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Tovalieri: "Vi spiego come è nato il 'trenino' del Bari. Sarò presto a Cagliari e oggi tifo per entrambe: sono da A"

| News calcio | Autore: Francesco Caruso

Campionato 1994-1995. Il Bari di Beppe Materazzi, appena promosso in serie A, alla sesta giornata stende l'Inter a San Siro. Dopo il gol di Guerrero è Sandro Tovalieri a mettere in ginocchio i nerazzurri, ma in campo, subito dopo la rete, sono i giocatori del Bari a mettersi a quattro zampe. Ma che succede? "Il famoso 'trenino' - spiega un divertito Sandro Tovalieri ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com - venne in mente a Guerrero, che praticava questa esultanza già in Colombia. Abbiamo dovuto lavorarci su parecchio e allenarci durante la settimana anche su questo, perché all'inizio era piuttosto complesso capire quale era la giusta posizione di gambe e braccia. Dopo tre mesi siamo riusciti a proporlo e devo dire che è una delle forme più simpatiche di festeggiare un gol che abbia mai visto, all'epoca un'assoluta novità. Non vedevi l'ora di segnare perché vedere tutta la curva che saltellava su e giù e cantava alla visione del trenino era una cosa fantastica, era un modo simpatico e coinvolgente di condividere la gioia del gol".

Già, un periodo fantastico per la serie A , per il Bari e per Sandro Tovalieri: "Sono ricordi indelebili legati ad emozioni particolari vissute in tre campionati uno più bello dell'altro. Ricordo bene l'anno della promozione in A, ma anche i 17 gol in massima serie. Un Bari con giocatori come Guerrero, Gerson, Fontana, Protti. Un periodo felice". Oggi il Bari affronterà il Cagliari, altro club che ha segnato la carriera del "Cobra", seppur per sei mesi. A Cagliari c'è ancora chi va in giro con la numero 28..."In Sardegna sono stato solo sei mesi, ma altrettanto importanti e intensi per me. E' stato fantastico fare 13 gol in una ventina di presenze, anche se purtroppo non sono serviti a salvare la squadra. Mi è rimasto l'affetto della gente che nel famoso spareggio di Napoli, con il Piacenza, ci applaudiva, nonostante fossimo retrocessi. Non mi stancherò mai di dirlo, è un caso veramente raro in Italia, la tifoseria del Cagliari è unica".

In appena sei mesi si è creata un'empatia con il pubblico sardo che dura tutt'ora: "Tanti sacrifici, lontani dalle famiglie, ogni domenica a dover inseguire gli avversari in classifica e un sogno. Facevo gol e davo tutto e la gente mi voleva bene, lo percepivo. Rimane tutt'oggi un grandissimo dispiacere non aver potuto regalare la salvezza. L'anno dopo decisi di rimanere, volevo riportare il Cagliari in serie A, ma i dirigenti non erano d'accordo e a malincuore fui costretto ad andare via. Probabilmente ero l'unico giocatore con cui si poteva fare un po' di 'cassa'. Fosse stato per me non sarei mai andato via". Oggi come allora la serie B dovrebbe essere solo un breve passaggio per i rossoblù, che potrebbero andare in serie A a braccetto con i biancorossi: "Il Bari è una squadra costruita per fare un campionato di vertice e reggere il confronto proprio con il Cagliari. Sono le squadre in assoluto più forti, quelle che possono puntare alla serie A diretta, fermo restando che il Crotone adesso non è più una sorpresa ma una splendida realtà. Il Bari ha tutto dalla sua parte, la squadra, la società nuova, un pubblico fantastico. L'obiettivo deve essere quello di puntare alla Serie A con i primi due posti e non attraverso i play-off e se non faranno errori a lungo andare il vero valore verrà fuori".

Quali sono i punti di forza di queste squadre? "Alla fine le gare si vincono in undici, non è una frase fatta, e credo che tutti i reparti delle due squadre siano completi. Però, nella maggior parte dei casi,  le partite vengono decise dai gol delle punte e credo che gli attaccanti di Bari e Cagliari potrebbero giocare tranquillamente anche in serie A, sono di una qualità incredibile per la categoria. De Luca, Maniero, Rosina, Sansone, da una parte, Sau, Farias, Melchiorri, Giannetti, ma anche il giovane Cerri, dall'altra. L'unico problema per entrambi gli allenatori è decidere chi tenere fuori e ho detto tutto". Tovalieri ha presentato la sua biografia a Bari. Quando la tappa sarda? "I tifosi del Bari sono stati i primi ad invitarmi e per questo motivo è stata la prima tappa, tra l'altro c'è anche la copertina dedicata. Ma verrò anche a Cagliari dove in tanti non mi hanno dimenticato e ho ricevuto moltissimi inviti. Penso che sarò lì per i primi di Marzo, fine Aprile e avrò l'immenso piacere di riabbracciare anche i tifosi rossoblù. Alla fine girerò un po' in tutte le città in cui ho giocato".

Oggi per chi tifa? (ride) "Per il Pomezia calcio Selva dei Pini. Sono responsabile del settore giovanile e gestisco circa 500 ragazzi con grande soddisfazione e grande impegno, perché oltre che insegnare calcio cerco di impartire regole e valori, di essere anche un educatore. Avevo intenzione di fare l'allenatore ma ho dovuto fare una scelta di vita e rimanere in famiglia, crescere i miei figli che da  otto anni hanno perso la mamma. Ho dovuto rivestire il doppio ruolo, fare sia da padre che da madre e sono felice della decisione presa, quella di stare qui con loro".

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