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Da Brescia a…Brescia: il ritorno di Balotelli sta per diventare realtà

| Storie | Autore: Francesco Gottardi

Lì, dove il talento è fiorito prima di perdersi: Balotelli resiste alla tentazione Flamengo e sceglie di tornare (per la prima volta da giocatore) nella sua Brescia

L'ultima maschera sarà quella della nostalgia, lontana dal carnevale di Rio. Diranno i suoi detrattori, le scelte di testa non sono il forte di Mario Balotelli. E gli oltre 4 milioni di euro annui offerti dal Flamengo farebbero tentennare chiunque. Il Brescia economicamente non può competere con i brasiliani, ma ha qualcosa in più, che non è sul mercato: il passato, la dimensione famigliare, il ritorno alle origini.

Così Mario è pronto ad accettare il triennale offerto da Cellino. Oggi lui e Raiola incontreranno per l'ultima volta gli emissari del Flamengo a Monaco, per onorare, e niente più, il corteggiamento a cui il club rossonero ha pazientemente lavorato da settimane. E' di nuovo tempo di Serie A, tre anni dopo e a partire dalla quinta di campionato: l'attaccante dovrà scontare i quattro turni di stop rimediati nell'ultima giornata di Ligue 1 per un fallaccio. Il solito Balo, o forse no.  "L'età non mi cambia", l'altro giorno aveva scritto sui social per festeggiare il suo 29esimo compleanno. Tutta ironia: ad accompagnare il messaggio c'era Balotelli in versione FaceApp, rughe e barba bianca, quasi a certificare un nuovo step della sua vita. Dentro e fuori dal campo.

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Abbiamo conosciuto Super Mario, campione d'Europa che era ancora un teenager e killer del 2012 tedesco in un'immagine divenuta cult. E poi il talento incompiuto, tutta la sua sregolatezza dal why always me ai fuochi d'artificio scoppiati nel bagno di casa. Il termine balotellata è entrato perfino nel vocabolario Treccani. Perché nel bene e nel male, dell'ex Inter, City e Milan si è sempre parlato. Ma in versione bomber di provincia, non l'abbiamo vai visto.

Eppure è questo, a cui rischia paradossalmente di andare incontro Mario Balotelli. La sua carriera è stata probabilmente al di sotto di quella che sarebbe potuta essere. Ma lui non ha ancora finito le cartucce (negli ultimi tre anni in Ligue 1, 43 gol in 76 presenze tra Nizza e Marsiglia). E la prossima estate c'è un Europeo che Mancini, riportandolo in Nazionale lo scorso settembre dopo quattro anni, gli ha fatto intuire di poter sognare. Per arrivarci davvero, servirà il low profile, oltre alle prestazioni.

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"Balotelli in Serie A può fare ancora la differenza e credo che giocando a Brescia avrebbe stimoli che altrove non troverebbe". Parola di Dario Hubner, che dei biancoblù ha fatto la storia e incarnato lo spirito. Ogni domenica in lotta per la salvezza, lontano dai riflettori. Dimensione nuova e allo stesso tempo ben nota, per Mario. Che nei dintorni di Brescia è diventato Balotelli, a partire dai tre anni quando ha cominciato a vivere nella vicina Concesio con i genitori adottivi. Lì, il pallone l'ha tirato fuori da un'infanzia alla costante ricerca dell'identità ("da piccolo si colorava la pelle di rosa", racconterà di lui la maestra) forse non ancora conclusa.

Ha cominciato dalla squadra dell'oratorio di Mompiano, a due chilometri da Piazza della Loggia, dove oggi ha un attico da cui si vede il Rigamonti. Appuntamento con il futuro, perché né per il Brescia né da avversario finora ci ha mai giocato. La svolta arrivò infatti attraverso la vicina Lumezzane, dove a 15 anni Mario sbalordiva tutti diventando il più giovane debuttante di sempre in Serie C1. Si spalancheranno le porte dell'Inter, del professionismo, di un calcio troppo stretto e troppo grande allo stesso tempo. Così come sarebbe stato svernare nella festa continua del Brasile. Ma stavolta, a casa che chiama, Balotelli risponde.

 


 

 

 

 

 

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