'esclusione dall'Europa League del 2013 per problemi finanziari era stata ancora più dolorosa. Poi l'attesa, la discesa e infine la resurrezione culminata con le semifinali di Conference League di questa stagione. Il percorso di Isi è simile: escluso, anche lui, prima dalle giovanili del Real Madrid e poi da quelle del Villarreal. Arriva nel calcio professionistico tardi: il debutto in Segunda División si concretizza solo nel 2019, a quasi 25 anni, dopo anni di gavetta nelle categorie inferiori. Prima dei grandi stadi europei, c’erano i campi della Murcia: Palazón si manteneva lavorando nell’agricoltura mentre inseguiva un sogno che sembrava lontanissimo. Attesa e sacrificio. Poi il Rayo entra nella sua vita e tutto cambia molto velocemente.
NON È MAI TROPPO TARDI: ISI E IL RAYO, UNA BELLISSIMA STORIA - Il Rayo Vallecano è il club della vita per Isi Palazón: 268 presenze, 38 gol e 29 assist, la promozione dalla Segunda a La Liga, la fascia di capitano...e il gol più importante, per ora, della storia dei madrileni. Questo racconto inizia nel gennaio 2020. Il club cresce stagione dopo stagione e lui fa lo stesso. Diventa, oltre che un leader tecnico, anche un calciatore identitario: è il giocatore che incarna i valori del quartiere di Vallecas: sacrificio, appartenenza, umiltà. Non è un caso che il gol qualificazione arrivi proprio dal suo piede, quando la rimonta greca sembrava essersi compiuta: "En partidos así hay que jugar con el corazón", ha spiegato a Marca dopo il match. Il cuore, quel qualcosa in più che, nei momenti difficili, questa squadra e Palazón riescono a tirare fuori. Il numero 7 e i suoi nella notte di Atene hanno dovuto aspettare, come hanno sempre fatto. 24 anni per raggiungere il professionismo per Isi, 25 anni per il Rayo per tornare in Europa, 60 minuti, insieme, per il gol della storia. Isi e il Rayo Vallecano: una storia intrecciata che ci dice che non è mai troppo tardi.
RAYO VALLECANO: DA BRATISLAVA A ATENE, SOGNANDO LIPSIA - Il 27 novembre del 2025 rappresenta una tappa importante nel percorso del Rayo. Quel giorno era arrivata una sconfitta per 2-1 contro lo Slovan Bratislava che Isi Palazón ha ricordato nel post partita di Atene: "Avevo nella mente Bratislava, pensavo a quella caduta". Una partita ben approcciata ma poi persa in rimonta. Aveva fatto male e aveva messo a rischio la qualificazione degli spagnoli alle fasi finali. Ma da quella notte è nata la versione più matura della squadra di Vallecas, almeno in Europa: un momento che è rimasto impresso nello spogliatoio, che ha insegnato qualcosa. E senza quella lezione, probabilmente, i madrileni non sarebbero sopravvissuti alla lunga notte greca. Il Rayo di Bratislava aveva perso di lucidità, quello di Atene è riuscito, nonostante la grande difficoltà, a rimanere dentro la partita, a colpire e poi a resistere. È stata una prova di maturità che è valsa un pass per le semifinali e che alimenta il sogno della finale di Lipsia. Il prossimo avversario di questa grande avventura sarà lo Strasburgo, che ha eliminato il Mainz dopo una super rimonta (4-2 complessivo). Questo risultato, insieme alla qualificazione del Rayo, aiuta l'intero calcio spagnolo in ottica quinto posto in Champions League. La partita è tra Spagna e Germania e il distacco è minimo (21,406 punti a 21,214). Tutto passerà dai risultati di Atletico Madrid e Rayo Vallecano per l'una parte, e di Bayern Monaco e Friburgo per l'altra. Con l'eliminazione della squadra di Pérez il discorso si sarebbe chiuso. La speranza spagnola invece è viva. Merito del piccolo Rayo, che lotta, oltre che per scrivere qualcosa di irripetibile, anche per "salvare" la propria nazione.
Atalanta, la probabile formazione contro la Roma: Raspadori possibile titolare
Roma-Atalanta, oltre che la partita di Gian Piero Gasperini, sarà un importante scontro diretto per le posizioni europee. Per la partita, in programma sabato 18 aprile alle 20:45, sembra che Raffaele Palladino voglia puntare su un tridente vero e proprio, con l'inserimento di Giacomo Raspadori dal primo minuto.
I nerazzurri sono a -4 proprio dalla squadra di Gasperini, e con un successo potrebbero avvicinarsi a -2 dal Como quinto, e reduce dalla sconfitta esterna contro il Sassuolo nell'anticipo del venerdì. Più difficile è invece l'ingresso nelle prime quattro, dal momento che la Juventus dista 7 punti dopo la vittoria nell'ultima giornata, proprio contro i nerazzurri al Gewiss Stadium.
LA PROBABILE FORMAZIONE DELL'ATALANTA - Raffaele Palladino dovrebbe insistere sul 3-4-2-1, modulo tradizionale dell'Atalanta, quasi sempre adottato anche dall'ex Monza e Fiorentina. Davanti a Carnesecchi i favoriti per partire dal primo minuto sono Scalvini, Djimsiti e Kolasinac. Zappacosta e Bernasconi saranno molto probabilmente ancora una volta gli esterni titolari, con Bellanova così ancora in panchina; mentre De Roon ed Ederson non si toccano. In avanti, oltre a Raspadori (favorito su Zalewski), dovrebbero giocare Scamacca e De Ketelaere.
ATALANTA (3-4-2-1): Carnesecchi; Scalvini, Djimsiti, Kolasinac; Zappacosta, De Roon, Ederson, Bernasconi; De Ketelaere, Raspadori; Scamacca. Allenatore: Raffaele Palladino.
DOVE VEDERE ROMA-ATALANTA IN DIRETTA TV E STREAMING - Il match dell'Olimpico, in programma sabato 18 aprile alle 20:45, sarà visibile sia su DAZN sia su Sky Sport. Per quel che riguarda lo streaming, oltre all'app di DAZN, sarà così possibile seguire la partita anche su Sky GO e NOW.
Inter, Marotta: "Palestra è dell'Atalanta, posso solo apprezzarne le qualità"
"Prima della comunicazione, di Chivu dobbiamo apprezzare il suo modo di concepire il calcio e la sua cultura per la vittoria. La comunicazione è comunque un aspetto importante per un allenatore, e noi l'apprezziamo. Anche da questo punto di vista è approvato", ha detto Beppe Marotta, presidente dell'Inter a DAZN prima del match dei nerazzurri contro il Cagliari, in programma alle 20:45 a San Siro.
Su Marco Palestra, in risposta a una domanda su un possibile futuro in nerazzurro, ha risposto: "Sono contento da italiano che ci siano giocatori così. Si parla molto della crisi del nostro calcio, ma lui è un talento. Da qui a essere un campione ce ne passa, ma per ora ha dimostrato di essere anche da Nazionale, oltre che di livello al Cagliari. Però è dell'Atalanta, e quindi non posso fare che apprezzarne le qualità e basta".
IL LAVORO DI CHIVU - Sull'allenatore, confermato già durante l'evento "Il Foglio a San Siro", ha aggiunto: "Ha pagato lo scotto dell'adattamento, ma di calcio ne capisce molto. È un leader dello spogliatoio, riconosciuto come tale. Ha il contratto di un anno, ma questo è solo un aspetto formale. Nella sostanza è normale che gli venga riconosciuto il lavoro fatto".
