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LiveItalia, Donnarumma: "La squadra è pronta, ho visto tutti con gli occhi giusti"
Italia, Donnarumma: "La squadra è pronta, ho visto tutti con gli occhi giusti"
Il countdouwn verso la partita che deciderà il destino dell'Italia continua: gli Azzurri sono arrivati in Bosnia, a 24 ore dal calcio d'inizio a Zenica. Alla vigilia del match contro Dzeko e compagni, è il momento delle parole dei protagonisti della squadra di Rino Gattuso. Insieme al CT, infatti, a parlare ai media si è presentato Gianluigi Donnarumma, per presentare la finale playoff di martedì 31 marzo alle 20:45. LA CONFERENZA STAMPA LIVE - Gli aggiornamenti in tempo reale dalla sala stampa di Zenica 19.15 - Il Capitano della Nazionale è stato intervistato a Sky: "Siamo essere umani, è inutile dire che è senitta anche da noi. Tutti abbiamo voglia di fare bene e andare al mondiale, c'è la tensione giusta: siamo pronti e carichi. Bisogna pensare a noi, a quello che abbiamo preparato e quello che siamo. Il resto viene in secondo piano". Ha poi continuato sulle difficoltà degli azzurri nella semifinale playoff contro l'Irlanda del Nord: "Fa tutta esperienza, siamo un gruppo giovane. È normale che c'è nervosismo. Fa parte del gioco domani è una partita importante che dobbiamo approcciare nel migliore dei mondi. Non dobbiamo ripetere gli errori del primo tempo contro l'Irlanda del Nord. La squadra è carica per fare una grande partita" Il portiere ha infine concluso: "Sono orgoglioso di quello che ho fatto con la Nazionale. Ci sono state gioie e dolori. Ho perso due mondiali e c'è voglia di riportare l'Italia dove merita. Dobbiamo ripartire dall'esperienza che abbiamo fatto e mettere tutto in campo per dare una gioia agli italiani e a noi stessi che ce lo meritiano". LA CONFERENZA STAMPA - 19:34 Il capitano azzurri è intervenuto anche in conferenza stampa: "Come ha detto il mister sappiamo quello che ci giochiamo e sappiamo che rappresentiamo tutti gli italiani. Abbiamo il dovere di mettere tutto in campo e di dare il massimo. Domani sarà una gara difficile che andrà affrontata con la serenità giusta ma anche essere duri. Loro andranno a 100 all’ora e noi non dobbiamo essere da meno. La squadra è pronta li ho visti con gli occhi giusti" Il portiere dell'Italia è tornato sulla partita "È una delle più importanti, una delle più sentite: siamo esseri umani, le partite le sentiamo anche noi. Bisogna saperla gestire e tenere le energie solamente per domani, è normale che il pensiero ci sia. Domani sarà importante, importantissima, una delle gare più importanti che farò. Il pensiero c'è, bisogna dare il 100% perché poi quando sei al massimo hai l'anima pulita. Saremo pronti. Abbiamo lavorato bene e abbiamo la carica giusta per affrontare una sfida come domani. Dobbiamo pensare solo a noi, se pensi solo a quello che devi fare, non sprecare energie su altre situazioni". Donnarumma si è espresso anche sull'attacco della Bosnia: "Abbiamo visto un po' di partite: hanno grande gamba e grande tecnica. Conosco bene Dzeko perché ci ho giocato contro. Sono una squadra molto organizzata collettivamente, giocano bene, lo hanno dimostrato nell'ultima partita. Bisognerà giocare una ottima gara se si vuole andare al Mondiale. Li conosciamo bene e li abbiamo studiati". ARTICOLO IN AGGIORNAMENTO
Raphaël Guerreiro lascerà il Bayern Monaco: il comunicato ufficiale
Raphaël Guerreiro lascerà il Bayern Monaco: il comunicato ufficiale
Dopo 3 stagioni e 89 presenze in tutte le competizioni, Raphaël Guerreiro lascerà il Bayern Monaco. Come scritto all'interno del comunicato ufficiale della squadra tedesca "Le parti hanno concordato di comune accordo di non estendere il suo contratto in scadenza al termine della stagione". Al termine della stagione, dunque, Guerreiro sarà svincolato. Il comunicato prosegue: "Il nazionale portoghese, 32 anni, si era unito ai campioni record di Germania a parametro zero dal Borussia Dortmund nell'estate del 2023. Ad oggi, ha vinto con il club di Monaco un titolo di Bundesliga e una Supercoppa di Germania". LE PAROLE DI MARX EBERL - Il membro del consiglio direttivo per lo sport, Marx Eberl, ha commentato così la decisione del portoghese: "Vorremmo esprimere i nostri più sinceri ringraziamenti a Rapha per il tempo trascorso con noi: abbiamo sempre potuto contare su di lui in campo, ed è una di quelle personalità che arricchiscono ogni spogliatoio. Le nostre discussioni con lui sono state costruttive, basate sulla fiducia e sulla comprensione reciproca. Ora siamo concentrati, insieme a lui, sui nostri obiettivi per il resto della stagione: c'è ancora molto che vogliamo raggiungere insieme".
