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"Feliz Cumpleaños, Niño!". Tutto Fernando Torres in 32 frasi: giocatore, uomo, padre

| News calcio | Autore: Matteo Moretto

Fernando Torres in 32 frasi. Nel giorno del suo trentaduesimo compleanno. L'attaccante spagnolo si racconta in questo condensato d'interviste: una storia di aneddoti, gol e trionfi. Una carriera da Niño prodigio, esempio per molti bambini e non. La torta tutta per lui, candeline tinte d'Atletico. L'emozione di riviverlo come calciatore, come uomo in queste dichiarazioni...

  • “Io ho sempre vissuto in un appartamento di 80 metri quadri a Fuenlabrada. Ora è diverso però l’essenza è la stessa: so bene cos’è importante e cosa no. So da dove vengo: sono di un quartiere del sud, operaio”.
  • “Bisogna essere umili”. 
  • “Lavorare nonostante ci siano cose che non vanno. Bisogna lavorare pensando al futuro, nel lungo termine”
  • “Il calcio è sempre più legato ai soldi. E questo è davvero un peccato. Molte volte siamo noi calciatori i primi responsabili, promuovendo tutto il contrario dell’umiltà. Ostentiamo. A me non piace questo, per niente proprio”. 
  • “Credo che i bambini non debbano dare importanza al tipo di capigliatura, al modello di macchina…”. 
  • “Molti credono che il calcio sia un ‘io, io, io’, fare gol, essere capitano. Questo non è calcio. Se prendi quella piega resterai solo”. 
  • “Solo se studiavo e prendevo buoni voti me ne potevo andare a Madrid tutti i giorni dopo due ore di treno e autobus per allenarmi”. 
  • “Io un idolo? Idolo è quella mamma che porta avanti cinque figli, sola, senza il suo compagno, lavorando 12 ore al giorno. Il mio amico Carlos che soffre di una grave malattia è un esempio”. 
  • Ricordi d’infanzia. “Nel parco. Giocando. Come ci toglievano il pallone dai piedi perché fosse proibito. Saltando la recinzione della scuola pur andare nel campetto lì di fianco. Chiamando gli amici al telefono per riuscire a fare due squadre da cinque”. 
  • “Invidio un po’ quei ragazzi che possono andare all’università. Invidio chi studia fuori dal proprio paese, invidio quella tappa tra i 18 e i 24 anni in cui si viaggia, si conosce gente nuova, ci si forma…”. 
  • "Mio figlio è tutto per me, è la mia vita. Vorrei che diventasse una brava persona, questo è il mio insegnamento per lui. Che squadra tifa? Atletico e Liverpool".
  • “Tutto il mondo è dell’Atletico, solo che non lo sanno”. 
  • "Vincere non è un obiettivo ma solo una ricompensa del tuo lavoro”. 
  • Gol numero 100 con la maglia dell’Atletico. “Questo è tutto tuo” è la frase che ha dedicato al suo scopritore Briñas
  • “L’amicizia arriva quando meno te l’aspetti. E non è mai condizionata dall’età”. 
  • Finale di Vienna, Europeo 2008. “E’ un regalo che il calcio mi ha dato. Quel gol contro la Germania ha segnato una generazione intera. Io sono stato solo l’esecutore”. 
  • Un giorno  Luis Aragonés gli disse: “Ragazzo, non imparare a fare rabone, doppi passi del cazzo o strozzate simili. Tu fai gol”. 
  • “Gerrard voleva solo i migliori giocatori per il Liverpool perché voleva vincere. Da Gerrard ho imparato moltissime cose: ogni allenamento era buono”. 
  • “Grazie a Gerrard ho capito cosa significa essere un capitano”. 
  • Alla partita d’addio di Gerrard, ad Anfield. “Finalmente mi tolgo la soddisfazione di giocare in coppia con Luis Suarez. Io e Luisito abbiamo solo condiviso lo spogliatoio per qualche giorno”. Nell’estate 2011. 
  • “Mourinho non si nasconde mai. Ci mette sempre la faccia. Con me si è sempre comportato lealmente”. 
  • Vince la sua prima Champions ma… “Non esser partito titolare contro il Bayern è forse la delusione più grande della mia vita. Non ho giocato né semifinale né finale praticamente, preferisco vincere in altro modo”. 
  • “Il Chelsea non è una squadra e nemmeno un club che guarda tanto i dettagli: i tuoi gesti, come ti alleni, come ti comporti… . Tu sei ‘uno in più’ e stop. Basta semplicemente essere una stella in campo”. 
  • La tifoseria del Chelsea. “Non rispondi alle aspettative però ti appoggiano. E’ gente incredibile. Alle volte pensavo tra me e me ‘mi metto qui in panchina, non faccio rumore, non voglio nemmeno giocare’ però loro volevano che entrassi. Mi ha dato grande forza, molte volte”. 
  • “Vincere il derby di Milano è stata la prima cosa che mi hanno chiesto i tifosi arrivato all’aeroporto”. 
  • "Il grande Milan tornerà perché i grandi giocatori vogliono le grandi squadre e le grandi squadre sono quelle con una grande storia”. 
  • “Non posso pensare di fare uno scherzo al Cholo come se fossimo ancora compagni di squadra perché… non lo accetterebbe” e ride. 
  • "Non ci credo, sono tornato All'Atletico. E ci sono 45 mila persone allo stadio tutte per me: incredibile". 
  • Prima di Spagna-Olanda, Mondiale 2010. “Sarà la finale più bella della nostra storia”. 
  • “Mi parlano di Iker Casillas e personalmente mi torna sempre in mente quella parata su Robben nella finale del Mondiale. Potranno parlare, fischiare, dire quello che voglio ma quel miracolo non lo cancellerà nessuno”. 
  • "Io, giocatore finito? Ma che scherziamo! Ce ne vuole prima che mi ritiri. Certo, se il club compra ragazzi giovani sono cosciente del ruolo che vuole darmi. Dal primo gennaio posso ascoltare offerte perché sono in scadenza. Ma sinceramente non mi interessa. Né riceverle, né ascoltarle". 
La trentaduesima è nostra, per Fernando Torres in persona: "Feliz Cumpleaños, Niño". 

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