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Nations League, c'è un'altra qualificata ai quarti di finale
Nations League, c'è un'altra qualificata ai quarti di finale
La Nations League 2026/27 prosegue con le sfide della fase a gironi. Nelle ultime due settimane si sono affrontate le Nazionali impegnate nelle quattro leghe per le prime quattro giornate, iniziando a delineare le classifiche dei vari gironi. Come raccontato, già da quest'anno sono state introdotte alcune novità nel format della competizione in vista dei cambiamenti delle qualificazioni agli Europei e ai Mondiali (QUI TUTTE LE NOVITÀ). Nella Lega A le due migliori terze si salvano, mentre le due peggiori terze e le due migliori quarte affrontano nello spareggio contro le seconde classificate della Lega B. Le due peggiori quarte, invece, retrocedono direttamente in Lega B. Per quanto riguarda la fase finale del torneo, si qualificheranno le prime due di ogni girone: dopoil Portogallo,la Spagna è la seconda qualificata ai quarti di finale. L'Italia si trova al secondo posto dietro alla Francia, che ha ribaltato il Belgio che ora è terzo. Di seguito le classifiche di tutti i gironi. LEGA A GRUPPO 1 1) Francia 10 punti 2) ITALIA 7 punti 3) Belgio 6 punti  4) Turchia 0 punti GRUPPO 2 1) Olanda 8 punti 2) Grecia 8 punti 3) Germania 5 punti  4) Serbia 0 punti GRUPPO 3 1) Spagna 12 punti  2) Inghilterra 9 punti 3) Croazia 3 punti 4) Cechia 0 punti  GRUPPO 4 1) Portogallo 12 punti  2) Danimarca 6 punti  3) Norvegia 3 punti  4) Galles 3 punti LEGA B GRUPPO 1 1) Svizzera 12 punti  2) Slovenia 7 punti 3) Scozia 4 punti 4) Macedonia del Nord 0 punti GRUPPO 2 1) Irlanda del Nord 8 punti 2) Ungheria 7 punti  3) Ucraina 4 punti 4) Georgia 2 punti GRUPPO 3 1) Austria 8 punti 2) Kosovo 5 punti 3) Irlanda 5 punti  4) Israele 2 punto GRUPPO 4 1) Svezia 10 punti 2) Bosnia-Erzegovina 8 punti 2) Polonia 4 punti 4) Romania 0 punti LEGA C GRUPPO 1 1) Abania 9 punti 2) Finlandia punti 3) Bielorussia 7 punti 4) San Marino 0 punti GRUPPO 2 1) Montenegro 10 punti 2) Cipro 7 punti 3) Armenia 4 punti 4) Lettonia 1 punto GRUPPO 3 1) Slovacchia 10 punti 2) Isole Faroe 4 punti 3) Moldavia 4 punti 4) Kazakistan 2 punti GRUPPO 4 1) Islanda 7 punti 2) Estonia 5 punti 3) Lussemburgo 3 punti 4) Bulgaria 1 punto LEGA D GRUPPO 1 1) Malta 7 punti 2) Gibilterra 2 punti 3) Andorra 1 punto GRUPPO 2 1) Azerbaigian 5 punti 2) Lituania 4 punti  3) Liechtenstein 1 punto
Cristiano Ronaldo: "Jorge Jesus si è rimangiato la parola data"
Cristiano Ronaldo: "Jorge Jesus si è rimangiato la parola data"
Cristiano Ronaldo ha rotto il silenzio. Pochi minuti fa il portoghese ha rilasciato un lungo comunicato in cui ha raccontato tutto ciò che è accaduto negli ultimi giorni tra lui e la sua Nazionale. Di seguito le sue dichiarazioni. LE PAROLE DI CR7 - “Dopo i Mondiali del 2026, avevo preparato una lettera al popolo portoghese con le parole che voglio rivolgergli quando lascerò definitivamente la nostra squadra”. Poi, però, il presidente della Federazione gli chiese di continuare e Ronaldo accettò. Il nuovo ct gli presentò quindi un