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VIDEO | Quagliarella raccontato dalla sua Castellammare: caccia al record, con Napoli nel destino

| Storie | Autore: Redazione

Un viaggio nei luoghi dove l'attaccante della Sampdoria è cresciuto, con i primi calci al pallone tra palazzi e lampioni. E con un primato realizzativo che potrebbe arrivare proprio al San Paolo, dove ha lasciato un pezzo di cuore...

C’è un filo lungo a legare la carriera di Fabio Quagliarella, un filo che parte da Castellammare di Stabia ed arriva fino a Genova. Passa per Torino, Udine, ovviamente Napoli, lì dove è rimasto solo un anno e dove farà ritorno anche questo weekend, con 36 anni da festeggiare ed un record da provare a battere, dopo aver eguagliato Batistuta, tentando di andare a segno per 12 gare in fila. “Siamo orgogliosi di Fabio, ci rappresenta come meglio non si potrebbe ed è un simbolo della nostra terra”. Castellammare conosce Fabio sin da bambino, non ha mai cambiato atteggiamento verso una terra che gli spalanca le braccia ogni volta che torna a casa. Quagliarella scala le vette dei marcatori della Serie A, ma dentro è il ragazzo di sempre, quello che ama il mare, che ha bisogno del calore della famiglia e che ha negli occhi ancora le partite giocate da ragazzino tra i palazzi del quartiere Annunziatella.


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«Lo conosco da bambino, abitavamo nello stesso palazzo, posso assicurarvi che era già forte quando tutto non era ancora cominciato». Ciro è il suo primo allenatore, quello che l’ha portato a iniziare a giocare a calcio senza troppo sforzo. «Giocava con ragazzi più grandi di lui, a 12 anni vinse il premio come migliore esordiente della Campania. Si capiva già dove sarebbe potuto arrivare, ma è rimasto il ragazzo di sempre». Giocava tra i palazzi, Fabio, in quel Parco “Nuovo Tetto” che un vero campo da calcio non l’ha mai avuto. I condomini a fare da avversari, i lampioni a delimitare un’immaginaria area di rigore. “Li rompevo spesso”, ha confessato poi Quagliarella in un’intervista di qualche anno fa, ma doveva esserci il destino ad accompagnarlo ogni pomeriggio. 

Di fronte a lui, infatti, si alzavano imponenti i palazzi di un azzurro intenso, quello che Quagliarella ritroverà più volte nella sua carriera: quello del mare a pochi metri da casa, quello del Napoli che amava da bambino e di cui vestirà la maglia in un solo, tribolato, anno. O anche quello della Nazionale, tanto sognata e così sofferta ai Mondiali del 2010 in Sudafrica, nel capitolo forse più triste della storia calcistica italiana. Lo stesso azzurro che, più carico e vivo fino a diventare blu, ha ritrovato poi a Genova, isola felice dove tutto era realmente partito nel 2006 e dove tutto è ricominciato due anni e mezzo fa. “Ci siamo conosciuti quando ormai già era un calciatore famoso, ma non ha mai avuto atteggiamenti da star. Appena può viene con noi amici in barca, ama il mare e il relax tra la gente che gli vuole bene”, racconta Enzo.

Lo seguiamo sempre, ma che peccato non poter tifare per lui a Napoli. Anche se la speranza di vederlo tornare ancora c’è” confessa qualcuno in città, pronto a riabbracciarlo per l’ennesima volta. Venerdi, infatti, Fabio sarà di nuovo a Napoli, sabato sfiderà la squadra di Ancelotti in quello stadio che per un anno è stato il suo e che la scorsa stagione l’ha riaccolto a braccia aperte, al termine di una brutta storia di stalking. “Speriamo che il Napoli possa vincere e che Quagliarella possa segnare almeno un gol, così da battere anche Batistuta”. C’è un compleanno da festeggiare, ma del record nessuno parli con la giusta scaramanzia. “Non abbiamo preparato niente, queste sono cose che non si preparano come successe nel 2010. La Nazionale era andata male, ma ci fu grande festa per Fabio in città. Ci aveva rappresentato alla grande, siamo tutti orgogliosi che sia stabiese come noi”. La stessa Nazionale che potrebbe tornare a puntare su di lui anche con la gestione Mancini. I suoi tifosi ne sono certi: “Speriamo possa farci un pensierino, uno come Fabio ci servirebbe proprio tanto” sottolineano in città. Con un Europeo nel mirino da sognare e la voglia di rinascere ancora, dopo gli infortuni e le delusioni del passato. E una rivincita da giocarsi a 36 anni, magari con alle spalle un record in più.

a cura di Gennaro Arpaia

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