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Cioffi, un italiano nella quarta serie inglese: “Italia? Adesso no” ​

| Interviste | Autore: Francesco Porzio

Tra Crawley e Cobham ci sono 45 chilometri, anzi meglio dire 30 miglia, visto che ci troviamo in Inghilterra, poco a Sud di Londra. Crawley si trova a una manciata di passi dall’aeroporto di Gatwick, dove chissà quante volte passerà Maurizio Sarri, da allenatore del Chelsea. Questa però non è la storia di Sarri, ma quella di Gabriele Cioffi, neo-allenatore del Crawley Town FC, squadra che milita nella League Two, la quarta serie inglese.

Cioffi è da venerdì l’allenatore del Crawley Town. Strano, ma vero. Un italiano nella quarta serie inglese, come ci è arrivato? Perché non ha aspettato una squadra italiana? Semplice, perché Gabriele voleva questo, e lo ha voluto davvero. Come racconta in esclusiva per GianlucaDiMarzio.com: “Questa opportunità me la sono cercata io, l’ho voluta fortemente e adesso me la gioco. Entrare nel mercato inglese è difficilissimo, è un calcio chiuso da questo punto di vista. È come se un inglese arrivasse nella nostra Serie C”.

Non ama i paragoni, anche se quello con Sarri è facile da fare. Entrambi toscani, entrambi partiti dal basso. In attesa di capire dove arriverà Cioffi, la domanda è: perché non partire dall’Italia come quasi tutti i suoi colleghi? “Ad oggi non sento mia la realtà italiana, ma non voglio dire che non sia buona, anzi. Semplicemente non mi vedo al momento in Italia. L’Inghilterra mi ha sempre affascinato, è anni che coltivo contatti qui”.

Contatti ed esperienze. Cioffi nel 2016 entra nello staff di Gianfranco Zola, oggi vice di Sarri al Chelsea (guarda caso), al Birmingham. Esperienza fondamentale, anche se complicata: “Gianfranco aveva bisogno di un assistente, ci siamo incontrati un paio di volte e abbiamo iniziato a lavorare insieme. Lo devo ringraziare a vita, persona eccezionale. In certi momenti bisogna stare al posto giusto e nel momento giusto. A Birmingham era semplicemente il momento sbagliato. Come diceva Sacchi ci vuole occhio, pazienza e “bus del cul…”.

Ieri l’esordio da allenatore. Una vittoria contro il Lincoln City, primo in classifica e fino a ieri imbattuto. In trasferta, in uno stadio gremito di 10mila persone: “Una giornata davvero positiva, subito un impatto forte con questo nuovo mondo. Grande prestazione dei ragazzi, con cui avevo fatto soltanto due mezzi allenamenti”.



Il suo Crawley, adesso 15esimo in classifica, però dovrà fare a meno del capitano Jimmy Smith per parecchi mesi. Una grave perdita: “Ho pensato che fosse positivo finché non si opera e comincerà una rieducazione intensa averlo al mio fianco. Avrò anche Nathan Rooney, analista, per aiutarmi ancora di più a capire la mentalità inglese e il preparatore atletico dell’ex allenatore, con cui c’è già feeling”. Ma gli infortuni fanno parte della vita, e Cioffi lo sa bene: “A 23 anni mi ero rotto il crociato tre volte, mi ha rallentato, ma sicuramente mi ha fatto crescere, per arrivare poi in Serie A con il Torino a 31 anni. Volere-potere. Questa è la mia filosofia. Prima mi dicevano che ero troppo alto per giocare, poi che non sarei tornato dopo gli infortuni. Ma io ho la testa dura, e in Serie A ci sono arrivato con il Torino”. Stagione 2006-2007, 18 presenze e un gol contro il Livorno.

Cioffi preferisce l’Inghilterra, per ora. Ma a chi si ispira come allenatore? “Prendo spunto da tutti, ma non mi ispiro a nessuno. Ognuno ha il suo stile, bisogna prendere qualcosa da tutti, scimmiottare è sbagliato, non riproduce l’originale. A me piace intensità con palla ed aggressività, una squadra molto corta e compatta. Penso che con le dovute proporzioni possano essere concetti che siano riproponibili in questa categoria. Starà poi a me adattarli". Perfetto per gli inglesi: “Qui vanno tutti a mille, vanno da soli, mentre l’italiano va spronato. Ma l’allenatore duraturo è quello che sa correggere i propri errori. Perché sbagliare sbagliano tutti.”

“Gli allenatori italiani sono bravi, lo dico in maniera convinta, la nostra scuola è forte. A Coverciano ho avuto il piacere di incontrare allenatori bravi come Spalletti e Di Francesco, oltre a tanti direttori sportivi. Se devo sceglierne uno dico Gianluca Nani, ex direttore di Brescia, West Ham e Watford. A lui devo molta riconoscenza e un grande grazie. Lo stimo e devo ringraziarlo”.

Determinazione, volontà e perseveranza. Ma anche obiettivi concreti. “Confermarsi e ripagare la fiducia nel breve periodo, la società ha investito tanto su di me, poi il futuro mi darà quello che mi sarò meritato sul campo. Passo dopo passo, senza pensare troppo in avanti”. Perché ti puoi chiamare Sarri e allenare il Chelsea, oppure essere l’allenatore del Crawley Town, ma tutti dipendono da soltanto una cosa: il risultato.

Ah già, Sarri. Ma Cioffi cosa ne pensa del suo collega e vicino di casa? “Un maestro di calcio. Similitudine? Non ci avevo neanche pensato, io di strada ne devo fare ancora tanta. Intanto però magari se capita andrò a lezione da lui, quello volentieri”. Del resto Cobham è a soli 45 chilometri. Anzi, 30 miglia. Da queste parti si dice così.



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