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Data: 17/03/2023 -

Il portiere del futuro, Vandevoordt: “Il Genk mi ha obbligato a giocare in porta. Lipsia? Innamorato del progetto"

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La nostra intervista a Maarten Vandevoordt: dalle giovanili del Genk alla chiamata del Lipsia
La nostra intervista a Maarten Vandevoordt: dalle giovanili del Genk alla chiamata del Lipsia

È nato tutto un po’ per caso. Perché se oggi Maarten Vandevoordt è uno dei migliori giovani portieri d’Europa, deve dire grazie anche a un’intuizione che gli ha cambiato la carriera. “Ho iniziato come esterno offensivo e poi sono finito tra i pali. Nelle nostre giovanili bisogna giocare come portiere almeno una volta”. Nel Genk funziona così: si sperimenta e si rischia. E alla fine si ha quasi sempre ragione.

 

Le giovanili del Genk, l’esordio e il Lipsia: la nostra intervista a Vandevoordt



Classe 2002, belga e scuola Genk. 21 candeline appena spente e già più di 100 presenze tra i pali della prima squadra. Vandevoordt è il diamante tra i portieri del futuro. Un percorso partito dalle giovanili nel 2011 con tante tappe indimenticabili. La prima? 10 dicembre 2019. L’esordio in Champions League a soli 17 anni contro il Napoli di Ancelotti: “All’inizio delle partita feci un errore in fase di impostazione. È stata dura, ma a parte quello sbaglio ho giocato bene” racconta ai microfoni di gianlucadimarzio.com. 

 

 

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Per descrivere il mondo delle giovanili del Genk servirebbero migliaia di parole (QUI L'INTERVISTA AL DIRETTORE DELLE GIOVANILI DEL CLUB). Una scuola di vita prima di tutto il resto, che Maarten ha vissuto in prima persona: “Si impara molto, anche a livello umano. Ti insegnano a essere aperto con le persone. La scuola è importantissima, qui c’è una sorta di collaborazione”. 

 

Tante etichette pesanti sulle spalle, con le quali convive ormai da anni. Tra chi lo ha visto giocare c'è chi lo definisce 'il nuovo Courtois', dato anche il percorso che ha portato entrambi a esordire proprio col KRC Genk: “È bello sentire paragoni così, ma credo di essere un portiere diverso da lui, amo molto giocare con i piedi”. Thibaut resta un esempio da seguire, anche se Vandevoordt è cresciuto con altri modelli: “Il mio idolo da piccolo era Manuel Neuer, ma anche Buffon”.

 

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Dopo stagioni da titolare fisso del Genk, tre trofei in bacheca e prestazioni da top player, lo scorso aprile è arrivata la chiamata del Lipsia che lo ha bloccato per il 2024: “È un top club in Bundesliga e poi lavorano tanto con i giovani, anche per questo ho scelto il loro progetto”. Il futuro sarà in Germania, ma per il momento Maarten pensa solo a crescere lì dove tutto è partito: “Mi mancherà tutto e tutti. Ho iniziato qui a 8 anni, per me è come essere in famiglia. Sarà difficile dire addio, ma non ho ancora in mente come farò quel giorno”.

 

Dire addio al Belgio non sarà semplice. Sarà importante l’ambientamento e il primo impatto con una nuova realtà. In Serie A l’esempio è De Ketelaere: “Con lui ho giocato in nazionale. Lo conosco da tanto, è un gran giocatore e credo sia anche difficile all’inizio per un giovane stare a Milano. Uscirà da questo periodo complicato”.

 

 

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Dopo l’ottavo posto della scorsa stagione, adesso il Genk sta volando. Primo posto a +5 dalla seconda, il tutto con tanti giovani in campo: “La strada è ancora lunga, ci sono anche i playoff a cui siamo già qualificati. Le prime quattro squadre si dovranno affrontare di nuovo, in Belgio è così”.

 

Il presente è il Genk, il futuro sarà il Lipsia. Adesso manca solo l’esordio in nazionale, magari proprio al posto di Courtois. Maarten Vandevoordt è l’oro del Belgio che verrà.



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