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Steaua? No... FCSB: da Becali al 'bisonte' Gnohéré, ecco gli avversari della Lazio in Europa

FC Steaua Bucuresti (Facebook)

| Storie | Autore: Benedetta Orefice

Lo abbiamo pensato tutti mentre l’urna di Nyon sanciva il verdetto: la Lazio sfiderà la Steaua Bucarest nei sedicesimi di Europa League. Tutto bene, no? No! Un giro veloce sul web e si ha la certezza: “Errore imperdonabile”. I media romeni aprono tutti così, impossibile non bacchettare gli italiani già caduti in quella che è la prima insidia del sorteggio. Perché ad affrontare la squadra di Inzaghi non sarà lo Steaua – che, appena rifondato, milita nella quarta serie della Romania – ma la FCSB. Il cui nome, in realtà, non significa nulla ed è figlio di una decisione del Ministero della Difesa Nazionale.

STEAUA? NO, FCSB

Già, avete capito bene. La disputa tra Becali, l’attuale proprietario del club con alle spalle diverse condanne, e i militari che hanno dato luce e nome alla squadra di Bucarest è stata vinta proprio da quest’ultimi. A marzo del 2017, costringendo la FCSB a rinunziare allo stemma (già perso nel 2014), al nome e ai colori. Il tutto nel giro di poche ore e con la rosa che, 4 giorni dopo la sentenza, si era ritrovata ad affrontare il Csms Iasi priva di qualsiasi identità: una toppa nera al posto del simbolo, nessuna divisa ufficiale e lo speaker ad annunciarla come “la squadra padrona di casa”.

Torneremo a chiamarci Steaua”, assicurava battagliero Becali, costretto, poco dopo, a ritrattare: “Questo nome è anche più bello…”. A salvarsi, infatti, sono state solo le coppe di quella che è la “squadra più tifata di Romania”. Dopo un periodo di incertezza, la UEFA ha lasciato alla società tutto il palmares: 58 trofei vinti, compresa la Coppa dei Campiona alzata nel 1985/1986. Altri tempi, altri fasti. Appartenenti a un passato ormai pieno di polvere e di ricordi in bianco e nero. La Steaua non esiste più, la FCSB, pur avendo eredito successi e tifosi, è una realtà che in Europa fatica a dare lustro alla propria tradizione. In estate, l’eliminazione dai preliminari di Champions League per mano dello Sporting Lisbona, nei gironi di Europa League, dopo aver conquistato il passaggio del turno alla quarta giornata, la perdita del primo posto a seguito delle sconfitte contro Viktoria Plzen e Lugano.

IL DERBY DI RADU E… GLI SCONGIURI DI BECALI

Ci aspetta una primavera nella Città Eterna”, scriveva subito dopo il sorteggio, il sito ufficiale del club. Che, contro ogni tendenza, ha scelto di non sbarcare mai su Twitter. Meglio Instagram o, ancor di più, Facebook: circa 2 milioni di ‘mi piace’, con i tifosi rimasti accanto alla società anche dopo le controversie in tribunale. Perché in campionato la FCSB continua a fare bene, occupando (ad oggi) il secondo piazzamento alle spalle del Cluj. “Con la Lazio avremo poche possibilità, ma la cosa più importante per noi resta il campionato”, ha assicurato Becali che, nel day before, si era lasciato andare anche a qualche scongiuro: “Tra le italiane spero di non pescare né la Lazio né il Milan: sono troppo forti”. Detto… fatto. Ben più ottimistiche le reazioni di casa Lazio, con Peruzzi allegro ma prudente: “Poteva andare peggio, il sorteggio è sicuramente abbordabile. Ma le partite vanno giocate”. Come? Con grinta e cuore. Quello che non mancherà a Stefan Radu, cresciuto nell’altra squadra della capitale: la Dinamo. Come giocatore, certo. Ma anche come tifoso. Per lui, quindi, un vero e proprio derby: “In Romania sono cresciuto nella Curva della Dinamo Bucarest”.

DRACULA, TANASE E IL PUPILLO DI ZENGA

Da dove viene il bomber di casa: Harlem Gnohéré. Classe’88, il suo soprannome è tutto dire: “Il bisonte”. 105 kg per 1,85 metri, con una discreta fame sotto porta. O meglio, sete considerato che, oltre all’idolo Drobga, è cresciuto con il mito di Dracula: “Il mio sogno? Andare in Tralsivania per lui…. In questa stagione sono già 16 le reti messe a segno in 29 presenze totali, di cui 3 in Europa League. Occhi poi su Florin Tanase numero 10 e capitano della squadra nonostante la giovane età: 23 anni sulla carta d’identità ma personalità da leader e discrete qualità tecniche. Con la benedizione anche di Gheorghe Hagi: “E’ tra i giocatori più complete della Romania e crescerà ancora molto. Ha un potenziale enorme, è il classico giocatore moderno bravo ed intelligente in entrambe le fasi di gioco”. Oltre a loro, Inzaghi dovrà tenere a bada Constantin Budescu e l’allenatore Nicolae Dică che, da giocatore, fece innamorare Zenga (prima di una furente lite a Catania) e riuscì ad entrare nella Top 3 dei migliori giocatori della Champions League 2006/2007. Dietro a chi? Kakà e Cristiano Ronaldo.

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