piano per gestire le sue presenze: “Mi disse che avrei giocato la prima e l'ultima partita”. Gli propose inoltre di non seguire la squadra nelle trasferte di Norvegia e Danimarca. Ronaldo rifiutò: “Quel privilegio di rimanere in Portogallo non sarebbe stato un buon esempio”. L'ACCADUTO CONTRO LA NORVEGIA - Prima della partita in Norvegia, secondo Ronaldo, gli accordi erano rimasti invariati. Poi, a sorpresa, il ct gli chiese se fosse disponibile a giocare 30 minuti: “Ero completamente concentrato sul mio recupero fisico e pensavo che quel giorno non avrei giocato. Nessun problema. Ovviamente ho detto di sì”. Ronaldo si riscaldò dall'intervallo, ma non entrò: “Ho visto i minuti scorrere e non sono stato chiamato. L'allenatore aveva infranto la sua promessa”. LA CONFERENZA STAMPA - Due giorni dopo ci fu un nuovo confronto. Secondo Ronaldo, il ct promise di spiegare tutto pubblicamente in conferenza stampa, ammettendo che era stato lui a proporre il piano di gestione e che “era stato un errore farmi riscaldare per poi non farmi giocare”. Ma, secondo il portoghese, la conferenza prese una direzione diversa: “Il comportamento non aveva nulla a che vedere con il nostro incontro; ho percepito espressioni e aggressività che ritengo ingiustificate”. L'ADDIO AL RITIRO E LE SCUSE - Da lì la decisione di lasciare il ritiro: “Era la seconda volta che venivo meno alla mia parola. Decisi di lasciare il ritiro senza aspettare un'altra promessa non mantenuta”. Ronaldo ammette però le proprie responsabilità e si scusa con i compagni: “Non avrei dovuto farlo. La responsabilità è esclusivamente mia”. RITORNO IN NAZIONALE - E conclude: “Se sarò in forma fisica, giocherò per il mio club e, dopo aver scontato la mia squalifica, sarò disponibile, come lo sono sempre stato, per competere e vincere con la nostra Nazionale. Questa è, credetemi, la pura verità”.
La lettera di Neymar a Messi: "Il mondo intero ti è grato"
La lettera di Neymar a Messi: "Il mondo intero ti è grato"
L'amichevole del Moumental tra Argentina e Benin, ultima partita di Lionel Messi con la nazionale, rappresenterà la fine di un'era, non solo per l'albiceleste. Lo sa bene anche Neymar, altro pezzo di storia recente del calcio che dopo l'ultimo Mondiale ha detto addio al suo Brasile. Il fenomeno del Santos ha condiviso con Leo anni stupendi al Barcellona, prima di un secondo capitolo insieme al PSG. A poche ore dalla partita, anche lui ha voluto omaggiare l'argentino e lo ha fatto con una toccante lettera su Instagram. IL MESSAGGIO DI NEYMAR - Questo il messaggio che il brasiliano ha affidato ai social: "Chiunque ami il calcio ti ha ammirato nel corso di questi anni… Oggi è la tua ultima partita con la maglia della tua nazionale, del tuo Paese, e spero che tu possa goderti ogni secondo, che tutti gli omaggi di oggi ti rendano felice. Non è solo l’Argentina a ringraziarti, ma il mondo intero ti è grato per tutto ciò che hai fatto per il calcio. Grazie per avermi fatto amare ancora di più il calcio, è stato un onore aver giocato contro di te e, ancora di più, aver scritto la storia al tuo fianco. GRAZIE". 
