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Da Cacciamani a Obrador, il Torino al lavoro per il futuro: le ultime
Da Cacciamani a Obrador, il Torino al lavoro per il futuro: le ultime
La stagione 2025/26 del Torino sta per finire e, in casa granata, si progetta già il prossimo campionato. Archiviata la questione salvezza, il ds del Toro Petrachi lavora per rinforzare la squadra e dare stabilità al gruppo. Da dove partire? In primis, il direttore sportivo vuole investire sui giovani. Per questo motivo, il Torino riabrraccerà Alessio Cacciamani. L'attaccante classe 2007 è reduce da un'ottima stagione in Serie B con la Juve Stabia, in cui ha raccolto 32 presenze e 2 gol. Nell'intervista rilasciata a gianlucadimarzio.com, il giocatore ha parlato del suo futuro al Filadelfia. "Nel caso in cui dovessi tornare al Toro in via definitiva, ci andrei sicuramente con un bagaglio di conoscenze ancora più sviluppate" ha detto Cacciamani. Oltre ai giovani nati e cresciuti con la maglia del Toro, Petrachi vuole dare centralità a uno dei migliori giocatori arrivati durante il calciomercato invernale: Rafa Obrador. L'esterno spagnolo ha convinto nei primi 4 mesi in granata, con 2 assist in 12 partite e prestazioni degne di nota. Il giocatore si è trasferito dal Benfica al Torino in prestito con diritto di riscatto fissato a 9 milioni di euro ma il club è consapevole della concorrenza per lo spagnolo. Inoltre, il Real Madrid - in cui Obrador è cresciuto - vanta una percentuale sulla rivendita. Visto l'ottimo rendimento, il Toro è disposto a trattare per poter contare sul giocatore anche nella prossima stagione.  TRA I RISCATTI E IL FUTURO DI D'AVERSA- Tra i temi del calciomercato granata ci sono i riscatti. Con l'aritmetica salvezza, il Toro ha esercitato l'obbligo di riscatto di Sandro Kulenovic e Tino Anjorin. Il primo, arrivato a gennaio dalla Dinamo Zagabria, ha raccolto 1 gol e 1 assist in 11 presenze tra campionato e Coppa Italia. Il centrocampista, invece, si è trasferito la scorsa estate dall'Empoli e non è riuscito a mostrare le sue qualità, anche a causa di diversi infortuni.  Tra gli scenari ancora da definire c'è il futuro di Roberto D'Aversa. Dal suo arrivo al Filadelfia, lo scorso febbraio, l'allenatore ha dato al Torino la marcia in più che ha permesso alla squadra di assicurarsi la salvezza a 5 giornate dal termine del campionato. Prima dell'avvicendamento in panchina, da Baroni a D'Aversa, il Toro si trovava nella zona rossa della classifica. L'ex Empoli e Lecce ha risollevato la squadra e, come vi abbiamo raccontato nella puntata di "Caffè Di Marzio", ora i granata sono chiamati a decidere sul futuro di D'Aversa, che non è l'unico nome per la panchina sulla lista del Torino. 
