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Pasquale, un interista a Torino: “Senza calcio ero vuoto. A Venaria ho ritrovato me stesso”

| Interviste | Autore: Riccardo Despali

“Sono interista fino al midollo. Da quando mio fratello è andato a vedere Inter-Aston Villa di Coppa Uefa nel 1990 e mi ha portato maglie e bandiere nerazzure ho scelto da che parte stare. E non ho mai dubitato. A Venaria Reale, nord ovest di Torino, è uno dei pochi ad avere dentro questi colori. “Troppo facile tifare per altre squadre. Ho scelto di gioire e soffrire con l'Inter”. E pure di giocarci, dal 2002 al 2006 con due prestiti a Siena e Parma in mezzo. Giovanni Pasquale ne ha di cose da raccontare. “A 17 anni ero in Primavera e mi allenavo con la prima squadra. Mi ricordo che una delle prime volte mi hanno messo a marcare un certo… Ronaldo. Si ferma un secondo, poi precisa: “Quello vero... Stankovic è stato un esempio. Durante le partite ufficiali si fermava e mi dava consigli. E l’ha continuato a fare anche quando giocavamo contro”.

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Prima di andare avanti con i ricordi, parliamo di oggi. Nel complesso sportivo “Don Mosso” di Venaria è un punto di riferimento indiscutibile. Lo salutano tutti, Giovanni. È di casa. Entriamo nel bar a prendere il caffè - che ci offre - e nel frattempo si mette a parlare con un bambino e suo padre. “Oggi si è allenato bene, ha un po’ male al ginocchio per cui non l’ho fatto forzare”, dice al genitore, facendo una carezza al piccolo. “La mattina tengo allenamenti individuali ai ragazzi”. E alla sera? “Mi alleno e alleno la prima squadra che gioca in Promozione. Ho portato i metodi che ho visto in Serie A. Stiamo lottando per salire di categoria. Siamo a 4 punti dalla capolista Rivarolese, che affrontiamo nella prossima giornata”.

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Sorriso, voce bassa ma decisa, gentilezza nello sguardo.“Ogni giorno non vedo l’ora che arrivino le 19 per potermi allenare. Non so stare senza il calcio”. Eppure c’è stato un tempo in cui era molto vicino ad abbandonarlo del tutto. “Mi sono svincolato nel 2016. Mi sentivo in forma e credevo di ricevere ancora offerte importanti, che però non sono arrivate. Mi sono preso un anno sabbatico. All’inizio stavo bene e mi concedevo la mangiata in più, o l’uscita in più con gli amici. Ma dopo un po’ mi sono sentito vuoto. Mia moglie è rimasta incinta e quindi ho deciso di rimettermi in gioco al Venaria”. Sogno nel cassetto? “Fare il secondo allenatore in una grande squadra di Serie A”. E il suo modello di allenatore non può che essere Antonio Conte.

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Torniamo quindi all’Inter. La sua grande passione. Giovanni ha esordito con la maglia nerazzurra in Champions League contro l’Ajax grazie a Hector Cuper. “Un allenatore che insegnava poca tattica. L’importante era correre tanto e vincere 1-0”. E dopo aver corso tanto Giovanni tornava a casa a Cormano a recuperare: “Tutti gli anni che ho giocato all’Inter ho vissuto lì, in casa con Cordaz - ora al Crotone - e Beati - che gioca al Foligno. “Siamo stati sempre insieme come una specie di famiglia. A tutti e tre piaceva molto stare in periferia. Non ci interessava vivere nel frastuono del centro città”. E ora nel presente come vede l’Inter? “Abbiamo una coppia di attaccanti devastanti”. Lapidario. 

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C’è tempo di parlare anche dei nuovi acquisti di gennaio: Young e Moses devo ancora valutarli. Eriksen è un fuoriclasse. Ho letto che al derby dovrebbe giocare dietro Lukaku”. Giovanni però fa il tifo per un cileno. “Metterei Sanchez. È stato mio compagno all’Udinese. Un calciatore incredibile, sicuramente uno dei migliori cui abbia giocato”. È tempo dei saluti, ma non prima di averci gentilmente dato uno strappo in macchina a prendere il tram: “Ora torno a casa e penso a come strutturare la seduta di stasera”. E che si alleni con Adriano l’imperatore o un ragazzo del 2002 di Venaria poco importa. La passione è sempre la stessa.

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