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San Marino, aspettando una vittoria da 15 anni. Ma con un record nel palmares

©FSGC/Pruccoli

| Storie | Autore: Redazione

Un'anomalia fra le altre Nazionali, dove il professionismo la fa da padrone. I dilettanti di San Marino cercano di bissare quel successo, 1-0 contro il Liechtenstein nel 2004, rimasto un unicum. Una storia fatta di record negativi - tanti -, ma anche di un primato di cui vantarsi

Nel calcio, quindici anni sono un'infinità. Possono coprire l'intera carriera di un giocatore. Da quindici anni, però, una Nazione intera tiene il fiato sospeso, alla ricerca di quel secondo successo che sembra irraggiungibile. Un'infinità di tempo per tutti, tranne che per San Marino, dove il calcio è poco più di un hobby e partire con lo sfavore dei pronostici è la regola. Ribaltarli, invece, è il dovere di ogni biancazzurro, col sogno di riportare la vittoria sotto il monte Titano.

Oggi la Repubblica di San Marino vanta poco più di 30mila abitanti, un seggio al Consiglio d’Europa e alla Nato, un centro storico protetto dall’Unesco e soprattutto una Nazionale di calcio, al 211º (e ultimo) posto del ranking Fifa. Una selezione di calciatori che col professionismo, spesso e volentieri, hanno poco a che fare. Eppure, San Marino, dal suo esordio nel 1990 (sconfitta 0-4 dalla Svizzera), è stata capace di record negativi come di imprese… titaniche.

Da un anno, il nuovo commissario tecnico Franco Varrella, un passato come vice di Arrigo Sacchi durante il girone di qualificazione a Euro ’96, sta provando a cambiare corso, lanciando tanti giovani dell’Under 21. “Siamo un’anomalia -  spiegano da San Marino -. Se nelle altre federazioni l’apice fisico e tecnico si raggiunge nelle Nazionali maggiori, noi lo tocchiamo nell’Under 21. Siamo quasi tutti dilettanti e i più ‘vecchietti’ hanno meno tempo per allenarsi. Escono alle 19 da lavoro e hanno una famiglia a casa a cui pensare. I giovani, invece, ambiscono ancora a diventare professionisti: la loro vita è il calcio”. Fra di loro, il diciannovenne Nicola Nanni, lanciato in Nazionale da Varrella e oggi al Monopoli, in prestito dal Crotone. L’attaccante è uno dei tre professionisti di San Marino: a fargli compagnia, Filippo Berardi, centrocampista della Vibonese, ed Elia Benedettini, portiere del Novara. Per tutti gli altri, il calcio viene dopo il lavoro. Una passione che, durante l’anno, trova sfogo nel campionato interno sammarinese, paragonabile a una Promozione, mentre durante le soste per le Nazionali finisce sotto i riflettori dei grandi media.

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Altra anomalia è quella di essere una Repubblica dentro un altro Stato, indipendente fin dal 301 d.C. quando - racconta la tradizione - San Marino, un tagliapietre dalmata fuggito dalle persecuzioni contro i cristiani dell’imperatore romano Diocleziano, stabilì qui una piccola comunità. Prima di morire, sempre secondo la leggenda, il santo fondatore avrebbe detto: “Vi lascio liberi da ambedue gli uomini”, indipendenti sia dal Papa che dall’imperatore.

E così, fra un ragioniere che marca Romelu Lukaku e un elettricista che prova a sfuggire a van Dijk, la Serenissima, come viene anche chiamata la selezione sammarinese, sogna una vittoria che manca dal 28 aprile 2004, 1-0 in amichevole contro il Liechtenstein. In gol, neanche a dirlo, Andy Selva, recordman di presenze, 74, e reti, 8. Un bottino che, se da altre parti sarebbe poca cosa, qui è da favola, considerando che negli ultimi cinque anni San Marino è andata a segno soltanto tre volte. Un’involuzione realizzativa coincisa, non a caso, con il ritiro nel 2016 di Selva, oggi allenatore dell’Under 17 sammarinese. Il suo nome è ancora leggenda, uno dei pochi - davvero - a poter sfidare i grandi del calcio europeo, tanto che al termine di un match contro l’Irlanda, Damien Duff del Chelsea gli chiese dove giocasse, rimasto incantato dai suoi numeri. Selva, con un passato in C1 con Spal e Sassuolo, ha chiuso la carriera alla Fiorita, club del campionato del Titano, noto al di fuori di San Marino per aver fatto esordire in Champions League il presentatore di Sky Alessandro Cattelan.