Caos Partizan, Kostic al Milan scatena lo scontro. Mijatovic: "Cessione all'oscuro dell'area sportiva"
Caos Partizan, Kostic al Milan scatena lo scontro. Mijatovic: "Cessione all'oscuro dell'area sportiva"
La cessione del giovane attaccante Andrej Kostic al Milan ha scatenato una formale crisi istituzionale all'interno del Partizan Belgrado. Il trasferimento del giocatore, previsto per la prossima estate, ha infatti portato alla luce una profonda e pubblica spaccatura tra il vicepresidente Predrag Mijatovic e il resto del Consiglio di Amministrazione guidato da Rasim Ljajic. LE DICHIARAZIONI DI MIJATOVIC: "CESSIONE ALL'OSCURO DELL'AREA SPORTIVA" - La vicenda è deflagrata in seguito alle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Mijatovic, il quale ha preso nettamente le distanze dall'operazione conclusa con il club rossonero ai microfoni del sito locale Sportske.net: "In merito alle informazioni sul trasferimento di Andrej Kostić al Milan, mi sento in dovere di rivolgermi innanzitutto ai tifosi del Partizan, ma anche al resto del pubblico sportivo, e di precisare chiaramente che prendo completamente le distanze da tale decisione". Il dirigente ha rincarato la dose sulla mancata condivisione della scelta: "Affermo responsabilmente di non essere stato in alcun modo consultato in merito al trasferimento e di non aver mai nemmeno visto l'offerta del Milan. Sottolineo che, anche se fossi stato coinvolto nel processo decisionale, avrei fatto sapere in modo chiaro e inequivocabile a tutti i membri del Consiglio di Amministrazione di essere assolutamente contrario ad accettare un'offerta così irrisoria". L'accusa mossa al resto della dirigenza è quella di voler cedere i migliori prospetti del club al solo scopo di fare cassa immediata: "È questo il modo in cui il club intende operare in futuro, vendendo i suoi calciatori più promettenti a parametro zero? Sono dell'opinione che con questa cessione sia stato creato un pericoloso precedente, che avrà un impatto estremamente negativo sulla percezione del valore dei nostri giovani giocatori sul mercato calcistico". Mijatovic ha espresso forti timori anche per gli altri talenti in rosa: "Assisteremo a nuove cessioni di giocatori come Dragojević, Ugrešić, Simić, Roganović, Vukotić e altri, per un prezzo totale di pochi milioni di euro, solo per 'tamponare' i buchi di bilancio a breve termine, senza alcuna strategia e responsabilità per il futuro del club? In ogni caso, il club ha subito danni incalcolabili e irreparabili, sia dal punto di vista finanziario che reputazionale". Alla luce di ciò, ha concluso chiedendo formalmente che "si convochi al più presto e senza indugio un'Assemblea straordinaria del club". LA REPLICA DELLA SOCIETÀ E LA PRIORITÀ UEFA - La posizione del Partizan è stata affidata a un comunicato ufficiale in cui si stabilisce di posticipare ogni replica dettagliata alla giornata di mercoledì, motivando la scelta con la necessità di concentrarsi sull'imminente scadenza del monitoraggio finanziario. "A seguito del comunicato diffuso dal Vicepresidente per gli Affari Sportivi, il signor Predrag Mijatović, informiamo il pubblico che il club fornirà risposte complete e dettagliate a tutte le affermazioni in esso presentate mercoledì", si legge nella nota, che poi lancia un chiaro avvertimento: "In quell'occasione, il suo ruolo nel lavoro della dirigenza sarà ulteriormente chiarito, compreso il pieno supporto che ha avuto durante un certo periodo, così come le questioni emerse a seguito di specifiche decisioni e risultati sportivi". La società ha infine ribadito l'impegno attuale e la volontà di non alimentare ulteriori distrazioni: "Allo stesso tempo, riteniamo che riaprire questioni di dominio pubblico riguardanti ruoli individuali sia difficile da comprendere in questo momento, dato che le priorità del club sono soddisfare tutti gli obblighi e completare con successo il processo di monitoraggio UEFA".
