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Juve, ricordi Elia? "Ero giovane e impaziente, ora rivoglio l'Italia"

| Storie | Autore: Francesco Pietrella

L'esterno è vicino alla vittoria del campionato turco con l'Istanbul Basaksehir, ma sogna di tornare in A: "Sto parlando con alcuni club"

Nostalgia d’Italia sul Bosforo. Anche se forse, dopo otto anni, l’Italia l’ha dimenticato: “Voglio tornare in Serie A e far vedere a tutti chi sono”. Parola di Eljero Elia, quello che fallì alla Juve. “Ero troppo giovane, non ho avuto pazienza”. L’ha acquisita col tempo. “Nel 2017 ho vinto il campionato col Feyenoord dopo 18 anni - racconta a Gianlucadimarzio.com - ora sono vicino a uno storico titolo con l’Istanbul Basaksehir”. Primo posto, 66 punti a +4 sul Trabzonspor. 27 partite e 3 gol.

Altrettante promesse da mantenere. “Avevo detto ai dirigenti che avrei portato il titolo in città, spezzando il dominio di Besiktas, Galatasaray e Fenerbahce”. In lavorazione. Secondo impegno: “Sono pronto a tornare in Italia”. Già sfiorata in passato, con le valigie e un biglietto in mano all’aeroporto. “Storia divertente”.

Ce la racconta tutta: “Mi volevano Samp e Fiorentina, trovai subito l’accordo, ma Feyenoord e Werder Brema chiedevano troppi soldi e non mi lasciarono andare. In entrambe le occasioni ero già in aeroporto ad aspettare il volo, ma i due club non riuscirono a chiudere l’affare e non salii sull’aereo”. Rimpianto, ma nella vita tutto torna. “Voglio vincere il titolo con l’Istanbul e fare bene in Europa League, poi sarò libero di scegliere dove andare. Il mio agente sta parlando con alcuni club italiani, ma non posso dire nulla”

Ricordi di Juve

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Meglio parlare di Juve, stagione 2011/12. Uno dei primi acquisti dell’era Conte, preso dall’Amburgo per 10 milioni. Solo 4 partite: “Arrivai a Torino troppo presto, volevo giocare ogni minuto. Avevo 24 anni ed ero impaziente, ma non è stata un’esperienza negativa.

Qualche luce: “I tifosi, gli italiani, il club. Tutto fantastico. Seguo sempre la Juve e ho ancora rapporti con chi è rimasto nel club”. Tra cui Buffon, immortale. “Il portiere più forte con cui abbia mai giocato, ancora decisivo a 42 anni. Vedo le parate che fa e mi chiedo come faccia. È stato un onore giocare con lui, un signore”

Il racconto viene spezzato da un aneddoto: “Nello spogliatoio ero seduto tra Del Piero e Pirlo, si prendevano cura di me… ma quanti scherzi! Una volta Andrea svuotò l’intero barattolo di sale sul mio piatto di pasta. Dopo una settimana provai a farglielo io, ma mi rincorse per tutta Vinovo”.

Elia e Conte

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Dopo Pirlo è il turno di Conte, allenatore di quella Juve. Si diceva che i due, in un anno, non si fossero mai parlati, ma Elia ci ferma subito: “Non è vero, avevamo un buon rapporto. Chiaro, volevo giocare sempre ed ero deluso di restare in panchina, ma non ero pronto. Siamo due vincenti, lo rispetto. È un brillante allenatore”

Elia, invece, era un ragazzino in mezzo ai campioni. “Nel 2010 avevo giocato la finale del Mondiale persa contro la Spagna, ma in confronto a Chiellini, Lichtsteiner, Vidal, Pirlo e Del Piero ero un novellino. Dovevo imparare. Quando sei giovane vuoi solo giocare e non capisci, ti arrabbi, tieni il muso, ma dopo 8 anni posso dire che la Juve ha arricchito la mia vita. Torino è stato il punto di partenza, tant’è che poi al Feyenoord ho vinto da protagonista. Poi conosciuto l’Italia e imparato la lingua”.

Una ‘skill’ nel curriculum che potrebbe tornare utile: “Il mio modo di giocare si adatta bene a quello usato in Serie A. Velocità, forza fisica, dribbling, estro. Cerco un club che ami attaccare, ma posso fare bene anche in contropiede. Ci spero”

Inghilterra e Turchia

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Il giro del mondo l’ha portato a Istanbul, dove gioca da tre anni. Per lui anche un anno in Premier col Southampton nel 2014/15, 2 gol in 16 partite.

Quando gli nominiamo Graziano Pellè sorride di nuovo: “Quanto ci siamo divertiti! Mi capiva al volo. Grazie a lui ho imparato ad amare ancora di più la cultura italiana. Ah, ricordo anche Djuricic”. Stellina del Sassuolo. “Un numero dieci molto forte”.

Elia, invece, è un esterno che parte da sinistra e si accentra, segna e crea, pronto a rimettersi in gioco a 33 anni. Magari in Italia, ormai terra di olandesi: “De Ligt, de Roon, de Vrij, Hateboer, Kluivert. Seguo sempre la Serie A, vedere questi ragazzi è un grande onore. La settimana scorsa ho visto Inter-Bologna, Schouten è stato l’uomo partita. FortissimoAvranno una grande carriera, spero di poter giocare contro di loro il prossimo anno. Sarebbe magnifico, non vedo l’ora”. Quest’ultima frase la dice in italiano. Arriva da Istanbul, un tempo nota come la ‘seconda Roma’. Storie di imperi. L’Italia non l’ha mai lasciato. 

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