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Malinovskyi, il talento in un gol. E ora l'Atalanta se lo gode

| Storie | Autore: Gabriele Candelori

Il talento ucraino protagonista con la Lazio

Ruslan Malinovsky è tutto nel gol alla Lazio. Minuto 66: scarico di De Roon, controllo orientato per liberarsi al tiro, sguardo fisso sul pallone e missile terra aria che Strakosha non fa neanche in tempo a vedere. Meglio era andata al portiere biancoceleste nel primo tempo. Un altro sinistro velenoso respinto in angolo, solo le prove generali del gol. Per l’ucraino è il colpo migliore insieme alle punizioni.

Una rete così quest’anno già l’aveva segnata a inizio dicembre, in un altro 3-2 contro il Verona. Stessa porta e dinamica simile, sempre a due tocchi. Controllo e.. bum. Un altro razzo da ammirare, partito dal suo mancino un po’ come da Cape Canaveral.

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Le ombre

E pensare che dopo le amichevoli estive e un ottimo esordio contro la Fiorentina, per buona parte della stagione il 27enne aveva fatto fatica a trovare continuità. Colpa delle difficoltà ad entrare negli schemi di Gasperini e della collocazione tattica.

Malinovsky, grazie alla sua duttilità, ha ricoperto in carriera tutti i ruoli del centrocampo. In Belgio, dove ha contribuito alla vittoria del titolo con una stagione da 16 gol e altrettanti assist, giocava davanti la difesa. A Bergamo il suo raggio d’azione è avanzato, Gasperini lo ha sempre visto lì. Peccato che in quella stessa zona di campo ci siano il Papu Gomez e Josip Ilicic, non proprio due qualsiasi. Senza dimenticare Pasalic, che spesso lo ha scavalcato nelle gerarchie.

Non una bocciatura, ma un modo per stimolarlo: "Ha sbagliato tre o quattro passaggi che l'avrei ammazzato”, disse Gasp dopo il pareggio di San Siro. Partita in cui prese anche un palo con un sinistro dei suoi. Troppi tocchi, l’allenatore nerazzurro preferisce una manovra più rapida. Sulle qualità però nessun dubbio: “Questo diventerà forte...”.

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La svolta

Per lui garantisce anche Andriy Shevchenko. L’ex attaccante del Milan, da ct dell’Ucraina, in tre anni non gli ha fatto saltare una partita. Conseguenza di una crescita anche sul piano fisico. Malinovsky nel 2016 si è rotto il crociato, ha lavorato più di prima ed è esploso. Come a Zingonia, dove al rientro dalla quarantena era tra i più in forma. Un ringraziamento, grande, anche al Genk che decise di riscattarlo dallo Shakhtar nonostante il grave infortunio. Scelta azzeccata.

Nell’Est Europa lo hanno atteso a lungo, già da adolescente era considerato uno dei nuovi talenti del calcio ucraino. Dopo un investimento da 13 milioni, lo hanno aspettato anche a Bergamo, adesso se lo godono. Quello alla Lazio è stato il quinto gol in campionato (più il rigore contro il Manchester City). Numeri da migliorare ancora per fugare ogni dubbio e diventare l’uomo in più dell’Atalanta nella volata Champions. In attesa di spaccare qualche altra porta.

di Gabriele Candelori

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