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Scoprendo Boga. “Dalle strade di Marsiglia ai top club europei”

| Interviste | Autore: Claudio Giambene

Jeremie Boga, rivelazione del Sassuolo, raccontato dal suo agente Daniel… Boga. Procuratore e fratello. “Il Barcellona lo segue”. Come Marina a Londra…

Luglio 2018. Sta nascendo il Sassuolo di De Zerbi e il club è a caccia di giovani talentuosi. Gente che dia sostanza al credo offensivo del nuovo allenatore. C’è un ragazzo che è sempre piaciuto e potrebbe tornare utile. Si chiama Jeremie Boga, è nato nel ’97 a Marsiglia da genitori ivoriani, ma è cresciuto calcisticamente nel Chelsea. L'amministratore delegato Giovanni Carnevali lo conosce bene. Due anni prima ha provato a portarlo in Emilia, ma il giocatore alla fine ha scelto Granada. Forse chissà anche per guardare più da vicino Lionel Messi, fonte d’ispirazione di ogni sua mossa.

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In Spagna le cose sono andate così così: due gol in 26 partite - uno contro il Barcellona privo di Leo – e una retrocessione da ultimi della classe. Back to London, nel suo Chelsea, a difendere una Premier appena vinta. Alla prima giornata, Antonio Conte gli dà una maglia da titolare contro il Burnley. Peccato che 18 minuti dopo lo richiami in panchina, complice un’espulsione precoce di Gary Cahill. Resteranno i suoi unici minuti con la maglia dei blues. Due settimane dopo va in prestito al Birmingham City in Championship. Gioca tanto, ma non esplode.

RETROSCENA DA UN MATRIMONIO: L’ARRIVO A SASSUOLO

Qualcuno però in Emilia non lo ha dimenticato. Daniel Boga, fratello maggiore e agente di Jeremie, conosce già i suoi interlocutori. Si era seduto al tavolo con loro 24 mesi prima. Quel matrimonio non si era fatto, ma questa volta è diverso. “Edo Crnjar, agente di De Zerbi, mi chiamò dicendomi che il gioco di Jeremie poteva essere perfetto per il nuovo Sassuolo. Poi mi fece vedere alcuni video delle idee di gioco dell’allenatore. Mi convinsi subito che sarebbe stato perfetto per Jeremie. C’incontrammo con Carnevali e col direttore sportivo Giovanni Rossi e trovammo l’accordo col Chelsea”, racconta Daniel in esclusiva ai microfoni di gianlucadimarzio.com. Proprio De Zerbi è stato fondamentale: un lavoro ai fianchi notevole, pungolato da Sasa Monaco, suo uomo di fiducia. Era già rimasto stregato da tempo dalle sue serpentine.

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“A DICEMBRE MARINA MI HA DETTO…”

Un affare, a guardarlo adesso: 3 milioni e mezzo di euro ai blues e un contratto fino al 2022, seppure con il diritto di riacquisto - alla fine di questa stagione – a favore del Chelsea. E nelle stanze dirigenziali di Cobham gli schermi rimandano spesso le immagini delle recenti magie del ragazzo di Marsiglia. A dicembre ho incontrato Marina Granovskaia (direttore esecutivo del Chelsea, ndr). Sta seguendo con grande attenzione la stagione di Jeremie. Ancora non ci sono offerte concrete, ma un interesse molto forte sicuramente sì”.

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E ci mancherebbe. Da agosto a oggi, il numero 7 del Sassuolo è stato una mostra itinerante di prodezze: 7 gol, 4 assist e anche 95 dribbling. Primo per distacco tra gli slalomisti della serie A e a un passo proprio da Messi. Che un giorno forse potrebbe anche essere suo compagno. “Il Barcellona mi ha chiesto informazioni su Jeremie. Ho parlato con loro, ma sono tanti i club che lo vogliono. Il Napoli? Certo, ma sono in tanti ad aver chiamato anche dalla Francia e dall’Inghilterra. Sono molto orgoglioso della sua crescita. Per molti è una sorpresa, di sicuro non per me. il suo futuro è in un top club”.

