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Chelsea, dall’errore in Supercoppa alla doppietta contro il Norwich: la rivincita di Abraham

| Storie | Autore: Redazione

È stato il giocatore che ha inflitto più dispiaceri sportivi nella giovane carriera da allenatore di Frank Lampard fino ad ora. Tammy Abraham era in campo a fine maggio quando l’Aston Villa conquistò la Premier League nei playoff di Championship proprio contro il Derby County dell’ex centrocampista inglese. Poi i due si sono ritrovati in estate a Cobham, il centro sportivo del Chelsea, perché Abraham faceva parte di quei 38 giovani giocatori mandati in prestito lo scorso anno dalla squadra di Abramovich.

Abraham è stato anche l’ultimo a sbagliare dal dischetto nella Supercoppa UEFA persa dal Chelsea contro il Liverpool. Un errore grave e pesante, al quale sono susseguiti anche degli insulti razzisti, che Lampard ha parato tenendo il suo giovane al sicuro e continuando a dargli fiducia, perché consapevole di avere in rosa un talento forgiato nell’Academy. Oggi però è stato proprio Abraham a regalare il primo sorriso a Lampard, la prima vittoria in Premier League sulla panchina del Chelsea. Due gol per battere il Norwich. Prima una girata al volo, poi di potenza da fuori area, prima di correre ad abbracciare il suo allenatore. Grinta e cattiveria covata dentro da quell’errore fatale di Istanbul, qualità e potenza forgiate nel sud di Londra.

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Cresciuto a Camberwell, nel sud della capitale inglese, lì dove sono nati anche Reiss Nelson (ora all’Arsenal) e Jadon Sancho (ora al Borussia Dortmund, ma cresciuto nelle giovanili del Manchester City). Entrato nell’Academy del Chelsea all’età di 7 anni, Abraham faceva parte della squadra Under 18 che vince due Coppe Giovanili Fa e due Youth League, il cui vice allenatore era Jody Morris, oggi assistente di Lampard. 74 gol in 98 presenze nelle giovanili dei blues, ma il suo vero segreto l’ha sempre custodito tra le mura della sua casa di Camberwell. È lì che è cresciuto, prendendo a calci il pallone nel giardino di casa. È lì che ha confidato di tornare per qualche tiro addosso al muro, per sentire ancora viva l’emozione del calcio che gli scorre nelle vene fin da bambino con suo fratellino Timmy, ora appena diciottenne e giocatore del Fulham: "Adoro farlo, quando sono da solo o con mio fratello, è un modo per poter continuare a migliorare".

In quella casa dove Lee Johnson, l’allenatore del Bristol lo convinse a lasciare Londra per la prima volta per fare esperienza altrove. Lui che da lì aveva provato i sacrifici di viaggi interminabili per raggiungere quotidianamente Cobham, distante più di un’ora. Una crescita comunque atipica. Lui che fino all’età di 16 anni ha sempre scelto la scuola, al contrario dei suoi compagni di squadra iscritti al programma a tempo pieno. Studente modello alla Plimco Academy di Westminister, poi il calcio ma solo due volte a settimana, più la partita del week end: “Anche se non giocavo a calcio tanto quanto gli altri ragazzi, penso sia stato meglio per me avere quell’equilibrio. Mi è piaciuto ogni minuto di essere a scuola. Stavo facendo il mio lavoro ma continuavo a giocare a calcio. Sapevo che dovevo ottenere buoni voti in modo da potermi concentrare sul calcio”.

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Non c’è un allenatore migliore di Lampard per me ora – aveva invece detto all’inizio della stagione - È stato sempre al Chelsea e ci ha visto crescere, poi mi ha visto giocare contro nella finale di Wembley dello scorso anno”. In quella partita dove erano presenti anche altri due futuri blues: Mason Mount e Fikayo Tomori, ma soprattutto Tammy Abraham. Il giocatore che ha dato più dispiaceri a Lampard, ma dentro di lui scorre il sangue di Londra e del Chelsea. Lo spirito che i nuovi blues vogliono per ricostruire una nuova dinastia.

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