Brasile, la ricetta di Ancelotti: "I Mondiali si vincono in difesa. Vini e Raphinha i migliori al mondo"
Brasile, la ricetta di Ancelotti: "I Mondiali si vincono in difesa. Vini e Raphinha i migliori al mondo"
"I Mondiali si vincono in difesa": Carlo Ancelotti non usa giri di parole per dettare la linea del suo Brasile. Alla vigilia della sfida contro la Croazia, il commissario tecnico della Seleção ha tracciato la rotta in vista dei prossimi impegni, allontanando le critiche sull'estetica del gioco e puntando dritto al sodo: la solidità difensiva e la conquista della Coppa del Mondo. Il CT ha spazzato via le polemiche sulla necessità di mostrare a tutti i costi una manovra spettacolare, ricordando come i recenti trionfi mondiali verdeoro siano sempre passati da un'attenta fase di non possesso. "Bel gioco? Gli ultimi due Mondiali vinti dal Brasile sono stati conquistati unendo talento e difesa", ha spiegato Ancelotti. L'allenatore ha citato esempi illustri per supportare la sua tesi: "Con 'Felipão' (Scolari, ndr) e i suoi tre difensori centrali nel 2002, per esempio, e nel 1994 Parreira utilizzò due linee di quattro per sfruttare Romario in attacco". IL PRAGMATISMO - Il messaggio alla squadra e all'intero ambiente è inequivocabile: "Non c'è altro modo che difendere bene. Il Mondiale lo vince la squadra che subisce meno gol, non quella che ne segna di più. Non mi piace essere definito difensivo, ma è molto importante per la squadra". Un pragmatismo che ha già portato frutti concreti, con una qualificazione centrata in largo anticipo. A tal proposito il ct ha aggiunto: "Abbiamo analizzato molti giocatori e abbiamo un'idea molto chiara e definita per la prima partita, e abbiamo anche una lista definitiva dei giocatori. Vogliamo movimento in attacco, magari con un centravanti di riferimento, ma con movimenti che rendano la partita imprevedibile. Abbiamo bisogno di calma e compostezza, e anche di critiche, ovviamente, ma anche se la cosa più importante è il risultato, alcuni risultati sono più importanti di altri, e quello importante è la Coppa del Mondo". LE STELLE VERDEORO E L'EVOLUZIONE DI ENDRICK - Oltre all'imprescindibile organizzazione tattica, il Brasile sa di poter contare su un arsenale offensivo di primissimo livello. Ancelotti ha speso parole al miele per le sue stelle esterne: "Madrid è Madrid e il Brasile è il Brasile. Con Raphinha e Vini abbiamo due dei migliori al mondo. Dobbiamo fare in modo che contribuiscano con tutta la qualità che stanno dimostrando ora alla squadra, ma so che faranno bene grazie al loro carattere e alla loro personalità. Danilo? Farà parte della squadra, ho già scelto". L'attenzione si è poi spostata sul giovanissimo Endrick, al centro di un'interessante evoluzione in campo. Il ct ha chiarito la sua posizione tattica: "Conoscevo Endrick come attaccante, come centrale, e ora gioca più sull'ala, e se la cava bene anche lì. È una posizione che richiede più lavoro difensivo, ma per la sua età e corporatura, ci riesce, è in grado di farlo. Stiamo seguendo la sua crescita, come molti altri, sarà senza dubbio il futuro della nazionale".
