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Compleanno e..."obiettivo doppia cifra!". Ternana, super Palombi: "Io e mia sorella calciatori grazie a papà"

Simone Palombi (foto di Stefano Principi, sito ufficiale della Ternana)

| Storie | Autore: Francesco Pietrella

Tutta colpa di papà: "Era fissato per il calcio, giocavamo sempre al campetto. Io sono di Tivoli, stavo lì ogni giorno". Contagioso: "Mattina e sera, un continuo, è stato lui a trasmetterci questa passione". Plurale obbligatorio: "Io e mia sorella, entrambi calciatori!". Simone alla Ternana, in prestito dalla Lazio, Claudia alla Res Roma. "A casa abbiamo rotto diverse cose". Tipo? "Qualche bottiglia di grappa". E quante scommesse tra i due: "Vinco quasi sempre io, anche se una volta lei segnò 30 gol e mi fregò!". Si scrive Palombi e... "si legge gol!". A raffica: "Se non segno sto male". Parola di Simone, il fratello maggiore oggi 21enne. Quello che prima delle partite ha la sua playlist: "Vasco Rossi, Ligabue. Per forza, mi dà la carica". E se non avesse fatto il calciatore? "Avrei giocato a tennis". Ieri la Lazio, oggi la Ternana di Liverani: "La metto dentro, è ciò che so fare". Con una frecciatina a Gautieri nel post: "Qualche allenatore non ha creduto in me, ringrazio comunque chi non mi ha fatto giocare, mi ha stimolato a fare meglio".

Otto squilli in Serie B, tra cui l'ultima doppietta contro il Frosinone che profuma di...impresa? Anche di salvezza: "Liverani ha portato fiducia nei nostri mezzi - ha commentato su Sky Sport - il primo giorno è arrivato e ha detto che avremmo dovuto fare un’impresa. Ci siamo messi sotto e i risultati gli stanno dando ragione". Con un super Palombi, alla prima stagione tra i professionisti e subito decisivo 9 gol. Merito del "balletto" con Petriccione e del suppporto di Avenatti. Già inseparabili. Più la rete all'esordio col Pordenone in Coppa Italia, appena entrato. Se li ricorda tutti. Anche se all'inizio non giocava: "E' normale, ho fatto fatica. C'era Panucci, poi è arrivato Carbone e sono cambiate le gerarchie. Ho sfruttato al meglio le mie capacità, ho parlato con l'allenatore e ed è andato tutto bene - ha raccontato a Gianlucadimarzio.com qualche mese fa - sto ripagando la sua fiducia". Idee chiare per Simone Palombi, un classe '96 simbolo di green line. Ora in prestito a farsi le ossa: "E' la mia prima esperienza fuori, da solo. Era un mio obiettivo andare a giocare, volevo fare una cosa così. Confrontarmi con la realtà, crescere, capire. Alla Lazio conoscevo tutti...". Formello, un po' di nostalgia: "Certo, la lontananza da casa si fa sentire. Poi vedo Lombardi, Strakosha, il mio amico Murgia e penso che avrei potuto esserci anch'io, stanno facendo benissimo, ma non ho rimpianti. Sono convinto della mia scelta. Spero di tornare. Ho preso un appartamento e sto benissimo, i miei genitori mi vengono a trovare spesso, come i miei amici e la mia ragazza".

Laziale vero Palombi, anche qui per "colpa" di papà: "Sono cresciuto con quei colori, indossarli era il mio sogno. E' stato proprio mio padre a portarmi alla Lazio...". Giovanissimi, Allievi, Primavera. Sul tabellino marcatori c'era sempre lui: "Palo gol, Palo gol". Ritornello. "Vivo per segnare, è la mia qualità. Se esco dal campo senza reti penso già alla settimana successiva". Idolo? "Beppe Signori!". Feeling speciale con Simone Inzaghi poi: "C'è un rapporto unico, anche lui è stato un attaccante e mi ha sempre detto come buttarla dentro. E' stato fondamentale per la mia crescita". Consigli di carriera: "Abbiamo deciso insieme che sarei andato via, ne abbiamo parlato durante il ritiro. Lo spazio era poco, sapevo che la Lazio avrebbe acquistato qualcuno". Tappa a Terni con le dritte di Inzaghino: "Palo, buttala dentro...". Un rito: "Me lo diceva prima di ogni partita, era un appuntamento fisso. Io e Murgia lo aspettavamo nel tunnel...". E lui? "Arrivava sempre, puntuale". Scaramantico: "Tantissimo". Ricordi, fotogrammi di una Primavera "che ha vinto tutto". Coppa Italia, Supercoppa, Scudetto: "Un'impresa, la nostra". Rapporti rimasti, infine: "Con Murgia siamo legati da sempre, abbiamo giocato insieme ma ad unirci non è stato quello. C'era altro, c'era l'amicizia. E c'è tutt'ora. Quando ha segnato contro il Torino l'ho chiamato subito, ero felicissimo per lui. E' bello quando il calcio riesce a regalare un rapporto simile". Fotogrammi da rivivere. Come il primo ritiro coi grandi: "Ricordo Klose, ho anche la sua maglia". Autografo d'oro: "Giocavo negli Allievi, me la portarono al Gentili. E' stato un bellissimo regalo". Un po' come il diploma per i genitori. Storie di sacrifici, di nottate in macchina a studiare. Di traversate Formello-Tivoli per arrivare in tempo agli allenamenti. Storie di passioni. E anche qui, come sempre, c'entra papà Gianni: "Mi scrisse un gran messaggio prima della finale contro il Torino". In breve: "Non è importante arrivare in Serie A nel calcio, ma nella vita. E tu sei sulla buona strada". Parole che dicono tutto: "Studiavo in macchina, di notte. Sai, ero in ansia per la prima prova della maturità! Giocammo il 13 giugno, sbagliai pure il rigore. Il 17 c'era il tema e arrivai in classe stanco morto, ma è un sacrificio che rifarei". Ora l'Università: "Ho dato qualche esame, ora devo portare a termine anche questo percorso. Ho una famiglia che mi segue". E continuerà a farlo, verso l'obiettivo stagionale: "Voglio la doppia cifra, vediamo come va". Per ora alla grandissima (9 gol in 25 partite). Vicinissimo all'obiettivo... con un grazie a papà.

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