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Mancosu, il Lecce e l'arte del non accontentarsi mai

| Storie | Autore: Francesco Calvi

"Ho salito, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”. Così, al contrario: Marco Mancosu ci ha fatto l’abitudine e il testo di Montale si ribalta per raccontare la sua storia. Sua e del Lecce, si intende: un’interminabile scalata verso il successo, una rincorsa senza fine verso un continuo crescendo. Da tre anni a questa parte, ormai, Mancosu e il Lecce sono la stessa cosa

Marco, capitano dei giallorossi, è il perfetto prototipo… di calciatore atipico: legge libri e non va a ballare, odia il caos e stare sotto i riflettori. Il club, dalla sua, il contrario di ciò che più razionalmente ci si potrebbe aspettare: due promozioni consecutive, tre punti a Torino dopo la brutta figura con il Verona. Chi se l’aspettava? 

Eppure, da quando Mancosu è arrivato a Lecce, è andata quasi sempre così. A dirigere l’orchestra, oggi, c’è il maestro Liverani: il numero 8 batte Sirigu, al Grande Torino finisce 2-1 per il Lecce. Appena 3 anni fa, però, Marco segnava in campionato la sua prima rete con la maglia giallorossa: era il 25 settembre 2016, gol dell’ex per il centrocampista sardo al De Simone di Siracusa. La Sicilia, Benevento e Caserta prima di approdare nel Salento, (poca) Serie B e (tanta) Serie C prima di trovare una volta per tutte la sua oasi felice.

“A Lecce, con la mia famiglia, ce la passiamo davvero bene - raccontò in un’ intervista ai nostri microfoni -. Mia figlia Gioia, 4 anni e mezzo, ha imparato a parlare usando espressioni salentine. Mia moglie ci pensa spesso, questa città sembra fatta apposta per noi: potremmo decidere di vivere qui per sempre”. Per i leccesi, ormai, Mancosu è uno di casa: “Se entro in un bar e prendo un caffè, raramente succede che me lo facciano pagare. Pensate che una volta, in viaggio a Chicago, una famiglia di emigrati salentini mi ha invitato a pranzare da loro”

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Faccia da bravo ragazzo e fascia da capitano al braccio, contro il Torino Marco è riuscito a chiudere un cerchio aperto nel lontano 2007: a 18 anni, Mancosu segnò all’esordio in Serie A con la maglia del Cagliari. Da lì, solo altre dodici apparizioni con la maglia rossoblù, poi una serie di prestiti in giro per l’Italia: Rimini, Empoli e infine la Serie C. A riportarlo in alto ci ha pensato il Lecce, mentre Marco ricambiava il favore a suon di gol: sette in Serie C nel 2017-2018, tredici l’anno passato nella rincorsa alla promozione. Adesso, la seconda rete in Serie A della sua carriera, dodici anni e quattro mesi dopo l’ultima volta: “una notte magica”.

Due promozioni consecutive e il sogno salvezza da un lato, l’euforia di un 31enne tornato al top dopo tredici stagioni di attesa dall’altro: Marco Mancosu trascina il Lecce e scavalca il primo gradino di una lunghissima stagione. “Ho salito, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”. Ne mancano ancora parecchie, è vero, ma al Lecce e a Mancosu non piace pianificare: la ricetta del successo sta nel non accontentarsi mai.

 

 

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