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L’errore sul dischetto, le critiche e la risposta: David, una notte per prendersi la Juve

Jonathan David e Fabio Miretti – IMAGO

Il cucchiaio fallito contro il Lecce tre giorni fa, le critiche e ora il ritorno al gol dopo più di 4 mesi in A: Juve, è la notte di David.

Serviva lasciarsi alle spalle l’errore dagli undici metri di sabato scorso. Trasformare le critiche in applausi, questo è ciò che ha fatto Jonathan David contro il Sassuolo.

Spalletti lo sceglie nuovamente dal primo minuto come riferimento centrale al posto di Openda, esattamente come tre giorni fa contro il Lecce.

Un’ulteriore iniezione di fiducia in un momento mentale complicato. Un adattamento, quello con il calcio italiano, che forse nemmeno lui pensava che avrebbe richiesto così tanto tempo. Forse nemmeno Spalletti, che di fronte all’infortunio di Vlahovic sperava di avere qualche gol in più da chi era chiamato a sostituirlo.

Un solo gol nell’era Spalletti, il terzo e decisivo dei bianconeri nel match di UEFA Champions League contro il Bodø/Glimt. In Norvegia, con temperature e sensazioni simili a quelle di questa serata freddissima di Reggio Emilia. Per uno abituato a farsi chiamare “Iceman“, forse, non è poi così tanto una novità.

L’abbraccio e la standing ovation

Jonathan David risponde eccome a una tre giorni in cui non si è parlato d’altro del rigore sbagliato contro il Lecce. Contro il Sassuolo, nel match infrasettimanale, il canadese prima serve l’assist per 2-0 di Miretti e poi scarta Muric per il 3-0, tornando al gol in Serie A che gli mancava dal 24 agosto.

La reazione di tutti i componenti della panchina è un’immagine. Tutti sono corsi ad abbracciarlo stringendolo al centro, un istante che può valere un nuovo inizio per l’attaccante canadese. Al 75′ Spalletti lo sostituisce per dare spazio a Openda e c’è un’altra reazione a fare notizia, quella del pubblico bianconero. Standing ovation per l’ex Lille, solamente 72 ore dopo le critiche per il cucchiaio fallito contro la squadra di Di Francesco.

Luciano Spalletti, allenatore della Juventus (imago)

Essere squadra, Spalletti: “Voglio essere uno di loro”

“Sono arrivato per ultimo, ma quando ho visto che hanno partecipato tutti durante l’abbraccio a David mi sono unito anch’io. Voglio essere uno di loro”, nella Juventus che cresce partita dopo partita emerge un termine in particolare: squadra. E’ lo stesso Spalletti a raccontare gli ultimi tre giorni alla Continassa: “La terapia è stato l’atteggiamento di tutti, quello che gli hanno dimostrato. Sono stati squadra”.

Il messaggio dell’allenatore della Juventus è chiaro e il significato dell’espressione “uomini forti, destini forti, uomini deboli, destini deboli”, sua celebre frase, lo riassume. Se la Juventus vuole tornare “grande” deve essere squadra non solo dentro il campo ma anche fuori. La dimostrazione è Jonathan David, che in una notte vuole prendersi i bianconeri una volta per tutte.