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Protocollo sì, ora no: i dubbi dei club per la ripresa

| News calcio | Autore: Marco Juric

Fino alle ore 18 di oggi lo scenario per la ripresa del calcio sembrava ben delineato. Almeno per le prossime due settimane. Da lunedì prossimo e per i successivi 14 giorni tutti i club di Serie A si sarebbero ritrovati per iniziare gli allenamenti di squadra. Test e tamponi per tutti e avvio del ritiro nei rispettivi centri sportivi. E in caso di positività al Covid 19 di uno o più giocatori sarebbe scattata l’isolamento per il contagiato e la quarantena per tutta la squadra.

Questo è il protocollo del Cts controfirmato e approvato dalla FIGC. Sembrava tutto ok, ma già all’ora di pranzo le parole sibilline del presidente del Coni Malagò avevano fatto sorgere dei dubbi. Al centro di tutto la chiosa finale: “Il calcio ripartirà, ma non si sa se finirà”. 

Giovanni Malagò GDM

Quasi una previsione di quello poi andato in scena nel tardo pomeriggio. Prima l’AIC che con un comunicato metteva in dubbio diversi punti del protocollo, poi la presa di posizione dei club di Serie A: “Così noi non ricominciamo”. Secondo diversi club di Serie A ci sarebbero troppe lacune sul protocollo da rispettare durante gli allenamenti collettivi e l’accettazione dello stesso non assicurerebbe l’avvio del campionato.

In serata il comunicato che sottolinea come “l’obiettivo sia quello di trovare soluzioni idonee e praticabili nell'applicazione delle istruzioni ricevute, con particolare riferimento alla quarantena di gruppo e alla responsabilità dei medici sportivi”.

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Quindi no alla quarantena di gruppo in caso di positività, ma solo isolamento e quarantena per il calciatore positivo così da isolare il contagiato ma continuare, sempre sotto controllo medico, l’attività sportiva della squadra. E poi si richiede un allentamento della responsabilità in capo ai medici sociali. Si ritiene ci sia una casistica di contagio eccessiva per lasciare la responsabilità unica al medico del club. 

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In più i club non vorrebbero iniziare i ritiri da lunedì e protrarli per due mesi. Per molti ci sarebbe una difficoltà oggettiva nell’organizzazione (in tanti dovrebbero appoggiarsi a strutture esterne), ma soprattutto tutto questo sarebbe fatto senza avere una data certa per la ripresa. La FIGC si è esposta dando una data ipotetica, il 13 giugno, ma senza nessun ok del governo e del cts. Ad oggi tutti i club inizierebbero ad allenarsi senza sapere se poi si scenderà in campo. 

Come già accaduto nelle scorse settimana la palla ritorna al Governo, domani mattina la Lega Serie A, insieme ai vertici della FMSI e al Dott. Nanni, si riunirà con la Figc, per individuare insieme un percorso costruttivo di confronto con il Ministro della Salute, con il Ministro per le politiche giovanili e lo Sport, con il CTS, e giungere a un protocollo condiviso.

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L'obiettivo di tutti è tornare a giocare e domani sarà un'altra giornata importante per capire come e quando. Il nodo della quarantena sarà l'ago della bilancia, se verrà accettata la proposta dei club allora davvero si potrà pensare e programmare il nuovo avvio della Serie A.

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