Scouting e big data: come il Midtjylland ha rivoluzionato il calcio europeo

Plusvalenze milionarie frutto di due anime ben distinte: i segreti di un club che ha fatto scuola in tutta Europa.
Nel panorama del calcio europeo moderno, pochi club rappresentano un modello di scouting innovativo e sostenibile quanto il Midtjylland. Società danese senza il prestigio storico delle grandi potenze continentali, il Midtjylland è riuscito a costruire successi sportivi e solidità economica grazie a una visione chiara: scoprire valore dove gli altri non guardano, combinando scouting tradizionale, analisi dei dati e sviluppo mirato dei giocatori.
La svolta arriva nel 2014 con l’ingresso di Matthew Benham, imprenditore inglese e pioniere dell’analisi statistica applicata allo sport. Benham ha portato con sé una filosofia già sperimentata con successo nel mondo delle scommesse e successivamente al Brentford (rivelazione in Premier): usare i dati non per sostituire l’uomo, ma per ridurre l’errore decisionale.
Il Midtjylland è diventato così uno dei primi club europei a integrare in modo sistematico: metriche avanzate di performance, modelli predittivi di crescita, valutazioni economiche legate all’età e alla rivendibilità. Non si tratta di comprare giocatori “pronti”, ma profili sottovalutati con trend di crescita misurabili.
Oggi la forza del Midtjylland risiede in una struttura di scouting mista, capace di unire stabilità interna e apertura internazionale. Il tutto, suddiviso in due aree specifiche.
Un sistema di scouting ramificato: le due anime del Midtjylland
Per prima cosa, il club dispone di una squadra interna di scouting con a capo l’Head of Scouting/Director of Recruitment, responsabile dell’intero processo decisionale. Dietro di lui ci sono scout professionisti e responsabili del settore giovanile, seguiti da analisti di dati e video scout, che filtrano migliaia di profili attraverso dati coerenti con la filosofia tattica e atletica del club. Questo nucleo interno garantisce continuità, metodo e controllo qualitativo sulle decisioni finali.
Poi c’è una rete esterna estremamente ampia, con stagisti e collaboratori da tutto il mondo, osservatori locali in mercati emergenti e contributori che lavorano da remoto su video, report e raccolta dati. In questo modo il club ha “occhi” in campionati poco conosciuti, riducendo i costi ma aumentando la profondità dell’osservazione. Ma i dati da soli non decidono mai, servono a scremare il mercato, individuare pattern interessanti e segnalare anomalie statistiche. La conferma finale arriva sempre tramite scouting dal vivo, analisi comportamentali e valutazioni di adattabilità culturale e mentale.
L’academy come pilastro del progetto
Fondamentale nel progetto è anche l’academy, fondata nel 2004 e ispirata a modelli francesi come quello del Nantes. Il Midtjylland ha creato una rete di club affiliati, inclusa la storica partnership con l’FC Ebedei in Nigeria, che ha permesso di attrarre e sviluppare talenti internazionali fin da giovanissimi. Da qui è passato Simon Kjær (che oggi fa parte della dirigenza), così come tanti altri giocatori che poi si sono affermati nei principali campionati europei. Il vero successo dello scouting del Midtjylland si misura nei numeri e nelle operazioni di mercato. Evander, Onyeka, Cajuste, Isaksen e Sorloth sono giocatori comprati per un totale di neanche 4 milioni, ma venduti per per una cifra complessiva di quasi 60 milioni di euro. Il 1400% in più.

Questo modello non ha prodotto solo profitto, ma anche risultati sportivi concreti: 4 titoli di Superliga danese, 2 coppe di Danimarca, partecipazioni costanti alle competizioni europee e una valorizzazione continua della rosa. Il metodo Midtjylland ha inoltre ispirato club come Brighton, Union Saint-Gilloise e diverse società di Bundesliga e Ligue 1, diventando un riferimento per il calcio data-driven moderno. L’esempio perfetto che anche senza budget enormi ma con visione strategica, uso intelligente dei dati e sviluppo paziente dei talenti è possibile competere ai massimi livelli.
A cura di Daniele Biondi