Mourinho: "Futuro del calcio italiano? Andrei con la combo M&M: Malagò e Max Allegri"
Mourinho: "Futuro del calcio italiano? Andrei con la combo M&M: Malagò e Max Allegri"
"Com'è possibile che la nostra Italia non ce l'abbia fatta?". José Mourinho, intervistato da Sport Mediaset non ha nascosto tutto lo stupore per la mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali: "La crisi del calcio italiano è triste. Quando non vi siete qualificati ero con Rui Costa e non ci volevamo credere Però è reale, è successo". L'allenatore portoghese si è detto contrario all'idea di un CT straniero: "Non penso che serva. L'Italia ha allenatori con il carisma, la qualità, l'esperienza... Non puoi avere Ancelotti, ma puoi avere Allegri o Conte, e ce ne sarebbero sicuramente anche altri. Però ci sono delle cose che si devono ripensare. Vedo per esempio un Paese come il Portogallo con 10 milioni di abitanti: le competizioni per i giovani, le condizioni di lavoro: ci sono differenze incredibili.. Poi si vede la qualità dei giocatori Portoghesi che escono ogni settimana con il ct in difficoltà nel scegliere quali giocatori escludere". "ANDREI CON LA COMBO M&M" - José Mourinho propone la sua idea per la ripartenza del calcio italiano: "L'Italia deve pensare molto alla base. Penso che Malagò sia un nome forte: porterebbe tanta esperienza e mi piacerebbe tanto vederlo nel ruolo di presidente della Figc. Lui capirebbe sicuramente la necessità di cambiare la struttura di base. L'Italia è fortissima in tanti sport olimpici. Io andrei con la combo M&M: Malagò e Max". Sulla possibilità di accettare un'esperienza da CT, invece: "Non è ancora il momento. Ci penso ma poi penso anche alla mia vita senza calcio di club: senza allenare tutti i giorni, vincere perdere e pareggiare tre volte a settimana. Essere felice, triste, frustrato, voler migliorare... non riesco a immaginare la mia vita senza queste cose. Non è ancora arrivato il momento per una nazionale". "COMPLIMENTI A CHIVU? NON ANCORA" - L'allenatore portoghese è tornato inevitabilmente sul tema Inter, con i nerazzurri che potrebbero essere a pochi giorni dalla conquista del ventunesimo Scudetto della loro storia. Un titolo che porterebbe inevitabilmente la firma di Cristian Chivu, tra gli eroi del Triplete: "Secondo me è stato molto intelligente: non è passato dal campo alla panchina da una settimana all'altra come hanno fatto altri ex giocatori. Cristian ha fatto anni con i giovani, con la Primavera, ha studiato, ha fatto i corsi. Ha fatto una piccola esperienza in una piazza come Parma, dove aveva meno pressione e responsabilità. È arrivato all'Inter in una situazione di instabilità ed è stato bravissimo a vincere lo scudetto al primo anno. Non mi sono ancora congratulato, tutti sappiamo che lo vincerà però lo deve vincere. Non sono superstizioso ma credo molto in queste cose: finché la matematica non lo dirà non sarà fatta. Quando vincerà sarò lì a congratularmi". Mourinho e Chivu sono ancora nella chat della rosa del 2010, di cui l'allenatore portoghese ha svelato un retroscena: "Sono terribile con queste cose. Cambio numeri in continuazione, prima in Turchia, poi in Portogallo... Sono arrabbiati con me per questo, ma alla fine troviamo sempre un modo per stare insieme. Materazzi è il responsabile di quel gruppo". CASO ARBITRI - José Mourinho ha parlato anche del caso arbitri, che negli ultimi giorni ha travolto il calcio italiano: "Mi sono fatto un'idea ma a me non piace fare colpevoli prima che la giustizia si esprima. In Portogallo si dice che non c'è il fumo senza il fuoco, però speriamo. Io ho fatto battaglie più contro il sistema che contro gli arbitri". Un commento anche sul Mondiale al via l'11 giugno: "Mi piacerebbe che vincesse il Portogallo, che ha il potenziale per farcela. Carletto è Carletto, anche se la gente non crede che il Brasile ce la possa fare: per me però una cosa è il Brasile con Ancelotti e un'altra è senza. Secondo me può farcela. L'Argentina è campione del mondo in carica e mi sembrano una vera squadra: uniti, compatti, che hanno piacere a giocare per la nazionale. E poi la Francia, che con tutto il talento che ha a disposizione può fare tre squadre competitive. Un giorno dovrà arrivare anche il momento dell'Inghilterra... Penso però di starmene in vacanza fino ai quarti di finale: ci sono troppe squadre che andranno lì solo per perdere. Dai quarti inizia la vera festa". ROMA - In un'intervista a Il Giornale, invece, Mourinho ha parlato del suo amore per la Roma: "È il posto più bello in cui abbia mai lavorato. Perché a Roma è così difficile vincere? Non so, per me è il posto più bello della mia carriera. Non ho mai sentito un ambiente così incredibile intorno a una squadra di calcio, l'Olimpico sempre pieno, quello che la gente sente per i giocatori". Sull'ambiente giallorosso, invece: "Il livello di esigenza è alto? Non è un dramma perché quando abbiamo vinto la Conference la festa è stata pazzesca: nemmeno nei trionfi che ho avuto in Champions ho visto delle scene così. Ma la mia Roma è finita, non voglio dire altro. Anzi, una cosa: nessuno se la prenda con i tifosi romanisti dicendo che è colpa loro se non si vince. I tifosi giallorossi sono quelli che aiutano la squadra, nessuno li deve toccare".
