Maresca, il discepolo di Pep che ha riportato il sorriso a Stamford Bridge
Dopo un anno e mezzo, una Conference League e un Mondiale per Club vinti, Enzo Maresca lascia il Chelsea.
Enzo Maresca saluta il Chelsea. Già, e chi se lo sarebbe mai aspettato? Un fulmine a ciel sereno, o quasi. Un addio deciso dopo giorni di tensioni e un dicembre complicato sul piano dei risultati con sole 2 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte, ma anche dopo le dichiarazioni rilasciate il 13 dicembre in seguito al 2-0 contro l’Everton (“le peggiori 48 ore da quando sono qui“). Al netto dell’ultimo periodo turbolento, Maresca stava facendo un ottimo lavoro – in particolare con la valorizzazione di diversi talenti presenti in rosa – testimoniato peraltro dal premio di “allenatore del mese” di novembre.
Maresca, arrivato nel giugno 2024 al posto di Pochettino, nella sua prima stagione al Chelsea ha riportato la squadra in Champions League (quarto in Premier a due punti dal City), ha vinto la Conference e ha trionfato al Mondiale per Club interrompendo la striscia di un PSG che sembrava insuperabile, battuto 3-0. Successi che hanno portato nelle casse almeno 150 milioni di euro e una valorizzazione della rosa sotto tutti i punti di vista. Risolvendo il “puzzle” di una rosa extralarge e ottenendo continuità di risultati con l’organico più giovane di tutta la Premier e tra i più giovani d’Europa (pochissimi i calciatori nati negli anni ’90).
Tanti gli aspetti positivi che hanno contribuito alla crescita del club nell’anno e mezzo con Maresca in panchina: Caicedo è diventato uno dei migliori centrocampisti in Europa così come Enzo Fernandez. Spazio anche per il difensore Levi Colwill, una delle certezze della retroguardia. E Cole Palmer? Spaventosa la crescita dell’ex Manchester City. Maresca lo conosce bene visto che lo aveva allenato ai tempi delle giovanili dei Citizens e lo ha schierato in una posizione più centrale sfruttando ancora di più le sue caratteristiche. Il risultato? 18 gol e 14 assist nella stagione 24/25, per un talento definitivamente sbocciato a livello mondiale.
Maresca, discepolo di Guardiola e non solo
“Il mio consiglio è: dategli tempo. Tutti gli allenatori ne hanno bisogno. Non so se il Chelsea sia il posto giusto per farlo, ma dategli tempo e funzionerà”. Così parlava Guardiola di Maresca. L’ex Parma è stato definito spesso l’erede designato del catalano. In primis per idee di gioco e metodo di lavoro assimilati durante i percorsi di collaboratore tecnico e allenatore della squadra Under 23. Le squadre di Maresca riflettono chiaramente i concetti chiave di Guardiola, ossia possesso, costruzione dal basso e giocatori che attaccano lo spazio.
Terzini che vengono dentro al campo, la linea difensiva come una sorta di linea di registi e attenzione maniacale alla distanza tra i reparti. Un amico, compagno, discepolo dello spagnolo che per un anno ha avuto modo di collaborare con lui all’interno del proprio staff tecnico a Etihad. Un rapporto di amicizia e di stima reciproca che nasce quando Pep allena il Barcellona ed Enzo gioca ancora, nel Malaga dell”’Ingegner” Pellegrini, coi due che rievocano i tempi in cui Guardiola era il faro del Brescia di Mazzone.
Maresca e non solo: tutti gli italiani che hanno allenato (e vinto) col Chelsea
Enzo Maresca è solamente uno dei tanti allenatori italiani che hanno avuto modo di guidare – con successo – a Stamford Bridge. Ad aprire questa tradizione fu Gianluca Vialli che dal 1998 al 2000 allenò i Blues vincendo anche una Supercoppa Europea, una Coppa delle Coppe e l’FA Cup. Successivamente toccò a Claudio Ranieri dal 2000 al 2004 e qualche anno dopo a Carlo Ancelotti che riuscì a anche a conquistare il titolo nel 2009-10.
Chi occupa ancora oggi un posto nel cuore dei tifosi è sicuramente Roberto Di Matteo, colui che alzò al cielo la prima storica Champions League vinta dal Chelsea contro il Bayern Monaco. Mancano all’appello ancora Antonio Conte e Maurizio Sarri. L’attuale allenatore del Napoli trionfò in Premier League nel 2016-17, mentre a Sarri l’onore di aver riportato a Stamford Bridge la seconda Europa League nella storia del club. Dopo le stagioni non fortunate con Potter, Lampard e Pochettino, Maresca era riuscito a dare seguito alla tradizione vincente di allenatori italiani grazie ai successi in Conference League e al Mondiale per Club. Poi il brusco addio; ma con la consapevolezza di aver lasciato un’impronta difficile da dimenticare.
A cura di Gerardo Guariglia