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Gli infortuni alle spalle, il rigore di Perotti è una sentenza che la Roma ritrova con piacere

| Rubriche | Autore: Riccardo Setth

Le cose più forti nascono nelle avversità". Incoraggiamento e messaggio premonitore. Sono state le parole usate dalla moglie di Diego Perotti per augurargli un pronto ritorno in campo. Era fine agosto e la stagione dell’argentino non incominciava nel migliore dei modilesione miotendinea al retto femorale sinistro. I tempi di recupero sono stimati tra i 45 e i 60 giorni, annunciava il comunicato della squadra giallorossa.

Sette partite, solo 147 minuti giocati fin qui prima di Verona in stagione. Unica partita da titolare contro il Milan, poi spezzoni di gara da subentrato. Anche al Bentegodi è partito dalla panchina. Poi l’infortunio di Kluivert gli ha concesso la possibilità di riassaggiare la fatica e i crampi di una partita giocata per due tempi. Perotti segna alla sua maniera. Sguardo fisso a sfidare il portiere e decisione all’ultimo istante utile, presa per dare al pallone la direzione opposta. È il secondo gol di un 3 a 1 finale, nel quale si rivedono le falcate cadenzate ma inarrestabili del monito e gli assist, come sull’ultima rete di Mkhitaryan.

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Sono 20 rigori su 22 segnati in carriera, una percentuale del 90,9% di realizzazione. Nei maggiori cinque campionati europei solo Noble (West Ham), Giroud (Chelsea), Jimenez (Wolverhampton) e Mata (Getafe) hanno fatto meglio. È il suo marchio di fabbrica, con lui in campo il dischetto ha un solo padrone. Il gol mancava da sei mesi. Segnò contro la Fiorentina nello scorso aprile, la prima rete su azione dal marzo 2018. Solo cinque delle ultime 18 reti realizzate da Diego Perotti in Serie A non sono arrivate su calcio di rigore. Poi riuscì a ripetersi nell’ultima gara della scorsa stagione, segnando di testa, alla partita d’addio alla Roma di De Rossi. Il gol di Perotti che come un filo conduttore lega le anime più segnanti degli ultimi anni giallorossi. Da De Rossi a Totti. Perché anche nell’ultima partita della carriera dell’ex numero 10 giallorosso ci fu lo zampino dell'argentino. Come un totem porta però con sé i tanti infortuni che hanno colpito lui, ma anche la Roma nell’ultimo periodo.

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Roma infallibile contro le neopromosse

Continua poi l’imbattibilità della Roma contro il Verona, undici vittorie e cinque pareggi dal 1996. I giallorossi vincono la ventesima gara di Serie A contro un’avversaria neopromossa e rispondo alla vittoria della Lazio continuando la corsa alla Champions League. Con un Perotti in più, dopo la maledizione degli infortuni che lo ha accompagnato per tutta la carriera. “La voglia di alzare un trofeo è in ogni giocatore e mi brucia non aver giocato nemmeno una finale. L'Europa League è uno degli obiettivi, non ci sono squadre scarse. Non è un trofeo facile da vincere” aveva detto ad inizio stagione. La scorsa la concluse con sole 15 partite e cinque gol. Questa dopo una partenza a rilento, vorrà trasformarla in qualcosa di migliore. Servirà a Fonseca nella lunga corsa europea e di campionato. Servirà a lui per capire di essersi rialzato più forte dopo l’ultimo infortunio.

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