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Robin Olsen si è preso la Roma

| Storie | Autore: Marco Juric

Per un Edin Dzeko che segna e trascina la Roma, c’è un Robin Olsen che partita dopo partita si sta prendendo le sue piccole rivincite. Prestazioni sempre più convincenti, assenza di sbavature, fiducia dei compagni di reparto. Ma soprattutto i primi accenni di quello che deve fare il portiere di una grande squadra: poche parate ma decisive. Alisson sta diventando un lontano ricordo. Il presente in casa Roma è Robin Olsen. Mercoledì il battesimo. Pronti, partenza, via. Tiro di Vlasic respinto in tuffo. Due minuti dopo lancio lungo del CSKA e uscita con i piedi. Dalle tribune dell’Olimpico sono piovuti applausi. Quasi ad ufficializzarlo, “benvenuto Robin, sei il nostro portiere”. Il re è morto, lunga vita al re.

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SCETTISMO

Arrivato tra lo scetticismo - comprensibile - generale. lo svedese si sta guadagnando la fiducia sul campo. Sostituire Alisson non sarebbe stato facile per nessuno. Probabilmente un ‘nome’ di maggiore appeal avrebbe avuto maggiore credito al grande pubblico, ma la scelta di Monchi è stata chiara fin dall’inizio: “Olsen è il nostro numero 1”. Con buona pace di Mirante e di quei tifosi che sognavano Donnarumma o il più pubblicizzato Areola. “È sempre difficile iniziare con un nuovo club, in un nuovo calcio e in un nuovo campionato, non è facile capire subito qual è la filosofia del club, come gioca la squadra”. Difficoltà mostrate nelle prime gare, mai risultate decisive. Contro il Torino prima una presa mancata, respinta dalla traversa. Poi l’errore nel gol (annullato) di Iago Falque.



FIDUCIA

La Roma intanto non girava. Pareggi e sconfitte senza soluzone di continuità. Ma Robin piano piano iniziava a mostrare le qualità per le quali Monchi aveva messo la mano sul fuoco. Nella disfatta di Madrid è stato il migliore in campo, con una serie di interventi che hanno evitato alla Roma un passivo peggiore. Prestazioni passate sotto traccia ai più, ma che hanno instillato nello svedese la sicurezza nel lavoro con Savorani e nei compagni quella fiducia nel proprio portiere, fondamentale nei sistemi difensivi. Basta notare le palle vaganti in area di rigore di agosto, rispetto a quelle con il CSKA. Ora, se Robin chiama palla nessuno si azzarda a toccarla.


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NUMERO 1

“Un passo alla volta mi sono integrato, ho capito alcune cose anche rapidamente, sono veramente felice di essere qui e di giocare per questo club fantastico”. Allenamenti duri con Savorani, ritmi ai quali non era abituato in Danimarca. Ma con cui ha preso subito confidenza e abnegazione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Quattro clean sheet nelle ultime sei gare, dopo una serie di 12 gol subiti in 5 gare. Le prime parole sono arrivate alla fine della gara con il CSKA. Scelta chiara della società, esporlo prima a critiche o giudizi affrettati sarebbe stato controproducente. Anche in Nazionale a settembre aveva disertato la conferenza stampa, una scelta spiegata la scorsa settimana: “Non volevo si parlasse delle mie prestazioni con la Roma. Qui gioco per la Svezia”. E bene, come mostrato contro la Russia

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ROBBIN

Un’integrazione passata anche dalla vita di tutti i giorni nella nuova realtà romana. Maturità e intelligenza di un uomo di 28 anni che fin dal primo giorno ha voluto imparare in italiano le parole fondamentali per condurre la difesa. No all’inglese, sì all’italiano. Un’abitudine all’apprendimento della lingua che giornalmente allena con lezioni private - la moglie Mia Lindgren fa lo stesso, come testimoniano le storie su Instagram. Una vita extra campo divisa tra Trigoria e Casal Palocco dove vive con moglie e figlia e un feeling particolare con capitan De Rossi. Per via dell’inglese, ovviamente, ma anche per quella maturità e tranquillità che si leggono negli occhi di questo omone di Malmoe. Una serenità e confidenza nei propri mezzi che hanno conquistato anche i più scettici. Olsen, ad oggi, è il migliore acquisto estivo di Monchi. Alisson chi? Lunga vita a Robin, due metri di tranquillità e tatuaggi.

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