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Stendardo, calciatore in toga nella Luiss: "Leggo Cartesio e insegno diritto"

| Interviste | Autore: Francesco Pietrella

L'ex centrale è tornato a giocare in Promozione a 37 anni e noi l'abbiamo incontrato dopo l'esordio: "Il campo mi è mancato!". Dalla gara in Champions con il Real Madrid alla Juventus di Ranieri, fino alla sua nuova vita da docente

Guglielmo Stendardo ama la filosofia e nel tempo libero legge Cartesio: “Amo i pensatori che hanno influenzato il mondo”. Come Socrate, Aristotele, ovviamente Dante. La Divina Commedia: “Il V Canto dell’Inferno è stupendo”. Stendardo lo conosce a memoria: "È il mio preferito!". Lettore accanito, centrale roccioso, avvocato per passione. Ora professione: “Merito dei miei genitori!”. Madre medico e papà sociologo, secondo “Willy” è stato lui a trasmettergli la passione per lo studio: “Voleva che andassi bene a scuola, mi ricattava affinché studiassi”. Prima i libri, poi il pallone. L’esordio in A con il Napoli nel '98: “Incredibile”.


STENDARDO 2.0



Stendardo sorride e ricorda, beve un succo al bar tutto d’un fiato e si racconta su Gianlucadimarzio.com, in una chiacchierata dove il “calciatore” quasi non si vede, emerge l’uomo. Una semplice frase scaccia ogni stereotipo: “Sì, mi sono laureato in giurisprudenza, ma secondo me non ho fatto nulla di speciale, anzi. Ho fatto quello che fanno moltissimi giovani come me”. 30 e lode in umilità. Stendardo ci crede davvero, lo dicono gli occhi e il modo in cui spiega le cose. La sua visione del calcio e dello sportivo, che ora vorrebbe assistere. Vent’anni da difensore in Serie A, ora un presente da avvocato attento: docente in diritto sportivo alla Luiss Guido Carli, università di Roma, dove tra un manuale e l’altro ha trovato anche il tempo di tornare a giocare.

Domenica ha esordito con la Luiss in Promozione, giocando titolare per circa 70 minuti. Numero sei sulle spalle, vittoria per 2-1 e primo posto in classifica (32 punti). Come ai vecchi tempi, anche se gli anni sono 37: “Il campo mi è mancato, ho accolto questa sfida con umiltà e sono orgoglioso, ringrazio l’università. Persone come Leo Cisotta e Lorenzo Pillot, il presidente Luigi Abete e Paolo Del Bene (responsabile dell’area sportiva della Luiss ndr).


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Spazio alla nuova (vecchia) vita, anche se adesso ha una cattedra tutta sua: “Voglio essere un esempio per i giovani. Lo studio è una certezza, lo sport è un qualcosa che educa, con dei valori precisi. Per me il calcio non è mai stato un’ossessione, ho sempre cercato di studiare e portare avanti il mio sogno”. Diventato realtà: “Conciliando studio e sport ho imparato superare momenti difficili, sviluppando la resilienza”. Parola chiave nella vita di Stendardo: “Non è semplice giocare in A e studiare diritto privato, ho trovato la forza e le motivazioni”. Vincenti.



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STENDARDO "BLANCO"


Impegno, professionalità, costanza e coraggio. Decisivi anche nel calcio: “L’apice della mia carriera è stata la gara di Champions contro il Real Madrid, era il 2007 e giocavo nella Lazio, feci un assist a Pandev di testa”. Cinque stagioni nella Capitale: “Roma è diventata la città in cui vivo, dove ho lo studio ed esercito la professione. Una parte importante della mia vita”.

Parliamo un po’ di calcio stavolta, un pensiero su Simone Inzaghi: “Conosceva tutti i calciatori! Certo, aveva più tempo perché non giocava mai”. Una battuta col sorriso: “E’ uno degli allenatori migliori d’Italia, ha stile ed eleganza. Tra l’altro siamo ottimi amici, tutt’ora ci sentiamo e ci confrontiamo, ho un bel ricordo”. Stesso discorso per Di Francesco, allenatore della Roma: “C’è un’amicizia che ci lega da anni, giocavamo insieme a Perugia. Ho conosciuto anche la sua famiglia, nell’ultimo anno da calciatore ho vissuto nel suo albergo a Pescara”.


"RANIERI UN LORD INGLESE"



Pillole di Juve ora, sei mesi e 6 presenze nel 2008: “Tappa breve ma intensa, sento spesso Nedved. Lui è l’emblema del sacrificio, dell’umiltà, anche quando ormai aveva vinto tutto. Durante la gara di Champions con il Valencia sono stato ospite suo, siamo amici”. Come con Chiellini, anche lui laureato (110 e lode in economia): “E’ il compagno di reparto più forte che ho avuto!”. E Ranieri allenatore? “L’ho sentito poco fa!”. Notizia: “Andrò a trovarlo a Londra. Lui è un lord inglese, non si arrabbia mai, un diplomatico”.



Stendardo sarebbe potuto rimanere: Servivano 12 milioni riscattarmi, la Juve era disposta a farlo ma a una cifra inferiore. Sai, quell’estate Ronaldinho arrivò al Milan per 15 milioni, 12 per Stendardo forse erano troppi”. Nessun rimpianto però: “Sono stato bene ovunque, ho avuto bravi allenatori come Ventura, Delio Rossi, Colantuono”. E cinque anni da favola con l'Atalanta: “Il suo segreto si chiama Antonio Percassi (patron del club ndr), ama la squadra più di se stesso. Si è ritirato a 23 anni, ha costruito un impero, un po’ come la resilienza che ti dicevo. L’Atalanta è un monito per tutti, tiene i conti in ordine ed è pronta a ristrutturare lo stadio”.

Esempio assoluto. Come tanti compagni incontrati in carriera: “Palo Di Canio, Buffon, Peruzzi, Del Piero, Nedved, Camoranesi, Trezeguet. Impossibile elencarli tutti”. Fino ai ragazzi della Luiss, nomi comuni e giovani studenti, futuri avvocati: "È un mese che mi alleno con loro, vogliamo toglierci grandi soddisfazioni". Sempre con la toga nell'armadietto. E Cartesio nel borsone.

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