Montella: "Durante il Covid avevo pensato di smettere. Infortunio Calha? L'ho sentito sereno e fiducioso"
Montella: "Durante il Covid avevo pensato di smettere. Infortunio Calha? L'ho sentito sereno e fiducioso"
Un avvicinamento storico per la Turchia, che per torna ai Mondiali per la prima volta dopo 24 anni. Un traguardo raggiunto grazie alla vittoria nella finale playoff contro il Kosovo. Una grande gioia, su cui Vincenzo Montella a La Gazzetta dello Sport: "Direi che è la gioia più importante della mia carriera. E si aggiunge ad altri momenti straordinari, come i quarti di finale all’Europeo e la promozione in Lega A di Nations League. Un intero popolo è felice e per me questo rappresenta il premio più grande". Ora un Mondiale da vivere come possibile mina vagante: "Non è facile prevedere dove possiamo arrivare, le incognite sono tante a cominciare dal territorio: ci alleneremo a Phoenix, in Arizona, in una location scelta dalla Fifa dove sono previsti 42 gradi, ma poi nel girone avremo una partita a Vancouver, in Canada, dove la temperatura sarà sensibilmente più bassa. Secondo gli studi passare dal caldo al freddo dovrebbe essere meglio per la squadra. Ma molto dipenderà dalle condizioni in cui arriveranno i calciatori in quel mese". CALHANOGLU - Un altro infortunio per Hakan Calhanoglu, ma la situazione non preoccupa Montella: "L’ho sentito sereno e fiducioso in vista della finale di Coppa Italia: mi auguro che presto possa allenarsi con continuità. Calha è uno di quei registi in via di estinzione, un campione che fa sentire la mancanza quando non c’è. Di fianco a lui il compagno è più sicuro, perché può passargli il pallone nei momenti difficili sapendo di consegnarlo a una banca". Il futuro del centrocampista sarà ancora all'Inter: "Non entro mai nelle scelte personali. A me basta che sia felice, ovunque decida di giocare". "RANIERI-GASP? UN PECCATO PER TUTTI" - Vincenzo Montella ha parlato anche della rottura tra Ranieri e Gasperini, che ha portato all'addio dell'oramai ex dirigente giallorosso: "Per me è indelicato giudicare dall’esterno, anche perché parlo di un club al quale sono molto legato. Ho stima di entrambi e non so cosa possa aver provocato questo imprevedibile epilogo. Penso solo sia un peccato per tutti: i tifosi avevano grande fiducia in questo nuovo corso". A proposito di Roma, chi potrebbe cambiare squadra al termine della stagione è Celik, il cui contratto è in scadenza: "Vale lo stesso discorso per Calhanoglu. Per me è un giocatore utilissimo, di rendimento, multiruolo". "CON SPALLETTI NON ANDAVO D'ACCORDO" - Tra i volti della Turchia di Montella c'è sicuramente anche quello di Kenan Yildiz: "È migliorato tanto. E può fare anche di più, essendo un ragazzo che non si accontenta mai. Se come leggo resterà Spalletti per lui è un vantaggio, perché Luciano è bravo a tirare fuori il meglio dai talenti". Il CT è tornato proprio sul rapporto con l'attuale allenatore della Juventus, ricordando il passato in comune alla Roma: "Siamo amici. E lo dice uno che da calciatore non andava d’accordo con lui". "AVEVO PENSATO DI SMETTERE" - Montella ha parlato anche dei vantaggi di aver lasciato l'Italia, riscoprendo la passione per il lavoro da allenatore che sembrava essersi spenta: "Mi pento: non aver deciso di andare all’estero prima. Cambiare Paese arricchisce l’esperienza professionale e soprattutto umana. Magari un giorno tornerò a lavorare in Italia, perché mi manca un po’ l’atmosfera del campo da vivere tutti i giorni, ma per ora sono felicissimo in Turchia. Qui ho riscoperto la fiamma della passione. A un certo punto avevo pensato di smettere". Il riferimento è a un periodo preciso: "Durante il Covid. Stavo bene con la famiglia, non avevo offerte che mi stimolassero. Andare ad Adana, un altro mondo, mi ha riacceso". "L'ITALIA DEVE RIPARTIRE DALLA BASE" - Vincenzo Montella ha parlato della possibile ripartenza del calcio italiano dopo la terza esclusione consecutiva dai Mondiali: "Si riparte dalla base. Forse bisogna insegnare ai giovani la tecnica e non assillarli con la tattica. E poi i vertici federali dovranno incidere più liberamente: sono testimone dell’impegno di Gravina e Gattuso, con i quali mi sono confrontato prima degli spareggi. Loro volevano fermare il campionato per avere più tempo per prepararsi. Ma non è stato possibile. In Turchia, nella stessa situazione e su mia richiesta, non si è giocato. Fare sistema è fondamentale". Sul campionato, invece: "Anche la Serie A è calata di livello se la paragoniamo a 20 o 30 anni fa. Ma resta un torneo di grande interesse. Mancano i soldi dei diritti tv, che sono stati dirottati soprattutto in Inghilterra. Per me il principale gap è negli stadi: l’effetto ottico di una partita, con impianti moderni e sempre pieni, condiziona la valutazione di chi investe".
