“Sognando Handanovic”: Pissardo da record tra i pali del Monopoli
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Data: 16/11/2018 -

“Sognando Handanovic”: Pissardo da record tra i pali del Monopoli

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Da miglior portiere dello scorso Viareggio a meno battuto del girone C di serie C. “Meno male che papà mi ha detto che ero scarso con i piedi”.
Da miglior portiere dello scorso Viareggio a meno battuto del girone C di serie C. “Meno male che papà mi ha detto che ero scarso con i piedi”.

“Quando ero piccolo, ero scarso con i piedi e mio padre mi ha detto "o vai in porta, oppure non puoi giocare". Così ho iniziato nel Baveno e a 10 anni sono arrivato al settore giovanile dell'Inter”. Sembra una barzelletta, ma è l'inizio della carriera di Marco Pissardo, 20 anni, radici a Verbania, cuore granata e casacca nerazzurra per metà della sua vita. Oggi para tra i pali del Monopoli e insieme al Gabbiano è volato in cima alle classifiche di rendimento della categoria: 4 reti al passivo in 10 partite. Nessuno ha fatto così bene (Virtus Entella, a 2, e Viterbese a 4 non fanno testo per i noti rinvii sull'avvio di stagione), ma guai a non dividere i meriti: Sono sicuramente contento ed è un motivo di orgoglio – ammette Pissardo a gianlucadimarzio.com - è un punto di partenza che condivido con i compagni di reparto: penso a De Franco, Ferrara, Mercadante, Gatti, Bei, Rota. Ero venuto qui per giocare e cimentarmi tra i pro, ma mai avrei pensato di partire così in un campionato tanto difficile. In questa competizione non puoi rilassarti mai”.


BAVENO E QUEI PASSI INDIETRO FINO ALLA PORTA


Papà Pierguido, allenatore che quell’anno iniziava la sua avventura alla guida della prima squadra del Baveno, lo accompagnò, lo osservò e poi gli fece capire di non essere portato per fare il giocatore di movimento. “Infatti l'impostazione con i piedi è il punto nel quale devo migliorare di più – ride Marco - prima ero un disastro. Nel futuro voglio diventare un libero aggiunto. Magari ispirandosi a compagni che della tecnica hanno fatto un cavallo di battaglia, come Zaniolo, avuto in squadra all'Inter e oggi nelle grazie di Eusebio Di Francesco a Roma: “Io l'anno scorso l'ho visto un anno intero, era un marziano, era come giocare in 12 – ricorda Pissardo – aveva troppo strapotere fisico e tecnico”. Fattori importanti nella vittoria del Torneo di Viareggio: “Anche lì a livello di Primavera era difficile – ammette il portiere - ma nel calcio dei grandi cambia molto: dalla pressione alla velocità. Certo, quello è un premio che mi ha inorgoglito. Sarei ipocrita se dicessi il contrario”.


LE PANCHINE IN A


il calcio dei grandi. Quello sfiorato con l'Inter: “L'anno scorso sono andato in panchina due volte, nella sconfitta di Genova e nel 2-0 al Benevento. Dovevo andarci anche nel derby, poi c'è stata la tragica morte di Astori”. Due panchine in A: piccoli, grandi passi, vissuti sempre con quella curva in famiglia a suo sostegno. “Quando ero a Varese, venivano tutti a vedermi – spiega - l'anno scorso accadeva lo stesso. Mio padre invece viene raramente al campo, non è invadente”. Ora, con 1000 chilometri a separarli, trasferte sono più complicate, ma la squadra dei Pissardo è sempre presente, che sia in tribuna o via Skype: “Nel calcio non bisogna fare scelte di comodo, ma scelte che ti portano più beneficio sul piano calcistico – spiega lui - Ho deciso di cimentarmi con il girone C perché c'era mister Scienza che conosco benissimo, avevo tante offerte in Lega Pro. Io però ho scelto subito Monopoli. All'inizio ero spaventato, perché andare a 1000 chilometri da casa era tanta strada. Ora devo prendere un aereo per tornare a casa. Però qui c'è il mare, si sta da dio”.


UN MAESTRO DI NOME SAMIR


“ Sono un ragazzo tranquillo, amo stare a casa con la mia ragazza, leggere, giocare a Fortnite e Call of Duty. Giochi sportivi? Mai. D'estate al massimo mi piace giocare a basket. Ma a calcio ci gioco, lo vedo in tv se ci sono partite di cartello”. O se gioca Samir Handanovic, modello per eccellenza: “L'anno scorso l'ho visto da vicino, ho fatto tutto il ritiro con la prima squadra. Samir è un mostro, non si può nemmeno paragonare agli altri portieri. Ha una fame pazzesca. Quando fai una cosa e pensi di averla fatta bene, arriva lui e la fa 7 volte meglio. Dicono che non sorrida mai, non è affatto vero. Ti da consigli, ti chiede come sono andate le partite. Ma così sono anche Padelli e Berni, due ragazzi straordinari e uomini spogliatoio incredibili”. Uniti, come a Monopoli: “Siamo un gruppo davvero bello. Quelli che fanno più scherzi? Doudou, ma anche Donnarumma e Fabris. Chi mi ha colpito per mezzi tecnici? Sounas che con questa categoria c'entra veramente poco, e chi mi fa penare in allenamento è Doudou. Ha dei colpi da serie A, quando accelera nei primi 10 metri è devastante".


SCARAMANZIA E PROMESSE


Pissardo ammette di avere delle consuetudini pre partita: non proprio scaramanzia, ma siamo lì. “Ci sono cose che devo fare prima della partita, a partire dal giorno prima. Sono più dei riti – precisa - per esempio indosso sempre prima le cose partendo da sinistra: manica, scarpa, parastinco, calza. La sera prima della partita, l'ultimo pensiero deve essere alla partita del giorno dopo. Se non succede, mi sveglio nel cuore della notte e mi ripeto che devo pensare alla partita. Lo so, sembro un pazzo”. Un pizzico di follia, d'altronde, ha sempre caratterizzato la scuola dei portieri. Marco difende quella italiana:Il mio modello d'infanzia è Angelo Peruzzi, dire Buffon sarebbe forse troppo scontato. Anche in Lega Pro ci sono portieri forti, penso a Pisseri. Prediligo la scuola italiana dei portieri, anche se per me il portiere più forte al momento è Lloris, è quello che si avvicina di più alla scuola italiana. Obiettivi tra 10 anni? Spero di vedermi ancora nel calcio pro e siccome sono ottimista, spero almeno in serie B”. I programmi futuri dicono Sicula Leonzio, avversario atteso dal Monopoli sabato al Veneziani. Pissardo non si pone limiti: “Secondo me siamo un'ottima squadra e sono certo che potremo centrare i playoff, sono alla portata. Ora stiamo anche prendendo pochi gol e se diventiamo più fortunati sotto porta inizieremo a vederne delle belle”. Lui, intanto, pensa a parare: una filosofia appresa dai primi passi in un campo. Primo, non prenderle. E se a fine campionato saremo la difesa meno battuta del campionato, sarà cena pagata per tutti”.

Tags: Serie C



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