Donne nel Pallone: Salimbeni, dalla trattoria alla Serie A
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Data: 12/11/2019 -

Donne nel Pallone: Salimbeni, dalla trattoria alla Serie A

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Dal cortile di casa ai campi della massima serie, tra futuro incerto e occasioni colte al volo: la calciatrice dell'Hellas Verona Women si racconta

"Sono in cerca di un impiego dopo aver lavorato in trattoria e presso un artigiano che fa cablaggi". La realtà di molte calciatrici spiegata in poche righe da Lucrezia Salimbeni, giocatrice dell'Hellas Verona. Dalla trattoria alla bottega, Lucrezia è uno degli esempi lampanti di come, in Italia, le calciatrici - escluse le più forti - non riescano a campare esclusivamente di calcio. Infatti, non esiste un tetto salariale minimo e il mestiere di calciatrice non è nemmeno riconosciuto come “a tempo pieno”.

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Per migliorare la situazione – e, magari, ambire entro pochi anni al professionismo - serviranno grinta e passione, cose che a Lucrezia non mancano affatto, sin dal primo giorno di partitelle nel cortile di casa: “Lì è nato il mio amore per il calcio, vedendo giocare mio fratello.” Dal cortile alla Serie A, facendo tappa fissa nella piccola società vicino casa, come in buona parte delle storie di pallone: “Ho iniziato la mia carriera in una squadretta di paese, per poi fare la mia prima esperienza in una squadra femminile come la Cremonese”.

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Poi la grande occasione, da cogliere al volo, proprio come un cross al bacio: “Sono stata selezionata dal Brescia: da lì è iniziata la mia avventura vera e propria nel calcio femminile. Sono rimasta a Brescia per cinque anni, durante tutto il settore giovanile. Mi sono quindi spostata in una squadra più vicina a casa, il 3Team Brescia Calcio (eccellenza), perché iniziava a essere difficile conciliare gli orari del calcio con il lavoro. Lo scorso anno, infine, ho passato dei mesi nel Chievo Verona, ed oggi sono all’Hellas. Questa società si è dimostrata ottima per me e per la mia crescita perché investe sulle giovani, valorizzandole”.

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Arrivare in Serie A è un privilegio di pochi, ma la vita in un top-club non è solo rose e fiori; come ogni cosa, infatti, ha pregi e difetti: “Il pregio più grande è esserci arrivata, in Serie A, che alla fine è il sogno di qualunque bambina che ami il calcio. Giocare in Serie A significa comunque avere delle responsabilità, tra cui dare sempre il buon esempio alle aspiranti calciatrici. Inoltre - aggiunge -, essere una calciatrice per me è una fortuna: sono orgogliosa di essere donna e di usare il calcio come mezzo per poter abbattere i pregiudizi che ci discriminano”.

Sul futuro, infine, le idee ancora vagano caotiche, ma Lucrezia continua a coltivare la sua grande ambizione: “Il proseguimento di questa avventura nel calcio”. Insomma, una storia fatta di impegno e sacrificio, chiavi per arrivare a raggiungere i propri obiettivi. Nel segno del celebre detto latino: “Per aspera ad astra”.

A cura di Luca Bendoni

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