Kvaradona incanta il Parco dei Principi: doppietta e record per la stella del PSG contro il Bayern Monaco
Kvaradona incanta il Parco dei Principi: doppietta e record per la stella del PSG contro il Bayern Monaco
Nella notte delle stelle, una brilla più di tutte: è quella di Khvicha Kvaratskhelia. L'attaccante del Paris Saint-Germain è stato grande protagonista dell'andata della semifinale di Champions League contro il Bayern Monaco, mettendo a segno una doppietta (l'1-0 e il 4-2 per i parigini). Alla vigilia della sfida, Luis Enrique aveva esaltato così il giocatore: "Anche io lo chiamo Kvaradona. È un giocatore importantissimo per noi". Le sterzate micidiali e un tiro a giro che a Napoli fu definito "Kvaradisiaco" fanno del gerogiano uno dei calciatori più forti al mondo. La prestazione contro il Bayern ha confermato - se ce ne fosse il bisogno - la qualità dell'attaccante, che ha stabilito anche un record per il Paris Saint-Germain. Kvara è diventato il primo calciatore nella storia del club francese ad aver raggiunto le 15 partecipazioni ai gol in una singola edizione di Champions League, con 10 reti e 5 assist. Il georgiano ha superato il precedente record del compagno di squadra Ousmane Dembele che, nella scorsa edizione, aveva raccolto 8 reti e 6 assist, per un totale di 14 partecipazioni ai gol.  KVARA QUOTA 100 - Grazie alla super prestazione in Champions, l'ex Napoli, sbocciato allo stadio Maradona e diventato campione al Parco dei Principi, ha raggiunto una pietra miliare della sua carriera. Kvaratskhelia, infatti, ha segnato il suo 100° gol tra i professionisti. Le 10 reti - momentanee - del classe 2001 in Champions gli permettono di salire sul podio dei migliori marcatori dell'edizione 2025/26 del torneo.  Davanti al georgiano ci sono due dei bomber più prolifici del calcio internazionale: Kylian Mbappè del Real Madrid a quota 15 reti (ma eliminato dalla competizione) e Harry Kane del Bayern Monaco, con 13 gol in 12 partite. La sfida per la vetta della classifica può essere proprio tra Kvaratskhelia e l'attaccante inglese, che si affronteranno il prossimo 6 maggio all'Allianz Arena di Monaco di Baviera nel ritorno della semifinale di Champions.  LA PARTITA DEI RECORD - Il match tra Paris Saint-Germain e Bayern Monaco è entrato di diritto tra le partite "del secolo". 9 gol, tanto spettacolo e diversi record stabiliti. Oltre a quello di Kvaratskhelia già citato, secondo i dati Opta, la semifinale tra i francesi e i tedeschi è la prima con 5 reti segnate nei 45 minuti iniziali. Inoltre, la squadra di Luis Enrique e quella di Vincent Kompany hanno regalato al pubblico la semifinale con più gol segnati nella storia della Champions League, ben 9. A questi dati, sempre secondo Opta, si aggiunge una statistica che fa sorridere entrambi i club. Per la prima volta, una semifinale di un torneo europeo è terminata con almeno 4 o più reti segnate dalle due squadre in campo. Numeri che consacrano il match del Parco dei Principi nella storia del calcio. 
