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Dal gol al cuore... Lelj: “Vicenza, amore e infanzia nel segno di papà”

| Interviste | Autore: Redazione

Vicenza, 10 febbraio 2020. Un timido lunedì mattina si spalanca su Piazza dei Signori, con i primi sbadigli di un sole che ancora stenta a scaldare gli animi del bar Colonna. Non c’è un solo caffè al bancone che non sia accompagnato da uno stesso e simile refrain: «Ma possibile che Tommaso ce l’abbia sempre con noi? Che gli abbiam’ fatto?»; «Possibile che ci odi così tanto?». In questo sorseggiare amaro, però, una voce dirime la questione: «Ma va, amor veccio non fa ruzene!».

Ed è proprio così, l’amore, infinito, di Tommaso Lelj per il Vicenza è puro, senza alcuna ruggine. Il difensore classe '85 attualmente in forza alla Vis Pesaro, la sente «sua» Vicenza, nonostante i natali siano di Verona. Domenica pomeriggio, nella gara casalinga del Tonino Benelli, è arrivato l’ennesimo goal del numero 13 Lelj contro il Vicenza, fissando il punteggio finale sull’1-1. Un punto che muove la classifica della Vis Pesaro, ora a quota 27, con il tredicesimo posto agganciato nel campionato di serie C - girone B. Un punto che, dall’altra parte, ha arrestato corsa e cuore dei «suoi» vicentini, fermi al primo posto a 57 punti.

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«Vicenza? La amo profondamente, sì - confessa Lelj -, e sarà proprio per questo che non appena vedo i colori biancorossi in me scatta una scintilla diversa e - sorride - ci scappa anche qualche goal». 

Più di qualche goal” commenterebbero quegli stessi amici seduti al bar. Due, infatti, delle quattro reti complessive di Lelj tra i professionisti, hanno avuto come vittima speciale il Vicenza.

«Ammetto - continua Tommaso - che anche io al posto dei vicentini mi considererei la famosa ‘bestia nera’. A mia discolpa - ammicca Tommaso - posso dire che le partite contro il Vicenza non sono mai banali, anzi, direi che sono quelle che aspetto con maggior desiderio. Vicenza è la mia casa, custode gelosa di un’infanzia trascorsa col pallone sotto il braccio, cercando per strada i giusti san pietrini - quelli rialzati!- da usare come pali di una porta immaginaria. Vicenza è, soprattutto, la mia famiglia: i racconti di Beppe - così Tommaso chiama vezzosamente il padre - rappresentano ancora oggi per me l’origine della passione per il calcio: Vicenza per l’appunto».

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Con l’ombra di papà Beppe Tommaso ci è cresciuto, un’ombra mai ingombrante, anzi, «Una come quella di Peter Pan - racconta Tommaso - , fedele e discreta, ma sempre presente, passo dopo passo. Grazie a papà ho vissuto il calcio con estrema naturalezza sin da bambino: ricordo ad esempio che, a pranzo, erano di casa persone come Paolo Rossi, Franco Cerilii, zio Antonio (Antonio di Gennaro, mio padrino di Battesimo), che ai miei occhi erano più dei familiari che dei calciatori, di quelli che magari oggi si considerano inarrivabili. Sarà stata questa frequentazione così naturale che mi ha permesso di vedere quello del calciatore come un lavoro normale, non diverso da quelli che facevano i papà dei miei amici».

Figlio d’arte Tommaso, di un padre che in carriera ha raggranellato 122 presenze in A, divise tra Fiorentina, Samp, Perugia e - ovviamente - Vicenza. Un fatto questo che, si voglia o meno, ha rappresentato un bel peso sulle spalle per il Tommaso adolescente, determinato nel seguire le orme paterne: «Mentirei - ammette Lelj - se dicessi che avere un padre così conosciuto e amato  a Vicenza non abbia minimamente influito sulla mia carriera. L’ha fatto, certo, ma solo positivamente: è stato sempre il primo a spronarmi per uscire dalla mia zona di confort in cui spesso mi rintanavo giocando. In queste ultime sere, seguendo il Festival di San Remo, mi è capitato - letteralmente - di ascoltare il brano di Piero Pelù e mi è sembrato di sentire proprio le parole di Beppe: “Tu sei molto di più di quello che credi, di quello che vedi, sei..Gigante!”».

Dopo tre anni al Ravenna in cui Tommaso ha lasciato più di un brandello di cuore, in estate è arrivata la chiamata della Vis Pesaro, in circostanze, tra l’altro, davvero singolari: «Ricordo bene quel giorno - sorride Lelj - perché è stato il secondo sì che ho incassato nel giro di sole 24 ore: il giorno prima, infatti, ho chiesto alla mia ragazza Silvia di sposarmi e, fortunatamente, non sono rimasto in ginocchio con l’anello in mano. Il giorno dopo è arrivata la proposta dei direttori Borozan e Crespini e, con l’aiuto della mia novellissima futura sposa, ho accettato, entusiasta all’ora come ora». 

Appena può, Tommaso scappa nella sua Vicenza, per riabbracciare famiglia e amici, non negandosi mai una passeggiata per il centro, con un occhio sempre attento ai san pietrini, come da bambino, pronto per tornare a giocare. Dopo la partita di domenica, quando Tommaso  capiterà in centro lungo il corso principale, magari ritroverà i compagni del Bar Colonna che - dopo tutte le giocose imprecazioni del caso - gli chiederanno quale dei due goal inflitti al suo Vicenza porta più caro nel cuore. Tommaso, sicuramente risponderà: «Quello del 15 dicembre 2018 quando ero a Ravenna. Perché in quella partita, al Menti, Beppe esultò come un matto nel vedermi segnare contro il nostro Vicenza, nel suo Stadio. Lì ho compreso come l’amore vero “non fa ruzene” e che, in quel momento, ero diventato per il mio papà..un Gigante!»

A cura di Giovanni Caporale

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