Berekum Chelsea, che impresa al Viareggio: "Sogniamo con il talento"
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Data: 21/03/2019 -

Berekum Chelsea, che impresa al Viareggio: "Sogniamo con il talento"

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Il Berekum Chelsea è la prima squadra africana della storia a raggiungere i quarti di finale del Torneo di Viareggio. Storie di ragazzi che in Europa sognano di restarci per sfuggire alla povertà. L'unico modo per riuscirci? Puntare sul proprio talento
Il Berekum Chelsea è la prima squadra africana della storia a raggiungere i quarti di finale del Torneo di Viareggio. Storie di ragazzi che in Europa sognano di restarci per sfuggire alla povertà. L'unico modo per riuscirci? Puntare sul proprio talento

L’Hotel Rialto Suisse dista solo qualche minuto dal mare. Dalle stanze si può quasi ascoltare il mormorio delle onde, il suono migliore per sentirsi un po’ più a casa. Il Ghana è lontano quattromila chilometri, molti ragazzi del Berekum Chelsea un albergo – probabilmente – non l’hanno mai visto. Che belle le spiagge della Versilia però. Sono il loro campo di allenamento. Si alzano la mattina e iniziano a correre sulla sabbia. Senza sosta, finché il fiato regge. Esatto, i pulmini che dovrebbero portarli al centro sportivo più vicino sono fermi. Lo sono sempre stati, fin dal primo giorno. Perché costano e a volta basta davvero poco per essere felici. 

Già, il Berekum Chelsea è ai quarti di finale del Torneo di Viareggio. E’ la prima squadra africana di sempre a riuscirci in oltre 70 anni. Un record storico, raggiunto senza nemmeno allenarsi una volta: “Qui funziona così. Della serie entrate e giocate”. Ce lo racconta Michael​ Bedu, un ragazzo di ventisette anni che nella vita fa l’agente di calciatori africani: “Perché si fidano più di chi è nero come loro. In Africa, se aiuti una persona, il tuo nome gira. Ricevo tante chiamate anche dall’ambasciata e dai centri di assistenza. Può succedere che anche chi è venuto in Italia con un barcone possa trovare nel calcio la propria salvezza. Poter trasformare questo sogno in realtà è la mia vittoria più bella”.

Berekum_Chelsea_Primavera_01.jpg

Mike, lo chiamano così gli amici, è nato in Germania. Da Oberhausen a Roma, poi al nord verso Brescia. Ha provato a giocare. Appesi gli scarpini al chiodo ha cominciato a seguire suo fratello di nove anni più giovane. E’ stato lui il suo primo assistito: “Pronto Presidente, come sta? Senta, mi è venuta un’idea”. Se il Berekum Chelsea è al Viareggio, gran parte del merito è di Mike. Che un giorno ha studiato la storia del Torneo sul computer, ha preso il cellulare in mano e ha digitato il numero di Obed Nana Nketiah.

Che nella vita è un reverendo, ma nel tempo libero è anche il numero uno di questa società ghanese nata nel 2004 e che negli anni è diventata un pilastro della Ghana Premier League. Già, gli effetti della colonizzazione inglese si fanno sentire ancora. Nome e colori del Berekum rimandano chiaramente al Chelsea, compreso lo stemma: “Ma non si tratta dell’unico caso – ci spiega Mike – sono scelte fatte dai presidenti che spesso amano il campionato inglese”.  Il Presidente lo ha conosciuto qualche anno prima, quando Mike gli propose un giocatore. Era Nicholas Opoku, che adesso gioca nell’Udinese. Insomma, gran fiuto, non c’è che dire.

Fatto sta che il presidente dice sì ancora prima che gli venga proposta la sfida. Il Berekum partirà per l’Italia, chissenefrega dei costi. I suoi ragazzi meritano questa occasione. Ci sono famiglie che vendono tutto per regalare ai figli un biglietto aereo per l’Europa. Lontano dalla povertà, dalla mancanza di lavoro. Dalle proprie case, dove non si ha la certezza di trovare la tavola apparecchiata. Per loro, invece, deve essere diverso. Ci devono arrivare grazie al proprio talento: “In tre settimane abbiamo organizzato tutto – racconta Mike – ci hanno chiesto un sacco di documenti, è stata un corsa contro il tempo. La nostra partecipazione è rimasta in bilico fino alla fine, ma ce l’abbiamo fatta. Siamo arrivati a Viareggio un giorno prima dell’inizio del Torneo”.

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L’esordio è di quelli indimenticabili. Dall’altra parte c’è il Milan. Lì, qualche anno fa, ci giocava Balotelli, grande idolo di questi ragazzi: “Io la squadra sinceramente non la conoscevo – ammette Mike – il presidente però mi diceva di stare tranquillo. Vedrai che rimarrai stupito, le sue parole”. Lo rimane anche il Milan. Che la partita la vince grazie ad un gol dopo 2’, ma che soffre come non mai. A fine gara il Berekum ha oltre il 70% di possesso palla. Federico Giunti, l’allenatore dei rossoneri, è furioso con i suoi. Quanto di buono fatto vedere si conferma nelle partite successive. Arrivano tre vittorie contro Carrarese, Spezia e Atletico Paranaense. Morale della favola? Il Berekum Chelsea è fra le prime otto del Torneo e se la vedrà contro il Genoa.

“Adoro questi ragazzi – continua Mike – nessuno poteva immaginarsi un risultato simile. Ma li guardi in faccia e capisci. Zero paura, hanno già affrontato sfide molto più dure. Sono pronti a tutto pur di restare in Europa. Non c’è bisogno di tante parole, la loro forza è interiore. Sanno benissimo ciò che devono fare per inseguire il proprio sogno e lasciarsi alle spalle le difficoltà. Per non tornare a giocare su campi di sabbia o a piedi nudi sui sassi delle strade”.

Determinazione, dunque. Pressione? Niente affatto: “Qui si prende comunque tutto come un gioco. Balliamo, scherziamo, preghiamo. Cantiamo, amiamo farlo. Soprattutto canzoni religiose". Poi l’arbitro fischia e l’allegria lascia lo spazio alla concentrazione. Chi si sente un po’ Pirlo e chi Isco. Chi Essien o Asamoah. Chi Ronaldo e chi Messi. Perché il calcio è bello anche per questo, non ha confini. Basta che ci sia una palla che giri, da un continente all’altro. Da inseguire con i propri sogni. Rafforzati da un passato difficile, mossi da un futuro impensabile. Che bella storia questo Berekum Chelsea. 



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