Genoa, De Rossi: “San Siro ci ha ridato certezze, ora serve vincere. Pavlovic? L’atteggiamento non mi é piaciuto”

“La gara di San Siro ci ha ridato certezze. Il gesto di Pavlovic? Dobbiamo farci rispettare di più”. Le parole di De Rossi in conferenza stampa
Antivigilia di campionato per il Genoa di De Rossi, che lunedì al Ferraris ospiterà il Cagliari. Scontro diretto vista salvezza per i rossoblù, dopo il bel pareggio di San Siro col Milan. Gara che dalla sala stampa del Signorini De Rossi ha analizzato così:
“Partita che ha restituito certezze alla squadra? Penso di sì. Siamo usciti dalla riunione post gara non felici, perchè il risultato poteva essere diverso, ma più consapevoli. Ho visto compattezza e solidità. Ho visto un atteggiamento molto positivo da parte di tutti. I ragazzi l’hanno capito. È stato semplice analizzare viste le differenze di atteggiamento con la Roma. Il Milan ti lascia giocare, la Roma non ti fa respirare ma noi siamo usciti fuori consapevoli di quello che è il nostro dovere. Le prestazioni belle e non belle arriveranno, ma dovremo giocare quel tipo di partita”.
A cominciare dal Cagliari, all’andata una delle migliori partite della gestione De Rossi. “Quella prestazione è un punto di riferimento, perché le squadre non si allontaneranno dalla gara giocata un mese e mezzo fa. È vero che noi eravamo qua da dieci giorni. Il Cagliari lo seguiamo, lo studiamo e lo rispettiamo. Stanno facendo un ottimo percorso, e le squadre consapevoli sono quelle che fanno più paura, ma noi abbiamo iniziato a giocare. Penso che sarà una bella partita”.
Partita che rappresenta uno scontro diretto in vista della salvezza per Genoa e Cagliari. “Per fare uno scatto in più serve una vittoria contro una diretta avversaria? Serve fare qualche vittorie e fare punti. Lo abbiamo visto due giorni fa come siamo andati vicini a farne in una gara che sulla carta ce ne dava zero. Quando parti così a rilento devi fare punti su campi impensabili. Questa è una partita in casa e vogliamo regalare una gioia al pubblico dopo una gara così così contro il Pisa. Mancano tante partite, non avrà lo stesso peso di uno scontro diretto a due giornate dalla fine”.
“Non siamo gli scemi del villaggio, dobbiamo farci rispettare”
Capitolo Infermeria. “Rientri? Ieri si è allenato con noi Messias, l’ho visto bene. Mi sembra poi nessun altro, vediamo come staranno i giocatori reduci dalla partita di Milano”. Sul mercato ormai cominciato da una settimana. “Lo trattiamo, lo analizziamo. Ieri siamo usciti alle 20.40 col direttore, ma la concentrazione va alla partita col Cagliari che è la cosa più importante. Siamo abbastanza in linea, al netto che non vorrei darvi troppe informazioni, e poi potrei dare informazioni sbagliate visto che possono nascere opportunità che ora non ci sono”.
Passo indietro alla gara di Milano, sul rigore di Stanciu e sul gesto di Pavlovic sul dischetto. “Qualcuno in quell’occasione poteva fare di più? L’arbitro deve fare qualcosa di più. Gliel’ho detto, lui mi ha detto che l’ha ammonito ma non basta. Secondo me non si può ritirare un rigore 3 minuti e 50 secondi dopo che è stato dato. Deve levare i giocatori di mezzo. I rigori si sbagliano, poi non l’ha sbagliato per la buchetta. L’ho sbagliato a Manchester e non c’era nessuna buchetta. Non mi é piaciuto l’atteggiamento, il giocatore giustamente mi ha detto ‘io voglio vincere’ e lo posso capire, in quei momenti ti attacchi a tutto, anche se per lo spessore della maglia e del giocatore ti aspetteresti altri comportamenti. Sono stato io il primo in carriera che avrei dovuto avere altri atteggiamenti, sono caduto in nervosismi un po’ diversi da questo, perché io ero un po’ più istintivo, di contatto, di contrasto. Questo è un po’ più pensato, sporco se vogliamo”.
