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Prima il bigliettino con l'indirizzo di casa, poi il gol in A: la parabola di Singo

| Storie | Autore: Valentino Della Casa

La quantità di aneddoti e curiosità è enorme. Quasi spropositata, se pensiamo all’età di Wilfried: 19 anni. I 20, li compirà il 25 dicembre, un Natale sicuramente speciale. Più speciale ancora dal 2019 in avanti, quando a Singo è stato concesso di realizzare un sogno: arrivare in Italia per provare a sfondare nel calcio. Lo raccontiamo, Singo, per tappe ed episodi. Con la voce narrante di Federico Coppitelli, che lo ha lanciato nella Primavera del Torino e che, adesso, è felice nel vederlo giocare in Serie A.

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L’arrivo a Torino

Era il 31 gennaio 2019, Singo aveva appena compiuto 18 anni. Giocava nel Denguélé, squadra allora in D nella Costa d’Avorio. Il tramite era l’agente di Nkoulou: “Si fidi, presidente, la stupirà”. È la voce di Maxime Nana, che ha convinto il presidente Cairo a occupare uno slot per un giocatore extracomunitario con un giovane sconosciuto. E, visto il gol alla Roma, si stanno già raccogliendo i frutti. Per 87’ è rimasto in campo, andando avanti e indietro su quella fascia destra. Aveva i crampi, Longo ogni 5’ gli chiedeva se ce la faceva a continuare. “Sì, certo!”, rispondeva lui. Aveva troppa voglia di farsi vedere.

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La trasformazione

Quando era arrivato in Italia faceva il difensore centrale”. Ci racconta Coppitelli. Un passato, guarda un po’, nella Roma, e due anni alla guida della Primavera del Torino con ottimi risultati. “Si allenava sempre con la prima squadra, ma poi giocava con noi. In settimana lo vedevo per uno o due allenamenti al massimo". L’input arrivava direttamente da Mazzarri: andava tenuto in considerazione. "E in effetti era così: nelle prime schede che fecimo su di lui, avevamo subito segnato in rosso (che vuol dire nota di merito, ndr) il fatto che fosse molto veloce, bravo a gestire la palla e difficile da superare nell’uno contro uno lanciato in corsa”. E cosa ci faceva come centrale? “In Costa d’Avorio giocava lì: è alto, ma molto asciutto”. Di qui l’intuizione di spostarlo a destra, poi accolta anche da Mazzarri: “Noi giocavamo a quattro, come terzino era perfetto. In prima squadra si allenava sia come terzo della difesa, sia come quinto. Può fare entrambi i ruoli”. Partita dopo partita è cresciuto. Ma all’inizio è stato faticoso.

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Il bigliettino in tasca

Le prime volte che lo vidi in allenamento, viaggiava con un foglio di carta in tasca” continua Coppitelli. “C’era scritto a mano il suo indirizzo di casa: non sapeva una parola di italiano, era l’unico modo che aveva per poterci far capire come riaccompagnarlo”. È vero che il calcio ha un linguaggio universale, ma non è stato facile. “In rosa però avevamo altri giocatori ivoriani: Koné, che ora è al Cosenza, e Adopo, tra gli altri (nella foto, ndr). Era principalmente il primo a fargli da interprete: ma non sono sicuro né che traducesse tutto quello che dicevo io, né che lo facesse con quanto mi rispondeva lui” ride. “Ma va bene così, in qualche modo ci siamo capiti”. E intanto Wilfried è cresciuto.

Adopo Torino GDM per GALLERY

La Primavera decisiva

Di quei mesi, Coppitelli ricorda bene soprattutto due partite. “La prima è la finale di ritorno di Coppa Italia, contro la Fiorentina. Dovevamo vincere, purtroppo a fine primo tempo proprio Singo, che giocava ancora centrale, fece un fallo da rigore su Vlahovic”, che segnò con il cucchiaio, facendo inferocire i tifosi. “Lì abbiamo deciso di spostarlo sulla fascia”. Il finale di stagione fu di ben altro livello: comunicare diventava più facile, e le prestazioni di Singo crescevano partita dopo partita. “Nella finalissima di campionato contro l’Atalanta, fece un’azione fotocopia a quella del gol contro la Roma: solo che lì cercò l’assist anziché il tiro. Avesse fatto quel gol, magari l’avremmo vinta, ce lo siamo scritti subito io e i miei collaboratori”. Un anno dopo, è arrivata la rete in A, e Coppitelli commenta con orgoglio il risultato di un ragazzino, parte di una cantera che ha fatto crescere con passione e dedizione: Adopo, per esempio, è in Serie A, così come Millico; in B ci sono Koné e Ferigra; nel Monza, Rauti ha disputato una buonissima stagione.

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A casa a piedi

Ha esordito in Europa League, poi ha giocato tre spezzoni in Serie A, quindi la prima da titolare contro la Roma. Ma Singo è rimasto il ragazzo riservato di prima. E con la testa sulle spalle. La famiglia lo segue dalla Costa d’Avorio. A fine di ogni partita – ormai è sempre tra i convocati in prima squadra – esce dallo stadio e va a casa a piedi, in compagnia di Adopo. Sono grandi amici: vanno sempre insieme al campo, non li separi mai. Niente macchinoni, molta serietà. Coppitelli, che dopo l’esperienza all’Imolese aspetta un’altra occasione, lo segue e sorride, pensando al lavoro fatto e ai suoi progressi. Suo e di tutti gli altri ragazzi che ha cresciuto insieme con Massimo Bava. Avere solo vent’anni e non sapere nemmeno da dove cominciare. Forse perché l’inizio, quello vero, è appena arrivato.

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