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Castrovilli si affida al Cesena: “Serie B? Serve il coraggio di mettersi in discussione”

Il centrocampista arriva in Romagna a titolo definitivo dal Bari: la presentazione ufficiale. 

Cesena Castrovilli interno
Presentazione di Gaetano Castrovilli, centrocampista del Cesena FC

Ci sono storie che per il loro clamore, spesso, nascondono la vera essenza dei loro protagonisti. Perché del loro racconto si coglie solo l’epilogo. Che – specie se glorioso e gratificante anche per chi assiste – rimarrà il criterio sulla base del quale giudicare il seguito. E, quindi, starà a chi quella storia la scrive scegliere di cambiarne il corso. Avendo il coraggio di andare anche oltre sé stessi.

Nasce così la vicenda che, oggi, lega Cesena, il Cesena e Gaetano Castrovilli. Dal desiderio di riprendersi prima di tutto sé stesso. “Gli ultimi anni sono stati molto difficili – ammette con estrema lucidità l’ex centrocampista della Fiorentina durante la conferenza stampa di presentazione tenuta all’Orogel Stadium -. Ho avuto diversi problemi fisici che mi hanno tenuto fermo a lungo, ma adesso voglio ripartire”.

Il centrocampista nato a Canosa di Puglia nel 1997, si trasferisce a titolo definitivo alla corte di Michele Mignani dal Bari firmando un contratto fino al 30 giugno 2026 con opzione di prolungamento. “Scegliere Cesena – dichiara – è stato facile e veloce. Appena me l’hanno proposta non ho esitato”. E Bari, città e società nella quale getta le basi della sua ricca carriera, se sul campo non da quanto Castrovilli vorrebbe, fuori trova i giusti stimoli. “A Bari in tanti mi hanno parlato dell’allenatore del Cesena – racconta. Mi hanno detto più volte che sarei potuto diventare un giocatore importante per il calcio che propone. Ho visto tante partite del Cesena e mi sono accorto che gioca un calcio molto vicino alle mie caratteristiche. Ho capito di poterci stare”.

E così, Castrovilli, nonostante 132 presenze in Serie A condite da 12 gol e 10 assist; altre 80 in Serie B con 6 reti e 7 in Conference League con 2 realizzazioni; cui aggiungere la maglia della Lazio e nel mezzo quella che chiunque sognerebbe della Nazionale con cui raggiunge il tetto più alto di Europa nella magica notte di Wembley nel 2021, sceglie di continuare la sua avventura in Serie B.

Cesena, ritrovarsi

L’esperienza di Gaetano Castrovilli è quella di chi ha la sensibilità giusta per fermarsi. Di non farsi trascinare dal successo. Perché quel successo potrebbe assorbirti. È la storia di chi non ha paura di fare un passo indietro. Perché capisce che gli ostacoli, in fondo, possono essere nuovi stimoli. “La scelta di scendere in Serie B – afferma il calciatore – è stata difficile da accettare a livello mentale. Ma è nata dalla convinzione che chiunque di noi debba avere il coraggio di mettersi in discussione. Dopo i brutti infortuni subiti volevo riprendere me stesso e ripartire. Ed è quello che farò anche qui a Cesena perché, finalmente, ho ritrovato anche la condizione fisica – precisa -. Perché voglio dare una mano all’allenatore, al gruppo bellissimo che ho trovato e regalare soddisfazioni alla città. In quanto mi è stata descritta come molto legata alla sua squadra”.

E per costruire un nuovo futuro non c’è nulla di meglio che agganciarsi alle soddisfazioni del passato. Perché segnano. “Indosserò la maglia numero 8. Lo stesso con cui ho esordito in serie A alla Fiorentina”.

Castrovilli (Imago)

Castrovilli, una storia da cui ricominciare

La mente viaggia. E con lei i ricordi. Quelli belli. Di cui provi a disfarti per concentrarti sul presente per non avere rimpianti. Ma che riempiono di significato una vita prima ancora che una carriera. “Vincere l’Europeo è stata un’esperienza bellissima e indimenticabile. Perché non ha vinto la squadra più forte del torneo, bensì il gruppo che ha saputo essere più squadra. E quelle sono sensazioni indescrivibili”.

Perché, in fondo, i campioni non si identificano solo con i gol e i trofei messi in bacheca. “Nella mia carriera ho vissuto tanti momenti importanti e conosciuto giocatori formidabili. Ma ciò che porterò sempre con me è l’umiltà che mi hanno trasmesso campioni come Ribery e Boateng una volta arrivati a Firenze. Mi hanno permesso di capire che solo restando umili si riesce a capire dove migliorare”. La stessa umiltà di chi ha il coraggio di mettersi in discussione e ripartire.