IntervistaCacciamani: "La Juve Stabia mi ha fatto crescere. Torino? Torno più maturo"
Cacciamani: "La Juve Stabia mi ha fatto crescere. Torino? Torno più maturo"
La carta d’identità recita 29 giugno 2007, ma la maturità e i numeri di Alessio Cacciamani direbbero ben altro. “Voglio finire bene questo campionato con la Juve Stabia. Il momento più bello della stagione? Direi il gol al Palermo segnato davanti ai nostri tifosi: un’emozione unica” dice l’esterno - di proprietà del Torino e in prestito alle ‘Vespe’ - a Gianlucadimarzio.com. “Non mi faccio mai grandi aspettative. A Vanoli devo tanto perché mi ha fatto esordire in Serie A un anno fa. Il ritorno in granata a fine stagione? Abate e la società mi hanno fatto maturare parecchio. Nel caso in cui dovessi tornare al Toro in via definitiva, ci andrei sicuramente con un bagaglio di conoscenze ancora più sviluppate”. La Juve Stabia ha raccolto 50 punti dopo 36 partite. Il gruppo squadra ha sempre seguito l’allenatore Ignazio Abate che, tra le altre cose, ha lasciato - e continua a farlo - tanti insegnamenti nella testa del giovane calciatore che, nella stagione 2025/26, ha segnato due gol (contro Padova e Palermo) in 32 presenze. “È stata una stagione fin qui bellissima sotto tutti i punti di vista. Essendo la prima esperienza tra i grandi, mi ha aiutato molto a crescere. Abate? Mi sta dando tanto, specialmente sotto il profilo della mentalità e dal punto di vista atletico. Ci spiega quanto sia importante curare il fisico e la propria persona; ci insegna a vivere questo sport come un vero lavoro. Dice sempre: ‘Se dai tutto per questo sport, prima o poi le cose tornano’. Sembra una frase fatta, ma è effettivamente così. Più dai e più puoi sperare di ricevere”. L’allenatore ripone molta fiducia in Cacciamani. Tra incredulità e un pizzico di speranza, l’esterno ha sempre puntato in alto: “Non mi aspettavo di arrivare a fine aprile con tutte queste partite in B dopo aver giocato con l’Under 18 del Torino solo l’anno scorso. Ma un po’ ci speravo, altrimenti non avrei intrapreso questa esperienza”. IL TORINO E LA SERIE A. La prima esperienza con i grandi, la seconda lontano da casa. Cacciamani nasce a Jesi, città dove è nato anche l’ex CT campione d’Europa Roberto Mancini. Da lì parte il percorso del 18enne (19 anni a giugno): la Biagio Nazzaro, poi i provini con Parma, Sassuolo e SPAL. A seguire l’esperienza con l’U14 del Fano e l’U15 e U16 con l’Ancona, prima di fare il grande salto verso il Torino. “In granata ho giocato con l’U17 e l’U18 (stagione 2024/25 culminata con 12 gol, 3 assist in 17 presenze e la vittoria del campionato, ndr), fino alla Primavera e alla prima squadra”. Fermiamoci qui e facciamo un piccolo passo indietro. È l’11 maggio del 2025: allo stadio Olimpico Grande Torino arriva l’Inter di Simone Inzaghi. Paolo Vanoli, al tempo allenatore del Toro, all’80’ decide di far esordire proprio il giovane marchigiano. “Lui mi ha avvicinato al professionismo - dice il classe 2007 - . Sono rimasto in prima squadra solo poche settimane, ma sono bastate per capire come funziona quel mondo. Devo tanto a Vanoli perché ha creduto nelle mie potenzialità facendomi esordire; quel giorno ero molto emozionato”. Le qualità di Cacciamani, però, non sono passate inosservate nemmeno oltre i confini del club. Lo scorso 26 marzo è arrivata anche la chiamata di Silvio Baldini, che ha deciso di portarlo in Under 21 e farlo esordire nel match - valevole per le qualificazioni all'Europeo di categoria - vinto 4-0 contro la Macedonia. Un’altra tappa bruciata da chi, nonostante la giovane età, sembra avere già il passo dei grandi. LEGATO ALLE PROPRIE ORIGINI. Cacciamani parte da un piccolo centro, ma la voglia di sognare in grande non gli è mai mancata. Da Chiaravalle, dove vive la sua famiglia, a Torino, passando per Castellammare. “Diciamo che negli ultimi anni ho vissuto stili di vita molto diversi. Entrambe le città sono bellissime, ma restano fondamentali le radici e gli affetti, per questo torno a casa appena posso”. Un trasferimento, quello alla Juve Stabia nell’estate 2025, nato quasi per caso: “Avevo finito il ritiro con il Torino e stavo tornando a casa in treno quando mi è arrivata la proposta. Ho accettato subito senza esitare”. Estro, fantasia e velocità: qualità in cui Cacciamani spicca e che riprende dal suo idolo, Federico Chiesa. “Di lui apprezzo lo strappo in velocità e l’uno contro uno per saltare l’uomo; è la cosa che mi piace di più. È forte e intelligente”. Nato come ala sinistra, il classe 2007 si è adattato anche al 3-5-2 di Abate giocando a tutta fascia: “Mi è sempre piaciuto giocare largo”. E sul futuro conclude: “Non mi faccio grandi aspettative. Ora ho un solo obiettivo, ovvero finire la stagione nel migliore dei modi e regalare a Castellammare un bel finale perché la piazza lo merita”. 18 anni, ma una mentalità già da veterano con un futuro tutto da disegnare sulla corsia sinistra.
