Il paradosso del Tottenham: agli ottavi di Champions, ma a più 5 dalla retrocessione

Il Tottenham ha deciso di esonerare Thomas Frank dopo soli 8 mesi: gli Spurs si trovano a ridosso della zona retrocessione.
Dalle stelle delle notti europee agli inferi dei bassifondi della Premier League. Il Tottenham Hotspur sta vivendo il più grande paradosso del calcio inglese. Un cammino a due facce che è costato la panchina a Thomas Frank, che dal 2018 al 2025 aveva contribuito a trasformare il piccolo Brentford in una solida realtà.
Il percorso delle Bees è proseguito nel migliore dei modi sotto la guida di Keith Andrews, ex membro del suo staff. Quello degli Spurs invece non ha sortito gli esiti sperati con un cammino complesso da decifrare. La squadra del Nord di Londra infatti, sotto la guida del danese si è dimostrata sì competitiva in Champions League, qualificandosi agli ottavi di finale dopo il quarto posto ottenuto nella League Phase, ma in patria non c’è spazio per alcun sorriso: 2 vittorie nelle ultime 17 partite e il margine poco rassicurante di 5 punti sulla zona retrocessione.
La situazione attuale ricorda quello che è accaduto in casa Spurs appena un anno fa. Con Ange Postecoglou i londinesi hanno scritto l’impresa di riportare un trofeo a casa 17 anni dopo l’ultima volta. Una serata indimenticabile con la vittoria del derby inglese di Europa League nella finale del 21 maggio 2025 contro il Manchester United. Ma quel trionfo arrivò come epilogo eroico di una stagione di Premier League pessima, chiusa al 17° posto. L’estate successiva è stata turbolenta: Daniel Levy ha lasciato la carica di chairman dopo quasi un quarto di secolo, aprendo ufficialmente una nuova fase dirigenziale. Nonostante il successo europeo, Postecoglou non è stato confermato. Una scelta che ha generato perplessità interne, evidenziate anche dalle reazioni di alcuni giocatori.
In ogni caso il successo europeo aveva temporaneamente coperto le crepe strutturali del club. Oggi quelle crepe sono però tornate visibili. La lezione non è stata imparata: il Tottenham ha continuato a vivere su due binari paralleli, costruendo un’oasi europea e lasciando irrisolte le fragilità in Premier. E in questo contesto l’allenatore che aveva costruito un modello virtuoso al Brentford si è inceppato proprio al momento del salto di qualità.
Il Tottenham e Frank: dal calcio “uninspired” all’episodio della tazzina dell’Arsenal
E pensare che l’avventura di Frank era partita nel migliore dei modi. Dopo la sconfitta in finale di Supercoppa Europea contro il Psg, arrivata ai rigori dopo un’ottima prestazione, gli Spurs avevano iniziato la Premier in modo convincente: 3 vittorie nelle prime 4 con lo squillo del colpo esterno contro il Manchester City. Dopodiché un cammino altalenante, ma addolcito dalle gioie delle notti di Champions. Fino ad arrivare al grande crollo di novembre con un’emorragia di risultati negativi che non si è più fermata. Nessun successo nelle ultime 8 e solamente due vittorie ottenute tra le mura amiche in tutto il campionato. In Premier League il Tottenham ha viaggiato a 1,12 punti a partita (29 punti in 26 gare): la media più bassa per un allenatore degli Spurs con almeno cinque panchine nella competizione.
Il Brentford di Frank era una squadra pragmatica, organizzata e verticale. Con l’approdo in una delle big six di Premier le richieste per l’allenatore danese sono state diverse: oltre ai successi, l’ambizione era quella di raggiungere un calcio più estetico, per mettere in risalto la grande qualità offensiva presente nella rosa degli Spurs.
Emblematico è stato anche il rapporto mai sbocciatp tra il danese e i fan degli Spurs. Prima della gara contro il Bournemouth del 7 gennaio l’allenatore è stato fotografato mentre sorseggiava da una tazzina da caffè con il logo dell’Arsenal, i rivali storici del club. L’immagine, diventata virale, ha generato critiche e ironia e ha contribuito ad alimentare la tensione di un momento già complesso. Il Tottenham poi in campo ha continuato a dimostrarsi fragile ad ogni difficoltà incontrata nel percorso. Così la separazione tra le parti è diventata inevitabile.

Non solo Frank: le critiche sono anche per i giocatori
La responsabilità della crisi degli Spurs non è solo dell’allenatore. Diversi giocatori attesi come protagonisti hanno alternato buone prove a lunghi passaggi a vuoto, finendo nel mirino della critica. Brennan Johnson ha perso centralità nel progetto tecnico ed è stato ceduto, mentre Mohammed Kudus non è riuscito a incidere con regolarità, complici i molti problemi fisici. Stessa sorte per Dominic Solanke, ai box a lungo e tornato nelle rotazioni solamente nelle ultime settimane. Altri giocatori offensivi, come Xavi Simons, Tel e Kolo Muani non hanno reso. Il bottino è di 4 gol realizzati in Premier League in tre.
Ma il caso più emblematico resta quello di Cristian Romero. Leader difensivo e capitano, l’argentino ha pagato il suo stile aggressivo con due espulsioni pesanti e squalifiche nei momenti chiave. Dopo uno dei cartellini rossi, Frank lo ha difeso sostenendo che non si trattasse di un giocatore “solitamente espulso”, dichiarazione che ha alimentato polemiche considerando che l’ex Atalanta e Juventus è tra i difensori più sanzionati della Premier negli ultimi anni. A complicare il quadro, un post social in cui il difensore ha attaccato anche la società: “In momenti come questi, dovrebbero essere altri a parlare…ma non lo fanno, come accade da diversi anni. Si presentano solo quando le cose vanno bene per dire qualche bugia”.
Il paradosso europeo e l’attenuante degli infortuni
In Europa invece gli Spurs, paradossalmente, hanno avuto la possibilità di esprimersi meglio. La squadra è riuscita a respirare dell’aria pulita, trovando 5 vittorie, 2 pareggi e una sola sconfitta con il pass strappato per gli ottavi di finale. Così Frank, almeno per qualche notte, è riuscito a ritornare all’ideale del suo Brentford: un calcio pragmatico e attendista, pronto a esaltarsi nelle transizioni e nella verticalità. In più in Champions la squadra ha giocato da underdog, libera dalle pressioni con cui in patria doveva convivere. In Premier, invece, quando la classifica si è fatta pericolosa, è subentrata la paura.
A tutti questi ingredienti si può aggiungere la sfortuna: il Tottenham è stato falcidiato dagli infortuni nel corso della stagione. Il dato è di 11 assenti nell’ultima partita di Frank sulla panchina degli Spurs. Tra questi, uomini chiave come Richarlison, Kudus, Udogie, Porro e Maddison. Nelle ultime settimane è emersa inoltre una possibile frattura interna nel gruppo londinese con il malcontento per una mancanza di leadership nei momenti di crisi. Alcune immagini delle ultime partite hanno dato adito alla teoria del clima ormai incrinato: al momento del rientro negli spogliatoi Frank si è avvicinato ai giocatori per salutarli o incoraggiarli. Diversi calciatori sono però passati oltre senza ricambiare il gesto o senza incrociare lo sguardo del danese. Una storia iniziata bene e finita malissimo, con in mezzo le gioie europee. “Domani sarò ancora su questa panchina“, aveva detto dopo la fatale sconfitta contro il Newcastle. Il giorno dopo Frank affronta la sua realtà paradossale.
A cura di Stefano Parpajola