Insulti razzisti a Kean, le reazioni nel mondo dello sport: da Balotelli al ministro Abodi

Non solo Juan Jesus e l’Inter. Sono diverse le reazioni e i messaggi di vicinanza nei confronti di Moise Kean, vittima di insulti razzisti sui social al termine della sfida tra i nerazzurri e la Fiorentina.
Kean ha ricevuto l’immediato supporto del club viola. La società ha pubblicato un messaggio su X condannando gli insulti a sfondo razzista nei confronti dell’attaccante italiano.
Ecco il messaggio: “La società viola e tutto il club esprimono la propria vicinanza a Moise Kean, vittima sui social media, al termine della partita disputata contro l’Inter a Milano, di pesanti attacchi a sfondo razzista. Gli autori di tali gesti sono stati segnalati alle autorità competenti”.
C’è anche il commento di Mario Balotelli su Instagram: “È italiano, è nero ed è il mio fratellino! Siamo fieri di te noi italiani e africani veri. Razzisti siete rimasti da soli”.
Insulti razzisti a Kean, i messaggi di vicinanza nel mondo dello sport
Tra i vari club, la Lazio ha commentato quanto accaduto con il segue messaggio: “La S.S. Lazio é contro ogni forma di discriminazione”. “Never again. Juventus against racism” (“Mai più. Juventus contro il razzismo”): questo, invece, il tweet del club bianconero.
La S.S. Lazio é contro ogni forma di discriminazione
— S.S.Lazio (@OfficialSSLazio) February 11, 2025
Anche il ministro dello Sport Andrea Abodi, ospite al programma Agorà su Rai 3, si è espresso riguardo a quanto accaduto: “La fabbrica dell’educazione non deve chiudere mai, deve rimanere sempre aperta. Io accompagno mio figlio la domenica a vedere le sue partite e i genitori dalle tribune all’arbitro dicono qualunque cosa. A volte devo intervenire. Quello che è stato scritto a Kean ieri sera merita di essere sottolineato. Più che dei leoni da tastiera sono dei vigliacchi ignoranti che si nascondo, ma e si può trovare una maniera affinché il web non diventi terra di nessuno. E poi la scuola. E’ un lavoro incessante che maestri e insegnanti devono cercare di fare. Non sempre le famiglie svolgono il ruolo educativo”.