 

FRATELLI NELLA MARSIGLIA POPOLARE

Daniel ha 11 anni più di lui. Se chiude gli occhi, rivede suo fratello correre palla al piede nelle strade di Marsiglia. Veniamo da un quartiere popolare della città. Ho sempre cercato di dargli buoni consigli ma non ce n’è stato poi così bisogno. Fin da bambino aveva un’energia incredibile, non si fermava mai. Ho capito presto che sarebbe diventato un professionista.  L’ho intuito quando lo vedevo dribblare ragazzi più grandi di lui e ne ho avuto la conferma quando a 12 anni si è trasferito al Chelsea. Era sempre tra i migliori, nonostante avesse accanto gente come Loftus-Cheek, Musonda o Abraham”.

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LA STIMA DI ABRAHAM, L’AUTOSTIMA DI JEREMIE

E proprio Tammy Abraham, in una recente intervista, ha detto che Jeremie è il più grande talento con cui ha giocato. Carburante per l’autostima di un ragazzo che non ha mai avuto dubbi sulle proprie potenzialità. Qualche mese fa fece discutere una sua dichiarazione. “Pedro e Hazard non erano più forti di me. Erano solo più avanti nelle gerarchie”. Parole smorzate dal fratello maggiore. “Al Chelsea giocavano loro perché all’epoca erano calciatori migliori. Tra 5 anni potremo fare un paragone e vedere a che punto siamo. Loro hanno già dimostrato la loro grandezza”.

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Ma il ragazzo si farà. Non ha le spalle strette, ma una maglia numero 7 che i difensori sono abituati a guardare di spalle. Leva calcistica 97, una passione per il rap francese e per l’Attieké, una sorta di cous cous a base di manioca tipico della Costa d’Avorio, la nazione per la quale ha scelto di giocare dopo aver fatto le giovanili con le selezioni francesi. Sorriso sempre addosso, zero divismo e correttezza massima: in 50 partite col Sassuolo, mai ammonito.  

FAMILY FIRST. E QUEI GIORNI DIFFICILI DEL 2009 A LONDRA

In campo e fuori guarda sempre avanti. Nessun rimpianto per aver lasciato mamma Chelsea, nessuna malinconia di Londra. “I nostri genitori sono spesso con lui. Vivono in Inghilterra ma appena possono lo raggiungono a Sassuolo. Papà lavora nell’edilizia, mamma è una caretaker. E poi c’è nostra sorella, che ancora studia”.

Una famiglia che oggi si gode il successo di Jeremie. E sicuramente ripensa alle telefonate di un bambino dodicenne che a Londra si affacciava alla finestra e non vedeva più il mare di Marsiglia. Che a colazione non riusciva ad abituarsi a uova e bacon, ma che alla fine ha saputo uscirne palla al piede. “Ora col cibo non può proprio lamentarsi”, ride Daniel.

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CARTOLINE DAL TALENTO: TRA MISSILI E CUCCHIAIO

Ma tra forchetta e coltello, state certi che suo fratello sceglierebbe sempre il “cucchiaio”. Magari uno in particolare: quello con cui il primo dicembre ha scavalcato Buffon. “Forse il ricordo più bello che ho in Italia”, ha dichiarato Jeremie sui canali social del suo club. Un gol da ricordare, come l’ultimo contro la Spal. Di testa, dal basso dei suoi 174 centimetri. Reti speciali, come quella sassata contro il Torino da 30 metri, dopo un tunnel a Rincon. O come lo slalom contro l’Inter. Partendo a sinistra e accentrandosi per calciare col destro. Marchio di fabbrica. Made in Marsiglia, cresciuto a Londra, esploso a Sassuolo. Prossima destinazione chissà. Nell’estate del 2020 il telefono di Daniel Boga sarà on fire. Come Jeremie negli ultimi 6 mesi.

 

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