Come abbiamo vissuto davvero PSG-Bayern Monaco
Come abbiamo vissuto davvero PSG-Bayern Monaco
Ebbene sì, ieri ero al Parco dei Principi. Questa mattina non vorrei bere alcun caffè per poter rimanere in un sogno, quello di aver visto una delle partite più incredibili sicuramente della storia della Champions League, se non del calcio. Paris Saint-Germain 5, Bayern Monaco 4, poteva finire anche 8-8, 8-8, 8-9. È stata una partita incredibile da vedere in tv e, vi assicuro, anche dal vivo. A un certo punto sembrava che lo stadio tremasse e che i giocatori volassero, andavano ai 2000 all'ora, azione su azione, spettacolo puro. Due squadre che hanno giocato una partita apertissima, senza pensare di mollare - tanto il PSG sul 5-2 quanto il Bayern sotto con lo stesso risultato - né ad aspettare l'avversario in determinati momenti della partita. Un messaggio, un manifesto del calcio moderno che Luis Enrique e Vincent Kompany hanno voluto dedicare a tutti coloro che sono alla ricerca del calcio del futuro, 3.0. Noi, come italiani, siamo alla ricerca di qualcosa di diverso. Non so quanto tempo ci vorrà per vedere una squadra del nostro campionato giocare in questo modo ma deve essere un punto d'arrivo, un esempio per cercare di migliorare e di provare ad attaccare e segnare sempre un gol in più dell'avversario, a vivere di movimenti e non soltanto di attese.  IL PARAGONE CON IL CALCIO ITALIANO - Se guardiamo alcuni numeri di PSG-Bayern Monaco ci rendiamo conto dell'abisso che c'è con il nostro calcio. Il Paris Saint-Germain ha tentato 28 dribbling, è riuscito a completarne 11. Il Bayern ne ha tentati 27, 17 sono riusciti. La media di dribbling tentati da una squadra italiana in una partita è di 14, 6 riusciti. Siamo a un terzo rispetto a quanto fatto dai francesi e dai tedeschi.  Un altro dato interessante è quello che riguarda i tocchi nell'area avversaria. Sono stati 72 nella partita di ieri sera, 52 quelli del Bayern. In Serie A, la media di tocchi nell'area avversaria è di 43 a partita. Questo fa capire quanto abbiamo ancora da lavorare. Poi si dirà "Ci vogliono i grandi protagonisti" o "Servono giocatori con determinate caratteristiche". Ne avevamo uno: Kvaratskhelia... Continua nella puntata del podcast "Caffè Di Marzio"
Bayern Monaco, Kompany: "Vedere la partita dagli spalti è una tortura. Rigore? Il regolamento è da rivedere"
Bayern Monaco, Kompany: "Vedere la partita dagli spalti è una tortura. Rigore? Il regolamento è da rivedere"
"Com’è stato vedere la partita dagli spalti? Una tortura. C'è stato un momento in cui pensavo che non fosse troppo male. Ma poi la natura, il desiderio di fare il tuo lavoro prende il sopravvento, ed è qualcosa che non mi è piaciuto": così Kompany ha commentato la sua esperienza in tribuna al termine di PSG-Bayern Monaco, semifinale di andata di Champions League. L'allenatore dei bavaresi ha poi proseguito commentando il macth: "C'era tanto talento e tanta qualità in campo. Tutti avevano la mentalità e il desiderio di correre, di soffrire e, infatti, abbiamo visto tantissime persone con i crampi. Questo significa che tutti hanno dato tutto quello che avevano. Si parla sempre di quello che vogliamo dare ai tifosi e credo che sia difficile averli delusi stasera. Poi certo, conta il risultato, ma abbiamo avuto tante opportunità e c'è ancora una partita in casa per noi". SUL RIGORE CONCESSO - Kompany ha poi commentato il rigore concesso al PSG a fine primo tempo: "Non capisco un errore di quel tipo a questo livello. Non c'era alcuna ragione per concedere quel corner, perché neanche il giocatore del PSG l'aveva chiesto. Comunque dovevamo difenderlo meglio, non è una scusa: bisogna difendere tutti i corner. Penso che i piccoli dettagli contino in Champions League. Rigore? Devono rileggere il regolamento, perché forse ho capito male io, ma se il pallone colpisce prima un'altra parte del corpo e poi va sulla mano, non credo sia il caso di dare calcio di rigore".
