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Juventus, Pjanic: “Bernardo Silva, Vlahovic e due colpi per tornare al top”

Miralem Pjanic (imago)
Miralem Pjanic (imago)

L’intervista del La Gazzetta dello Sport a Miralem Pjanic, ex giocatore di Roma e Juventus: dai bianconeri alla lotta scudetto

A pochi giorni dalla serata dell’Olimpico, che ha visto scendere in campo Roma e Juventus (due sue ex squadre), Miralem Pjanic è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport.

L’ex centrocampista, che sta ora studiando per diventare agente, ha detto la sua senza troppi giri di parole su quello che sta succedendo in casa Juventus. Una squadra che sta vivendo un momento delicato dopo l’eliminazione dalla Champions League, l’uscita dalla Coppa Italia e ora la rincorsa a un posto che vale la qualificazione alla prossima edizione della Champions.

Sorpreso che la Juventus voglia rinnovare Spalletti? No, è la mossa giusta. Mi ha allenato a Roma ed è un top. La squadra ora ha bisogno di solidità e con lui si può aprire un nuovo ciclo, ma servono almeno tre colpi di livello“, ha dichiarato l’ex calciatore. Che ha poi parlato del mercato bianconero per tornare al vertice del calcio italiano: “Se in estate non sarà possibile arrivare a Tonali, prenderei Bernardo Silva. È il campione che serve alla Juventus, ti fa svoltare“.

Poi, un commento sulla situazione di Dusan Vlahovic: “È sicuro di trovare un posto migliore di questo? Sono convinto che con Spalletti possa fare una stagione da record, lui valorizza tutti i bomber. Così come darei fiducia a David: 25 gol a stagione non si segnano a caso. Ci vuole calma, come direbbe Allegri. Poi Yildiz è fortissimo, ora sta a lui dimostrare tutte le sue potenzialità“. Di seguito tutte le sue dichiarazioni.

L’intervista di Pjanic, dalla Juventus alla favorita per lo scudetto

Sul campionato Pjanic non lascia spazio a interpretazioni, anche in vista del derby tra Inter e Milan: “L’obiettivo più realistico per i rossoneri è la qualificazione in Champions. Lo scudetto lo può perdere solo l’Inter, anche se sono sicuro che Allegri ci crede ancora“. Proprio sull’allenatore toscano ha speso nuovamente parole di apprezzamento: “Vedeva sempre le cose in anticipo. Mi diceva su chi battere gli angoli e puntualmente arrivava il gol. Ronaldo da noi incappò nella maledizione della barriera quando calciava le punizioni. Così Allegri mi disse che toccava a me batterle“.

Sempre sulle punizioni aggiunge: “Messi a Barcellona non le provava mai, lui calciava e basta. E faceva gol. Cristiano invece era una macchina, si allenava sempre. Poi ho visto anche Totti e Juninho Pernambucano al Lione“. E conclude con un aneddoto: “A ogni espulsione dovevamo fare un regalo a tutti. A me un cartellino rosso è costato 40mila euro di borse Louis Vuitton“.