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Il Venezuela e l'addio shock di Dudamel: lascia per motivi politici

Fonte: WIkipedia

| News calcio | Autore: Simone Gamberini

Calcio e politica con destini incrociati: mai un caso se c’è di mezzo il Venezuela, caos e confusione per un Paese che ancora fatica a trovare una direzione. E così anche un vittoria contro l’Argentina passa in secondo piano nonostante tutto: nonostante il ritorno di Messi, nonostante la portata dell’evento, nonostante questa generazione sembri a tutti gli effetti quella che può portare gloria al calcio vinotinto.

Il Venezuela vince, ma Dudamel lascia la sua panchina. Un’impresa che sembrava impossibile durante la Copa América Centenario, quando l’Argentina più bella degli ultimi anni vinse per 4-1; impresa che poi fu sfiorata due volte nel cammino di qualificazione, con due pareggi in cui l’Albiceleste fu costretta sempre a rimontare.

Tutto così assurdo seppur tipicamente sudamericano: solo che alle spalle c’è una storia di politica e di scelte, quelle che Dudamel non può proprio tollerare. Juan Guaidó ha mandato un ambasciatore a Madrid, città dove si è disputata la partita (prima delle due amichevoli in programma in terra spagnola, l’altra sarà contro la Catalogna), con una sola intenzione: far passare il messaggio che la nazionale del Venezuela stesse dalla sua parte.

Ecarri, sostenitore di Guaidó, ha filmato i festeggiamenti della squadra nello spogliatoio e il video è stato condiviso da Guaidó sui propri canali social. Una chiara presa di posizione dunque, con la squadra che in questo senso, sembra aver scelto la posizione del presidente auto-eletto.

E tutto ciò Dudamel non l’ha potuto sopportare: “Ho parlato con il vice presidente della Federazione e ho dato le dimissioni. L’esperienza è stata spiacevole, visto che hanno politicizzato la visita dell’ambasciatore. Quando non sarò un allenatore non nasconderò la mia posizione politica, ma ora ho preso la mia decisione”.

Né Guaidó né Maduro, per lui il calcio è un’altra cosa, lontano dalle scelte e dall’appartenenza politica. Ha scelto di lasciare una nazionale in crescita e con forti possibilità di ben figurare in questo quadriennio mondiale, nel nome della sua coerenza e probabilmente nel rispetto del Venezuela.

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