Dal Monumental al Monumental: l'incredibile viaggio di Leo Messi con l'Argentina
Dal Monumental al Monumental: l'incredibile viaggio di Leo Messi con l'Argentina
Nella notte, contro l'Ungheria, calerà definitivamente il sipario sull'incredibile avventura di Lionel Messi con la maglia della Nazionale argentina. Si chiude un'era ineguagliabile, impreziosita da numeri irripetibili: 207 presenze, 125 gol e 67 assit. In attesa di quest'ultimo ballo, è impossibile non riavvolgere il nastro e tornare all'Estadio Monumental, il tempio di Buenos Aires che per due decenni ha fatto da palcoscenico perfetto alla sua evoluzione calcistica. Tutto ebbe inizio nell'ottobre del 2005, quando un diciottenne talento di Rosario fece il suo esordio da titolare in una vittoria per 2-0 contro il Perù. Solo tre anni dopo, nel 2008, arrivò la prima gioia personale in questo stadio: un gol di testa contro l'Uruguay che inaugurò un eccezionale bottino di reti casalinghe.La crescita della "Pulga" da giovane stella a leader indiscusso ha vissuto tappe fondamentali al Monumental, come il memorabile 4-1 nel 2010 alla Spagna, fresca vincitrice del Mondiale, impreziosito da un suo gol. Negli anni successivi, la casa del River si è trasformata nel teatro delle celebrazioni più intense e dei record abbattuti. Il 2021 ha segnato uno snodo storico: con una favolosa tripletta alla Bolivia, Messi ha raggiunto quota 79 reti, superando Pelé come miglior marcatore delle nazionali sudamericane nella magica notte del ritorno del pubblico dopo la pandemia e della festa per la Copa América appena vinta. Un'atmosfera di gioia collettiva che è stata addirittura superata nel marzo del 2023 contro il Panama: segnando su punizione il suo novantanovesimo gol in nazionale, il fuoriclasse ha potuto celebrare il tanto atteso ritorno in patria da campione del mondo, condividendo la terza stella con un popolo in attesa da trentasei anni. Nell'ottobre del 2024, il capitano ha regalato un'altra indimenticabile esibizione, travolgendo nuovamente la Bolivia con una spettacolare tripletta nel 6-0 finale. L'ultimo match ufficiale del Monumental per le qualificazioni sudamericane è invece avvenuto nel settembre del 2025. Anche qui il numero 10 segna una doppietta fondamentale nella vittoria per 3-0 contro il Venezuela. In ventotto incontri disputati in questo leggendario stadio, Messi ha collezionato 22 vittorie, 6 pareggi e nessuna sconfitta. Sono ben 19 i gol segnati. Numeri e ricordi che rimarranno per sempre nella memoria di un intero Paese, pronto a tributargli l'ultimo, commosso e definitivo abbraccio nella notte contro l'Ungheria.
Messi saluta l’Argentina: la strada verso l’eternità
Messi saluta l’Argentina: la strada verso l’eternità
La storia di Leo Messi con l’Argentina sta volgendo al termine e si completa una delle saghe più prodigiose della storia del calcio e dello sport. Gli oltre 17.000 minuti con la maglia della Selección sono abbastanza per guardare tutti gli episodi dei Simpson, tutta Lost più di tre volte o tutti i film di Harry Potter quasi 15 volte. Nell’amichevole contro il Benin, Messi scenderà in campo per l’ultima volta con l’Argentina. La gara è in programma nella notte italiana tra martedì 6 e mercoledì 7 ottobre, all'1:00, allo stadio Monumental di Buenos Aires. Una partita destinata a entrare nella storia della Nazionale sudamericana, tanto che la squadra di Scaloni indosserà una maglia speciale proprio per celebrare l’addio del capitano. POR LA ULTIMA DE LEO - L’ultima grande immagine di Messi con la maglia della Selección è quella dei Mondiali 2026. Sembrava potesse essere la passerella conclusiva della sua carriera, l’ultima occasione per farsi vedere da tutto il mondo, invece la Pulce ha trascinato l’Argentina partita dopo partita: 8 gol e 4 assist, incidendo in ogni gara a eccezione della finale. In