Modena, Silvio Rivetti: "Onoreremo la nostra speciale Nina tutti i giorni della nostra vita"
Modena, Silvio Rivetti: "Onoreremo la nostra speciale Nina tutti i giorni della nostra vita"
Dopo la tragedia che ha colpito il Modena FC nella giornata di ieri, domenica 29 marzo 2026, il vicepresidente dei gialloblù e padre della piccola Nina, Silvio Rivetti, ha voluto lasciare un messaggio di ringraziamento sul profilo Instagram della società. "Vi ringrazio a nome della mia famiglia per il vostro affetto e cordoglio. L’ambiente canarino, insieme a quello del Calcio, ci ha regalato momenti di spensieratezza, unione, condivisione e grande passione. Onoreremo la nostra speciale Nina tutti i giorni della nostra vita, con il cuore pesante ma pieno di amore infinito! Con gratitudine, Silvio".  IL LUTTO - Aveva solo 10 anni Nina, nipote del presidente del Modena FC Carlo Rivetti. La bambina si è spenta ieri, domenica 29 marzo, dopo aver combattuto contro una grave malattia. Come comunicato nella nota ufficiale del club, tutti gli impegni pubblici del Modena FC previsti per questa settimana sono annullati.
IntervistaUn azzurro in Bosnia, Danese: "Qui tutti pazzi per il calcio. Ci sono dei bosniaci che mi seguono dall'Italia"
Un azzurro in Bosnia, Danese: "Qui tutti pazzi per il calcio. Ci sono dei bosniaci che mi seguono dall'Italia"
Italia, Spagna, Andorra e ora Bosnia. Sembra un itinerario di un viaggio interrail, invece è la carriera di Fabrizio Danese. Un calciatore 'giramondo', partito dal Chievo Verona e che in carriera non ha mai smesso di continuare a viaggiare. E imparare, soprattutto. Il difensore classe 1995 ora gioca al Rudar Prijedor, club della Premijer Liga bosniaca e, in vista della finale dei playoff per il Mondiale tra Italia e Bosnia ci siamo fatti raccontare da lui come i tifosi dall'altra parte d'Europa stanno aspettando la partita. "Qui, ovviamente, sono tutti pazzi per il calcio - racconta il difensore italiano - vivono tutte le partite come degli ultras". Fabrizio è arrivato in Bosnia a gennaio, dopo i primi sei mesi della stagione in Spagna, e si è subito calato nella sua nuova realtà, anche fuori dal campo: "Un giorno ci sono 25 gradi, il giorno dopo nevica. Ma comunque si vive molto bene, anche a livello di cultura sono molto vicini all'Italia per molte cose. Per me giocare qui rappresenta un importante passo della carriera".  LE BATTUTE CON I COMPAGNI IN VISTA DELLA PARTITA - Nello spogliatoio, intanto, non mancano le battute con i compagni in vista della partita: "Mi hanno subito iniziato a scrivere "Ti battiamo, ti battiamo", è normale scherzare su queste cose. Io ovviamente mi faccio valere e tiferò Italia, forse andremo a Zenica a vedere la partita". Proprio sullo stadio poi Danese ci ha svelato: "E' un campo di una squadra storica, la NK Celik, che oggi è in Serie B. Non so perché abbiano scelto di giocare lì, a Sarajevo ci sono stati molto più all'avanguardia. Quello, però, è sicuramente uno degli impianti più iconici del paese". Intanto, dall'Italia, c'è chi si è appassionato alla storia di Fabrizio: "Dall'Italia mi seguono diversi tifosi bosniaci, mi scrivono su Instagram. Si sono appassionati alla mia storia, penso di essere il primo giocatore italiano nel campionato bosniaco. Mi hanno detto che verranno a seguirmi e vogliono la mia maglietta. Sono cose divertenti e che fanno piacere sicuramente". UN DIFENSORE GIRA-MONDO - Prima di arrivare in Bosnia, però, Fabrizio ha girato tanto: "Non mi sono mai fermato, mi piace scoprire sempre cose nuove. Ho vissuto esperienze importanti in Andorra e in Spagna. Ho avuto l'opportunità di giocare contro il Barcellona e ho marcato Lewandowski, ho segnato in Copa del Rey contro il Mallorca. Insomma, mi sono tolto le mie soddisfazioni. Tra 6 mesi? Chissà se sarò ancora qua". Il suo futuro, però, difficilmente sarà di nuovo in Italia a breve: "Non penso di tornare in Italia subito, magari più avanti. Da giovane firmai col Chievo Verona a 18 anni, poi da lì in Italia ho iniziato a girare in prestito senza trovare continuità, ho ricevuto consigli sbagliati da chi mi stava intorno, ma sono felice di quello che ho fatto. Ogni anno ricevo offerte dal club di Serie B e Serie C, ma a me piace più girare. Intanto studio, in Spagna ho preso il patentino UEFA B. Non mi vedrei mai in un mondo lontano dal calcio". Intanto Danese in Bosnia ha aggiunto un'altra tappa importante alla sua già lunga carriera. Il cuore resta ovviamente azzurro, ma il difensore gira-mondo non ha alcuna intenzione di fermarsi. Portando l'Italia ovunque lui vada.
