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Il deserto, l'Italia, la D. La storia di Sambou: "Con il calcio cambio la mia vita"

| Storie | Autore: Luca Guerra

"Il calcio per me è tutto, con un pallone tra i piedi posso cambiare la mia vita". Parola di Sambou Boubacarr, 20 anni e tante vite alle spalle. Oggi gioca nel Rimini, nel girone D di serie D e nel passato calcistico di questo ragazzo del Gambia in Italia ci sono Picerno e Fidelis Andria, nel girone H del massimo campionato dilettantistico, con una promozione in C e una salvezza conquistata in Puglia. Fino a tre anni fa, però, Bouba - come lo chiamano amici e compagni di squadra - non aveva mai giocato a calcio a 11. La sua quotidianità era una costante lotta per la speranza. Scappato dal Gambia per motivi familiari, era passato dal Senegal al Mali fino alla Mauritania. Sognando il viaggio della speranza per l'Italia, su un barcone, non prima di aver attraversato il deserto per 4 giorni, essere fatto prigioniero nell'inferno dela Libia e guadagnando la libertà "grazie a una persona araba che mi ha offerto denaro in cambio di un lavoro". Una favola calcistica, che a fine ottobre ha portato Sambou, classe 2000, in un club che fino a pochi anni fa giocava in B e che oggi affronta la D con ambizione: "Ho letto tanto del Rimini - racconta il giovane centrocampista a GianlucadiMarzio.com - so che nel 2006 hanno fermato la Juve all'esordio dei bianconeri in B. Sarebbe bello tornare lì".

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"QUANDO MI SVEGLIO PENSO SOLO AL PALLONE"

Speranze e confidenze di un ragazzo che nella testa ha solo il pallone ("Mi sveglio la mattina e penso a giocare, è un chiodo fisso") e le canzoni del suo amico Emmanuele Tedesco, attaccante ex Picerno e Andria oggi alla Team Altamura che con il nickname di Falso Nueve si diletta con successo nel rap. Non a caso, per tutta l'intervista in sottofondo ci sono le sue canzoni: "Le ascolto spesso, mi piacciono - sorride Bouba - Se Tedesco dovesse offrirmi una parte in un videoclip musicale? Accetto, anche se non vorrei correre il rischio di rovinargli il video, in quanto in questo momento mi immagino soltanto su un campo di calcio dove posso dimostrare tutte le mie capacità e la mia fame" . Se ne è accorto subito Gianfranco Terranova, che segue Sambou da tre anni. "Per me è come un fratello maggiore" lo definisce il giovane gambiano. La geolocalizzazione del loro incontro è Salandra, comune di 2600 anime in provincia di Matera: è qui che Bouba viene accolto in un centro messo piede in Italia. "Io l'ho notato molto causalmente - racconta Terranova - il sabato e la domenica sono in giro per i campi del centro-sud per scovare nuovi talenti. Mi fermo a vedere una partita della Polisportiva Salandra, squadra della Prima Categoria lucana, e mi rendo conto subito delle sue potenzialità. Segnalo il profilo di Bouba agli avvocati Diego Costantini e Alessandro Pisacane, con i quali collaboro e insieme decidiamo di provare a vincere l'ardua scommessa di fargli fare il triplo salto di categoria, per vederlo approdare al Picerno (squadra costruita per vincere il girone H di serie D)".  Le parti non perdono tempo: Terranova riceve dal presidente della Polisportiva, Domenico Lisanti, l'ok a proporre il ragazzo ai club della zona.

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IL PROVINO CON IL PICERNO E LA SOSTITUZIONE DOPO 15'

"Mi divertivo con il Salandra - racconta Sambou - ho segnato 10 reti nelle prime 7 partite. Non avevo mai giocato a calcio a 11 prima di arrivare in Italia". Così arriva il momento dei primi provini: "L'abbiamo portato a Picerno - ricorda Terranova - e Bouba ha fatto subito vedere di che pasta è fatto".  Pronti, via e dopo cinque minuti parte da centrocampo, salta tre persone e si prende un calcio di punizione. Tira lui, gol. Sms spedito agli osservatori. Ma "il mister lo fece uscire di li a poco e non capivamo il perché - spiega l'osservatore - di lì a poco mi chiamò il ds del Picerno. Sai cosa mi disse? 'L’abbiamo tolto dal campo perché non vogliamo che qualcuno ce lo freghi'". Così per il ragazzino che tifa Milan ("Amo Pirlo, l'ho sempre seguito. Il mio idolo oggi è Ibrahimovic, un alieno") si sono aperte le porte della Serie D. Promozione con il Picerno fa protagonista, che lo conferma in C, per poi girarlo in prestito a dicembre 2019 all'Andria. Nel mezzo Sambou è diventato di famiglia a casa Terranova: "Mia madre lo tratta come un figlio - sorride Gianfranco - ha le chiavi della tavernetta. Una volta passato al Picerno, non poteva restare nel centro. Così abbiamo firmato un'autocertificazione ed è venuto da noi". Non può essere uno spostamento di pochi chilometri a far paura a chi ha attraversato mezza Africa per inseguire una vita diversa. "Il momento più bello resta il gol alla Sarnese, il primo in Italia - ricorda l'avvocato Alessandro Pisacane, che ha seguito ogni fase del tesseramento di Sambou insieme al collega Diego Costantini - ma anche quello della vittoria in Fidelis-Francavilla, con la sua squadra in 9, è stato speciale, nonché determinante per la salvezza della squadra". Da inizio marzo 2020, causa lockdown, anche i sogni di Sambou hanno incassato una frenata: "Questo periodo che é arrivato in un momento della stagione - ammette Costantini - in cui Bouba stava dimostrando tutto il suo potenziale". Mesi di attesa, durante i quali Sambou non smette mai di allenarsi: "Si è allenato quotidianamente -  continua Costantini - per farsi trovare pronto alla ripresa, senza mai saltare un giorno e quando i carichi di lavoro non erano più soddisfacenti, riempiva lo zaino di pesi e correva lungo salite ripidissime". Fino alla chiamata del Rimini.

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"BRUCIAVA I GPS NEI TEST ATLETICI"

"Eravamo in contatto con Pietro Tamai - ricorda Terranova - una sera d’estate eravamo in viaggio per Monza e ci siamo incontrati con lui a Rimini per cenare ed è nata questa possibilità. Lui é diventato ds a inizio agosto e ci ha chiamato". Stretta di mano, test medici e...una sorpresa: "Bruciava letteralmente i gps". Ed ecco la firma di fine ottobre. Con il solito motto: "Mi interessa solo giocare - spiega Bouba - poco conta dove. Posso fare l'esterno sinistro o la mezzala, ma mi basta essere su quel campo". Il sogno, manco a dirlo, è " è arrivare in Serie A, ma è lunga ancora. Lo so bene". Se poi ci si può non porre limiti, ecco un altro traguardo nel cassetto: "Scambiare la maglia con Ibrahimovic? Magari, però lui ha già 39 anni e per quanto sia speciale non so per quanti anni giocherà. Quindi devo fare di corsa". Nessun punto debole? Sì, la cucina. "Qui ovviamente seguiamo una dieta rigorosa. Però se dovessimo fare bene a fine stagione una bella scorpacciata di piadine romagnole non me la toglie nessuno". E giù risate dall'altra parte del telefono. Perché il calcio, per Bouba, è solo gioia.

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