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Dai gol in Serie A a quel sogno ‘Nazionale’. Théréau: “Caro calcio, avrei potuto darti di più”

Cyril Théréau con la maglia dell’Udinese (IMAGO)

L’ex attaccante francese a Gianlucadimarzio.com: “Non ero un predestinato, ho iniziato a giocare a 11 anni. Il mio Marsiglia? Ora sono in Thailandia… mi sveglio alle 3 del mattino per vederlo”

Viaggi e aerei presi. Tanti, ma mai troppi. Tra Europa e Asia, perché il calcio – oggi – non è più una priorità. Cyril Théréau ha spostato il suo focus. Giro il mondo, voglio visitare tutti quei paesi che durante la mia carriera ho visto solo di sfuggita, per pochi attimi”, racconta l’ex attaccante ai microfoni di Gianlucadimarzio.com. “Dico sempre quello che penso: per qualcuno è un pregio, per altri un difetto. Ma a me piace essere me stesso. Per esempio… anni fa rifiutai un’offerta dalla Cina: avrei accettato solo per una questione economica“.

Théréau non è mai stato il ‘classico bomber’ da 20 gol a stagione. Ma il suo contributo lo ha sempre dato. “Ogni tanto mi fermano per strada, mi ringraziano perché mi avevano al Fantacalcio: costavo poco e segnavo parecchio, dice sorridendo. Le 66 reti in 259 partite di Serie A restano un dolce ricordo, impreziosito dalle nove presenze in Champions League. “Ripenso al passato e sorrido”. Eppure quel ‘what if’ resta. Non ero un predestinato: ho iniziato a giocare a calcio a 11 anni. Oggi i calciatori hanno chef privati, coach personali. Io non mi sono mai curato al punto da sapere dove sarei potuto arrivare. Non sono andato al 100%, ne sono sicuro. Avrei potuto dare di più”.

Il calcio segue strade infinite. Quella di Théréau porta verso il Nord Italia. Non Milano, ma Udine. Mi cercò l’Inter. Se avessi firmato con i nerazzurri, la mia carriera sarebbe potuta cambiare. Avrei conosciuto un altro mondo e forse mi si sarebbero aperte le porte della Nazionale francese. In Italia puoi convocare giocatori che rendono bene anche solo per pochi mesi, magari in squadre non di vertice. In Francia, invece, se non giochi in un top club è molto difficile”.

Oggi Théréau è sereno, con un bagaglio pieno di passioni. “Mi piace la musica. In passato dissi che fare il DJ mi affascinava, ma non come lavoro fisso. Quando ho tempo, insieme a un amico in Belgio, organizziamo qualche evento. Sporadicamente”. Il futuro nel calcio resta un’opzione, ma non una priorità. “In questo momento non sto cercando lavoro (ride, ndr). Mi piace andare a vedere le partite dei ragazzi di 15 o 16 anni, giovani di talento. Quando posso seguo anche le gare di mio figlio. Fare l’osservatore per un club sarebbe una responsabilità che ora non mi sento di sostenere”.

Thereau: “Il Marsiglia, la sveglia alle 3:00 e la parentesi Viola”

Con quasi 300 presenze in Serie A, Théréau ha vissuto in prima persona l’evoluzione del calcio: il VAR prima di un’esultanza, la barriera che arretra grazie allo spray, la Goal Line Technology a sancire verdetti definitivi. “Quanto è cambiato il vostro campionato”. E aggiunge: “Sono ancora molto legato a Udinese e Chievo. Il calcio italiano resta sempre uno spettacolo gradito. Ma viene vissuto direttamente dalla Thailandia. “Ogni tanto seguo le partite, ma devo regolarmi con il fuso orario. Per esempio – spiega – mi sveglio alle tre del mattino per guardare le partite del mio Marsiglia“.

La Fiorentina è stata una parentesi meno incisiva. “Ho giocato poco, ma mi sono trovato bene. Quest’anno rischia la retrocessione? È una situazione strana, ma penso che si salveranno. Théréau, a Firenze, lascia ricordi indelebili. Situazioni di vita che restano intatte per sempre. Come quel – maledetto – 4 marzo del 2018: il giorno della scomparsa di Davide Astori. “Avevo fatto colazione per poi tornare in camera. Sentii trambusto in corridoio, poi ricordo Pioli: venne a bussare alla porta con le lacrime agli occhi per dare la notizia”. Giorni che sembravano mesi. “Il ritorno in aereo, le immagini della sua famiglia. Davide era una persona d’altri tempi: appena arrivato mi chiese se avessi bisogno di una mano per trovare una casa dove vivere”.

Chiesa titolare in Liverpool-Barnsley
Federico Chiesa (IMAGO)

“Bruno Fernandes sognava il Real Madrid. Chiesa un leader”

Pagine importanti scritte in Friuli e in Italia. Proprio a Udine, Théréau ha condiviso il campo per 60 partite con Bruno Fernandes, oggi stella del Manchester United. “Aveva una personalità enorme. A 20 anni era convinto: ‘Un giorno andrò al Real Madrid, al 100%’. Io gli dicevo di pensare prima a giocare bene qui. Non è finito al Real, ma allo United: diciamo che per ora ha comunque mantenuto la promessa”.

E su Federico Chiesa: “Un giocatore fortissimo. Io ero a fine carriera, lui all’inizio. Aveva maturità, era già un leader dello spogliatoio a 21 anni. Educato, di un altro livello”. Oggi Thereau osserva il calcio da lontano, senza nostalgia. Viaggia, scopre, rallenta. “Lo sport mi ha dato tutto, ma ora voglio vivere altro”.