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"Ti dedico lo scudetto": Virgili, l'amico-amuleto di Sarri. "Non è mai cambiato"

| Interviste | Autore: Valentino Della Casa

Il telefono ha cominciato a squillare molto presto. “Ma perché oggi mi chiamano tutti?”. Poi Aurelio, che di cognome fa Virgili, apre i giornali e legge: “Dedico lo Scudetto a lui, lo chiamo sempre, mi ha sempre sostenuto”. Parola di Maurizio Sarri, che lo ha reso, per un giorno, l’uomo più cercato d’Italia.

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Non è cosa poco nota: Sarri e Virgili sono amici da una vita. Si sono conosciuti vent’anni fa, quando Aurelio doveva trovare dei bancari affidabili e Sarri cercava di fare carriera nel ramo dell’economia e della finanza. Solo che Virgili è figlio d’arte: il padre Giuseppe (rinominato Pecos Bill) ha fatto la storia del calcio a Firenze e a Torino (sponda granata) negli anni Cinquanta. “Al colloquio, ci siamo ritrovati a parlare di calcio, più che di lavoro. Siamo diventati presto amici. Io poi andavo a vedere tutte le sue partite, già in quegli anni”.

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I confronti e le critiche

Ne è nata un’amicizia stupenda. Solida. Vera. “Lui mi chiama sempre prima di ogni gara: non posso andare a letto anche se ho sonno” dice ridendo a Gianlucadimarzio.com. “Ma si merita tutto questo percorso”. Le chiamate sono tra amici: “Con me Mau (lo chiama così durante tutta l’intervista, ndr) parla di tutto. Ai tempi avevamo scommesso anche che sarebbe andato in Serie A. Non ci credeva per niente. E poi ci confrontiamo anche tanto di calcio. Prima parlavamo di giocatori di campionati minori, ora invece di campioni come Ronaldo. E non gli risparmio le critiche.”. Cioè? “Beh, qualche giorno fa gli chiesi come mai Alex Sandro stesse giocando così male. Mi rispose che erano tutti un po’ in affanno, non aveva cambi e che gli errori erano tutti preventivati”. Che è poi quello che ha anche ribadito in conferenza stampa.

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Perché su un aspetto Virgili è categorico: “Mau è sempre rimasto uguale. Dentro e fuori dal campo. Mi sono molto arrabbiato quando dicevano che si vestiva male o cose del genere. Ma che vuol dire? Lui non è cambiato: non si è montato la testa. Mia madre, che ha 85 anni e il calcio lo conosce molto bene, era felicissima per lui ieri: perché ha capito che Sarri era rimasto Sarri. Se vai a cena con lui, e a tavola con te c’è un magazziniere di Serie D, ride e scherza come niente fosse. È la sua forza”.

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"Ora la Champions"

Un rapporto fortissimo, che continua anno dopo anno. “Io sono tifosissimo della Fiorentina”, dice. “Ma anche tifoso di Sarri: l’anno scorso sapevo tutto di Chelsea, ora un po’ meno” ride. “E anche adesso, con la Juve: a Firenze quei colori non sono visti benissimo, ma io sono entusiasta per il suo successo. Glielo dicevo nei giorni scorsi: ‘Mau, ti ho fermato Lazio, Atalanta e Inter’. ‘Sì, ma adesso dobbiamo fare punti noi’, rispondeva. Ma adesso la mia attenzione è tutta rivolta alla Champions. Se la vince, altro che dedica: a questo punto mi aspetto una conferenza stampa congiunta”.

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Sorriso sulle labbra, spontaneità: si capisce come abbiano fatto a trovarsi. “Ma dimmi un po’: come ha fatto ieri? Perché ancora non ho visto questo filmato e continuo a ricevere telefonate. Avrei anche un lavoro...”, ride. Quella dedica non l’ha ancora sentita, tanto era inaspettata. “Mi ha reso felice”.

 

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