João Mário chiama la Juventus: "A Bologna per rinascere e riprendermi la maglia bianconera. Posso convincere Spalletti"
João Mário chiama la Juventus: "A Bologna per rinascere e riprendermi la maglia bianconera. Posso convincere Spalletti"
"Juve, ti dimostrerò che hai sbagliato": il difensore portoghese João Mário è tornato a parlare della sua travagliata esperienza con la maglia della Juventus e della sua attuale rinascita tra le file del Bologna. In una lunga intervista concessa al quotidiano A Bola, il giocatore ha fatto il punto della situazione sulla sua stagione, svelando i retroscena tattici che lo hanno spinto a lasciare temporaneamente Torino per cercare maggiore minutaggio in rossoblù, senza dimenticare le sue ambizioni con la maglia della Nazionale. LE DIFFICOLTÀ ALLA JUVENTUS E IL DIALOGO CON SPALLETTI - L'avventura in bianconero non è andata come sperato, ma il laterale analizza la situazione con grande lucidità e senza alcun rancore. "Nei primi mesi mi sono sentito bene. Avevo minutaggio, sono partito titolare in alcune occasioni ed entravo in quasi tutte le partite", ha raccontato João Mário, ammettendo però la naturale complessità della sfida. "Non sono stato così ingenuo da pensare di impormi subito alla Juventus. È un club diverso, con una cultura diversa, e il processo di adattamento è normale". Il vero spartiacque della sua esperienza torinese è stato il susseguirsi delle guide tecniche e delle relative filosofie di gioco. Con Igor Tudor lo spazio si era ridotto principalmente agli ingressi a gara in corso per adottare un piano più offensivo, ma è con l'arrivo di Luciano Spalletti che le prospettive sono cambiate definitivamente. "Spalletti cercava caratteristiche un po' più difensive. Abbiamo avuto una conversazione e gli ho detto che avevo bisogno di giocare di più", ha spiegato il portoghese. "Ero molto grato per tutto, ma se ci fosse stata la possibilità, avrei voluto cercare un'altra squadra. È arrivato il Bologna ed eccomi qua". Nonostante l'addio, il legame con l'ambiente juventino resta vivo anche grazie alla profonda amicizia con Francisco Conceição, definito un grande amico e un supporto fondamentale per l'adattamento in Italia fin dai primi mesi: "Continuiamo a parlarci praticamente tutte le settimane. È qualcuno di cui mi preoccupo molto e anche lui si preoccupa molto per me. Nei primi mesi è stato senza dubbio un supporto, mi ha aiutato molto nell'adattamento al paese e al club. È un grande amico". IL RISCATTO A BOLOGNA E IL SOGNO MONDIALE - L'approdo in rossoblù rappresenta per il giocatore l'occasione perfetta per dimostrare il proprio valore nel fisico e tattico campionato di Serie A. L'obiettivo a breve termine è continuare l'ottima cavalcata in Europa League, competizione in cui il Bologna affronterà l'Aston Villa ai quarti dopo aver eliminato la Roma, ma lo sguardo è inevitabilmente rivolto anche al futuro. Alla domanda su un possibile ritorno alla Juventus per giocarsi le sue carte con Spalletti, João Mário si è detto molto fiducioso: "Sento di avere ancora un futuro lì. Il Bologna è un'opportunità per mostrare il mio potenziale. Sto dando tutto me stesso per dimostrare che merito di giocare a questo livello". Un rendimento elevato che spera possa riaprirgli in pianta stabile anche le porte della Nazionale portoghese in vista del prossimo Mondiale. "So di essere in quel gruppo di pre-convocati... La posizione di terzino destro è ricca di enorme qualità", ha ammesso con onestà. "Sono consapevole che non è facile entrare in quella ristretta lista di convocati, ma lavoro tutti i giorni per poter raggiungere questo sogno di tornare a essere presente nella lista".