Inchiesta arbitri, Rocchi non si presenterà all'interrogatorio di giovedì
Inchiesta arbitri, Rocchi non si presenterà all'interrogatorio di giovedì
Gianluca Rocchi non si presenterà davanti ai pubblici magistrati della Procura di Milano. È questa la decisione dell'ex designatore arbitrale per la Serie A e B, che si è autosospeso in seguito all'iscrizione nel registro degli indagati per frode sportiva. "Non si presenterà per rendere l'interrogatorio. Rocchi voleva presentarsi, ma ho deciso io di rinunciare perché, allo stato, non avendo conoscenza del fascicolo delle indagini preliminari, ritengo di non essere in grado di svolgere efficacemente il mandato difensivo", ha dichiarato il legale dell'ex arbitro, avvocato Antonio D'Avirro, in una nota ufficiale. L'udienza si terrà giovedì 30 aprile, ma senza, dunque, la presenza di Gianluca Rocchi.
Respinto il ricorso di Antonio Zappi: confermati i 13 mesi di inibizione, decade da presidente AIA
Respinto il ricorso di Antonio Zappi: confermati i 13 mesi di inibizione, decade da presidente AIA
RESPINTO IL RICORSO: ANTONIO ZAPPI DECADE DA PRESIDENTE DELL'AIA (19:08) - Respinto il ricorso di Antonio Zappi che decade da presidente dell'AIA: "Il Collegio di Garanzia dello Sport, all’esito dell’udienza a Sezioni Unite tenutasi in data odierna, HA RESPINTO il ricorso presentato dal dott. Antonio Zappi contro la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), la Corte Federale di Appello Nazionale presso la FIGC, la Procura Federale presso la FIGC, in contraddittorio con la Procura Generale dello Sport presso il CONI, e trasmesso per conoscenza al sig. Emanuele Marchesi, per l'integrale riforma e conseguente annullamento della decisione n. 0092/CFA-2025-2026 (Registro procedimenti n. 0106/CFA/2025-2026 e Registro procedimenti n. 0108/CFA/2025-2026 riuniti) della Corte Federale di Appello Nazionale, Sezioni Unite, FIGC, emessa in data 23 febbraio 2026 e notificata in pari data, con la quale, nel respingere il reclamo del suddetto ricorrente, è stata confermata la decisione n. 0143/TFNSD-2025-2026 del Tribunale Federale Nazionale, Sezione disciplinare, FIGC del 22 gennaio 2026, con cui è stata irrogata, a carico del dott. Antonio Zappi, la sanzione di mesi 13 di inibizione; nonché di ogni eventuale atto, decisione, comunicato e/o provvedimento annesso e connesso, tra cui il dispositivo emesso dalla Corte Federale di Appello Nazionale presso la FIGC, in data 19 febbraio 2026, notificato in pari data, n. Dispositivo/0102/CFA-2025-2026 (Registro procedimenti n. 0106/CFA/2025-2026, Registro procedimenti n. 0108/CFA/2025-2026), con cui, all’esito dell’udienza di discussione del ricorso in appello presentato dal sig. Zappi Antonio, così decideva “Riuniti preliminarmente i reclami in epigrafe, li respinge"; la decisione n. 0143/TFNSD-2024-2025 (Reg. proc. n. 0119/TFNSD/2024-2025), emessa dal Tribunale Federale Nazionale, Sez. Disciplinare, FIGC, a seguito di udienza effettuata in data 12 gennaio 2026, e notificata in data 22 gennaio 2026, con la quale, per le violazioni ascritte al deferito, venivano applicate le seguenti sanzioni: “Il Tribunale Federale Nazionale, Sezione Disciplinare, definitivamente pronunciando, irroga le seguenti sanzioni: - al dott. Antonio Zappi, mesi 13 (tredici) di inibizione”; le