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Bessa: “Al Goiás tornato a sorridere. Coronavirus? L’Italia sarà un esempio”

| Storie | Autore: Redazione

Il centrocampista naturalizzato italiano è tornato in Brasile, dove si stanno prendendo le prime misure per affrontare la pandemia: "Questa per me è una novità. Da mercoledì sono a casa, ma fino al giorno prima mi allenavo. Per adesso non mi sto annoiando e con mia moglie seguo sempre le notizie dall'Italia. Da quando avevo 15 anni ho vissuto lì, c'è molta tristezza perché la vedevamo da spettatori e adesso ci coinvolge. Questa situazione mi fa riflettere 'Cavolo,  sono andato via e accade questo, perché? È assurdo!’. La scorsa settimana mi avevano nominato su Instagram per una challenge con la carta igienica, che non ho fatto perché ancora in Brasile non c'era niente, ma ora anche qui si sta diffondendo". Daniel Bessa, dopo 12 anni di Italia con le maglie di Inter, Vicenza, Bologna, Como, Genoa ed Hellas Verona, intervallate da due esperienze in Portogallo e Olanda, a gennaio è tornato in Brasile per giocare nel Goiás, club della città di Goiânia.

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Legame con l'Italia e la paura per i genitori

Nel 2008 Bessa è arrivato nel nostro paese per entrare nel settore giovanile dell'Inter, mentre suo fratello giocava nella squadra di calcetto della Ternana. Tanti anni e tante amicizie. "Li sento e ognuno mi trasmette le sue sensazioni, quindi magari è difficile capire veramente la realtà delle cose. Vedo che a Milano la situazione è molto complicata, con la gente che rischia di prendere delle multe quando esce di casa. Noi non siamo arrivati a questo, però dobbiamo prestare attenzione". Parla al plurale Daniel ai microfoni di gianlucadimarzio.com, che in Brasile ha potuto riunire tutta la sua famiglia, anche se molti dei suoi parenti abitano a Curitiba. "La mia famiglia è la preoccupazione più grande. Mia madre ha sconfitto un tumore, mio padre è diabetico e ha superato i 60 anni, quindi è normale che sia preoccupato. Con mia moglie abbiamo deciso che se questa situazione si dovesse prolungare, non faremo ritorno a Curitiba, perché anche se non abbiamo sintomi c'è il rischio di poterlo trasmettere".

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In Brasile per tornare felice

Adesso, uno stop che interrompe quella che era stato finora il suo grande inizio di stagione. Da gennaio, dopo una grande accoglienza e l'omaggio del club della maglia numero 10, ha collezionato 9 presenze e 3 gol. "Stava andando benissimo e sono molto contento, perché nella prima parte di stagione ho giocato nelle tre competizioni: Copa do Brasil, campionato goiano e Copa Sudamericana dalla quale siamo usciti al primo turno, però è come disputare l'Europa League ed è stato molto bello. La Copa do Brasil sarebbe come la Coppa Italia, ma qui ha un valore più importante, anche in termini economici. Io sono arrivato un po' indietro con la condizione fisica, perché mi ero infortunato al Verona, ma ho già giocato 9 partite e segnato 3 gol. Era quello che volevo". Con questo trasferimento avvenuto con la formula del prestito annuale a gennaio ha potuto realizzare quello che era uno dei suoi sogni. Una scelta che può sembrare strana considerando che si tratta pur sempre di un 27enne, che nelle ultime stagioni era riuscito a giocare titolare sia a Verona che a Genova.

"La scorsa estate ero tornato all'Hellas dopo l'esperienza al Genoa e poteva succedere di tutto, ma alla fine non è accaduto niente a causa anche dell'infortunio negli ultimi giorni di mercato. Sono stati 100 giorni da infortunato, di cui non si è parlato molto, ma sono stati duri. Cercavo felicità e continuità. Il fatto che in Brasile la stagione iniziasse a gennaio e che mi volesse una società di Serie A come il Goiás, che faceva la Sudamericana e che ha obiettivi importanti mi ha convinto. Abbiamo trovato questo accordo con la società (rinnovo fino al 30 giugno 2022 con l'Hellas, ndr) del quale sono felicissimo". E il campionato? "In Serie A si gioca il calcio più difficile, ma in Brasile ci sono tante difficoltà. Qui magari si apprezza più una giocata o un gol, ma c'è anche tantissima tattica, forza fisica e intensità. Tutti i giocatori sono forti tecnicamente e tutte le squadre negli ultimi tempi stanno cercando di imitare quelle europee. Uno dei motivi principali per cui sono tornato è che ci sono tantissime partite. Un club qui può arrivare a giocare più di 70 partite in un anno solare".

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Primi contagi e primi provvedimenti: Italia come esempio

"Anche qui il virus è arrivato e si è bloccato tutto, più per precauzione che per una vera e propria emergenza come in Italia. Speriamo bene. In realtà la situazione si è complicata negli ultimi due-tre giorni, quando si sono giocate le partite senza pubblico. Abbiamo giocato la partita del campionato statale a porte chiuse, mentre giovedì scorso contro il Vasco da Gama per la Copa do Brasil si era giocato con il pubblico, ma poi dopo l'ultimo fine settimana è cambiato tutto. Da martedì per noi, come per tante altre società, sono stati sospesi gli allenamenti e le partite, anche perché ci sono stati dei casi nel nostro stato e soprattutto a Sao Paulo. Da ieri siamo tutti a casa aspettando nuove comunicazioni".

In Brasile, la Federazione aveva annunciato la sospensione di tutti i tornei da loro organizzati, già dalla scorsa settimana, come il Brasileirão (al via a maggio) e la Copa do Brasil, mentre per quanto riguarda i campionati statali è compito di ciascuno dei 26 stati federati prendere una decisione. Stop che sono arrivati solo nelle ultime ore, dopo i primi casi accertati di persone affette da Coronavirus, che hanno provocato come qui in Italia, le rivolte delle carceri e altre situazioni già viste. Lo Stato non ha chiuso ancora le frontiere come invece hanno fatto altri paesi sudamericani, ma la gente inizia a capire di restare a casa, con le scuole e i centri commerciali che vengono chiusi gradualmente. "A me arrivano notizie via Internet e tv, mi viene difficile commentare ogni singolo episodio. Il Brasile è molto più grande dell'Italia e ci sono molte più frontiere. Quello attuale è un allarme molto più forte rispetto a quello che c'è stato inizialmente da voi, proprio per evitare di correre lo stesso rischio. Se però non verranno prese decisioni più drastiche, considerato che siamo più di 200 milioni di persone, il virus rischia di fare molte più vittime in minor tempo. Da Goiânia a Sao Paolo ci sono circa 7-8 ore di distanza in macchina, ma c'è la paura che questo virus si possa propagare da uno all'altro: qui diventerebbe ancora più complicato per i posti negli ospedali. In Brasile fanno sempre riferimento all'Italia per come è stata gestita la situazione, la prendono sempre come esempio". Proprio per questo è stato incaricato di fare un appello sui social in cui invita i suoi tifosi a restare in casa.

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A cura di Mattia Zupo

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