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Ravanelli, in Ucraina con furore: “A Kiev per rilanciarmi”

| Interviste | Autore: Claudio Giambene

Una terra lontana, una squadra neopromossa, un’avventura da cogliere al volo. “Sono sempre stato un cuore selvaggio. Non si può mica aspettare il lavoro sotto casa…”.

Fabrizio Ravanelli – in partenza per Kiev – è un uomo determinato e felice. Tra qualche ora sarà ufficialmente l’allenatore dell’Arsenal. Non sono i Gunners dell’Emirates Stadium, ma un ambizioso club ucraino che punta sull’ex attaccante della Juve per fare bella figura all’esordio nell’Ukrainian Premier League. Avrà un contratto biennale, con molti bonus legati ai risultati.

“Voglio portare le mie idee. Un calcio offensivo, come quello che ero abituato a giocare. Prediligo il 4-3-3, un modulo che ha fatto le mie fortune in campo e che spero possa continuare a regalarmi gioie dalla panchina”, racconta ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com dall’aeroporto.

Sta per salire su un volo che lo porterà a 2300 chilometri dall’Umbria. Lontano dagli affetti “mia moglie è un po’ dispiaciuta, ma sa quant’è importante per me. E anche i miei tre figli hanno capito. Anche la mia carriera da calciatore è vissuta di lontananze e sacrifici, è la parte più difficile ma allo stesso tempo inevitabile”.

Da Perugia a Kiev, strada lunga, vetrina affascinante. “È un campionato importante, con un paio di corazzate come Shakhtar Donetsk e Dinamo Kiev. Conosco poco per il momento della squadra, ma il calcio ucraino mi affascina: molto fisico, spirito di sacrificio, voglia di emergere. Caratteristiche di cui mi sono sempre nutrito”.

Per Ravanelli, classe 1968, è una grande occasione per rilanciarsi dopo la prima esperienza nel calcio professionistico di cinque anni fa. Stagione 2013/14, esonerato dopo dodici partite con l’Ajaccio. Sette punti in classifica e tanti rimpianti: “Pareggiammo a Parigi contro Ibra e battemmo il Lione, ma fummo falcidiati dagli infortuni. In parte, forse, dovuti anche ai metodi di lavoro che portammo in Corsica. Molti giocatori non erano abituati a certi carichi e si fecero male. Non ci fu dato tempo di proseguire, purtroppo. Di sicuro, oggi ho fatto tesoro dei miei errori di quella stagione”.

L’Ajaccio retrocesse e Ravanelli, dopo l’esonero, fu accusato di avere introdotto eccessivi integratori nell’alimentazione dei giocatori corsi. “Sciocchezze, perché avevamo nello staff un grande professionista come il dottor Fabrizio Angelini, nutrizionista con un’esperienza pluriennale nel calcio che calcolava tutto”.

Oggi Angelini è il responsabile del J Medical Center e non potrà seguirlo a Kiev. Nel suo staff ci sarà invece spazio per Andrea Bernini, suo vice ed ex idolo della tifoseria perugina e per il preparatore atletico Nicola Albarella, proveniente dall’Akragas. “A Kiev, confrontandomi con la società, capirò se chiamare altre figure dall’Italia o meno”.

Ad attenderlo in Ucraina c’è il suo agente storico Gianni Paladini, che si trova a Kiev dall’inizio della settimana per sistemare i dettagli del contratto. “Per Fabrizio è una grande opportunità. Aveva altre offerte dall’Inghilterra, ma qui ha modo di confrontarsi con una serie A. In tutto, dalle strutture alle ambizioni del proprietario, che spera di arrivare al più presto in Europa League”.

Il patron del club si chiama Oleksandr Moskalenko, è un giovane imprenditore di 32 anni. La sua famiglia è leader nel commercio di materiali sportivi e gestisce diversi alberghi nel centro di Kiev.

L’Arsenal giocherà le sue partite interne nello stadio Dynamo Lobanovski, espugnato dalla Lazio poche settimane fa in Europa League nella vittoriosa trasferta contro la Dynamo.

“Un bellissimo impianto, dove non ho mai segnato. Anche se all’Ucraina feci due reti con la Nazionale a Bari, magari se lo ricordano ancora…”, scherza Fabrizio, che riparte da Kiev per alimentare il sogno della sua nuova carriera: allenare prima o poi la sua amata Juve. “Sarebbe qualcosa di faraonico, ma ora devo solo pedalare a testa bassa”.

Lo aspetta una sfida coraggiosa. Tra un mese inizia il campionato, la squadra va sistemata in fretta e bisogna comunicare rapidamente le proprie idee. “In inglese ma anche attraverso un interprete, trasmetterò da subito la mia voglia di crescere e di arrivare a grandi obiettivi. Sono certo che sarà la stessa dei miei calciatori”.

Loro sicuramente avranno visto qualche immagine del loro nuovo allenatore. Nel ’96 segnava in una finale di Champions. Aveva i capelli bianchi, come oggi. Aveva una grande fame di successo. Come adesso.

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Giacomo Chiuchiolo