Calvario Papu Gomez: stagione finita con il Padova
Calvario Papu Gomez: stagione finita con il Padova
La stagione di Alejandro Papu Gomez con la maglia del Padova è finita. Il Campione del Mondo argentino conviveva da mesi, infatti, con un problema alla caviglia che non ha mai smesso di tormentarlo. Dopo essere tornato in campo nell'ultimo turno contro il Palermo, un nuovo stop e il continuo dolore, hanno portato alla decisione di fermarsi. Per il fantasista sono previsti almeno tre mesi di stop e poi l'intervento chirurgico per provare a ripartire nella prossima stagione.  Doveva essere il volto tecnico del ritorno in Serie B del Padova, l’uomo capace di alzare il livello qualitativo della squadra con la sua esperienza internazionale. Invece, la sua annata si è fermata con appena nove presenze senza gol e assist. Dopo la pausa forzata per la squalifica per doping rimediata nel 2023, il Papu aveva deciso di ricominciare dal Veneto. L'attesa era finalmente finita il 22 novembre 2025, con 32 minuti in campo nel derby casalingo contro il Venezia: un momento atteso per oltre due anni.  PAPU: L'APPARENTE LUCE RITROVATA - Il peggio per Gomez sembrava essere solamente un lontano ricordo. Dopo lo stop per squalifica l'argentino era stato accolto nella calda estate padovana da un enorme entusiasmo. Il numero 10, i santini che circolavano in città con il suo volto e la voglia di essere di nuovo protagonista: "Sono qui per riportare il Padova in Serie A, questo è il mio sogno", aveva raccontato presentandosi alla piazza. Poi l'attesa e la voglia che continuavano a crescere dentro di lui. Fino ad arrivare finalmente a riabbracciare il campo in quel freddo pomeriggio di novembre. L'inizio è graduale, ma dopo poco le sensazioni tornano ad avvicinarsi a quelle di un tempo. Il 13 dicembre contro la Reggiana arriva la prima da titolare con la fascia di capitano al braccio. Il Papu inizia a divertirsi, il Padova gioca meglio e ottiene buoni risultati. Sembra l'inizio di una grande storia d'amore.  FATAL MANTOVA: LA BOTTA SUBITA ALLA CAVIGLIA - Il rendimento del Papu continua a crescere: l'argentino inizia infatti a essere protagonista nello scacchiere padovano. É un leader, un accentratore di gioco, vuole la palla senza paura. Tanti sogni, tante speranze, il desiderio di ritrovare quella rete che manca da un’eternità. Il Padova, dopo aver giocato un grande girone di andata, ha dalla sua un Gomez in più per provare a divertirsi. Il 17 gennaio, però, durante il primo tempo di Padova-Mantova, l'argentino subisce un duro colpo alla caviglia. Nella ripresa stringe i denti e convive con il dolore concludendo la partita. Da qui però inizia il calvario. Un match di stop, poi un nuovo tentativo contro il Monza. Dopodiché il numero 10 deve arrendersi e fermarsi.  L'ILLUSIONE DEL RIENTRO IN CAMPO, POI IL NUOVO STOP - Il Padova nel frattempo scivola nella crisi e ottiene 9 punti in 13 partite nel girone di ritorno. Il Papu soffre con il gruppo, si allena in modo differenziato e spera di poter tornare a dare il suo contributo. Dopo 9 gare di attesa il fantasista è pronto al rientro: 32 minuti contro il Palermo nell'ultima gara di mister Matteo Andreoletti, l'uomo che insieme a Mirabelli, lo aveva voluto a Padova e aveva scommesso su di lui. L'argentino non basta, il Padova perde e precipita in zona play-out con l'esonero dell'allenatore lombardo. Durante la sosta per le nazionali, inizia l'era Breda. L'ex Salernitana, presentandosi in conferenza stampa, afferma di puntare sul suo numero 10. In qualche modo però avvisa: "Nelle mie squadre è fondamentale correre, bisognerà capire quali saranno le condizioni del Papu. Se sta bene si divertirà di più anche lui". Gomez si allena, ma il dolore è troppo. Un nuovo stop e stagione finita. Ora nel suo futuro c'è l'operazione chirurgica per provare a guarire e per tentare di rientrare nella prossima stagione, questa volta da protagonista. 
