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"Ho imparato dall'errore di mio padre e mi ispiro a Sergio Ramos": dal nonno fuggito durante la Seconda Guerra Mondiale al Torino, che storia Lyanco

| Storie | Autore: Alberto Trovamala

Personalità, testa ben salda sulle spalle. "Voglio essere un esempio per i più giovani, per chi mi seguirà”. Questione di esempi: "Mio padre, quando aveva 20 anni, sarebbe dovuto essere tesserato nel Bragantino”, fin qui tutto bene. Ma… “il giorno prima andò ad una festa e si dimenticò di partire con la squadra. Questo cattivo esempio mi ha spinto concentrarmi sulla mia carriera spingendomi a fare tutto nel modo giusto". Interpretazioni. Chapeau, classe ’97. Brasiliano, Lyanco Evangelista Silveira Neves Vojnovic ma potete semplicemente chiamarlo Lyanco Vojnovic.

Origini serbe che non passano certo inosservate. Dovute anonno Jovan che scappò dall’ex Iugoslavia durante gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e venne in Brasile”. “Grazie a ciò mi interesso anche alla Storia”. Anche se “non ho mai conosciuto mio nonno, ma papà dice che accadrà presto”. Senza dimenticare il sangue portoghese da parte di mamma. Talmente fiero delle proprie origini da accettare la convocazione nell’Under 19 serba senza batter ciglio. Poi, le riflessioni. Ed una conclusione: “Il mio più grande sogno è quello di giocare per la nazionale brasiliana e vincere la Coppa del Mondo”. Decisione presa. E Lyanco nuovo punto di riferimento dell’Under 20 brasiliana.

Difensore centrale di 1 metro e 88 acquistato dal Torino per la prossima stagione, Lyanco. Un affare ormai ai dettagli. Bravo sia ad impostare sia nel gioco aereo, dicono di lui. Grande tempismo. Si ispira a Sergio Ramos per diventare un giorno “uno dei migliori al mondo nel mio ruolo". Personalità, dicevamo. Nato a Vitoria, dove ha iniziato a tirare i primi calci alla palla a 5 anni nella squadra della scuola, lo Spirito Santo, quando ancora “volevo solo giocare a pallone”. A 11 anni poi, cinque mesi di provino al Fluminense prima di approdare al Botafogo. Nel 2015 il momento più difficile in carriera con tanto di rescissione col club per colpa del mancato pagamento degli stipendi. “I miei genitori mi avevano seguito per darmi supporto senza la certezza di un lavoro fisso e in quel momento ho pensato addirittura di smettere di giocare perché non volevo vederli soffrire con me e per me. Mi hanno dato la forza per continuare, devo tutto a loro”.

Ed infine la rinascita al Sao Paulo, dove è diventato grande al fianco di un maestro come Diego Lugano “è un grande difensore, posso imparare ancora tanto da lui”. Già 21 presenze con la prima squadra e scout da tutto il mondo pazzi di lui: lo voleva fortemente la Juve, si erano inserite l’Atletico Madrid, il Wolfsburg e non solo. Alla fine l’ha spuntata il Toro, dove Lyanco potrà formare insieme a Bonifazi la coppia difensiva del futuro. Due giovani dalla personalità monstre pronti a prendere per mano il Torino già da giugno. E a diventare così un esempio per i tanti ragazzini che ammirandoli sogneranno di poterli un giorno imitare in Serie A.

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