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"Ehi, sei bravo! Continua così". Del Fabro, dai complimenti di Klose agli insegnamenti dell'idolo Gattuso

| Interviste | Autore: Francesco Caruso

"Complimenti, continua così, sei bravo". Era il 5 gennaio del 2013 e Dario Del Fabro aveva appena 17 anni, ma all'Olimpico le gambe non tremarono: lo sa bene Miroslav Klose. Già, proprio il marcatore più prolifico della storia della Nazionale tedesca, uno dei centravanti più forti della serie A di quell'anno, annullato dal ragazzino. Era l'esordio da titolare di Dario, che adesso, dopo 4 anni e mezzo, ha vissuto la prima stagione da protagonista.

"Già, purtroppo molto sfortunata per la squadra" - racconta Del Fabro ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com - "A livello personale, invece, mi reputo soddisfatto, perché mi ha permesso di rilanciarmi dopo due anni in cui non avevo avuto continuità. A Pisa ho avuto la possibilità di scendere in campo con regolarità e non smetterò mai di ringraziare Gattuso e il suo staff. Mi hanno migliorato molto e mi hanno fatto capire cosa significa giocare a certi livelli. Gattuso mi ha motivato costantemente e ha continuato a dirmi per tutto il campionato che per arrivare in alto devo essere un martello, che la testa e la concentrazione sono fondamentali per riuscire. Adesso mi sento molto cresciuto da questo punto di vista".

Quindi sei pronto per la serie A? "Spero e sono disposto a valutare qualsiasi offerta. Sono del Cagliari e vedremo un po' come si evolverà la situazione. Naturalmente devo migliorare ancora tanto, però credo di aver sfruttato al massimo questa "palestra" qui a Pisa. Mi sono ritagliato uno spazio importante in B e ora, perché no, forse potrei trovarlo anche in serie A...". Magari proprio a Cagliari... "Club al quale sono molto legato. Io ho iniziato in una squadra della mia città, la Torres 2000. Da lì sono stato notato da Gianfranco Matteoli. In rossoblù ho fatto tutta la trafila delle giovanili. Poi grazie a Diego Lopez ho trovato anche l'esordio in serie A. Nel campionato 2012-2013 ho giocato contro Juventus, Napoli e Lazio: emozioni fortissime. Con il cambio di società ho iniziato il giro di prestiti, prima al Leeds dove ho ritrovato Cellino, poi ad Ascoli. E adesso eccomi qui".

Gattuso? Idolo... "Io da piccolo ero milanista e il mio idolo, dato che nasco centrocampista, è sempre stato Gennaro Gattuso: in camera ho ancora il poster e le maglie. Beh, la scorsa estate ero in vacanza a Ibiza e mi squilla il cellulare: "Ciao Dario, sono Gennaro Gattuso, vieni a darmi una mano a Pisa?". Non ci credevo, pensavo fosse uno scherzo: impossibile immaginare che il mio idolo pensasse proprio a me. Pochi secondo per realizzare che era veramente lui poi ho accettato subito". Come mai allora non hai mai preso il numero 8? "Lunga storia... Ho sempre avuto il 34, la maglia del mio esordio, quella che mi ha accompagnato dal Cagliari fino al Leeds. Da quest'anno ho scelto il 15, il mio numero fortunato. Perché? Una combinazione di numeri. Lopez aveva il 6 e dato che gli devo tanto ho scelto questa combinazione 1 più 5. Poi 5 meno 1 fa 4, il numero di Sergio Ramos, il mio modello".

Ora torna tutto. E se ti dico 21 dicembre 2012? "Data indimenticabile... Una delle primissime panchine in serie A, contro la Juventus, e quando Lopez mi ha mandato a fare il riscaldamento non capivo più nulla: ero agitato e teso. Infatti ero preoccupato: 'e quando entro che faccio?'. Invece, paradossalmente, entrando ho trovato la concentrazione e quindi è passata anche l'agitazione: era il primo approccio con il calcio dei grandi". Ma il 5 gennaio successivo che vi siete detti con Klose? "Quella con la Lazio era la prima partita in cui scendevo in campo da titolare per tutti i 90 minuti. Affrontare uno degli attaccanti più forti del campionato era assieme un grande stimolo e una grande soddisfazione. A fine gara ci siamo stretti la mano e, dato che conosco la lingua perché mia madre è polacca, l'ho salutato in polacco. Lui mi ha fatto i complimenti e mi ha detto che ero veramente bravo: un apprezzamento da un campione del genere non può che emozionarti".

Esperienza al Leeds, quanto ti ha fatto crescere? "Mi ha completato. Secondo me il calcio inglese è superiore a quello italiano a livello di strutture, organizzazione e marketing. A livello tattico invece noi siamo ancora nettamente i migliori. In Premier e in Championship il calcio è più fisico e più tecnico e ci sono tanti spazi: un modo completamente diverso di giocare. Sono migliorato da un punto di vista strutturale, perché lì lavorano molto sul fisico. Poi caratterialmente, perché ero ancora piccolo e stare lontano da casa mi ha fatto maturare rapidamente". Mangiavi anche tu la pizza prima della partita? Ride: "No... Inizialmente ero un pochino spaesato. Ero abituato all'alimentazione mediterranea a una dieta specifica e lì quasi non esistono regole. I giocatori mangiano le lasagne prima della partita, eppure vanno a duemila: sono abituati così fin da piccoli. Per noi italiani, invece, è impossibile abituarsi".

Che tipo sei fuori dal campo? "Sono fidanzato e quindi non ho tanti grilli per la testa. Sono un ragazzo semplice, passo le vacanze al mare e il tempo libero facendo tanto sport. Mi piace il basket, il tennis e il nuoto. Non sono un alieno! Sono come tutti gli altri ventiduenne, faccio le cose che fanno i ragazzi della mia età per divertirsi. Sempre nel rispetto delle regole... (ride di nuovo)". L'Europeo Under 21 è alle porte, ti dispiace non esserci? "Io ho fatto tutta la trafila dall'Under 15 all'Under 20. Quest'anno ci tenevo tantissimo a far parte della rosa dell'Under 21, ma purtroppo non ci sono riuscito. Pazienza, sarà uno stimolo in più per provare un giorno a far parte del giro della Nazionale maggiore: questo è il mio sogno più grande. In azzurro ho conosciuto tanti compagni che quest'anno hanno fatto un grande campionato, come Petagna, Grassi, Conti, Gollini, Cristante. Con Petagna ho anche vissuto la scorsa stagione ad Ascoli: è un amico".

Ora c'è la serie A, che Dario può riprendersi a Cagliari: "Per me questo club è stato fondamentale. Poi essendo sardo è un onore indossare la maglia di una squadra che per l'isola ha un valore grandissimo. Se sono un professionista lo devo alla società rossoblù che ha creduto in me e mi ha cresciuto e a Cagliari, dove ci sono parenti, amici e tante persone che mi vogliono bene. Un grandissimo stimolo per fare sempre meglio". E riprendere il discorso affrontato con Miroslav Klose...

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