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Galuppini, re dei bomber: "Io e Icardi, che coppia! Ora sogno con il Renate"

| Interviste | Autore: Simone Golia

Caputo, Immobile e Belotti per ora hanno segnato meno di lui: “Ma io sono innamorato di Dybala, Ilicic e Malinovskyi. Li prendo sempre al fantacalcio, ci gioco da otto anni e non ho mai vinto. Paulo mi sta tradendo ancora, che disastro”, commenta divertito Francesco Galuppini, che però non si arrende: “Quest’anno sto partecipando in coppia con Silva. Io sono il direttore sportivo, lui l’allenatore. In attacco gli ho preso Caputo e Osimhen, il terzo lo sceglie a girare. Che non sbagli, sennò lo esonero!”. Francesco è fatto così. Ride, scherza, segna. Ci prova sempre: “Con il Novara però mi stavo arrendendo – svela - tiro e prendo la traversa, dieci minuti dopo stessa identica scena”. Poi al 93’ il sinistro al volo sotto l'incrocio: “Qualche gol bello lo avevo già fatto, ma sicuramente questo è stato il più importante della mia carriera”. Nove reti in 13 gare stagionali, fra i professionisti in Italia nessun attaccante ha fatto meglio di lui. E’ il bomber di un Renate secondo in classifica nel girone A di Serie C. Il comune più piccolo del calcio professionistico (4096 abitanti) che improvvisamente sogna la B: “Siamo un bel gruppo, a fine partita ci riuniamo sempre in cerchio per liberare la tensione. Poi tutti negli spogliatoi a fare casino. Abbiamo diversi giocatori ignoranti. E io sono fra quelli!”.

"Hai mostrato solo il tuo 30%"

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In pullman, di ritorno da Novara, insieme a Maistrello ha acceso la cassa al massimo: “Musica tamarra, da discoteca”, sorride. Diana non c’era e ne hanno approfittato: “Ma il mister dentro è ancora un giocatore – spiega Francesco - l’anno scorso, dopo la vittoria di Lecco, come premio ci ha pagato una serata in un locale di Milano”. Fra i due c’è un rapporto speciale. Dal 2011 al 2012 sono stati compagni di squadra al Lumezzane: “In panchina c’era Davide Nicola, lui era uno dei senatori mentre io un aggregato dalla Berretti”. Entrambi del bresciano, si sono rincrociati due anni fa prima di un Ravenna-Renate:Ero fuori per infortunio: ‘La prossima stagione ti voglio con me’, mi dice passandomi davanti. Pensavo scherzasse, invece in estate mi ha chiamato tre o quattro volte. Il giorno della firma, in sede, siamo stati due ore a parlare in una saletta: ‘Per ora hai mostrato solo il 30% delle tue capacità’,  sono state le sue parole: ‘Cavolo, sono nel posto giusto’, mi sono detto”. Diana il suo numero lo ha chiesto a Emanuele Filippini, allenatore di Francesco nella stagione 2016-2017 al Ciliverghe. Serie D, l’anno della sua esplosione dopo la promozione con il Piacenza. Segna 25 gol, con tanto di doppietta nello spareggio finale e Pallone d’Oro dei dilettanti: “Avevamo dei giovani forti come Cistana. E poi Filippini era un guerriero, non mollava mai. La squadra aveva le palle, come il suo allenatore”.

La chiamata di Paratici e la coppia con Icardi

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A fine campionato ha tante offerte. Due su tutte, Spezia e Parma: “Ho scelto quest’ultima perché Faggiano mi ha voluto a tutti i costi”. Dalla D alla B, quasi non ci crede. Ritrova Inglese, già suo compagno al Lumezzane: “Andavamo al campo sempre insieme, fra noi c’è un bel legame”. D’Aversa è un duro, solo Nocciolini ogni tanto spara la musica a tutto volume. Dopo il ritiro estivo Francesco viene mandato in prestito al Modena, che qualche mese dopo fallirà. Poi Cuneo, altra annata difficile prima della rinascita con Ravenna e Renate. Oggi il Parma ha conservato un’ opzione di riacquisto al termine della stagione, chissà. Potrebbe avere un futuro in Serie A, come ha avuto Icardi, suo ex compagno nelle giovanili della Samp: “Palla a lui e ci rendeva felici, non sbagliava mai. Una volta al Torneo di Viareggio l’ho mandato in porta contro l’Entella!”, ricorda Francesco, che conserva la foto di quell’esultanza. A Genova, dove ha fatto coppia anche con Zaza, è arrivato a 15 anni: “Paratici, che allora era il responsabile del settore giovanile, chiamò mia mamma: “Vi aspettiamo”, le disse". Da lì la classica visita alle strutture e il momento della scelta: “Ero titubante, non volevo lasciare amici e famiglia. Ma mio fratello e mia madre mi hanno incoraggiato fin da subito. Li ringrazierò per sempre”.

L'addio ai nonni

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Il fratello, Filippo, è un fenomeno ai fornelli: “Da piccoli non ci prendevamo tanto, io facevo la vittima e lui era il dispettoso – ricorda Francesco – ora ci sentiamo tutti i giorni. Ha lavorato con lo chef Bottura, poi ha girato il mondo. Dubai, Londra, San Diego… ama cucinare “sporco”, però purtroppo non posso sgarrare quanto vorrebbe”. Mamma Clotilde, per tutti Titti, li ha cresciuti da sola: “Quando torno a Brescia, cerco sempre di stare con lei. Non sono tempi facili. Lavora in ospedale, caposala nel reparto di endoscopia digestiva. In casa gira sempre con la mascherina”. Già, perché in quelle zone il coronavirus ha colpito senza pietà. E’ entrato anche in casa dei nonni di Francesco, Adriana e Gianluigi. Sono volati via insieme, lo stesso giorno: “Da bambino mi portavano agli allenamenti. Negli ultimi anni mi chiedevano dieci volte dove giocassi, ma non mi pesava ripeterlo sempre. Oggi ho due stelle in cielo che tifano per me. Sono parte della mia forza”. Durante il lockdown Francesco ha provato a sfogarsi con la chitarra: “Ma faccio fatica – ammette – vado molto meglio con il padel. In estate gioco tre o quattro volte alla settimana con gli amici”. Accanto a lui, da quasi quattro anni, c’è la fidanzata Elisa:A marzo si laurea, sta finendo di studiare farmacia. Grazie a lei ho cambiato atteggiamento, ha saputo darmi un obiettivo. Mi ha completato”. Sorride mamma, sorridono mister Diana e i nonni che lo guardano da lassù. Non gli mancherà a chi dedicare i suoi gol. Nessun problema. Per fortuna sono tanti!

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