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Papà Viviani racconta Federico: "E' uno tosto, alla Roma stupì Luis Enrique. Quella volta in Giappone..."

| News calcio | Autore: Lorenzo Buconi

C’era una volta un ragazzino che seguiva il padre allenatore in ogni campo di allenamento. E poi? Il lieto fine, il figlio che arriva a giocare in Serie A e il padre che osserva felice. Che siate padri o siate figli, che amiate o meno il pallone, la morale è sempre la stessa: vedere il figlio che coltiva la tua passione, e viceversa, ti porta gioia, entusiasmo, felicità. E’ la storia di Federico e Mauro Viviani. Mano nella mano nel mondo del football. Dai passaggi in giardino, a quelli sui campi di Serie A. Con lo stesso sorriso della prima volta. Papà Mauro è un ex attaccante, ha giocato anche nella Lazio. Ora allena vicino a casa. E anche il fratello di Federico, Daniele gioca a calcio, in Eccellenza. Vivono a Grotte di Castro, in provincia di Viterbo, ma il pensiero è sempre rivolto a Verona, dove Federico sta vivendo la prima grande esperienza. Tutto con estrema tranquillità, senza pressioni, con il sorriso. Così Mauro Viviani a GianlucaDiMarzio.com racconta la storia del figlio: “Tecnicamente siamo molto diversi. Io ero più piccolo, più rapido, meno tosto caratterialmente. Anche i ruoli sono diversi. Io una seconda punta, Fede un centrocampista. Una cosa, però, ci accomuna: la passione per il calcio. E’ stata la prima cosa che gli ho trasmesso, forse pure troppo. Quando allenavo in giro, lui ogni volta voleva venire al campo con me. Gli piaceva stare lì, osservare tutto e poi toccare il pallone. Fino agli esordienti ha giocato con la squadra di qui, la Castrense. Successivamente è arrivata la chiamata dell’Inter, ha fatto dei tornei con le giovanili nerazzurre. La cosa, però, non è andata a buon fine, perché pure la Roma si era interessata a lui e abbiamo preferito i giallorossi. Bruno Conti l’ha visto giocare e gli è subito piaciuto. Il primo anno non poteva accedere al Pensionato perché era ancora troppo piccolo, ma la Roma credeva così tanto in lui che gli permetteva di fare con loro solo un allenamento. Gli altri due li faceva con me a Orvieto, io allenavo l’Orvietana. Dai Giovanissimi agli Allievi, dove ha ritrovato Andrea Stramaccioni che gli ha cambiato ruolo. Fino a quel momento aveva sempre giocato trequartista e il mister lo ha spostato venti metri più dietro. Convincerlo non è stato facile. Alla fine, però, ha avuto ragione Stramaccioni con il quale ha un bel rapporto, tutt’ora si sentono spesso. E poi la prima squadra, l’esordio con Luis Enrique. Fin dal ritiro disse che Federico gli piaceva molto e avrebbe puntato su di lui. Diciamo che lo stupì immediatamente". Ora uno sguardo al presente. Un presente che sembrava rosanero e, invece, è gialloblu: “In estate tutti abbiamo pensato che sarebbe andato al Palermo. E invece no, ci ha sorpreso. In poche ore ha scelto Verona. Federico è uno istintivo, poi è stato bravo Bigon a convincerlo in fretta. E’ molto felice. Ha un bel feeling sia con l’allenatore che con il resto del gruppo. Tutti ragazzi tranquilli. Luca Toni diciamo che è un po’ il leader. Ad inizio stagione, quando Federico era infortunato, lo prendeva in giro. ‘L’acquisto più costoso che abbiamo fatto, è sempre rotto’, gli diceva sempre così, scherzando ovviamente”. “Federico è uno ‘tosto’, uno che ci mette l’anima e vuole sempre vincere. E’ così da quando era bambino. Ricordo che una volta andammo in Giappone quindici giorni a trovare un mio amico. Andammo a vedere una partita, ad una delle due squadre mancava un calciatore e chiesero a Fede di giocare. Alla fine la sua squadra perse due a zero e lui scoppiò a piangere in mezzo al campo. Rimasero tutti stupiti, in particolare l’allenatore che disse ai suoi ragazzi: ‘Vedete quanto è importante il calcio per i bambini italiani’. Beh, considerate che lì era solo ai primi calci...".
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