“Ma parliamo di grandi giocatori e di una grande società. C’è un capo che lì dentro deve far rispettare le regole, e normale la polemica la protesta andare in faccia all’arbitro a dire ‘non era rigore’, che lo era. Quaranta secondi, un minuto, uno e mezzo poi faccio battere il rigore. Poi diventa troppo. Ripeto i rigori si sbagliano, senza buchetta, e il risultato probabilmente è più giusto. Siamo serenissimi da questo punto di vista, però c’è qualcuno che deve fare rispettare le regole e questo gli abbiamo chiesto. Fermo restando che poi ha arbitrato bene, in quel momento sembrava un po’ di far west e glielo fatto semplicemente notare sia a lui che ai giocatori. Perché quella é una grandissima società, un grandissimo stadio ma noi non siamo gli scemi del villaggio e ci dobbiamo far rispettare. Forse in campo avremmo dovuto farlo con più veemenza, anche quelli che erano dentro al campo”.

“Colombo sta prendendo la cattiveria che gli chiedo”
Ancora sui novanta minuti di Milano, sull’importanza del gol per Colombo: “Per un attaccante è sempre importante il gol. Ho visto grandi attaccanti andare in crisi quando non segnavano, ne ho visti altri volare a due metri da terra solo perché la toccavano e la buttavano dentro. Lui è un ragazzo equilibrato, fa tanto oltre al gol. Sta prendendo quella cattiveria che gli chiedo. Il mio attaccante deve voler far gol, pensarci continuamente. Quando non deve aiutare la squadra o sacrificarsi, deve essere ossessionato nel farsi trovare dove si fa. I gol si sbagliano, ci sono momenti e momenti. Deve sapere che ne ha fatti 4 e non 14, la strada per fare una stagione importante, come le sue qualità richiedono, è ancora lunga. Non deve accontentarsi o sentirsi tranquillo. Quattro gol per un giocatore come lui sono pochi”. Sui tanti rigori sbagliati. “È un trauma, sicuramente. Noi possiamo dare vicinanza ai giocatori, è una fortuna che io sia stato un giocatore e so quanto fa male. So che rincuorarlo troppo non serve a niente, è come un piccolo infortunio alla mente. Fa parte del calcio. Noi li proviamo sempre. Chiedo a loro di provarli veri, senza tirarli con il tacco o con l’esterno. Se aveste visto come li tira Stanciu avreste ancora più dolore a vedere come è finita. Cambia farli a Pegli o a San Siro, ci sta sbagliare“.
Lunedì si giocherà al Ferraris, dove il Genoa nel girone di andata ha vinto una sola partita. “Dobbiamo sfruttare meglio il fattore casalingo? Sì. Non possiamo però fare affidamento solo sul Ferraris, non ho mai contato sulla media inglese. Il calcio è cambiato. Siamo noi che dobbiamo dare qualcosa alla gente e non viceversa. Non dobbiamo aspettarci che quella cornice, pur bellissima, ci porti punti. Devo responsabilizzare i miei giocatori. Da giocatore ero forse ancora più concentrato e carico quando giocavo fuori casa, dove sentivo quell’astio e migliaia di persone contro di me. Mi è piaciuto il primo tempo dell’altra sera proprio per questo, perché non abbiamo avuto timore reverenziale nei confronti di uno stadio e di una maglia importantissimi come quelli del Milan. Poi ovvio, giochiamo in casa e dobbiamo anche saperlo usare lo stadio. Loro al 95esimo lo hanno usato, noi dobbiamo essere più esperti da questo punto di vista, senza aspettare che qualcuno entri in campo dalla gradinata e faccia gol. Dobbiamo lavorare bene, dare il massimo affinché questo succeda. Gli stadi non fanno gol, ma possono essere un fattore e, in una piccola percentuale, possono portarti qualche punto a fine campionato”.

“Dobbiamo aiutarci tutti quanti”
Dopo aver migliorato i numeri dell’attacco, sul lavoro da fare in difesa. “Possiamo ancora migliorare? Assolutamente. Siamo un pochino migliorati rispetto all’inizio, dove era un pochino troppo facile farci gol e creare occasioni contro di noi. Non penso sia solo una cosa che riguarda soltanto i difensori, perché hanno fatto una grande partita a Milano, una partita presente dentro l’area. Quello che cercavo di chiedere alla panchina era di spingerli un pochino indietro, di pressarli un po’ di più per fare iniziare loro l’azione non venti metri fuori dalla nostra area, ma magari quaranta. Quello può aiutare la difesa ad aver meno pressione, anche se contro squadre di questo valore può essere un po’ pericoloso uscire un po’ più fuori. Dobbiamo aiutarci tutti quanti, non solo i difensori, per fare qualche clean sheet. Dal punto di vista dell’organizzazione e del blocco basso a difesa dell’area qualcosa si è visto, ma per me l’arma migliore per non prendere gol è il tenere palla e pressare un po’ più alto l’avversario per tenerli lontani dalla nostra porta. Detto ciò, in questo periodo abbiamo preso gol molto evitabili. Al di là dell’essere forti nelle aree e nei reparti come squadra, poi non dobbiamo commettere errori perché tolgono punti”.
