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Shaqiri in Serbia col Liverpool, ds Stella Rossa: “Va protetto”

| Storie | Autore: Marta Fornelli

Non è la prima volta che le vicende politiche finiscono per intrecciarsi a quelle sportive. Nel caso del calcio certe gare incrociano tematiche ben più serie che possono riguardare un’intera nazione e gli ideali dei singoli calciatori. A novembre il Liverpool di Jürgen Klopp giocherà in casa della Stella Rossa e Xherdan Shaqiri si recherà così con la squadra a Belgrado, in Serbia. L’attaccante passato in estate ai Reds in più di un’occasione ha rivendicato le sue origini kosovaro-albanesi (come accaduto l’ultima volta nella partita tra la Svizzera, nazionale per cui gioca, e appunto la Serbia nel mondiale in Russia).

In quell’occasione, insieme ai suoi compagni Granit Xhaka e Lichtsteiner venne multato per ‘comportamento antisportivo’ dopo aver mimato il gesto dell’aquila a simboleggiare la bandiera albanese. Due mesi prima dell’incontro di Champions League il direttore generale della Stella Rossa, Zvezdan Terzic, ha dichiarato che il giocatore meriterebbe una protezione speciale da situazioni indesiderate: “Personalmente non posso immaginare che un albanese arrivi a giocare nella Stella Rossa, questo è un club serbo e credo che Shaqiri vivrà i giorni che precederanno la gara e la partita stessa sotto una grande pressione psicologica perché sa dove andrà a finire”.

So anche che la Stella Rossa è un simbolo della Serbia e non so come potrà reagire il Marakana quando lui giocherà qui - ha continuato - ma siamo una squadra di calcio e trattiamo tutti i nostri avversari allo stesso modo senza pensare a quanto accaduto in passato o nella storia. La Stella Rossa dovrà fare di tutto per far capire a Shaqiri che lui è in Serbia solo per giocare una partita di calcio ed è nostro dovere proteggerlo in caso di situazioni indesiderate”. Gli episodi a cui fa riferimento Terzic risalgono agli anni che precedono il 1999, quando un intervento militare della NATO mise fine alla repressione serba sulla popolazione albanese.

Shaqiri è nato nella città di Gjilan - in Jugoslavia, ora parte del Kosovo - e non perde occasione per rivendicare le sue origini albanesi anche dopo l’indipendenza dello stato ottenuta nel 2008. Da ricordare anche che ancora oggi la Serbia si rifiuta di riconoscere il Kosovo come Stato e per questo le relazioni fra i due paesi restano tese. Un tema che torna quindi attuale soprattutto dopo l’esultanza di Mustafi nell’ultima partita dell’Arsenal contro il Cardiff, la stessa proposta da Xhaka e Shaqiri proprio al Mondiale in Russia. I riferimenti politici sono chiari e in Inghilterra la FA è intransigente, con il difensore che potrebbe quindi andare incontro a una importante sanzione.

E proprio dal ritiro della Svizzera, oggi, ancora Shaqiri è tornato sull’episodio dei mesi scorsi: “Ho segnato un gol decisivo, ho esultato in preda alle emozioni e ci sono state molte interpretazioni. Mi scuso con chi si è sentito offeso ma bisogna parlare di calcio”. Un tema non semplice da trattare che tornerà inevitabilmente attuale anche in vista della trasferta in Serbia del Liverpool e del giocatore che più di tutti sarà al centro dell’attenzione.



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