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"Lavorare per il Napoli è rappresentare il popolo": 29 aprile 1990, il 2° scudetto

| News calcio | Autore: Salvatore Malfitano

"Il Napoli è campione d'Italia! Secondo scudetto per il Napoli, in un'atmosfera di festa grande, di gioia, che finalmente può esplodere ora che il campionato è finito, ora che sfuma il timore che l'ultima giornata potesse giocare qualche brutto scherzo e compromettere il bel sogno che hanno cullato per tanto tempo". È il 29 aprile 1990 ed Enrico Ameri dà così l’annuncio che il Napoli ha vinto il campionato al fischio finale della gara contro la Lazio. Intanto sono trascorsi trent’anni, che hanno visto retrocessioni in Serie B, il fallimento, la risalita dalla C fino alla Champions. Eppure certi ricordi non sono sbiaditi. “Perché Napoli è unica. Ha un modo speciale di approcciarsi al calcio, si crea una simbiosi tra la realtà sportiva e la passione della gente. Tutti sognano quella maglia, nascere napoletani presuppone avere un’unica fede. È emozione vera. Lavorare per questa società significa avere la responsabilità di un popolo, è una sensazione che si avverte chiaramente” racconta Giorgio Perinetti, direttore sportivo di quella squadra, intervistato da gianlucadimarzio.com.

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L’estate prima dell’inizio del campionato fu delle più movimentate. Maradona minacciava l’addio, ma il suo braccio di ferro con Ferlaino fu vinto dal presidente. L’argentino cominciò la stagione in ritardo. “Nonostante tutto facemmo una buona partenza, la squadra rimase comunque compatta” prosegue Perinetti. Fu Zola a ricoprire quel ruolo alle spalle di Careca e Carnevale, il Napoli conquistò dieci punti nelle prime quattro partite ma con la Fiorentina la striscia sembrò sul punto di interrompersi: “Eravamo sotto di due gol al primo tempo, Baggio aveva illuminato il San Paolo con le sue giocate. Ma a Maradona bastò entrare in campo nella ripresa (vestendo un insolito numero 16, ndr) per cambiare il volto della partita. Sbagliò perfino un rigore, ma ribaltò la gara e vincemmo 3-2. Fu uno dei tanti segnali del carisma enorme che Diego aveva su quella squadra”. Fu proprio Perinetti, peraltro, a comunicare al Pibe de Oro la sua positività alla cocaina l’anno successivo. Chi per mestiere i talenti li scopre, li fa sbocciare, in quel momento stava segnando la fine di un mito: “È un episodio così famoso, purtroppo. Sapevamo che le ripercussioni sarebbero state enormi. Non dimenticherò mai quella smorfia di dolore quando gli diedi la notizia, mi fece capire subito quanto era stato ferito”.

Lo scudetto del 1990 rimarrà per sempre quello della monetina. Alla 31^ giornata, il Napoli insegue il Milan in classifica, gioca a Bergamo e il risultato è inchiodato sullo 0-0. Dagli spalti una 100 lire colpisce Alemao in testa, che resta a terra, e gli azzurri ottengono la vittoria a tavolino, agganciando la vetta. Nell’ambiente milanista si grida ancora al furto: “Ma non è così, il campionato è stato molto combattuto ed eravamo in lizza per vincerlo. Ero presente allo stadio, il regolamento era quello ed è stato applicato. Poi è stato successivamente cambiato. Lo stesso giorno il Milan giocava a Bologna, ci fu un gol fantasma per gli emiliani che non fu visto e i rossoneri ne trassero vantaggio. D’altronde sono dinamiche del calcio e non c’era la tecnologia. Di quell’episodio non si è discusso tanto perché la monetina fece più scalpore”.

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Il testa a testa prosegue nella giornata successiva: il Napoli vince a Bari, il Milan batte la Sampdoria. Si arriva al penultimo turno. Careca, Maradona e Francini abbattono il Bologna nel primo quarto d'ora, a Verona invece accade l'impensabile: i rossoneri rivivono l'incubo di 17 anni prima e perdono al Bentegodi contro una squadra in lotta per la salvezza. È il sorpasso decisivo e in città cominciano a prendere forma i festeggiamenti. La fibrillazione dell'ambiente è percepibile in ogni angolo delle strade e si concentra a Fuorigrotta dopo sette giorni. Il San Paolo, a capienza ridotta mentre il terzo anello prende forma per i Mondiali, è in una coltre di fumo prima ancora che cominci la partita. Al 7’ viene fischiata una punizione sulla trequarti, Maradona si incarica della battuta. Sulla traiettoria si avventa Baroni che con uno stacco impetuoso infila Fiori: è il primo boato della giornata. 83 minuti dopo, 60 mila voci si perdono in unico urlo di liberazione per il secondo. "Forse non ci si rende conto dell'impresa: una squadra del Sud che vince due scudetti in tre anni è qualcosa di impensabile" chiosa Perinetti. Infatti quella magia è nel cuore della gente ancora oggi, trent’anni dopo.

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