Ordinanze istruttorie emesse, in sede di udienza del 12 gennaio 2026, da parte del Tribunale Federale Nazionale FIGC, di cui Ordinanza/0026/TFNSD-2025-2026 e l’ordinanza emessa a verbale; il deferimento della Procura Federale FIGC n. Prot. 120 pfi 25-26/GC/blp. Ha, altresì, condannato il ricorrente alle spese del giudizio, liquidate in € 2.000,00, oltre accessori di legge, in favore della resistente FIGC". TERMINATA L'UDIENZA DI ZAPPI (ore 17:14) - Come raccontato da Sky Sport, è terminata l'udienza di Antonio Zappi, presidente dell'AIA, presso il Collegio di garanzia del Coni, che dovrà decidere sul ricorso contro i 13 mesi di inibizione. LA DECISIONE DEL COLLEGIO DI GARANZIA (ore 16:33) - È stata rigettata la richiesta di rinvio presentata dai legali del presidente dell'Aia. L'udienza del presidente dell'AIA, Antonio Zappi, si è svolta davanti al Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI. Si discuteva l'inibizione di tredici mesi per Zappi. L'udienza si è aperta con una richiesta di rinvio da parte del legale del presidente Aia. La richiesta è stata rigettata dal Collegio. L'avvocato Sergio Santoro aveva sottolineato la possibile connessione di questa indagine con quella della Procura di Milano chiedendo di attenderne gli sviluppi.  Di parere diverso l'avvocato FIGC, Giancarlo Viglione. Nella sua replica ha sottolineato che "non esiste una connessione diretta" tra i due procedimenti. Come riporta Sky Sport, Viglione ha sottolineato anche come "la Figc non può restare in questo stato di incertezza. Abbiamo bisogno di sapere se Zappi può tornare a fare il presidente, abbiamo necessità di chiarezza". LE PAROLE DI ANTONIO ZAPPI ALL'ARRIVO AL COLLEGIO (ore 15:50) - Giornata importante al CONI, dove il Collegio di Garanzia si pronuncerà sull'inibizione di 13 mesi del presidente dell'Aia Antonio Zappi. "Uno sportivo affronta le partite che gioca sempre con fiducia e grande speranza. Da dove nascono? Chi è accusato di atti che non ha commesso, o disciplinarmente non rilevanti, ha la speranza di incontrare un giudice che lo riconosca", ha commentato Zappi arrivando in sede. Oltre alle parole sulla sua inibizione, il presidente dell'AIA ha anche parlato dell'inchiesta della procura di Milano sugli arbitri. "Ho mandato un messaggio a Rocchi e Gervasoni, sono vicino e solidale con loro. Appena ho ricevuto la segnalazione che ci fosse qualcosa ho informato gli organi competenti. Io sono inibito ma c'è un aspetto umano. L'indagine è in corso, mi auguro si risolva in fretta. Credo che a volte la volontà di descrivere il mondo arbitrale come dilaniato sia per interessi estranei al mondo arbitrale stesso, ma non sono convinto corrisponda alla realtà", ha concluso Antonio Zappi. GIORNATA DI UDIENZA PRESSO IL CONI - Presso il Collegio di Garanzia del CONI, è in corso l'udienza di Antonio Zappi, presidente dell'Aia, che è stato inibito per 13 mesi. Il collegio è presieduto da Gabriella Palmieri e dovrà discutere il ricorso presentato dallo stesso Zappi. Il Tribunale Federale Nazionale della Figc ha decretato l'inibizione lo scorso 22 gennaio per la vicenda delle presunte pressioni esercitate nei confronti degli associati Ciampi e Pizzi per favorire, seconda l'accusa, l'ascesa di Orsato e Braschi.
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