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Contratti e prestiti in scadenza il 30 giugno: ciò che c'è da sapere

| Interviste | Autore: Salvatore Malfitano

Le stagioni, per i campionati che sono a lavoro per la ripresa, si concluderanno ben oltre il 30 giugno. Per i contratti, invece, vale sempre questa scadenza. E la possibilità che un simile sfasamento possa sconvolgere le rose delle squadre è decisamente concreta. “La Federazione ha poteri su campionati e classifiche, ma sui contratti non può intervenire, a meno che non lo faccia con un provvedimento che potrebbe essere comunque impugnato perché sindacabile” ha precisato subito Flavia Tortorella, avvocato di diritto sportivo, che ha chiarito i possibili scenari e il quadro normativo della questione, in un’intervista concessa a gianlucadimarzio.com. “Credere che il Decreto Rilancio abbia modificato i poteri della FIGC è sbagliato, perché ha soltanto rafforzato quelli che già aveva relativamente alla prosecuzione del campionato. Ma non dice e non può dire nulla sugli aspetti contrattuali, per questo una soluzione sarà molto difficile da trovare” ha proseguito.

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I casi sono tanti e diversi nelle circostanze, a partire dai semplici contratti con scadenza a giugno 2020. Poi c’è chi, come Mauro Icardi, è di proprietà di un club e alla fine del prossimo mese dovrebbe rientrare da un prestito, a meno che Inter e Paris Saint-Germain non si accordino sul riscatto dell’argentino. “In ogni caso non sarà utilizzabile dai nerazzurri – ha spiegato Tortorellaaltrimenti si andrebbe ad intaccare il principio fondamentale dell’integrità del campionato. La FIGC dovrà intervenire come la FIFA, auspicandosi che i giocatori concludano la stagione dove l’hanno iniziata. Attualmente senza un provvedimento federale, o i termini restano quelli, quindi al 30 giugno ognuno è libero dall’impegno preso, o le parti rinegoziano delle condizioni per il periodo addizionale che porta alla fine delle competizioni”.

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La situazione si complica ulteriormente per quei giocatori che sono stati acquistati a gennaio ma lasciati in prestito fino alla fine della stagione. Kulusevski, Rrahmani, Petagna sono soltanto alcuni nomi: “Qui c’è il vero nodo gordiano. In molti si fermano al problema della retribuzione, ma non è questo il punto. La questione reale riguarda l’assunzione del rischio in caso di infortuni. Prendendo il caso di Kulusevski, perché la Juventus dovrebbe rischiare che l’atleta si possa infortunare nei successivi mesi col Parma, quando potrebbe garantirsi rispettando la scadenza del 30 giugno? Una deroga dell’accordo in essere potrebbe rappresentare un pericolo e il club proprietario potrebbe preferire non farlo giocare per garantirne l’integrità. Al tempo stesso l’altra squadra si vedrebbe privata a stagione in corso, per giunta nella parte finale della stessa, di un elemento importante”.

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Appare evidente, dunque, la complessità nel trovare una soluzione condivisa da tutti. Ma le criticità del presente saranno d’insegnamento per il futuro: “Ora siamo sprovvisti a livello normativo, come si è visto ad esempio in relazione al pagamento degli stipendi, dove ci siamo rivolti alle norme di diritto civile di impossibilità sopravvenuta (art. 1256 c.c.) ed eccessiva onerosità (art. 1467 c.c.). Non abbiamo punti cardinali adesso, ma ci saranno clausole di questo tipo, inserendo fattispecie del genere nella contrattazione collettiva e poi singola. Con la speranza ovviamente che emergenze simili, comunque poco probabili, non si verifichino nuovamente”.

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