Dopo quel successo contro il Liechtenstein, l’unico nella storia della Serenissima, sono seguiti 93 match senza vincere, una serie-record ancora aperta. All’interno di questa striscia, sono da primato - purtroppo negativo - anche le 60 sconfitte consecutive e i 20 incontri di fila senza segnare. A dispetto della nomea di Cenerentola d’Europa, per molti anni San Marino ha potuto contare anche su un record positivo. Nel girone di qualificazione ai Mondiali di Usa 1994, i biancazzurri colpiscono a freddo l’Inghilterra. L’orologio del Dall’Ara, dove si gioca la partita, segna 8 secondi e 30 centesimi dal fischio d’inizio: è 1-0 San Marino, in rete Davide Gualtieri. L’incontro terminerà, poi, 7-1, ma il record di gol più veloce della storia delle nazionali reggerà fino al 2016, quando il belga Christian Benteke andrà a segno dopo 8,1 secondi contro Gibilterra. Casualità del destino, i due si sono incontrati lo scorso venerdì a Serravalle: Benteke in panchina, col suo Belgio, mentre Gualtieri allo stadio dove, con la sua azienda di informatica, ha montato il Wi-Fi in tutto l’impianto. Storie ‘di ordinaria follia’ nella Serenissima.

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In campo contro l’Inghilterra c’era anche Massimo Bonini, il giocatore più vincente - a livello di club - della storia sammarinese otto stagioni alla Juventus in cui alzò otto trofei, fra cui tre scudetti, una Coppa dei Campioni e una Coppa Intercontinentale. Oltre alle 19 gare con la neonata rappresentativa del Titano, tutte a fianco di dilettanti perlopiù, compagni per cui il calcio era soltanto una passione dopo aver timbrato in fabbrica.

Il gol-record di Gualteri e non solo: in quel girone, San Marino riuscì a fermare in uno storico 0-0 la Turchia, per il suo primo punto nelle qualificazioni mondiali. Davanti agli 80mila spettatori di Wembley, invece, Pier Luigi Benedettini parò il rigore al capitano degli inglesi, David Platt. Una questione… di ‘famiglia’ visto che, 21 anni dopo, il nipote, Elia, giocò in quella stessa porta. Purtroppo, il portiere, proprio prima dell’ultima gara contro il Belgio, si è rotto il legamento crociato e allora fra i pali è finito Simone Benedettini, figlio di Pier Luigi. D’altronde, le parentele sono comuni fra i biancazzurri: il capitano, Davide Simoncini, ha un gemello di ruolo portiere, Aldo. Sono fratelli, invece, i centrocampisti Enrico ed Alessandro Golinucci e i Vitaioli, Fabio e Matteo, uno difensore, l’altro attaccante, fra i pochi ad aver segnato con la maglia della Nazionale.

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Altra storia, meno fortunata, è quella del match contro la Norvegia che, sul 10-0, cercò di far segnare il portiere Thorstvedt, lasciando la porta sguarnita senza che San Marino riuscisse a riconquistare palla. Due, invece, sono i precedenti contro i ‘cugini’ dell’Italia, entrambi finiti 4-0 per gli azzurri. Da Sacchi e Baggio, nel ’92, a Prandelli e Pirlo, nel 2013, con la stessa voglia di non partire battuti. Davide contro Golia. Aspettando una vittoria che manca da 15 anni. Chissà che lunedì, contro Cipro, San Marino non faccia finalmente il ruolo ‘del Titano’.

A cura di Gabriele Bonfiglioli

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