quel Mondiale, Messi ha scritto la storia un’altra volta. Grazie alla doppietta contro l'Austria è diventato il miglior marcatore della storia della competizione, prima di essere superato da Mbappé nel corso dello stesso torneo. Il torneo di Messi - giocato a 39 anni - è stato da fenomeno. L’esito, però, non è stato felice: Messi in lacrime, che volta le spalle alla Spagna mentre alza quella Coppa del Mondo che lui aveva conquistato quattro anni prima. Proprio quella finale persa contro Lamine Yamal - il suo quotato successore - può essere la foto perfetta per riassumere il rapporto di Messi con l’Argentina: una relazione non sempre serena, fatta di tante gioie e altrettanti momenti difficili.  MENO DI UN MINUTO - La prima di Messi con l’Argentina è stata un film horror. ll 17 agosto 2005 al Puskás Stadion di Budapest, durante l’amichevole tra Argentina e Ungheria, l’appena 18enne Leo entrò in campo indossando la maglia numero 18. Era il minuto 64 e il ct José Pekerman sostituì Lisandro López permettendo alla giovane stella del Barcellona di esordire con la Selección. Dopo appena 43 secondi, Messi sferrò una gomitata all’avversario Vilmos Vanczák, che aveva provato a trattenerlo strattonandogli la maglia. L’arbitro tedesco, Markus Merk, senza esitare, mostrò il cartellino rosso al giocatore argentino. C’erano tante aspettative su di lui, ma il suo esordio fu da dimenticare. “Non mi convocheranno mai più in nazionale”, ripeteva Messi spaventato. Da quel giorno ha collezionato più di 200 altre presenze con l’Argentina. Dopo qualche presenza tra qualificazioni ai Mondiali e amichevoli, trovò anche la prima rete con la Selección contro la Croazia nel marzo 2006. Pekerman lo convocò ai Mondiali del 2006 nonostante un infortunio alla coscia che lo aveva tenuto fuori per 17 partite con il Barcellona nella parte finale della stagione. Nel suo primo Mondiale esordì contro Serbia e Montenegro nella seconda giornata del Gruppo C. Messi entrò dalla panchina e realizzò il primo dei suoi 21 gol ai Mondiali, oltre a servire un assist a Crespo. Prese anche parte alla Copa América 2007 in Venezuela, persa 3-0 in finale contro il Brasile, oltre ai Giochi Olimpici di Pechino nel 2008, dove l'Argentina vinse l'oro olimpico. Messi era sempre più protagonista della Nazionale e la sua fama cresceva in Europa grazie al Barcellona. Se con la maglia blaugrana era sempre decisivo, con l'Argentina iniziavano i primi problemi. Maradona, arrivato sulla panchina dell’Albiceleste nel 2008, lo mise al centro del suo progetto, in quello che sarebbe dovuto essere un passaggio di consegne da Diez a Diez. Quello del 2010, però, fu il suo Mondiale più difficile, l’unico dei sei in cui non riuscì a segnare. In Sudafrica l’Argentina uscì ai quarti contro la Germania. L’anno dopo, con Batista come commissario tecnico, Messi terminò anche la Copa América 2011, giocata proprio in Argentina, senza gol e la Selección venne eliminata ai quarti di finale dall’Uruguay. LE FINALI PERSE - Nonostante i gol e le giocate da femonemo, qualcosa non funzionava a pieno con la Selección. Mancava vincere anche con la maglia albiceleste per mettere a tacere le critiche. L’occasione si presentò ai Mondiali 2014. L’Argentina, guidata da Alejandro Sabella, era a un passo dal conquistare il titolo in Brasile. A Rio de Janeiro arrivò un’altra delusione, con la finale persa contro la Germania ai supplementari. Messi venne premiato come miglior giocatore del torneo ma, per il dispiacere, non andò a ritirare il premio. La finale dei Mondiali 2014 fu solo il primo capitolo della trilogia: nel 2015 e nel 2016, infatti, seguirono altre due sconfitte. Entrambe in Copa América, entrambe contro il Cile ai rigori. Contando anche quella del 2007, ora erano quattro su quattro le finali perse con l’Argentina. Dopo l’ennesima delusione, decise