Biasci e l’Avellino “oltre la rete”

Il calciatore toscano dell’Avellino ha realizzato la sua prima tripletta in Serie B contro il Cesena raggiungendo così quota 10 gol in campionato: la sua storia.
L’atleta ambisce alle più alte categorie e alle vittorie più importanti. Il lavoratore al progresso di carriera. Il libero professionista agli incarichi più nobili. Tutti obiettivi legittimi e perseguibili. Ma, spesso, quell’ansia di “arrivare” e di “ottenere” si palesa come l’ostacolo più ostico del percorso.
Tanto sfogliata da averne consumato la carta delle pagine. Una delle tante biografie di campioni dello sport e artisti musicali lette dall’appassionato Tommaso Biasci, attaccante trentunenne dell’Avellino a quota 10 gol nell’attuale campionato di Serie B è quella del mitico Andre Agassi (come raccontato qui). Un testo eloquente fin dal titolo. In tutta la sua tragicità: “Open”. I tornei vinti; certo. Ma anche l’idea di essere entrato in un conflitto interiore lacerante. Immergendosi tra le righe del testo, convinti di conoscere tutto di un fenomeno sportivo e mediatico come il tennista americano, come accaduto al calciatore del club irpino, si scopre che dietro a quei colpi da campione; all’ombra degli innumerevoli trofei e annebbiati dalla fama conquistata c’è altro.
Una sorta di incubo. Che affanna. Soffoca. Anzi, stanca. Agassi confessa con estrema lucidità di non aver mai amato il tennis, ma di essere ossessionato “dal lanciare la pallina oltre la rete”. Perché quello è ciò che il destino sceglie per lui. E si sente in dovere di rispondere. Non è dato sapere quante volte, Tommaso Biasci abbia letto quel passo. E nemmeno in quale dei tanti contesti provati. Forse nella frenesia delle tante città che lo accolgono nella sua itinerante carriera. Magari seduto mentre guarda e ascolta il confortante suono delle onde del mare dalla sua casa di Soverato durante la magica esperienza di Catanzaro. Oppure, in auto. Da ragazzo, quando papà Claudio lo porta con sé allo stadio “Luigi Ferraris” di Genova per vedere la Sampdoria.
La storia di Biasci è chiusa qui. Nello sforzo personale di cogliere che l’unico strumento a sua disposizione è lui. Perché, spesso, per diventare ciò che vorremmo essere dobbiamo conoscerci. Prima il settore giovanile del Pisa. E non ci sarebbe nulla di strano nascendo e abitando a pochi chilometri, nell’affascinante borgo di San Giuliano Terme. Eppure, la prima importante esperienza la vive a Livorno. Campanilismo alla sua massima espressione. D’altronde Agassi lo spiega con chiarezza: “La vita è un incontro di tennis tra estremi polarmente opposti”.
I sogni “stancano”
E se è vero che gli opposti si attraggono, Livorno lo dimostra. Da un lato Davide Nicola, allenatore, sì, ma soprattutto grande esempio di umanità e comprensione per quel giovane e ambizioso ragazzo venuto dalla provincia pisana. Il regalo dell’esordio in Serie B a soli 18 anni è la prima “pallina a superare la rete”. Già. Una pallina…
“Quant’è bello sognare. Ma i sogni sono dannatamente stancanti…”. La lotta interiore di Agassi. I sogni sono l’ossigeno della vita. Ci aprono al mondo. Ma possono diventare anche la nostra prigione. E così, per Biasci quella enorme soddisfazione appena maggiorenne spalanca le inferriate. Due anni di Serie D e sette di Lega Pro. Nel mezzo i sei mesi più lunghi. Da svincolato. Nessuna società chiede di lui. E sì: i sogni stancano. Feriscono.

Un libro per Biasci
Ma i campioni, quelli veri; quelli di cui raccontano le decine di libri riposti tra gli scaffali di Tommaso; letti con in sottofondo una colonna sonora del tutto improbabile – “Sono un ragazzo fortunato” di Jovanotti – hanno il coraggio di riconoscere le difficoltà. E di trasformare quelle delusioni in energia nuova. Se quella “pallina” così non “supera la rete”, allora serve cambiare strategia. Sempre con l’aiuto di un buon libro. Non più campioni. Tommaso Biasci sceglie di iscriversi all’Università: facoltà di Scienze Motorie. Avrebbe osato anche di più. Magari Ingegneria Civile per poter un giorno scrivere la biografia più bella con papà Claudio, geometra di professione.
Finché la mente torna a una frase di “Open”: “Odia quanto ti pare il tennis, ma rispettalo e rispetta te stesso”. E così, Biasci deve rispettare il calcio. Perché quella è la sua essenza. Firma col Ponsacco, piccola realtà della Serie D in provincia di Pisa. L’anno seguente tocca alla Massese. 26 gol gli valgono il passaggio in Lega Pro alla Carrarese di Silvio Baldini. Di cui non esiste una biografia, ma di cui Biasci conserva ogni singolo dettaglio. “Hai segnato 26 gol in Serie D? Bene. Fanne altrettanti in C”. Perché “i sogni stancano”.
Game, set and match Biasci
E proprio quando l’attaccante toscano classe 1994 sente quella stanchezza addosso ritrova sé stesso. Così a Carpi, a Padova fino a Catanzaro. Dove tra la spensieratezza di una chiacchierata quotidiana con i vicini di casa, la spesa dall’amichevole fruttivendolo per parlare di tutto tranne che di calcio, la lettura di un libro in riva al mare, una passeggiata sul litorale e 44 gol in 4 stagioni tra Serie C e Serie B è facile riconoscere che, in realtà, il vero grande maestro di vita non sono gli idoli. Bensì il tempo.
Al quale puoi porre qualsiasi domanda che avrà sempre una risposta. Oggi è “Avellino”. E anche se la vicenda non è quella di un ragazzo fortunato poco male. In fondo “la fortuna è ricontrarti ancora”. E sì, ad Avellino “fa impazzire”. Perché Tommaso Biasci, quella pallina l’ha mandata oltre la rete.