Tanti quelli commessi e costati punti su azione da calcio d’angolo. “Stiamo analizzando tutto quanto. Secondo me è sempre un insieme di cose: abbiamo preso gol su angolo, ma ne hanno battuti undici. Undici corner a due. Secondo me ne battono troppi. Vuol dire che ci siamo abbassati troppo o che lasciamo crossare troppo facilmente gli avversari ed era una cosa su cui avevamo lavorato, in primis per non concedere palle in area perché le stavamo soffrendo. Ora non dobbiamo pensare che ogni volta che la palla va in corner diventi un problema mentale, “oddio ora ci fanno gol”. Abbiamo difeso bene su parecchi corner, ma alla fine sono usciti un gol, un gol annullato e una traversa. È una cosa che va lavorata, studiata e va capito se va cambiato qualcosa. Poi ci sono anche le caratteristiche fisiche dei giocatori e il fatto che abbiamo giocato col Milan, una delle squadre più pericolose, e giocheremo col Cagliari che è forse quella più pericolosa in assoluto. Discorso vecchissimo e già fatto e rifatto: non puoi fare novanta minuti con la palla, ma più la teniamo e meno corner loro batteranno e meno azioni avranno”.

“Cambiare modulo? Si può. Non deve mai mancarci il fuoco dentro”
Sulla possibilità di un cambio di modulo, dal 3-5-2 al 4-4-2. Una curiosità tattica: ha pensato anche ad un 4-4-2 compatto?
“Sì, ma è molto difficile marcare i mediani con squadre che giocano coi mediani. Col Milan andare col 4-4-2 ti fa lasciare Modric abbastanza solo ed è un suicidio. Si può fare, soprattutto magari quando recupereremo Cornet, Messias e Grønbæk al cento per cento e che possono giocare in quelle zone. E ci sono Venturino e Fini che sono delle risorse. Si può fare. Per giocare a quattro dietro ed essere forti come reparto c’è bisogno di tanto lavoro, mettersi a tre dà più copertura degli spazi. Quando sono entrato, ho avvertito che fosse questo il nostro bisogno, ma si può assolutamente fare, anche a partita in corso“.
A chiudere la conferenza una battuta sull’atteggiamento altalenante avuto dal Genoa in questa prima parte di stagione.
“Io non scindo la prima parte del campionato dalla seconda, ma analizzo le cose viste. Su nove partite siamo qui a rimproverarci – giustamente – l’atteggiamento di un paio di partite, aggiungendo qualche primo o secondo tempo e la maggior parte della partita con la Roma. Il nostro atteggiamento è stato altalenante, ma lo è stato anche quello del Milan se guardiamo tutte le partite o quello della Roma contro di noi e poi a Cagliari. O l’atteggiamento del Napoli tra primo e secondo tempo col Verona. Gli atteggiamenti cambiano perché cambiano gli avversari- A volte sbaglia l’allenatore la preparazione gara, a volte i giocatori partono male, a volte si stancano e non finiscono nella migliore maniera a volte esce fuori l’avversario. Viene difficile mantenere l’atteggiamento per tutta la partita in un campionato equilibrato come la Serie A. Se a Milano avessimo fatto lo stesso primo tempo anche nella ripresa avremmo vinto sicuramente, ma mi sarei stupito tanto dei miei, ma anche del Milan, perché poi ci sono i valori in campo”.
“Intanto quello che non deve mancare è l’atteggiamento nel senso di impegno, furore, fuoco dentro. Ho amato il primo tempo fatto a Milano, ma mi è piaciuto tanto anche vedere una squadra che ah saputo soffrire, che ha saputo difendersi in modo “provinciale”. Questo termine non ha un’accezione negativa quando si parla di una squadra sta nelle zone basse della classifica. Quel rimanere aggrappati ai tre punti mi piace da morire e farà parte anche della nostra seconda parte di stagione”.