di dire basta: “È un momento duro per me e per tutta la squadra. È molto difficile per me continuare così. Finisce la mia esperienza con la Selección. Sono quattro finali, ho fatto il possibile ma non è bastato. Provo una grande tristezza che non credo passerà”. Con queste parole Messi annunciò il suo addio alla Nazionale argentina. Poco più di un mese dopo, però, decise di tornare, convinto anche dal nuovo commissario tecnico Edgardo Bauza e dal suo grande amore per la maglia albiceleste. SUL TETTO DEL MONDO - Dopo i Mondiali del 2018, conclusi agli ottavi contro la Francia, la panchina delle Albiceleste venne affidata a un altro Lionel, Scaloni. Da quel momento è cambiata anche la storia di Messi con l’Argentina. Nella Copa América 2019 iniziò a crearsi quel gruppo che avrebbe permesso finalmente a Messi di esprimersi ai massimi livelli anche in Nazionale. De Paul, Molina, Lautaro, Paredes, Otamendi, Mac Allister, il Dibu Martinez si misero al suo servizio perché lui per primo aveva capito che erano gli uomini adatti per lasciare il segno anche con la Selección. La Copa América 2021 fu il vero punto di svolta e il momento in cui Messi riuscì finalmente a prendersi l’Argentina. Dopo anni di delusioni, finali perse e critiche, Messi ottenne il primo grande trofeo con la Selección e riportò il titolo continentale che mancava dal 1993. Proprio a Rio de Janeiro, dove era arrivata la sconfitta più pesante della sua carriera, Messi rivoluzionò la sua storia grazie alla vittoria in finale contro il Brasile. Poi arrivò la Finalissima contro l’Italia campione d’Europa, un ulteriore mattoncino che aumentò la consapevolezza dell’Argentina: la strada era quella giusta. Ma il momento più importante lo ha vissuto in Qatar. Messi trascinò l’Argentina fino alla finale e, contro la Francia, alzò finalmente quella Coppa del Mondo inseguita per tutta la carriera. Nel 2024 l’Argentina vinse anche un'altra Copa América, la seconda consecutiva conquistata con la Selección. Per Messi fu il 45esimo trofeo di squadra, superando Dani Alves e diventando il giocatore con più titoli vinti nella storia del calcio. ETERNITÀ - Messi, questa notte, lascerà la Nazionale: quella con il Benin sarà la sua presenza numero 208. In tutto ha segnato 125 gol ma proverà ad aggiornare questo dato per l’ultima volta. È il primatista per reti e presenze con la Selección. Con l’Argentina, invece, la strada è stata tortuosa, in salita. Quel paragone con Maradona pesava.  Poi, finalmente, è riuscito a fare quello che ha sempre fatto: abituarci alla sua incredibile straordinarietà. E anche con l’Argentina è riuscito a trionfare. Più volte. Nonostante l’ultima grande immagine del suo percorso sia la finale dei New York, il suo è stato un percorso dominante e vincente. Dopo una storia così, non serviva un lieto fine. Da domani Messi lascerà la Nazionale, ma questo non significa che farà parte del passato. Da quei 43 secondi a oltre 17.000 minuti. Lionel Andrés Messi Cuccittini è eterno.
Adin Licina vince il premio Gianluca Vialli: "Sono davvero onorato"
Adin Licina vince il premio Gianluca Vialli: "Sono davvero onorato"
Nella giornata di oggi, martedì 6 ottobre, Adin Licina ha vinto il premio "Gianluca Vialli" come miglior giovanedella Serie B. Dopo la premiazione il giocatore ha rilasciato alcune dichiarazioni. LE PAROLE DI LICINA - Il giocatore ha commentato così il premio ricevuto e la stagione con la sua Cremonese: "Sono davvero felice e onorato, per me è stato un grande giorno, specialmente per Gianluca Vialli. La stagione? Per fortuna sta andando molto bene, spero di continuare così. Come squadra dobbiamo continuare così, sperando di raggiungere i nostri obiettivi. La Juve? Ho fatto un assist. Sfortunatamente in partita mi sono infortunato, ma guardiamo avanti. Non è nulla di serio, spero di tornare presto".