Inghilterra, Tuchel: "Infortuni e rientri nei club? È normale, è marzo. Orgoglioso del lavoro che stiamo facendo"
Inghilterra, Tuchel: "Infortuni e rientri nei club? È normale, è marzo. Orgoglioso del lavoro che stiamo facendo"
Thomas Tuchel fa il punto della situazione in casa Inghilterra alla vigilia dell'attesa sfida amichevole contro il Giappone. Il commissario tecnico dei Tre Leoni ha affrontato in conferenza stampa i temi più caldi del momento, dalla gestione degli infortunati illustri fino al percorso di avvicinamento ai prossimi impegni estivi, rispondendo anche alle critiche seguite all'ultima ruvida uscita della sua Nazionale contro la selezione uruguaiana. Nonostante le numerose defezioni anticipate che hanno svuotato il ritiro inglese, l'ex manager del Chelsea ha voluto allontanare qualsiasi polemica legata a un presunto scarso attaccamento alla maglia della Nazionale: "Non sono affatto deluso o arrabbiato con i giocatori. Questa è semplicemente la realtà di fine marzo, con ragazzi impegnati in più competizioni, molti dei quali hanno già giocato più minuti rispetto alla scorsa stagione". Anzi, il CT ha voluto sottolineare l'ottimo clima respirato in questi giorni: "Ho avuto la sensazione che tutti non vedessero l'ora di venire. Alcuni infortunati sono persino rimasti per sottoporsi alle cure mediche, a dimostrazione della loro voglia di stare con il gruppo. Nessuno se n'è andato subito, c'è uno spirito eccellente ed è così che dovrebbe essere". IL CASO STONES E IL RIENTRO DEI BIG - L'infermeria è inevitabilmente il tema centrale dell'intervento dell'allenatore, costretto a rinunciare a diverse pedine chiave per questa finestra internazionale. Riguardo alle condizioni di John Stones, difensore del Manchester City, Tuchel ha predicato calma ed equilibrio: "Non è l'ideale né per John né per noi. Era molto dispiaciuto per questo piccolo incidente, che per fortuna non è un infortunio grave. Tuttavia, visto il suo passato, dovevamo essere prudenti: non aveva senso forzarlo e provare cose che avrebbero potuto peggiorare la situazione". Un'assenza pesante, considerata la centralità del giocatore nel progetto tecnico: "Lui ha molta fiducia in me ed è un elemento chiave per i miei piani, sia da titolare che da subentrante. La sua qualità, la mentalità e il suo modo di essere sono fondamentali, ma come tutti deve essere in forma per giocare, senza eccezioni". Lo stesso discorso precauzionale è stato applicato ai giocatori rientrati in anticipo nei rispettivi club di appartenenza, ovvero Noni Madueke, Declan Rice e Bukayo Saka. "Noni non avrebbe potuto giocare, si fermerà per qualche giorno. Gli altri due volevano disperatamente scendere in campo per chiarire la situazione, ma non aveva senso correre un rischio del genere. Entrambi mostravano evidenti segni di malessere durante la visita medica, non aveva assolutamente senso che rimanessero in ospedale". L'ORIZZONTE ESTIVO E I PARAGONI SCOMODI - In chiusura, Tuchel ha gettato lo sguardo verso i prossimi mesi, glissando elegantemente su chi gli chiedeva un confronto diretto tra la forza della sua Inghilterra e quella della Francia: "Non lo so, non si possono fare paragoni in questo momento, è solo marzo. So che contro l'Uruguay non è stata una partita piacevole da guardare, ma abbiamo affrontato una squadra ben allenata e schierata con la migliore formazione possibile". L'obiettivo dichiarato è farsi trovare pronti per l'estate, sfruttando al massimo ogni momento insieme: "Questo è il nostro ultimo raduno prima della tournée in America, volevamo riavvicinarci ai nostri principi. Pensate che il Brasile non sarà pronto a giugno? Io credo proprio di sì. Una volta arrivati a quel punto non si penserà più a marzo, e noi saremo pronti".
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