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Dalla guerra in Bosnia al gol da record: Asmir Begovic, non solo portiere

| Storie | Autore: Alessandro Gardella

Evitare i gol? Sì, ma non solo. Parlare di Asmir Begovic come di un semplice portiere è riduttivo, ha dimostrato negli anni di essere molto di più. Leader, uomo spogliatoio e anche... goleador. Proprio così, come quella volta nel 2013 quando con la maglia dello Stoke City ha segnato il gol dell'1-0 contro il Southampton. Non è certo il primo della storia e i milanisti ancora ricordano il colpo di testa di Brignoli, ma mai nessuno aveva segnato da così lontano: 100.5 yards per un gol da Guinness dei primati. Un rinvio beffardo dopo 12" di gara che non lascia scampo al non incolpevole Artur Boruc. Basta questo per capire che parlare di Begovic come semplice portiere è limitativo, ma non basta un gol segnato a renderlo il personaggio che è. Calciatore e conduttore di "Season of Sports" ad esempio, il podcast trasmesso tramite il proprio profilo Twitter nel quale si occupa dei più importanti sport a livello internazionale. Personalità forte al servizio della squadra.

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Il rilancio con il quale Begovic ha segnato il gol dalla maggiore distanza nella storia del calcio: 100.5 yards!

Ne sa qualcosa Antonio Conte, suo avversario nel derby del prossimo 9 febbraio. Nel suo Chelsea il ruolo di Begovic è ben definito, secondo portiere dietro a Courtois. Non nello spogliatoio, dove il bosniaco è numero uno a tutti gli effetti, leader assoluto di quel gruppo che a fine stagione alzerà nel cielo di Londra la Premier League 2016-17 (unico trofeo della sua carriera). "Era chiaro chi fosse il titolare e chi la riserva - racconta Begovic - ma Conte ha voluto la mia presenza nella squadra. Ho cercato di dare sempre il giusto esempio e mi è piaciuto, alla fine abbiamo vinto quindi ne è valsa la pena. Non è sempre facile quando sacrifichi te stesso, ma in uno sport di squadra devi saperlo fare". Un secondo che vale come un primo, proprio quello che gli richede il Milan nel sostituire una figura pesante come quella di Pepe Reina (il suo saluto al Milan).

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Un carattere forgiato durante la sua infanzia. Nascere nella Jugoslavia di fine anni '80 non è stato facile per nessuno e Begovic lo sa bene. Costretto all'età di 4 anni a fuggire da Trebinje, la sua città di nascita fatta a pezzi dalla guerra, in quella Bosnia nella quale ha fatto ritorno soltanto nel 2008, da 21enne portiere di Premier League. Coronamento di un percorso partito dalla Germania, rifugio della famiglia Begovic. Un ragazzo che però non ha mai dimenticato le sue origini e gli orrori del conflitto: "Cose difficili da vedere, quando sono tornato in Bosnia ho rivisto la mia casa completamente distrutta. Praticamente non esisteva più. E' dura ricordare, ma fa parte della mia vita e anche questo mi ha reso la persona che sono oggi".

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Una famiglia che è andata avanti tra mille difficoltà, e forse per questo ancora più legata: "La vita per noi si è capovolta in più di un'occasione. Abbiamo vissuto anche in Canada dove i miei genitori facevano tre lavori per volta. All'epoca ero giovane e non capivo, ora che sono genitore mi rendo conto di cosa hanno passato". Non deve stupire quindi se nell'estate del 2008 il suo passaggio dal Portsmouth al Southend United salta perchè Asmir vuole prendersi un periodo di pausa dopo la morte del nonno. E' in quella occasione che trova la forza di tornare in Bosnia per la prima volta, di ripercorrere quel lungo cammino che lo porterà al Milan nelle prossime ore.

Passando per le giovanili del Kirchhausen, squadra tedesca nella quale è cresciuto, fino ad arrivare al Portsmouth, primo club inglese a dargli fiducia quando di anni ne ha 16. L'esordio in Premier, prima del passaggio allo Stoke City nel 2010: 5 anni e mezzo in cui diventa simbolo e protagonista di stagioni importanti. Il biennio al Chelsea da vice Courtois, prima del ritorno da titolare al Bournemouth. Adesso il Milan, dopo 6 mesi al Qarabag: 17 presenze con le quali contribuisce al primo posto momentaneo nel campionato azero. 252 partite giocate in Premier League e un Mondiale da titolare all'attivo: c'è anche lui nella spedizione bosniaca in Brasile nel 2014. Un lungo viaggio partito 33 anni fa e ora pronto a una nuova tappa: il Milan aspetta Asmir Begovic, tutto tranne che un semplice portiere.

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