UfficialeLecce, Falcone ha rinnovato fino al 2029: il comunicato
Lecce, Falcone ha rinnovato fino al 2029: il comunicato
Wladimiro Falcone e il Lecce ancora insieme. Il portiere ormai simbolo della squadra giallorossa ha rinnovato il proprio contratto fino al 30 giugno 2029. Di seguito il comunicato ufficiale del club. IL COMUNICATO DEL LECCE - La nota del club: "Wladimiro Falcone, il nostro capitano, il portiere con più presenze nella storia del Club, rinnova in giallorosso fino al 30 giugno 2029. Insieme, verso nuovi traguardi".
Dalla perdita della fascia al rinnovo: la Fiorentina riparte da Ranieri
Dalla perdita della fascia al rinnovo: la Fiorentina riparte da Ranieri
Resilienza. Non esiste parola migliore per descrivere Luca Ranieri. Oggi, martedì 6 ottobre, il difensore ha annunciato di essere ai dettagli per rinnovare il proprio contratto con la Fiorentina (LEGGI QUI). Un simbolo della fiducia riposta nel proprio difensore ed ex capitano. Ed è proprio questo il motivo principale: trovare giocatori capaci di adattarsi alle difficoltà - la più grande, appunto, la perdita della fascia di capitano -, trasformandole in un nuovo equilibrio, non è facile. Anzi. E Ranieri ci è indubbiamente riuscito. DA NON CONVOCATO A COLONNA - Luglio 2022. Sulla panchina della Fiorentina siede Vincenzo Italiano che inizialmente decide di non convocare il difensore per il ritiro di Moena. Luca non molla. L'8 settembre arriva il debutto stagionale in Conference League contro l'RFS. Ed è proprio in Europa che Ranieri si ritaglia le principali soddisfazioni: ben 7 presenze, tra cui quella in finale contro il West Ham da titolare. Già dalla stagione successiva diventa un elemento importante delle rotazioni di Italiano: 3311' complessivi giocati (quasi il triplo di quella precedente), in cui colleziona anche 5 gol e 2 assist. Nel 2024/25 arriva Palladino, con cui Ranieri aumenta ulteriormente il proprio minutaggio: da 3311' a 3849' e 46 presenze. Numeri che gli hanno fatto guadagnare anche l'esordio con la Nazionale di Spalletti il 9 giugno 2025 a Reggio Emilia contro la Moldavia. Un premio meritato anche alla luce dei risultati raccolti con la Fiorentina: sesto posto in campionato, a -5 dalla Juventus quarta, e semifinale di Conference League. Il tutto con la fascia di capitano al braccio. Infatti, dalla partenza di Biraghi lo scorso gennaio, è stato lo stesso Ranieri a raccoglierne l'eredità. LA PERDITA DELLA FASCIA - I problemi arrivano nel 2025/26. Dopo l'avvio negativo tra Pioli e Vanoli (subentrato a inizio novembre dopo l'esonero dell'ex Al-Nassr), la Fiorentina tocca con mano l'ultimo posto in classifica. Dopo la sconfitta contro il Verona del 14 dicembre, Ranieri viene lasciato in panchina a Losanna in Conference League: per quella partita la fascia finisce sul braccio di Dzeko, mentre in campionato passa a De Gea. Dopo quasi un anno da capitano, dunque, Ranieri è chiamato a ritrovare nuove certezze. Un percorso lungo, non privo di ostacoli, ma che oggi ha riportato Ranieri al posto che merita. SIMBOLO RANIERI - Dopo la rivoluzione estiva targata Fabio Grosso, il ritorno di Vanoli sulla panchina della Fiorentina restituisce centralità a Luca Ranieri. Titolare sia a Venezia che contro il Napoli, le prime uscite del Vanoli bis terminate rispettivamente 2-4 e 1-1. Attualmente, Ranieri è il giocatore con più presenze nel club (164), una in più di Dodô. Per ripartire subito, Vanoli non ha fatto altro che affidarsi a chi ha già attraversato momenti come questo inizio stagione e sa come uscirne. Il rinnovo è solo l'ultimo attestato di fiducia della società nei confronti di Ranieri. Che anche senza fascia ha trovato la forza di riscattarsi e accompagnare mano a mano la sua squadra verso la salvezza.
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