Questo sito contribuisce all'audience di
Menu

Seleziona una squadra

  • Serie A
  • Coppe
  • Altri

Lecco, De Paola: "Vi racconto De Zerbi, la vicenda Lazio, il Cosenza di Marulla e Zaccheroni. Crotone da Serie A"

| News calcio | Autore: Francesco Caruso

Una vita da mediano. Di quelli classici, tutto cuore e tackle. Il suo modo di giocare lo ha fatto diventare beniamino dei tifosi di Cagliari, Brescia e Cosenza. Alla vigilia dello scontro diretto tra il suo Lecco e il Piacenza,  Luciano De Paola concede una chiacchierata a GianlucaDiMarzio.com. Come sempre è una fonte sicura di aneddoti e retroscena mai del tutto chiariti. Come quello che lo vide protagonista alla Lazio. La grande opportunità per De Paola, finita dopo pochi mesi a causa di un malinteso legato a un'intervista: "Accadde appena arrivai a Roma. Mi furono fatte domande un po' particolari. Io raccontai che venivo da una famiglia povera, che ormai il calcio era diventato la mia vita e che grazie ai guadagni che stavo facendo potevo permettermi di sistemare tutti: i miei fratelli, i miei genitori, i miei amici. Il giornalista riprese un'intervista fatta al Guerin Sportivo di cinque anni prima dove con altri calciatori si parlava di una simpatia politica. Ne uscì fuori un articolo con un titolo piuttosto forte 'Un proletario alla corte di Gascoigne', ma giuro che in quell'intervista non ci misi nulla di mio, fece tutto lui. Non avevo mai fatto parte di nessun partito né partecipato ad attività politica. Non mi ero schierato pubblicamente da una parte o dall'altra: né prima, né durante la mia breve militanza nella Lazio. Purtroppo da quel momento il mio rapporto con la tifoseria risultò compromesso in maniera irreversibile. Diventai il capro espiatorio di ogni problema della squadra e a malincuore fui costretto ad andarmene. Feci fino a novembre e poi andai all'Atalanta". Dopo appena una stagione De Paola si trasferì al Cosenza dei miracoli, la squadra guidata da Alberto Zaccheroni: "Quell'anno abbiamo fatto veramente un miracolo sportivo. Non abbiamo vinto il campionato ma è come se l'avessimo fatto. Il direttore sportivo era Gianni Di Marzio, l'allenatore Zaccheroni. A 15 partite dalla fine eravamo praticamente retrocessi e poi siamo riusciti in un' impresa fantastica. Eravamo una squadra di "banditi" e Zaccheroni mi dice sempre che, nonostante gli anni di Udine e lo scudetto con il Milan, quel Cosenza è la squadra che più gli è rimasta nel cuore. D'altronde quel campionato lo aveva fatto conoscere al grande pubblico. Avevamo un attacco stratosferico, con Palmieri, Negri, Buonocore e Marulla. Gigi era un grande capitano: un uomo per bene, intelligente, simpatico, buono. Una bandiera, perché, a parte le esperienze con Genoa e Avellino, è rimasto sempre con quella maglia pur avendo avuto più di una volta la possibilità di andare in serie A. E' stato onorato nel migliore dei modi. Io sono stato ai funerali e tutta una città lo ha pianto per quello che è successo". De Paola in realtà è di Crotone ed è nato calcisticamente proprio tra i rossoblù locali. Il Crotone è attualmente secondo in classifica in Serie B, anche loro sono sulla buona strada per realizzare un "miracolo" sportivo? "Juric sta facendo un lavoro straordinario. Io sono amico del presidente Vrenna e quest'estate mi ha chiamato per chiedermi cosa ne pensassi di Ivan. Gli ho detto che secondo me era una grande mossa. Tutti mi hanno sempre parlato benissimo di lui, fa giocare bene le sue squadre, lavora in maniera ottima con i giovani. Viene dalla scuola di Gasperini, il che è una garanzia. Oggi i risultati dimostrano che il Crotone è una delle migliori squadre della B. Juric ha dato un gioco veloce, tecnico e aggressivo. Bisogna dare merito anche al direttore sportivo Ursino, che anche quest'anno ha portato ragazzi interessantissimi. Ricci è un giovane fortissimo, sa essere devastante nell'uno contro uno ed è sempre più difficile trovare calciatori con queste caratteristiche in un calcio sempre più  fisico. Ha un grande futuro davanti. Promozione? Pensavo che la coperta fosse corta per il Crotone, invece hanno preso Palladino e so che stanno cercando altri due o tre giocatori importanti. Se a gennaio prenderanno un paio di rinforzi all'altezza penso che possano reggere il passo fino alla fine". In pochi sanno che De Paola è il vero scopritore del talento di De Zerbi come allenatore: "Quando giocavo a Brescia Roby andava allo stadio, in curva. Ero il suo idolo. Quando poi l'ho allenato a Trento ho avuto la possibilità di conoscerlo bene anche come persona. Ha avuto dei problemi fisici e in quel periodo mi ha detto che voleva diventare allenatore. Dato che ero stato a Darfo tanti anni e che stavano cercando un allenatore ho parlato con il presidente e gli ho proposto proprio Roberto: 'Perché non prendi De Zerbi? E' un allenatore emergente, che ha voglia di fare. Vedrai che non te ne pentirai'. Quell'anno l'ho incrociato in campionato e devo dire che fa giocare le squadre veramente bene. Ha carattere, personalità, ma soprattutto insegna calcio. Io che in questo mondo ci sto da quarant'anni sono pronto a scommettere che diventerà un grande allenatore. E' uno che studia, meticoloso, che cura i dettagli. Gli auguro di vincere il campionato con il Foggia, perché se lo merita e ha costruito con Di Bari una squadra molto importante". Magari è lo stesso augurio che De Paola fa a se stesso. Domenica scorsa con il suo Lecco ha battuto la Folgore Caratese e ha accorciato le distanze dalla capolista Piacenza, nel girone B di Serie D. Domenica ci sarà lo scontro diretto. Una gara particolare vissuta da ex… "Non sono il tipo di allenatore che parte in maniera positiva fin dall'inizio. Ho fatto bene a Piacenza, anche se delle divergenze mi hanno costretto ad andare via. Quest'anno mi ha chiamato il Lecco e stiamo facendo un buon campionato, siamo secondi. Davanti abbiamo proprio la corazzata Piacenza che ha speso tanti soldi, però nonostante tutto siamo là e speriamo che il gap che c'è tra le squadre si possa assottigliare gara dopo gara. Domenica andremo a giocarci lo scontro diretto. L'obiettivo finale è scavalcarli. Loro sono partiti in una certa maniera fin dal ritiro, continuano a viaggiare sulle ali dell'entusiasmo ed hanno un grande pubblico. A Lecco, invece, sono partiti male e poi hanno cambiato allenatore. Sono entrato in uno spogliatoio dove c'era un po' di tensione, ma abbiamo messo le cose a posto. Il campo parla di sette vittorie, due pareggi e una sola sconfitta e stiamo viaggiando con una media importante". Domenica un'altra battaglia sportiva. Pane quotidiano per chi, come Luciano, non mollava un centimetro da giocatore e anche in panchina…
Condividi articolo su

Potrebbe interessarti


Book GDM

Copyright 2014, 2021
Tutti i diritti sono riservati

Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Milano, Decreto nr.140 del 16/04/2014
Direttore Responsabile Gianluca Di Marzio, Editore G.D.M. Comunication S.r.l. - P.IVA 08591160968